Claudia Gray.
...
.
...
Firebird: La caccia.
...
.
...
Titolo originale: A Thousand Pieces of You. 2015.
Traduzione di: Isabella Polli.
2015. Harlequin Mondadori, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
INFINITI UNIVERSI. INFINITE POSSIBILIT. MA IL DESTINO  UNO SOLTANTO.
Marguerite Caine  cresciuta respirando intorno a s le teorie scientifiche pi all'avanguardia. I suoi genitori, infatti, sono due famosi scienziati che sono riusciti a realizzare la macchina pi stupefacente di tutti i tempi: il Firebird. Si tratta di un congegno che permette di viaggiare in dimensioni parallele, basandosi sulla teoria che esistono infiniti universi, che sono poi quelli delle possibilit. Ci che non  stato in questo mondo si  certamente realizzato in uno degli altri.
Il padre di Marguerite, per,  misteriosamente scomparso. Sembra che a ucciderlo sia stato Paul, uno degli assistenti, che  poi fuggito impunito in un'altra dimensione, portando via con s tutti i dati relativi al Firebird. Marguerite si lancia alla ricerca del padre e grazie a Theo, uno studente di fisica che l'aiuta nell'impresa, riesce a ingaggiare una caccia all'uomo pluri-dimensionale, tra una Londra del futuro, una Russia ai tempi dello Zar e un mondo sottomarino...
Le vite sono mille. Mille le possibilit. Ma il destino  uno soltanto.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
CLAUDIA GRAY   lo pseudonimo di Amy Vincent di New Orleans, autrice  di romanzi young-adult di genere paranormal-romance,  che ha scalato la classifica del New York Times con la serie Evernight. 
Nel corso della sua vita ha lavorato come avvocato, giornalista, DJ e cameriera. La sua passione per il mistero e i fatti inspiegabili nasce probabilmente dalle letture fatte a casa dei nonni. Firebird, La caccia,  il primo romanzo della serie Firebird.
...
.
...
Firebird: La caccia.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Mi appoggio al muro di mattoni per sorreggermi, mi tremano le mani. Una pioggia fredda e pungente cade sulla mia pelle, da un cielo che non ho mai visto.  difficile riprendere fiato, cercare di capire dove mi trovo.
Tutto quello che so  che il Firebird ha funzionato. Ce l'ho appeso al collo, ancora acceso dal calore del viaggio.
Non c' tempo. Non so se ho a disposizione pochi minuti, o secondi, o ancora meno. Perquisisco disperatamente questi abiti sconosciuti: il minivestito e la giacca lucida che indosso non hanno tasche, ma ho una piccola borsa a tracolla. Frugandoci dentro non trovo una penna, per c' un rossetto. Con le mie dita tremanti svito il cappuccio e scarabocchio qualche parola su un poster stracciato affisso al muro del vicolo. Questo  il messaggio che devo passare, l'unico obiettivo che dovr ricordare, dopo che tutto ci che sono sar perduto.
UCCIDI PAUL MARKOV.
Dopo, potr solo aspettare di morire.
Morire non  la parola giusta. Questo corpo continuer a respirare. Il cuore continuer a battere. Ma non sar pi io la Marguerite Caine che lo abiter.
Questo corpo torner invece alla sua legittima proprietaria, la Marguerite Caine che appartiene veramente a questa dimensione. La dimensione in cui sono saltata, usando il Firebird. In qualsiasi momento, forse ora, i suoi ricordi prenderanno il sopravvento, e anche se so che pi tardi mi risveglier,  terrificante pensare di... venire meno. Andare perduta. Essere intrappolata dentro di lei. Insomma, qualsiasi cosa precisamente succeda a chi proviene da un'altra dimensione.
A questo punto mi rendo finalmente conto che il Firebird funziona davvero:  possibile viaggiare fra dimensioni diverse. L'ho appena dimostrato. In mezzo a questo subbuglio di dolore e paura, brilla un piccolo frammento di orgoglio, che mi sembra l'unica fonte di calore, l'unica speranza nel mondo. Le teorie della mamma sono esatte. La validit del lavoro dei miei genitori  dimostrata. Se solo pap avesse potuto saperlo.
Theo. Theo non  qui. Non era realistico sperare che ci fosse, ma ci speravo lo stesso.
Ti prego, fa' che Theo stia bene, penso. Sarebbe una preghiera, se credessi ancora in qualcosa, ma anche la mia fede in Dio si  spenta ieri sera.
Mi appoggio al muro di mattoni, con le mani aperte, come un sospettato su una macchina della polizia subito prima che scattino le manette. Il cuore mi batte all'impazzata.
Nessuno ha mai fatto il salto prima di me, il che significa che nessuno sa che cosa sta per accadermi.
E se il Firebird non potesse riportarmi alla mia dimensione?
Sar questo il modo in cui morir?
Ieri a quest'ora probabilmente mio padre si  fatto la stessa domanda.
Stringo forte gli occhi, calde lacrime si mescolano alla pioggia fredda sul mio volto. Anche se cerco di non pensare al modo in cui  morto pap, quelle immagini continuano a invadermi la mente: la sua auto che si riempie d'acqua, le onde fangose del fiume sul parabrezza, pap probabilmente stordito dall'impatto, che si affanna comunque per aprire la portiera, e fallisce. Lui che ansima negli ultimi centimetri d'aria, pensando a me, alla mamma, a Josie...
Sar stato terrorizzato.
Le vertigini mi inclinano il terreno sotto i piedi, mi indeboliscono. Ci siamo. Sto affondando.
Quindi mi obbligo ad aprire gli occhi e a fissare di nuovo il messaggio.  la prima cosa che voglio che l'altra Marguerite veda. Voglio che si ricordi di queste parole, a qualsiasi costo. Se le vede, se continua a ripensarci, baster a risvegliarmi dentro di lei, nello stesso modo in cui potrebbe fare il Firebird. La forza del mio odio  pi grande delle dimensioni, dei ricordi, del tempo stesso. Questo odio adesso  la parte pi autentica della mia identit.
Le vertigini aumentano e il mondo diventa sfocato e grigio, oscurando le parole: UCCIDI PAUL MARKOV...
e poi la mia vista si schiarisce di nuovo. La parola: UCCIDI ritorna perfettamente a fuoco.
Mi stacco dal muro di mattoni, confusa. Mi sento perfettamente lucida. Anche pi di prima, in realt.
Rimango qui in piedi, a fissare i miei tacchi alti immersi in una pozzanghera, e capisco che non me ne andr.
Finalmente, mentre comincio a confidare nella mia fortuna, mi addentro nel vicolo. La pioggia mi sbatte in faccia con pi violenza, mentre alzo gli occhi verso il cielo tempestoso. Un aeroscafo incombe sulla citt come una nuvola nera fra le altre. Sembra essere l per proiettare ologrammi pubblicitari sull'orizzonte della citt.
Lo seguo stupita con gli occhi mentre si libra in questa strana nuova dimensione, circondato da slogan in 3D che si ripetono tremolanti: Nokia; BMW; Coca-Cola.
Questo mondo assomiglia molto al mio, eppure mi  completamente estraneo.
Chiss se questo viaggio ha stravolto anche Theo.
Probabilmente s. Il suo dolore  profondo quasi quanto il mio, anche se pap era soltanto il suo supervisore: tuttavia questo  quello per cui Theo e i miei genitori hanno lavorato negli ultimi anni, per lui  la cosa pi importante. Anche lui sar stato in grado di conservare i suoi ricordi? Se  cos, avremo il controllo per tutto il viaggio, e potremo pilotare con le nostre menti le versioni di noi stessi nate in questa dimensione alternativa.
Questo significa che la mamma si sbagliava su una cosa, il che  piuttosto sconcertante visto che tutte le sue altre teorie si sono appena rivelate corrette. Comunque sono riconoscente per questo, almeno per il momento, prima che la mia gratitudine si disintegri in un'ondata rovente di rabbia.
A questo punto, niente mi pu pi fermare. Se anche Theo ha fatto il salto senza problemi e se riesce a trovarmi (cosa che mi auguro con tutta la forza della disperazione), allora ce la faremo. Scoveremo Paul. Ci riprenderemo il prototipo del Firebird che ha rubato. E potremo vendicarci di quello che ha fatto a mio padre. Non so se sono il tipo di persona capace di uccidere un uomo a sangue freddo. Ma ho intenzione di scoprirlo.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Io non sono un genio della fisica come la mamma. E neanche
un ricercatore come Paul e Theo. Sono la figlia di
due scienziati, che studia a casa da privatista, e che ha
un sacco di libert d'azione per quanto riguarda la propria
istruzione. Come unico membro della famiglia dotato
di una mente creativa, ho finito per dedicarmi alla
mia passione per la pittura, trascurando le materie
scientifiche avanzate. In autunno andr alla Rhode Island
School of Design, dove mi specializzer in restauro
di opere d'arte. Quindi se volete mescolare dei colori
a olio, montare una tela o discutere di Kandinsky, sono
la persona giusta. Le teorie scientifiche alla base dei
viaggi interdimensionali? Spiacente, non pervenuto. Comunque,
questo  quello che so: L'universo in realt 
un multiverso. Esistono infinite dimensioni, stratificate
una sull'altra.
Ciascuna dimensione rappresenta una combinazione
di possibilit. In sintesi, qualsiasi cosa possa accadere,
accade effettivamente. C' una dimensione in cui i nazisti
hanno vinto la Seconda guerra mondiale. Una dimensione
in cui i cinesi hanno colonizzato l'America
molto prima che Colombo salpasse dall'Europa. E una
dimensione in cui Brad Pitt e Jennifer Aniston sono ancora
sposati. Perfino una dimensione esattamente come
la mia, identica sotto ogni aspetto, tranne che per un
giorno in quarta elementare, quando quella Marguerite
ha scelto di indossare una maglietta blu, e io invece ne
ho messa una verde. Ogni volta che si crea una possibilit,
ogni volta che il destino lancia una moneta, le dimensioni
si dividono, creando nuovi strati di realt. Il
processo non si ferma mai, va avanti all'infinito.
Queste dimensioni non sono lontane da noi, nello spazio
profondo. Sono letteralmente tutto intorno a noi, addirittura
dentro di noi, ma dato che si trovano su un altro
livello di realt, noi non le percepiamo.
All'inizio della sua carriera, mia madre, la dottoressa
Sophia Kovalenka, ha ipotizzato che non solo dovremmo
essere in grado di individuare queste dimensioni,
ma anche di osservarle e perfino di interagire con esse.
E stata presa in giro da tutti. Ha scritto saggi su saggi,
ha arricchito la sua teoria anno dopo anno, e nessuno la
ascoltava.
Poi, un giorno, proprio quando sembrava che sarebbe
stata definitivamente bollata come squilibrata, riusc a
pubblicare un altro articolo, che sottolineava l'analogia
fra l'equazione matematica delle onde e il suo lavoro
sulla risonanza dimensionale. Probabilmente ci fu un unico
scienziato sulla faccia della Terra che prese sul serio
quella teoria: il dottor Henry Caine, un oceanografo
inglese. Che era anche laureato in fisica. E matematica.
E che era, ovviamente, molto ambizioso. Quando lesse
l'articolo, fu in grado di intuire le potenzialit di quella
teoria, che nessuno prima di lui aveva riconosciuto. Fu
una fortuna per la mamma, perch non appena decisero
di lavorare insieme cominci a ottenere dei risultati
concreti.
Fu una fortuna ancora pi grande per me e Josie,
perch il dottor Henry Caine sarebbe diventato nostro
padre.
Avanti veloce per ventiquattro anni: il loro lavoro ormai
stava iniziando ad attirare l'attenzione anche al di
fuori della cerchia scientifica. Gli esperimenti in cui avevano
dimostrato l'esistenza di dimensioni alternative
erano stati replicati da altri scienziati a Stanford e
Harvard, nessuno rideva pi di loro. Erano pronti a
provare a viaggiare fra le dimensioni - o almeno a costruire
un dispositivo in grado di renderlo possibile.
Secondo la teoria di mia madre, sarebbe veramente
difficile spostare da una dimensione all'altra un oggetto
fisico, ma l'energia dovrebbe potersi muovere molto pi
facilmente. Lei sostiene anche che la coscienza  una
forma di energia. Tutto questo ha portato a un sacco di
folli supposizioni, ma pi che altro si sono concentrati
sulla costruzione di un congegno che rendesse i viaggi
interdimensionali qualcosa di pi di un sogno. Qualcosa
che permettesse alle persone di raggiungere un'altra dimensione
a scelta e, cosa ancora pi complessa, tornare
indietro nello stesso modo.
Era un progetto ardito, addirittura pericoloso. Il dispositivo
doveva essere costituito da materiali specifici,
in grado di spostarsi molto pi facilmente rispetto ad
altre forme di materia, materiali che si legassero alla
coscienza del viaggiatore, cosa a quanto pare molto difficile,
oltre a un milione di altre considerazioni tecniche
per capire le quali dovrei prendere una valanga di lauree
in fisica. Per farla breve: questi dispositivi sono veramente
difficili da costruire. Motivo per cui i miei genitori
hanno realizzato parecchi prototipi prima di cominciare
a considerare l'idea di un test.
Quindi, quando finalmente ne hanno ottenuto uno
che sembrava in grado di funzionare, solo un paio di
settimane fa, bisognava festeggiare. Mamma e pap,
che di solito non bevono niente di pi forte del t Darjeeling,
hanno stappato una bottiglia di champagne. Theo
ne ha passato un bicchiere anche a me, e nessuno se ne
 minimamente preoccupato.
Al Firebird ha detto Theo. Il prototipo definitivo era
sul tavolo intorno al quale eravamo riuniti, con i suoi
meccanismi scintillanti e gli strati di metallo intricati
ripiegati uno sull'altro come le ali di un insetto. Dal
nome della leggendaria creatura russa che avvia gli eroi
verso imprese e avventure incredibili... Qui ha fatto
un cenno verso mia madre, prima di proseguire. E naturalmente
anche dalla mia Pontiac d'epoca, perch ragazzi,
 una figata proprio come lei. Theo  il tipo che
dice cose come auto d'epoca in senso ironico. Dice praticamente
tutto in senso ironico, ma c'era autentica ammirazione
nello sguardo che ha rivolto ai miei genitori
quella sera. Adesso speriamo di vivere qualche avventura
in prima persona.
Al Firebird ha detto Paul. In quello stesso momento
probabilmente stava gi tramando le sue mosse successive,
anche mentre alzava il suo calice e brindava con
mio padre.
In sintesi, dopo decenni di difficolt e di ridicolo, i
miei genitori erano finalmente arrivati a guadagnarsi
autentico rispetto, ed erano a un punto di svolta che li
avrebbe portati ben oltre. La mamma sarebbe stata
proclamata una dei pi grandi scienziati della storia.
Pap sarebbe arrivato come minimo al livello di Pierre
Curie. Magari avrebbero potuto permettersi di mandarmi
in Europa in estate, a visitare l'Hermitage, il Prado
e tutti gli altri favolosi musei di cui avevo sentito parlare,
ma che non avevo mai visitato. Tutto ci che avevamo
sempre sognato era a portata di mano.
Poi il loro fidato assistente ricercatore, Paul Markov,
ha rubato il prototipo, ucciso mio padre e si  dato alla
fuga.
Avrebbe potuto cavarsela, scivolando in un'altra dimensione,
al riparo dalla legge: il delitto perfetto. 
svanito dalla sua stanza al dormitorio senza lasciare
tracce, con la porta chiusa dall'interno (a quanto pare,
quando una persona viaggia in un'altra dimensione, la
sua spoglia fisica non  pi osservabile, per una questione
che ha a che fare con la fisica quantistica: la sua
spiegazione comprende questa storia di un gatto che sta
in una scatola ed  contemporaneamente vivo e morto
finch non si apre la scatola, e la cosa diventa parecchio
complicata. Mai chiedere a un fisico di quel gatto).
Nessuno poteva trovare Paul, nessuno poteva prenderlo.
Ma Paul non aveva tenuto conto di Theo.
Theo  venuto da me questa sera stessa, qualche ora
fa, mentre me ne stavo seduta sulla vecchia veranda
pericolante che d sul cortile sul retro. L'unica illuminazione
proveniva dalla luna piena sopra di noi e dalle
luci che Josie aveva appeso alla ringhiera la scorsa estate,
quelle a forma di pesci tropicali che brillavano di
arancione e acquamarina. Io indossavo uno dei vecchi
maglioni di pap sul mio vestito di pizzo color avorio.
Anche in California in dicembre la sera fa freddo, e inoltre
quel cardigan aveva ancora l'odore di pap.
Penso che Theo sia rimasto a guardarmi per un po'
prima di raggiungermi l fuori, aspettando che mi riprendessi.
Avevo le guance arrossate e rigate di pianto.
Mi ero soffiata il naso talmente tante volte che lo sentivo
infiammato ogni volta che inspiravo. Mi faceva male
la testa. Ma per il momento, non avevo pi lacrime.
Theo si  seduto sui gradini accanto a me, agitato,
nervoso, un piede che rimbalzava su e gi. Senti mi
ha detto. Sto per fare una cosa stupida.
Cosa?
I suoi occhi scuri hanno incontrato i miei, con tanta
intensit che, per un assurdo momento, nonostante tutto
quello che stava succedendo, ho pensato che stesse
per baciarmi.
Invece, ha allungato una mano verso di me: dentro
c'erano le altre due versioni del Firebird. Voglio inseguire
Paul.
Tu... La mia voce incerta, gi logorata dal pianto, si
 spezzata. Avevo cos tante domande che non sapevo
da dove cominciare. Hai ancora i vecchi prototipi? Pensavo
che li aveste distrutti, dopo i test.
Questo  quello che credeva anche Paul. E... be', tecnicamente
anche quello che credevano i tuoi genitori.
Ha esitato. Anche solo nominare pap, un giorno dopo
la sua morte, era terribilmente doloroso, per Theo quasi
quanto per me. Ma io ho tenuto i pezzi che non abbiamo
riutilizzato. Ci ho armeggiato, ho preso in prestito
qualche attrezzatura dai laboratori della Triad. Ho utilizzato
i passi avanti che abbiamo fatto con la versione
finale del Firebird per migliorare questi due. Ci sono
buone probabilit che uno dei due funzioni.
Buone probabilit. Theo stava per correre un rischio
incredibile perch c'erano buone probabilit di vendicare
quello che Paul aveva fatto.
Per quanto fosse sempre stato simpatico, per quanto
a volte avessimo flirtato, mi capitava di chiedermi se
Theo Beck non fosse un pallone gonfiato, sotto le sue
magliette di band alternative, il suo cappello da hipster
e la Pontiac del 1981 che aveva aggiustato da solo. Ora
mi vergognavo di aver mai dubitato di lui.
Quando si viaggia fra le dimensioni ha detto, fissando
i prototipi, si lasciano delle tracce. Subatomiche...
okay, arrivo al punto. Il punto  che posso inseguire
Paul. Per quanto spesso faccia il salto, per quante
dimensioni cerchi di attraversare, lascer sempre una
traccia. E io so come impostare questi per seguire quella
traccia. Paul pu scappare, ma non pu nascondersi.
I Firebird luccicavano sulla sua mano. Sembravano
strani ciondoli di bronzo, asimmetrici, magari gioielli
del periodo Liberty, quando le forme naturali erano di
gran moda. Uno dei metalli al loro interno era cos raro
che si poteva estrarre in un'unica valle in tutto il mondo,
ma chiunque non ne fosse al corrente avrebbe solo
pensato che era un bell'oggetto. Invece, i Firebird erano
le chiavi che aprivano l'universo. Anzi, gli universi.
Puoi seguirlo ovunque?
Quasi ovunque ha risposto Theo, e mi ha guardato
storto. Conosci i limiti, vero? Non ti sei distratta tutte
le volte che abbiamo parlato di questo a cena, vero?
Conosco i limiti ho detto, offesa. Intendevo, all'interno
dei limiti.
Allora s.
Gli esseri viventi possono viaggiare solo nelle dimensioni
dove esistono gi. Una dimensione in cui i miei genitori
non si sono mai incontrati  un posto che non potr
mai visitare. Da qui non posso raggiungere una dimensione
in cui sono gi morta. Perch quando una
persona salta in un'altra dimensione, si materializza
proprio all'interno dell'altra versione di s. In qualsiasi
posto si trovi l'altra versione di te, qualsiasi cosa stia
facendo, l  dove ti troverai.
E se Paul saltasse in qualche posto dove non lo puoi
seguire? gli ho chiesto.
Theo ha alzato le spalle. Finirei nell'universo pi vicino,
immagino. Ma non sarebbe un gran problema. Al
salto successivo avrei la possibilit di ritrovare le sue
tracce da l. Il suo sguardo era perso in lontananza,
mentre si rigirava i Firebird fra le mani.
Per come la vedevo io, la cosa migliore per Paul sarebbe
stata continuare a saltare il pi velocemente possibile,
fino a trovare un universo dove nessuno di noi esistesse.
Allora avrebbe potuto restarci quanto voleva,
senza che potessimo prenderlo.
Ma il punto era che Paul voleva qualcos'altro, oltre
alla distruzione dei miei genitori. Per quanto si fosse rivelato
viscido, non era uno stupido. Quindi sapevo che
non poteva averlo fatto per pura crudelt: se avesse
semplicemente voluto dei soldi, avrebbe venduto il dispositivo
a qualcuno nella propria dimensione, senza
dover fuggire in un'altra.
Qualsiasi cosa volesse, non poteva nascondersi per
sempre. Prima o poi, Paul avrebbe dovuto cercare di
raggiungere il suo vero obiettivo segreto. Quando lo avesse
fatto, noi avremmo avuto la possibilit di prenderlo.
Noi avremmo potuto prenderlo. Non Theo da solo: noi
due. Theo aveva due prototipi in mano.
La brezza fresca mi scompigliava i capelli e faceva ondeggiare
le luci avanti e indietro sulla ringhiera della
veranda, come se i pesci di plastica stessero cercando di
allontanarsi a nuoto. Ho detto: E se il Firebird non dovesse
funzionare?.
Lui ha sfregato le sue Dr. Martens contro il legno rovinato
della veranda, scheggiandone un pezzo. Be', potrebbe
non succedere niente. Potrei rimanere semplicemente
qui, sentendomi uno stupido.
Questo  il peggio che pu succedere?
No, il caso peggiore prevede che io diventi una specie
di zuppa di atomi.
Theo...
Non succeder ha detto lui, strafottente come al solito.
O almeno,  altamente improbabile.
La mia voce era poco pi di un bisbiglio. Tu per sei
disposto a rischiare. Per pap.
I nostri occhi si sono incontrati e Theo ha risposto:
Per tutti voi.
Facevo fatica a respirare.
Lui per ha distolto lo sguardo dopo solo un secondo,
aggiungendo: Come ti dicevo, non succeder. Probabilmente
uno di questi funzioner. Voglio dire, li ho ricostruiti
io, e sappiamo entrambi quanto sono bravo.
Quando voi ragazzi parlavate di provare uno di questi,
tu avevi detto che non avresti pensato di provarci
neanche con una pistola alla tempia.
Be', s, io spesso esagero. Ormai dovresti averlo capito.
Theo pu anche essere uno spaccone, ma bisogna riconoscergli
almeno questo: sa di esserlo. E poi, quello
era prima che ci lavorassi io. I Firebird adesso sono nella
condizione migliore in cui siano mai stati.
Non ho preso questa decisione a casaccio. Quando
Theo  venuto a sedersi con me sulla veranda, mi sentivo
impotente di fronte alla tragedia che aveva spaccato
in due la mia famiglia, ma quando ho aperto bocca sapevo
esattamente che cosa volevo fare ed era come se lo
avessi deciso da tempo. Se sei cos sicuro, allora okay.
Ci sto.
Wow, aspetta un attimo. Non ho mai detto che era
un viaggio per due.
Io gli ho indicato i Firebird. Contali.
Lui ha richiuso il pugno sui due ciondoli, poi ha abbassato
lo sguardo sulla sua mano come se si fosse pentito
di averli portati entrambi e di avermi cos dato l'idea:
peggio per lui, e comunque era troppo tardi.
Gli ho detto con voce pacata: Non  colpa tua, per adesso
non hai nessuna possibilit di convincermi a cambiare
idea.
Theo si  chinato verso di me, il suo sorrisetto era
scomparso. Marguerite, hai pensato ai rischi che correresti?
Non sono peggiori di quelli che correresti tu. Mio padre
 morto. La mamma ha diritto a un po' di giustizia.
Quindi Paul deve essere fermato, e io posso aiutarti a
fermarlo.
 pericoloso. Guarda, adesso non voglio neanche
parlare della storia dei salti interdimensionali. Voglio
dire, non sappiamo neanche in che tipo di mondi ci troveremo.
Tutto quello che sappiamo  che, dovunque andremo
a finire, Paul Markov sar l, e quello  un figlio
di puttana molto instabile.
Paul, instabile. Due giorni prima gli avrei riso in faccia.
Per me Paul era sempre stato tranquillo e impassibile
come le scogliere che scalava ogni weekend.
Adesso sapevo che Paul era un assassino: se aveva
ucciso mio padre, avrebbe potuto uccidere anche Theo o
me. Ma niente di tutto ci aveva pi importanza.
Ho detto: Devo farlo, Theo.  importante.
Certo che  importante. Per questo io lo faccio, ma
non significa che debba farlo anche tu.
Pensaci: tu non puoi raggiungere le dimensioni dove
non esisti. Probabilmente ci sono dimensioni in cui io esisto
e tu no.
E viceversa ha ribattuto lui.
Comunque. Ho preso la mano libera di Theo, come
se stringendola forte potessi fargli capire quanto ero determinata.
Io posso seguirlo in posti dove tu non potresti
farlo. Posso allargare il tuo raggio d'azione. La mia
presenza migliora di molto le possibilit di trovarlo.
Non discutere con me, sai che  la verit.
Theo ha lasciato uscire un respiro, ha risposto alla
mia stretta, poi mi ha lasciato andare e si  passato le
dita nei capelli ispidi. Era irrequieto e nervoso come
sempre, ma capivo che ci stava pensando.
Quando i suoi occhi scuri hanno incontrato i miei, ha
sospirato. Se tua madre avesse la pi vaga idea che
stiamo parlando di questo, mi scuoierebbe vivo, e non 
una metafora. Penso che potrebbe davvero scuoiarmi, in
senso letterale. A volte ha uno sguardo selvaggio. Scommetterei
qualsiasi cosa che ha del sangue cosacco nelle
vene.
Io ho esitato per un momento, pensando a che cosa avrebbe
significato questo viaggio per mia madre. Se
qualcosa fosse andato storto, se mi fossi trasformata in
una zuppa di atomi, lei avrebbe perduto sia me che mio
padre nel giro di due giorni. Non c'erano parole per esprimere
quello che avrebbe sofferto.
Ma se Paul non se la fosse cavata, lei ne avrebbe sicuramente
sofferto altrettanto, e io con lei. Non avevo intenzione
di permetterlo. Parli gi della reazione di mia
madre. Questo vuol dire che partiremo insieme, vero?
Solo se ne sei assolutamente sicura. Ti prego, pensaci
prima, almeno per un secondo.
Ci ho gi pensato ho risposto, il che non era completamente
vero, ma non aveva importanza. Ero convinta
allora tanto quanto lo sono adesso. Ci sto.
Ed  cos che sono arrivata qui.
Ma dov' qui, esattamente? Mentre cammino per la
strada, affollata nonostante l'ora tarda, cerco di esaminare
l'ambiente circostante. Dovunque mi trovi, non 
la California.
Questa citt avrebbe potuto essere un ottimo soggetto
per Picasso, con i suoi spigoli vivi, la sua rigidit, e il
modo in cui strisce scure di acciaio sembrano sfregiare
gli edifici come coltellate. Mi immagino come una delle
donne che dipingeva: il volto diviso a met, asimmetrico
e contraddittorio, con una met che sembra sorridere
mentre l'altra lancia un urlo silenzioso.
All'improvviso mi blocco. A questo punto ho trovato la
strada per la sponda del fiume, e al di l dell'acqua scura
c' un edificio che riconosco, illuminato dai riflettori:
la Cattedrale di St. Paul.
Londra. Sono a Londra.
Okay, benissimo. Questo ha senso: pap ... era inglese.
Si  trasferito negli Stati Uniti solo quando lui e la
mamma hanno cominciato a lavorare insieme. In questo
universo, immagino che sia stata invece lei a trasferirsi
nella sua universit, e che quindi viviamo tutti insieme
a Londra.
Il pensiero di mio padre ancora vivo, da qualche parte
nelle vicinanze, mi volteggia dentro, finch non riesco a
pensare ad altro. Vorrei correre subito da lui, in questo
preciso momento, abbracciarlo forte e chiedergli scusa
per tutte le volte che gli ho risposto male o che l'ho preso
in giro per le sue cravatte a farfallino da sfigato.
Per questa versione di mio padre non sar davvero
lui. Sar una persona differente: il padre di questa
Marguerite.
Non mi importa. Non potr mai arrivare pi vicino di
cos a mio padre, e non voglio sprecare l'occasione.
Okay. Prossimo passo: scoprire dov' la versione locale
di casa mia.
I tre viaggi che ho fatto a Londra per andare a trovare
zia Susannah sono stati tutti molto rapidi. La zia
passa il suo tempo fra shopping e pettegolezzi, e per
quanto pap volesse bene a sua sorella, resisteva al
massimo cinque o sei giorni in sua compagnia prima di
scappare. Comunque ci sono rimasta abbastanza per
sapere che Londra non dovrebbe affatto avere questo dispetto.
Gi mentre cammino per strada lungo la riva sud del
Tamigi mi rendo conto che qui i computer sono stati inventati
un po' prima, perch la tecnologia  pi avanzata.
Nonostante stia piovigginando, molta gente si  fermata
per tirare fuori dei piccoli quadratini luminosi: come
schermi di computer, che per sono apparsi dal nulla
di fronte agli utenti. Una donna sta parlando alla
proiezione di una faccia, dev'essere una telefonata olografica.
Mentre me ne sto l ferma, uno dei miei braccialetti
si illumina. Mi avvicino il polso alla faccia e leggo
una scritta interna in piccole lettere metalliche:
ConTech Personal Security
DEFENDER Model 2.8
Powered by Verizon
Non sono sicura del suo significato, ma non credo che
questo sia un semplice braccialetto.
Quali altri tipi di tecnologie avanzate hanno qui? Per
chiunque altro in questa dimensione, tutto questo  pi
che ordinario. Sia le aeronavi sopra Londra sia la sopraelevata
senza rotaia che serpeggia su di noi sono
piene di passeggeri dall'aria annoiata: per loro questa
non  altro che la fine di un'altra giornata fiacca.
Casa dolce casa, penso, ma questo maldestro tentativo
di battuta fallisce da solo nella mia mente. Abbasso
gli occhi per guardare ancora i tacchi alti che indosso,
cos diversi dalle ballerine che uso a casa. Di certo non
sono le scarpette rosse di Dorothy nel Mago di Oz.
Poi mi ricordo di avere la tecnologia pi potente di
tutte, il Firebird, appesa al collo. Apro il medaglione e
guardo all'interno del dispositivo.
 complicato. Molto complicato. Mi ricorda il nostro
telecomando universale, che ha talmente tanti tasti e
bottoni e funzioni che nessuno nella mia famiglia (che
comprende diversi laureati in fisica, inclusa mia madre
che dovrebbe essere il nuovo Einstein), dico nessuno 
in grado di capire come passare dalla Playstation al videoregistratore.
Per, come per il telecomando universale,
ho imparato alcuni comandi, quelli pi importanti:
come saltare in una nuova dimensione. Come tornare
indietro se atterro in qualche posto che pone un pericolo
immediato. Come far partire un promemoria, in caso di
bisogno (l'idea era che i viaggiatori interdimensionali
non rimanessero sempre completamente coscienti, ma
che fossero pi o meno dormienti all'interno delle altre
versioni di se stessi. Quindi si pu usare il Firebird per
creare un promemoria e permettere alla coscienza entrante
di mantenere il controllo un po' pi a lungo. Be',
questa era la teoria. Per quanto posso vedere, i promemoria
non sono assolutamente necessari).
Guardando il Firebird luccicante nella mia mano, mi
dico che imparando meglio come funziona questo aggeggio,
potrei gestire qualsiasi cosa mi capiti in questa dimensione.
Rinfrancata, comincio a osservare con pi attenzione
le persone intorno a me. Guarda e impara.
Una donna tocca una targhetta metallica fissata alla
sua manica e le appare davanti uno schermo olografico.
Mi passo rapidamente le mani sui vestiti: questa giacca
argentata non ha nulla del genere sulle maniche, ma c'
una cosa simile appuntata sul bavero. La tocco, e faccio
un salto di tre metri quando uno schermo olografico mi
compare di fronte. L'ologramma salta con me, legato alla
targhetta metallica.
Okay, questo ... davvero figo. E adesso? Comandi vocali,
come Siri sul mio telefono? Pu una tecnologia essere
touch se non c' nulla da toccare? Allungo una mano
per prova, e una tastiera olografica compare davanti
allo schermo. Quindi se faccio finta di digitare...
Infatti le parole che digito appaiono sullo schermo,
nella finestra delle ricerche: PAUL MARKOV.
Otto miliardi di risultati: mi sento una stupida. Markov
 un cognome molto comune in Russia, da dove i genitori
di Paul sono emigrati quando lui aveva quattro
anni, e il nome Paul, che ha anche una forma russa
(Pavel)  parecchio diffuso. Quindi ci sono migliaia e
migliaia di persone con quel nome.
Allora faccio un'altra ricerca, stavolta inserendo Paul
Markov e fisico. Non  certo che Paul sia uno studente
di fisica anche in questa dimensione, ma devo pur cominciare
da qualche parte e a quanto pare la fisica 
l'unica impresa umana che lui abbia modo di comprendere.
Questi risultati sembrano pi promettenti. La maggior
parte  relativa all'Universit di Cambridge, quindi
apro quello intitolato Docenti di Facolt.-Riguarda
un professore con un nome completamente diverso, ma
il profilo elenca i suoi assistenti ricercatori, ed ecco qua
la foto di Paul Markov.  lui.
Anche Cambridge  in Inghilterra. Potrei arrivarci in
un paio d'ore...
Il che significa che anche lui potrebbe arrivare qui in
un paio d'ore.
Noi possiamo rintracciare Paul, perch i Firebird ci
permettono di sapere quando avviene un salto dimensionale.
Ma questo significa che anche Paul pu rintracciare
noi.
Se questa  la dimensione giusta, se  qui che Paul 
fuggito dopo aver tagliato i freni dell'auto di mio padre
e rubato il Firebird definitivo, allora Paul sa gi che sono
qui.
Potrebbe fuggire, saltando nella prossima dimensione.
Oppure, sta gi venendo a cercarmi.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Cammino nella foschia, stringendomi forte le braccia
intorno al corpo. Mi sento come se stessi per esplodere
in tante direzioni contemporaneamente, devastata da
tante emozioni diverse: dolore, poi furia, poi panico.
L'ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento  di
perdere lucidit. Allora obbligo la mia mente a concentrarsi
su ci che ha sempre l'effetto di tranquillizzarmi
e riequilibrarmi: la pittura.
Se dovessi dipingere la dimensione che vedo intorno a
me, riempirei la tavolozza di terra d'ambra bruciata,
nero opaco, una gamma di grigi: nessun colore pi acceso.
Dovrei polverizzare qualche pigmento col pollice e
aggiungerlo ai colori, un tipo di polvere o di cenere, perch
qui la sporcizia  sedimentata anche sotto le superfici.
Perfino l'aria sulla mia pelle sembra lurida. In questa
versione di Londra c' meno pietra antica rispetto a
come la ricordavo, e pi metallo rinforzato. E poi ci sono
meno alberi e piante. Il freddo nell'aria  pungente: siamo
all'inizio di dicembre, eppure indosso soltanto un
minivestito nero e una giacca leggera pi lucente della
stagnola (s,  certamente dicembre. I Firebird permettono
di viaggiare fra le dimensioni, non avanti e indietro
nel tempo. Quello  tutto un altro premio Nobel ha
detto scherzosamente la mamma una volta, come se potesse
decidere di dedicarcisi appena avesse avuto un
momento libero).
Immaginare di dipingere mi aiuta un po', ma la mia
paranoia si blocca solo quando il mio anello comincia a
lampeggiare.
Sorpresa, abbasso gli occhi verso la banda argentata
che ho al mignolo sinistro, che brilla a intermittenza. Il
mio primo pensiero  che sia qualche genere di luce a
LED, per farsi notare in discoteca. Ma se la targhetta
metallica sulla mia giacca pu creare un computer olografico,
questo che cosa potrebbe fare?
Quindi allungo l'altra mano e provo a toccare l'anello.
Si crea un piccolo vortice luminoso, come un minuscolo
riflettore, e nello spazio di fronte a me si forma un ologramma.
Mi stupisco solo per un attimo, prima di riconoscere
la faccia disegnata dal bagliore azzurro e argenteo:
Theo!.
Marguerite! Mi sorride, il suo sollievo  cos lampante
che sembra brillare come l'ologramma. Sei tu,
vero?
Sono io. Oddio, ce l'hai fatta. Sei vivo. Ero cos spaventata.
Ehi. La sua voce pu diventare cos calda, quando
vuole: con tutta la sua falsa arroganza (nonch quella
vera), Theo capisce gli altri pi di quanto lasci intendere.
Non perdere altro tempo a preoccuparti per me,
d'accordo? Io cado sempre dalla parte giusta. Proprio
come i dadi truccati.
Anche in mezzo a tutto questo, Theo sta cercando di
farmi ridere. Invece io mi sento un nodo in gola. Dopo le
ultime ventiquattro ore, una giornata in cui mio padre 
morto, un amico ci ha tradito e sono saltata fuori dalla
mia dimensione verso l'ignoto, ormai sto andando avanti
per forza d'inerzia. Gli dico: Se ti avessi perduto, non
credo che avrei potuto sopportarlo.
Ehi, ehi, io sto bene. Sto benissimo. Vedi?
Non c' dubbio. Cerco di usare un tono seducente.
Forse funziona, forse no. Non sono affatto brava a flirtare.
In ogni caso, il tentativo mi fa sentire pi sicura.
Lui torna a parlare di cose serie, per quanto uno come
Theo possa essere serio. I suoi occhi scuri, che nell'ologramma
sono stranamente trasparenti, scrutano la
mia espressione. Okay, quindi, hai fatto un promemoria
di recente, perch mi riconosci. O  per questo, o ti
sto facendo una gran bella prima impressione.
No, non ho dovuto fare un promemoria. Mi ricordavo
tutto comunque.
Hai detto che ti ricordavi tutto comunque? Si sporge
avanti con espressione concentrata, distorcendo temporaneamente
l'immagine olografica. Nessun momento
di confusione?
No. A quanto pare anche per te  cos. Presumo che
la mamma si sbagliasse sul fatto che i viaggiatori interdimensionali
si dimenticano chi sono.
Theo per scuote la testa. No. Io ho dovuto... sai, ho
fatto un promemoria appena sono arrivato qui.
Pazzesco.
Theo sembra un po' sconvolto dal fatto che io riesca a
ricordarmi le cose cos facilmente. Questo contraddice
tutte le teorie della mamma (e a quanto pare anche la
sua esperienza diretta), ma immagino che ognuno reagisca
a suo modo ai viaggi fra le dimensioni. Le teorie si
definiscono solo sperimentandole: mamma e pap mi
hanno insegnato almeno questo.
Theo dice solo: Be', era ora che avessimo un colpo di
fortuna. Eravamo ampiamente in credito.
Dove sei?
A Boston. Pare che in questa dimensione io studi al
MIT. Sto facendo del mio meglio per ignorare tutte le
magliette dei Red Socks che ci sono nel mio armadio. A
Theo non importa niente dello sport, almeno nella nostra
dimensione. Pensavo di essermi allontanato parecchio,
ma caspita, Meg: tu sei atterrata addirittura a
Londra.
Theo ha cominciato a chiamarmi Meg un paio di mesi
fa. Non ho ancora deciso se lo trovo carino o seccante.
Per mi piace che sorrida sempre, quando lo dice. Come
hai fatto a trovarmi cos presto? Hai violato le mie
informazioni personali, o roba del genere?
Lui alza un sopracciglio. Ti ho cercato online, ho trovato
il tuo profilo e ho richiesto una chiamata, un'opzione
prevista dall'equivalente locale di Facebook.
Quando ho chiamato, tu hai risposto. Non  proprio astrofisica
nucleare, e te lo dice uno che ha seriamente
considerato di scegliere quell'indirizzo.
Oh, okay. Be', questo  un sollievo. Magari non deve
essere proprio tutto difficile. Magari avremo qualche
colpo di fortuna ogni tanto, come  successo adesso.
Anche se entrambi i nostri dispositivi sono programmati
per seguire le tracce di Paul, non ci sono garanzie.
Potremmo ritrovarci separati dopo un qualsiasi salto.
Per questa volta  andata bene. Questa volta c' Theo
con me. Guardo il suo volto, sfocato nella proiezione dell'anello,
e mi trovo a desiderare di averlo gi al mio
fianco, subito.
Sei riuscito a... Poi la voce mi si spegne, perch per
la prima volta sono abbastanza calma da rendermi conto
che adesso ho un accento inglese, proprio come pap.
Il che  logico, ovviamente, perch vivo qui. Presumo
che il linguaggio sia come una specie di memoria muscolare,
che rimane anche quando la coscienza dell'altra
Marguerite  sul sedile del passeggero, per cos dire.
Eppure mi colpisce come la cosa pi pazzesca, favolosa,
divertente che potessi immaginare.
Business dico, godendomi la pronuncia perfetta del
mio nuovo accento. Mister. Privacy. Royal. Director. Of
course.
Mi viene la ridarella e mi blocco cos, con le mani al
petto, cercando di riprendere fiato. So che sto ridendo
soprattutto perch mi rifiuto di mollare e mettermi a
piangere. Il dolore per mio padre non riesce a sfogarsi e
annoda qualsiasi altra emozione io possa provare. E...
tomahhhhto. Esilarante.
Mentre mi asciugo gli occhi, Theo dice: Sei un po'
scossa in questo momento, eh?.
Cerco di riprendermi e rispondo con voce stridula:
Immagino di s.
Be', se avevi qualche dubbio, hai una pronuncia adorabile.
Il momento di ilarit sparisce come  venuto, sostituito
da rabbia e spavento. Deve essere cos che ci si sente
sull'orlo di una crisi di nervi, devo tenere duro. Theo,
Paul  molto vicino a Londra. Se sa che siamo venuti in
questa dimensione, adesso potrebbe essere gi in viaggio
per venire qui.
Cosa? Come fai a saperlo?
Sai, non sei l'unico che abbia gi usato un computer.
Ho individuato Paul a Cambridge.
Guardo il cupo paesaggio urbano sull'altra riva del
fiume, nell'aria della sera. I contorni frastagliati e scuri
dei grattacieli svettano al di sopra della cattedrale.
Paul potrebbe essere gi qui. Quanto gli ci vorr per
raggiungere Londra?
Ricordo a me stessa con decisione che se Paul mi sta
dando la caccia, mi risparmia la fatica di darla a lui. La
prossima volta che ci incontreremo, uno di noi se ne
pentir amaramente, e non sar io.
Devo avere un'espressione assassina, perch Theo dice:
Dobbiamo ricordarci una cosa, okay? C' una minima
possibilit che io abbia sbagliato i miei calcoli. Potremmo
essere saltati nella dimensione sbagliata. Il
Paul Markov di questa dimensione potrebbe non essere
il nostro Paul. Quindi non dobbiamo esagerare, finch
non avremo delle certezze.
Quello che vuole dire  che non posso uccidere un uomo
innocente. Non sono neanche sicura di poter uccidere
quello colpevole, anche se intendo provarci. La mia
poca dimestichezza con il Firebird non mi permette di
capire la differenza fra il nostro Paul e qualsiasi altro:
un motivo in pi per aver bisogno che Theo sia qui con
me.
Quanto ci metti ad arrivare qui? gli chiedo.
Theo mi fa uno dei suoi sorrisi astuti. Ho gi preso il
biglietto, Meg. All'ultimo minuto non ho potuto scegliere
il volo, devo arrivare fino in Germania e tornare indietro,
grazie alla Lufthansa, ma dovrei essere l per
domani a mezzanotte. Che cosa dici, pu andare bene?
Ha gi attraversato una dimensione per aiutarmi, adesso
sta per attraversare mezzo pianeta, alla massima
velocit umanamente possibile, e l'unica cosa che Theo
mi chiede  se pu andare bene per me. Gli sussurro:
Grazie.
Stiamo dalla stessa parte dice Theo, come se non
fosse niente di speciale. Senti, se ho capito bene come
funzionano questi anelli-telefono, come credo, puoi darmi
accesso alla tua localizzazione.
Che cosa sarebbe?
Tieni l'anello davanti all'ologramma, okay? Lo faccio.
L'anello scintilla, e nello schermo olografico vedo
che anche il suo si accende. Theo sorride. Okay. Adesso
posso trovarti in qualsiasi momento tu abbia addosso
quell'anello, o tu puoi trovare me. Quando avrai capito
come funziona l'interfaccia, naturalmente. Okay, dove
stai andando?
A casa, immagino. Non appena avr capito dov' rido.
Improvvisamente Theo sembra scosso. Perch fa
quella faccia?
Marguerite... La sua voce  molto pacata, molto seria,
 completamente diverso dal solito Theo.
Dentro di me si risveglia il terrore, e faccio una veloce
ricerca per HENRY CAINE E SOPHIA KOVALENKA. I
risultati appaiono all'istante: saggi di fisica, qualche foto
universitaria di quando erano pi giovani, e video.
Video dell'incidente in aeroscafo accaduto anni fa, in
cui sono morte pi di trenta persone, fra le quali c'erano
anche due promettenti scienziati e la loro figlia maggiore.
Non posso rivedere pap. E morto anche qui. L'unica
differenza  che  morta anche la mamma. E Josie.
La mia famiglia non c' pi.
Inspiro forte, come se mi fosse preso un colpo. Sento
la voce di Theo, da una grande distanza: Marguerite?
Tutto bene?.
Non rispondo. Non posso.
Lo schermo olografico comincia solerte a mostrarmi il
video del disastro, che a quanto pare era una notizia
molto importante. In questo momento mi sento come se
quell'esplosione ce l'avessi dentro la testa, un calore
bianco, una luce accecante e tutto ci che amo, tutti
quelli che mi amavano davvero, pap, la mamma, Josie,
tutto  ridotto in cenere.
E successo sopra San Francisco. Gli articoli dicono
che frammenti contorti sono stati ritrovati fino a Las
Vegas, trasportati sulla terra, a volte portati gi dalla
pioggia.
Marguerite? Il bagliore dell'ologramma non nasconde
la preoccupazione sul volto di Theo. I tuoi... Mi dispiace.
Mi dispiace davvero. Quando sono arrivato in
questa dimensione, li ho subito cercati: pensavo che magari
avrebbero potuto aiutarci, capisci? Non mi ero reso
conto che non avevi ancora saputo quello che-era successo.
Il mio cuore sanguina per pap, non ha mai smesso,
fin dal momento in cui la polizia si  presentata alla nostra
porta. Avevo nutrito una piccola speranza di rivederlo
qui, almeno una versione di lui.
Invece  sempre morto, sempre perduto, e adesso la
mamma e Josie sono perdute con lui.
Stanno bene! Cerco di convincermi.  accaduto in
questa dimensione, non nella tua. Quando tornerai a casa,
la mamma e Josie saranno l ad aspettarti. Non 
come qui, non hai perso tutto, non completamente... andr
tutto bene...
Ma non  vero. Pap non c' pi.
Perch qualcuno dovrebbe voler viaggiare fra le dimensioni,
comunque? sputo con rabbia. Mi sto piantando
le unghie nella carne degli avambracci, incrociati
davanti a me come uno scudo. Il dolore fisico mi impedisce
di piangere: mi rifiuto di piangere, a qualsiasi costo.
Non si pensa abbastanza a quello che si potrebbe trovare.
Mi dispiace ripete Theo. La sua espressione dice
che vorrebbe attraversare questo ologramma e venire
da me. Mi dispiace tanto.
Penso, E questo che volevi, Paul? Li odiavi cos tanto
da fuggire in un mondo dove sono gi morti? Cos avresti
trovato il lavoro gi fatto?
Ancora una volta rivedo il viso impassibile di Paul, i
suoi occhi grigi che sembrano guardarmi attraverso. Mi
ricordo il giorno che mi ha guardato dipingere, il suo
sguardo che seguiva ogni pennellata che mettevo sulla
tela. Mi far star male il pensiero che per un attimo avevo
quasi...
Theo parla di nuovo, ma stavolta la sua voce  ferma.
Quell'incidente  accaduto tanto tempo fa,  passata
tutta una vita. Devi considerarlo in questo modo. Va
bene?
La sua voce penetra la mia tristezza, mi riporta al
presente. Va bene. S.  solo che sono rimasta scioccata.
Non succeder pi.
Lui mi fa il favore di fingere di crederci. Fino a domani
rimani l e non correre rischi. E se vedi Paul... non
lasciare che lui veda te.
L'ologramma si spegne. Anche se continuo a fissare il
mio anello, sperando contro ogni logica che richiamer,
non vedo altro che metallo opaco, scuro e silenzioso.
Quindi vado a casa.
Il mio anello luccicante ha anche un sistema GPS incorporato,
e quando gli chiedo di guidarmi a casa lo fa.
Seguo le sue indicazioni senza la minima idea di dove
andr a finire.
Viene fuori che casa mia  in un edificio molto esclusivo,
meno vistoso della gran parte di quelli circostanti,
ma non meno freddo. L'ascensore  uno di quelli di vetro,
esterni, che credo siano stati studiati apposta per
terrorizzare gli acrofobici. Mi aspettavo di sentirmi un
po' meglio entrando nel palazzo, perch in parte il suo
appartamento dovrebbe essere anche il mio. Ma appena
lo guardo, penso di non aver mai visto un posto pi lontano
dalla mia idea di casa.
Sembra una galleria d'arte, ma una di quelle che espongono
solo opere assurde, pop art e kitsch tipo teschi
di mucca tempestati di strass. Oppure somiglia a una
clinica che fa chirurgia plastica alle celebrit. Bianco
puro e metallo cromato, niente cuscini, niente di comodo
o accogliente, e un'illuminazione cos potente da poter
vedere un singolo granello di polvere, il che immagino
sia il suo scopo. Resto l, in piedi, bagnata fradicia di
pioggia, consapevole di essere sporca, goffa e sbagliata.
Mai avrei potuto sentirmi a casa qui.
Marguerite? Zia Susannah arriva dal corridoio con
una vestaglia immacolata come il resto dell'arredamento.
Presumo di essere stata affidata proprio a mia zia,
la persona meno adatta.
Ha i capelli sciolti,  pronta per andare a letto, eppure
anche adesso ogni ciocca le ricade ordinatamente sulle
spalle, come se nessuna osasse trasgredire. Non sembra
tanto diversa da quella della mia dimensione. Spalmandosi
sul viso qualche crema costosissima mi dice:
Sei tornata incredibilmente presto, stasera.
 l'una passata. A che ora torno, di solito? Ero stanca.
Ti senti bene?
Io alzo le spalle.
La zia lascia correre. Meglio andare a letto, allora.
Non vorrai ammalarti.
Okay. Buonanotte, zia Susannah.
Lei si blocca. Non glielo dico spesso? Non ha un atteggiamento
materno, non  proprio il tipo. Non  che non
le voglia bene, perch gliene voglio. E anche lei me ne
vuole. Per immagino che il ruolo del genitore non sia
affatto facile per lei. Alla fine dice semplicemente: Va
bene. Buonanotte, tesoro.
Mentre si allontana silenziosamente nel corridoio
verso la sua stanza, io vado all'altra porta, in quella che
dovrebbe essere la mia stanza.
 cos... spoglia. Non  elegante come il resto dell'appartamento,
ma non c' nulla in questo spazio che possa
farmelo sentire mio. Potrebbe facilmente essere la camera
di un hotel di lusso.
Poi mi rendo conto che probabilmente  proprio questo
il punto.
La Marguerite che ha perso la sua famiglia cos giovane
 una ragazza che ha passato il resto della vita
cercando di non amare pi niente e nessuno cos intensamente.
Non ho riempito una bacheca con cartoline e immagini
che trovavo interessanti. Nessun cavalletto nell'angolo
con le mie ultime tele, chiss se in questa dimensione
dipingo? Non ci sono scaffali, niente libri. Anche
se cerco di sperare che la Marguerite di questa dimensione
abbia qualche e-reader tecnologicamente avanzato
magari in un orecchino, comincia a sembrarmi improbabile.
Non mi pare un topo di biblioteca.
I vestiti che trovo nel mio armadio hanno etichette
con diversi nomi di stilisti che riconosco, e altri che non
mi sono familiari, ma scommetterei che sono anche loro
di lusso. Nessuno di questi assomiglia a quello che indosserei
a casa, anzi sono tutti metallici, o di pelle o di
plastica, tutta roba rigida e lucida. Magari dovrei essere
felice che i capitali della famiglia Caine evidentemente
siano durati un paio di generazioni in pi in
questa dimensione, ma tutto quello che riesco a pensare
 che questa vita  pervasa di freddezza. E adesso devo
starci dentro.
La mia mano si chiude sul medaglione del Firebird.
Potrei toglierlo adesso, se volessi, visto che non sembra
mi servano i promemoria, ma il solo pensiero di separarmene
mi terrorizza. Invece chiudo gli occhi e mi immagino
che possa aiutarmi a volare via, verso un'altra
destinazione, via da questa vita e dalla mia vita, in una
realt nuova, pi luminosa, dove tutto va bene e niente potr mai pi farmi soffrire.
Mi cedono le gambe, e mi lascio cadere sul letto rifatto
alla perfezione. Rimango sdraiata l per un pezzo,
raggomitolata, desiderando di essere a casa, la mia vera
casa, pi disperatamente di quanto credevo di poter mai desiderare qualcosa.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Mentre sto qui sdraiata in una dimensione estranea,
su un letto immacolato pi minaccioso che confortante,
cerco di dipingere con la mente delle immagini di casa.
Voglio recuperare ogni volto, ogni angolo, ogni ombra,
ogni raggio di luce. Voglio ricoprire questa realt con la
mia, finch smetter di vedere questo bianco abbacinante.
La mia casa, quella vera,  in California.
La nostra casa non  sulla spiaggia,  annidata ai
piedi delle colline, all'ombra di alti alberi.  sempre
pulita, ma mai ordinata. Ci sono due file di libri sugli
scaffali che contornano praticamente ogni stanza, le
piante della mamma crescono rigogliose in ogni anfratto,
e anni fa i miei genitori hanno dipinto l'intero corridoio
con quella vernice scrivibile pensata per i bambini,
ma perfetta anche per le equazioni matematiche.
Quando ero piccola, i miei amici si entusiasmavano
quando dicevo che i miei genitori facevano la maggior
parte dei loro esperimenti a casa, e la prima volta che
venivano a trovarmi si guardavano in giro alla ricerca
di alambicchi ribollenti, o dinamo, o qualsiasi marchingegno
i programmi di fantascienza gli avessero insegnato
ad aspettarsi. In realt, di solito questo significa
il pi delle volte trovare pile di carte su ogni superficie
disponibile. Certo, negli ultimi tempi abbiamo avuto
anche qualche congegno futuristico, ma solo qualcuno.
Nessuno trova interessante il fatto che la fisica teorica
riguardi pi i numeri che dei luccicanti aggeggi al laser.
Al centro del salone c' il nostro enorme tavolo da
pranzo in legno: mamma e pap l'hanno comprato per
pochi soldi a una vendita di beneficenza quando io e
Josie eravamo piccole. Ci hanno permesso di dipingerlo
di tutti i colori, proprio di impiastricciarlo con le mani,
perch adoravano sentirci ridere, ma anche perch nessuno
al mondo  pi indifferente all'aspetto del proprio
arredamento di mamma e pap. Josie trovava divertente
spalmare la vernice mulinando le dita, ma per
me quella  stata la prima volta che ho notato come
cambiavano i colori quando li mescolavi, o quando li accostavi
uno all'altro. Potrebbe essere stato il momento
in cui mi sono innamorata della pittura.
Scommetto che credi che dipingere non sia importante
come studiare fisica avevo detto a Paul mentre
sedevo al cavalletto, quell'unico giorno che mi ha guardato
lavorare.
Dipende da che cosa intendi per importante mi ha
risposto.
Avrei potuto buttarlo fuori direttamente, in quel momento.
Perch non l'ho fatto?
I miei ricordi diventano sogni, mentre mi addormento
senza accorgermene. Per tutta la notte vedo il volto
di Paul di fronte al mio, che mi fissa, mi interroga, trama
qualcosa che non riesco a immaginare. La mattina
dopo, quando mi sveglio in questo letto freddo ed estraneo,
non riesco a ricordare quei sogni. Ricordo solo che
cercavo di inseguire Paul, ma non riuscivo mai a muovermi.
Sorprendentemente, non mi sento disorientata. Dal
primo momento in cui apro gli occhi so dove sono, chi
sono e dove dovrei trovarmi. Mi ricordo quello che Paul
ha fatto a pap, e che non lo rivedr mai pi. Sdraiata
l, fra le lenzuola bianche stropicciate, mi rendo conto
di quanto poco abbia voglia di muovermi. Il mio dolore
 come una corda che mi immobilizza.
Vieni, tesoro! mi chiama zia Susannah.  ora di
farsi bella!
Ne dubito, a meno che la tecnologia in questa dimensione
sfiori il miracoloso. Mi siedo, colgo un riflesso dei
miei assurdi riccioli spettinati nel vetro della finestra,
e faccio un gemito.
A quanto pare dobbiamo andare a un pranzo di beneficenza,
anche se a mia zia importa meno di zero della
causa per cui  stato organizzato, non si ricorda
nemmeno che cosa sia.  un evento dell'alta societ, un
luogo da vedere e dove farsi vedere, e questo  pi che
sufficiente per zia Susannah.
Comunque, so che non devo attirare l'attenzione
mentre aspetto Theo. Se voglio fermare Paul avr bisogno
di tutto l'aiuto possibile, e Theo  l'unico che pu
aiutarmi. Quindi, per un giorno intero devo vivere la
vita di Marguerite. Da quello che vedo, non  un granch
divertente.
Vieni, cara. Zia Susannah trotterella sull'acciottolato
della strada con le sue scarpe dai tacchi alti, agile
come una capra di montagna. Non possiamo arrivare
in ritardo.
Ah no? La prospettiva di destreggiarmi per tutta la
durata di un evento sociale fingendomi un'altra versione
di me stessa  piuttosto preoccupante.
Lei mi lancia un'occhiata confusa da sopra la spalla.
Ma mi avevi detto che ci tenevi a conoscere la duchessa.
Sua nipote lavora da Chanel, sai. Se vuoi diventare
una stilista un giorno, devi cominciare subito a crearti
dei contatti.
In questa realt voglio fare la stilista? Be', almeno 
un'occupazione creativa. Certo, giusto.
Non fingere di essere cos sofisticata che un titolo
nobiliare non ti fa nessun effetto dice zia Susannah.
Fa cos ogni volta che viene contraddetta: diventa brusca
e vagamente sprezzante. Sei ancora pi snob di
me, e lo sai benissimo. Proprio come tua madre.
Che cosa hai detto?
Lo so, lo so, per te i tuoi genitori sono dei santi, come
 giusto che sia. Non sto dicendo che non fossero
persone assolutamente meravigliose. Ma il modo in cui
tua madre insisteva sul fatto che discendeva dalla nobilt
russa! Sembrava che fosse stata lei in persona a
sfuggire all'Armata Rossa con i gioielli dei Romanov fra
le braccia.
La sua famiglia apparteneva alla nobilt.  vero che
sono sfuggiti alla Rivoluzione. Si sono trasferiti a Parigi
per le successive quattro generazioni, prima che i
suoi genitori si spostassero finalmente negli Stati Uniti.
Non ha mai preteso di essere qualcuno che non era.
Poi mi viene in mente che in questa dimensione non
dovrei aver conosciuto mia madre cos bene, e che qui 
perduta per me, proprio come mio padre. Voglio dire,
non l'avrebbe mai fatto.
Davvero la mamma non lo avrebbe fatto. A lei importano
solo due cose: la scienza e le persone che ama. E
quella che raccoglie i suoi ricci ribelli con qualsiasi penna
o matita si trovi sottomano. Quella che mi ha lasciato
dipingere il tavolo con le dita. Nessuno al mondo 
meno snob della mamma.
Siamo in mezzo alla strada adesso, manca ancora un
isolato all'hotel dove stanno pranzando la duchessa e
centoquaranta dei suoi amici pi stretti. Zia Susannah
si porta una mano al petto come l'attrice di un pessimo
vecchio film, eppure so che  sincera:  il massimo della
sincerit di cui  capace, comunque. Non volevo sminuire
tua madre. Lo capisci questo, vero?
Per zia Susannah, snob  praticamente un titolo di
merito. Sospiro. S, lo capisco.
Vedi, non sopporterei che ci tenessimo il broncio.
Mia zia si avvicina e mi circonda con un braccio. Abbiamo
sempre potuto contare solo su noi stesse. Io e te
contro il resto del mondo, eh?
Potrei quasi credere che abbiamo avuto una bella vita
insieme, se non fosse per quell'appartamento cos
impersonale. O se non avessi colto lo sguardo insofferente
e annoiato di zia Susannah, dietro le lenti traslucide
dei suoi occhiali da sole.
Ci ho messo meno di un giorno per scoprire che zia
Susannah non sopporta di essere stata costretta ad assumere
il ruolo di genitore surrogato per la Marguerite
di questa dimensione. Che cosa deve essere stato per
lei vivere un'intera vita con questa consapevolezza?
Sentirsi cos rifiutata dall'unica famiglia che le era rimasta
al mondo?
Io e te ripeto, e zia Susannah sorride, come se questo
fosse un motivo di gioia.
Nella mia vera casa, non abbiamo mai potuto contare
solo su noi stessi.
Da che mi ricordo, gli assistenti ricercatori di mamma
e pap hanno passato a casa nostra quasi lo stesso
tempo che ci passavo io. Quando ero molto piccola, pensavo
che fossero miei fratelli proprio come Josie: ero
davvero disperata il giorno che Swathi mi ha spiegato
gentilmente che sarebbe tornata a vivere a Nuova Delhi,
perch l aveva un lavoro e una famiglia. Chi erano
quelle persone? Come potevano essere la sua famiglia,
se la sua famiglia eravamo noi?
Dopo quella volta i miei genitori cominciarono a chiarire
meglio il ruolo dei loro assistenti, ma in realt la
maggior parte di loro ha finito per essere pi o meno
informalmente adottata. Mamma e pap avevano sempre
desiderato una famiglia numerosa, ma la gravidanza
si era rivelata difficile per la mamma, cos dopo aver
avuto me si erano fermati. Penso che gli specializzandi
riempissero i vuoti dove avrebbero dovuto esserci i miei
fratelli e le mie sorelle. Dormivano sui nostri divani,
scrivevano le loro tesi sul tavolo arcobaleno, piangevano
per le loro delusioni amorose, bevevano il nostro latte
direttamente dal cartone. Siamo rimasti in contatto
con ognuno di loro, e alcuni sono figure importanti nella
mia vita. Diego mi ha insegnato ad andare in bici.
Louis mi ha aiutato a seppellire il mio pesciolino rosso
in cortile, anche se ha piovuto a dirotto per tutto il funerale.
Xiaoting era l'unica presente in casa quando mi
sono venute le prime mestruazioni, e ha gestito tutto
alla perfezione, spiegandomi come utilizzare le invenzioni
dei nostri amici della Tampax e poi portandomi in
gelateria.
Eppure, fin dall'inizio, con Paul e Theo era diverso.
Loro ci erano pi cari di chiunque altro. Erano speciali.
E Paul era il pi speciale di tutti.
La mamma scherzava, dicendo che lui le piaceva perch
erano entrambi russi, e che solo i russi potevano
davvero capire quel loro umorismo nero. Pap mangiava
sempre con loro all'universit e, una volta, aveva
addirittura prestato la sua macchina a Paul. Di solito
non la prestava neanche a me. Anche se Paul era cos
tranquillo, distaccato, cos apparentemente refrattario
alle risate, per i miei genitori era la perfezione personificata
(E un tipo strano avevo protestato poco dopo il
suo arrivo. E una specie di cavernicolo, come quando
gli uomini non avevano ancora imparato a parlare.
Non  molto gentile da parte tua aveva risposto
pap mentre si versava del latte nel t. Ricordati,
Marguerite: Paul si  diplomato a tredici anni. A diciassette
ha cominciato i corsi di specializzazione. In
pratica non ha avuto un'infanzia. Non ha potuto farsi
degli amici della sua et, e Dio sa se da casa lo hanno
mai sostenuto. Questo lo ha reso un po'... impacciato,
ma ci non significa che non sia una brava persona.
Inoltre era intervenuta la mamma, sia che con
"cavernicolo" tu intendessi gli uomini di Cromagnon,
sia i Neanderthal, non c' motivo di ritenere che non
avessero un linguaggio parlato).
Paul  stato il loro assistente ricercatore solo per un
anno e mezzo, ma gli hanno voluto bene pi che a tutti
gli altri. Praticamente ha vissuto a casa nostra, o nelle
loro aule, ventiquattr'ore su ventiquattro. Gli hanno
prestato un sacco di libri, si sono agitati quando hanno
scoperto che non aveva un giaccone pesante per l'inverno,
gli hanno perfino preparato una torta di compleanno:
cioccolato ricoperto al caramello, la sua preferita.
Theo Beck lavorava altrettanto sodo per loro. Non sono
mai stati sgarbati con Theo, anch'io l'ho sempre considerato
parte della famiglia, e sicuramente  pi divertente
di Paul, con le sue stranezze e la sua aria
guardinga. I capelli neri di Theo sono sempre un po' ribelli,
per lui tutto  uno scherzo, ed  vero che fa un po'
il cascamorto con me, ma non credo che mamma e pap
se ne siano mai preoccupati. Non sono neanche sicura
che se ne siano accorti. Quindi Theo avrebbe dovuto essere
adorato nello stesso modo.
Paul per  pi intelligente, pi unico.  un passo avanti
nella scala che va da straordinariamente intelligente
a genio. Mi rendevo anche conto che mamma e
pap pensavano che Paul avesse pi bisogno di loro.
Theo  strafottente, Paul  timido. Theo fa sempre battute,
Paul sembra sempre malinconico. Quindi Paul ha
risvegliato il loro lato protettivo, come Theo non ha mai
potuto fare. A volte, lo so, Theo era geloso, quando vedeva
quanto i miei genitori si dedicavano a Paul. Forse
qualche volta sono stata gelosa io stessa.
Entro venti minuti dal nostro arrivo al pranzo sono
stata presentata alla nipote della duchessa, Persis,
quella che lavora da Chanel. Lei non fa la stilista, 
semplicemente addetta alle relazioni esterne, ma zia
Susannah dice: Ogni contatto aiuta, giusto?.
Dieci minuti pi tardi, sono in bagno a guardare Persis
che si fa una pista di coca. Me ne offre un po' e io rifiuto,
ma sospetto che la Marguerite di questa dimensione
avrebbe accettato senza un attimo di esitazione.
Quindi altri quindici minuti pi tardi, quando Persis
mi offre una coppa di champagne (alle due del pomeriggio)
rispondo di s. Se voglio essere convincente nella
parte di questa Marguerite, devo entrare nel ruolo.
Zia Susannah mi guarda cominciare a bere, e non dice
una parola. Immagino che sia abituata.
Questa festa  veramente assurda,  contemporaneamente
aristocratica e pacchiana. Ogni donna sopra i
trent'anni ha il viso deformato dalla chirurgia estetica:
non sembrano pi giovani, semplicemente non hanno
pi un aspetto umano, in un modo che la societ ha deciso
di fingere di ignorare. Met dei presenti parla pi
agli ologrammi che escono dai loro anelli e distintivi
che non alle persone che li circondano. Da quello che
riesco a cogliere nelle conversazioni, si tratta prevalentemente
di pettegolezzi: chi si scopa chi, chi fa i soldi,
chi li perde, chi non sar invitato alla prossima festa di
questo genere.
La tecnologia pu essere differente, ma la superficialit
della scena  probabilmente universale. Quindi 
questa la vita da cui mio padre  fuggito quando ha
scelto di dedicarsi alla scienza, di lasciare la Gran Bretagna
e di raggiungere la mamma in California. Era
ancora pi intelligente di quello che credevo.
Alla tua, pap, penso mentre afferro un altro bicchiere
di champagne.
Sette ore dopo il pranzo, sono al volante dell'auto di
Persis, un lucente coup argenteo che in realt si guida
da solo, il che  un'ottima cosa, considerando quanto
sono gi brilla. Persis mi sta descrivendo i favolosi locali
dove andremo stasera. Siamo state insieme tutto il
giorno. Lei si comporta come se adesso fossimo amiche,
come se volesse aiutarmi a ottenere uno stage da Chanel.
Sappiamo entrambe che stiamo solo usando questa
scusa per andare a sbronzarci.
Odio tutto questo. Preferirei andare a casa, vomitare
e svenire, preferibilmente in quest'ordine.
Ma ogni volta che guardo fuori e vedo davanti a me
questa Londra futuristica, buia e frastagliata, mi ricordo
che Paul  qui. Mi ricordo che dobbiamo incontrarci
ancora, e quello che devo fare quando ci accadr. Non
c' via d'uscita: non per me, e non per lui.
Paul direbbe che era destino.
Che cosa stai cercando di fare? ha detto Theo una
volta, lanciando un'occhiataccia a Paul attraverso il tavolo.
I pezzi che avrebbero formato il primissimo prototipo
del Firebird erano sparsi in mezzo a loro, sul tavolo
arcobaleno. Proprio adesso che Sophia  stata riabilitata,
vuoi di nuovo farla diventare lo zimbello di tutti?
Che cosa vuoi dire? avevo chiesto. Ero appena tornata
dalla lezione di pianoforte, e avevo rapidamente
fatto sparire i miei spartiti per non sembrare troppo
una bambina. Theo ha solo tre anni e mezzo pi di me,
Paul appena due: erano i primi due specializzandi che
avessi mai considerato pi simili a me che ai miei genitori,
e volevo che loro mi considerassero allo stesso modo.
Perch la gente dovrebbe ridere della mamma?
Gli occhi grigi di Paul avevano incontrato i miei solo
per un secondo, prima di tornare sul lavoro che stava
facendo. Non  la sua teoria.  la mia. Me ne prendo
la responsabilit.
Theo si era appoggiato allo schienale della sedia indicando
Paul con il pollice. Quest'uomo qua  pronto a
rischiare la sua credibilit scientifica, nonch quella
del suo supervisore, per quanto lui lo neghi, sostenendo
che il destino  reale.
Il destino? Sembrava un concetto stranamente...
romantico, per un tipo come Paul.
Le configurazioni delle dimensioni seguono certe costanti
aveva insistito Paul, senza pi alzare lo sguardo.
Paralleli matematici.  plausibile ipotizzare che
queste costanti si possano riflettere negli avvenimenti
e nelle vite delle persone in ciascuna dimensione. Che
le persone che si sono incontrate in una realt probabilmente
si incontreranno anche in altre. Certi eventi
si potrebbero ripetere pi volte, in modi differenti ma
comunque pi spesso rispetto a quanto pu essere spiegato
con la semplice casualit.
In altre parole ho detto, stai cercando di dimostrare
l'esistenza del fato.
Io stavo scherzando, ma Paul aveva annuito lentamente,
come se avessi detto una cosa intelligente. S,
esattamente.
Dovresti venire a Parigi con me la settimana prossima
mi urla Persis sopra il frastuono della musica del
locale. Penso che sia lo stesso dove mi sono ritrovata ieri
sera, sul retro, quando sono arrivata in questa dimensione.
Certo! Perch non accettare? Lei non mi ci porter
mai, io non ci andr mai, e lo sappiamo entrambe. Sarebbe
fantastico!
Ho addosso un vestito che mi ha prestato lei: cuoio
grigio spento, aderentissimo anche per la mia corporatura
scheletrica. Il fatto che non ho praticamente seno
non potrebbe essere pi evidente, ma metto anche in
mostra un bel po' di gambe, e per quanto riguarda i ragazzi
in questo locale ci riscatta la mancanza di dcollet.
Mi stanno tutti addosso, mi pagano da bere, altro
alcol di cui non ho certo bisogno. E poi odio il modo in
cui mi guardano, con ammirazione ma anche come se
mi stessero valutando, lo stesso tipo di giudizio spietato
e avido che darebbero a una costosa macchina sportiva.
Nessuno di loro mi vede davvero.
Probabilmente pensi che l'arte sia come minimo poco
pratica avevo detto a Paul, quell'unica sera in cui
mi ha guardato lavorare.
Non so se la praticit sia la cosa pi importante.
Il che mi era sembrato quasi un complimento, per un
attimo, prima di rendermi conto che in sostanza aveva
ammesso che pensava che la mia scelta di studiare arte
al college fosse poco pratica. Avrei seguito anche i corsi
di restauro, in modo da non finire a trent'anni a vivere
nel seminterrato dei miei, ma non mi andava di dover
difendere le mie scelte con lui. Volevo andare all'attacco.
Era fine novembre, poco dopo il giorno del Ringraziamento:
solo una decina di giorni fa, eppure sembra gi
passata una vita intera. La serata era sorprendentemente
tiepida, gli ultimi effetti dell'estate di San Martino,
o l'estate delle vecchie signore, l'espressione russa
preferita di mia madre. Io indossavo una vecchia canotta
tutta imbrattata dai colori delle ultime serate di
lavoro, e dei pantaloncini di jeans a cui avevo tagliato
le gambe da sola. Paul era sulla soglia della mia camera,
l'unica volta che abbia mai sfiorato la violazione del
mio spazio personale.
Ero cos consapevole della sua presenza. Ha una corporatura
pi robusta della media, e molto maggiore
della media degli specializzandi di fisica: alto, spalle
larghe, molto muscoloso, penso per via di tutte quelle
scalate di roccia. Il corpo di Paul sembrava riempire
tutta la porta. Anche se continuavo a lavorare, spostando
raramente lo sguardo da tela e pennello, era
come se potessi percepirlo dietro di me. Era come sentire
il calore di un fuoco anche senza guardare direttamente
la fiamma.
Okay, magari il ritratto non  pi il pezzo forte del
panorama artistico ho detto. Quando c'erano delle mostre,
altri studenti preparavano collage e installazioni
fatte con oggetti ritrovati, oppure modificavano con
Photoshop le pubblicit degli anni Sessanta per fare affermazioni
postmoderne sulla societ di oggi, roba del
genere. A volte mi sentivo antiquata, perch tutto ci
che avevo da offrire erano i miei ritratti a olio dei volti
delle persone. Ma ci sono un sacco di artisti che guadagnano
bene con i ritratti. A volte anche diecimila bigliettoni
l'uno, quando hai una buona fama. Potrei farlo
benissimo.
No aveva detto Paul. Non credo che potresti farlo.
Allora mi ero girata verso di lui. Per quanto i miei
genitori potessero venerarlo, ci non gli dava il diritto
di entrarsene nella mia stanza e insultarmi. Scusa?
Volevo dire... aveva esitato. Ovviamente sapeva di
aver detto la cosa sbagliata, e altrettanto ovviamente
non capiva perch. La gente che si fa fare un ritratto,
la gente ricca, vuole apparire al meglio.
Giusto per informazione, se stai cercando di metterci
una pezza stai peggiorando la situazione.
Paul aveva infilato le mani nelle tasche dei suoi jeans
stracciati, ma i suoi occhi grigi avevano incontrato
i miei con calma. Loro vogliono sembrare perfetti, mostrare
solo il loro lato migliore. Pensano che un ritratto
debba essere... come la chirurgia plastica, ma sulla loro
immagine invece che sulla loro faccia. Troppo belli per
essere veri. I tuoi dipinti... a volte sono bellissimi, ma
sono sempre veri.
Non riuscivo pi a guardarlo negli occhi. Quindi avevo
girato la testa verso la serie di dipinti che in quel
momento erano appesi alle pareti della mia stanza, da
dove amici e familiari mi fissavano di rimando.
Come tua madre aveva detto Paul. La sua voce era
pi dolce. Mentre parlava, guardavo il ritratto che le avevo
fatto. Avevo cercato di far apparire la mamma al
meglio, perch le voglio bene, ma non avevo ricreato solo
i suoi occhi scuri a mandorla o il suo grande sorriso,
avevo mostrato anche il modo in cui i suoi indomabili
capelli ricci sfuggono sempre in tutte le direzioni, e i
suoi zigomi affilati che sporgono sulle sue guance magre.
Se non avessi aggiunto questi particolari al ritratto,
non sarebbe stata lei. Quando lo guardo, la vedo
com' la sera tardi, dopo una giornata di lavoro di dieci,
quattordici ore. Vedo il suo genio, la sua impazienza, la
sua stanchezza, la sua gentilezza. E queste cose le vedrei
anche se non la conoscessi.
Davvero? avevo lanciato un'occhiata a Paul, allora,
e lui aveva annuito, chiaramente sollevato dalla mia
comprensione.
Guardali. Josie sta per mettersi a ridere. Tuo padre
 distratto, perso nei suoi pensieri, e non c' modo di
sapere se sta perdendo tempo o risolvendo un problema
impossibile. Theo... Si era fermato mentre guardavo il
ritratto di Theo che stavo finendo, completo di capigliatura
scura appuntita con il gel, occhi castani sotto le
sopracciglia arcuate, e labbra piene perfette per un Cupido
rinascimentale. Theo ne sta combinando una delle
sue, come sempre.
Mi sono messa a ridere. Paul aveva sorriso.
E poi c' il tuo autoritratto.
Anche se avevo partecipato a varie mostre, e avevo
perfino allestito una mia personale in una piccolissima
galleria, non avevo mai mostrato il mio autoritratto al
di fuori della mia stanza.  qualcosa di intimo, in un
modo in cui nessun altro dipinto potr mai essere.
I tuoi capelli... aveva detto, e poi la sua voce si era
affievolita, perch perfino Paul aveva abbastanza tatto
da riconoscere che definire la chioma di una ragazza un
completo disastro probabilmente non era una buona idea.
Per  cos: miei capelli sono ancora pi ricci, abbondanti
e incontrollabili di quelli della mamma, ed 
cos che li ho dipinti. Riesco a vedere tutti gli aspetti
in cui assomigli a tua madre.
Certo, avevo pensato. Scheletrica, troppo alta, troppo
pallida.
E tutti gli aspetti in cui siete diverse.
Ho provato a scherzarci su. Vuoi dire che non ci vedi
la stessa incredibile intelligenza?
No.
Questo mi aveva ferito. Mi chiedo se ho sussultato, in
quel momento.
Paul ha aggiunto subito: Ci saranno forse cinque
persone in un secolo con una mente come quella di tua
madre. No, non sei intelligente come lei. E nemmeno io
lo sono. E nemmeno nessuna delle persone che entrambi
probabilmente incontreremo in tutta la vita.
Era la verit. Era consolante, ma le mie guance erano
ancora arrossate. Come era possibile che sentissi la
sua presenza dietro di me?
La sua voce  pi dolce di quello che si potrebbe pensare
a giudicare dalla corporatura e dallo sguardo duro.
Vedo... che sei sempre alla ricerca di qualcosa.
Quanto detesti tutto ci che  finto o ipocrita. Sei pi
matura della tua et, eppure anche... spensierata, come
una bambina. Vedo come guardi dentro le persone,
o ti chiedi che cosa vedono loro quando ti guardano. I
tuoi occhi,  tutto nei tuoi occhi.
Come faceva Paul a vedere tutto questo? Come poteva
averlo capito solo guardando il ritratto?
Ma non era soltanto per il ritratto. Sapevo anche
quello.
Anche se avrei dovuto rispondere, non riuscivo a dire
una parola. Avevo il respiro bloccato, la gola chiusa.
Non ho distolto gli occhi dal mio autoritratto per guardare
Paul, neanche una volta.
Lui ha detto: Tu dipingi la verit, Marguerite. Non
credo che potresti lavorare in modo diverso.
Poi se ne  andato.
Dopo quella volta, ho cominciato a lavorare a un ritratto
di Paul. Il suo volto  sorprendentemente difficile
da catturare. La sua fronte alta, le sopracciglia folte
e diritte, la mascella decisa, quei capelli castano chiaro
con una punta di rosso dorato che mi avevano tenuto
per ore a mescolare colori nel tentativo di ricreare la
sfumatura precisa, il suo modo di inclinare un po' la testa,
come per scusarsi di essere cos alto e forte, quel
suo sguardo un po' sperduto, come se sapesse di non
poter mai essere completamente a proprio agio e non
vedesse quindi la ragione di provarci... ma erano soprattutto
i suoi occhi a confondermi.
Un po' infossati, intensi: sapevo che aspetto avevano
gli occhi di Paul, ma il fatto era che... ogni volta che dipingevo
qualcuno, compresa me stessa, mostravo sempre
uno sguardo un po' disassato rispetto all'osservatore.
In quel modo le espressioni diventano pi eloquenti,
e il soggetto del ritratto acquista una punta di mistero:
la sensazione che l'essere umano che c' dietro sia pi
di qualsiasi cosa il mio lavoro possa catturare. Dipingere
la verit significa anche questo.
Eppure con Paul non ci riuscivo. Ogni volta che cercavo
di ricreare il suo sguardo, lui si rifiutava di guardare
altrove rispetto all'osservatore. Rispetto all'artista.
Mi guardava. Mi guardava sempre, continuamente.
Il giorno dopo la morte di mio padre, un'ora dopo aver
scoperto che il responsabile era Paul, sono andata
nella mia stanza, ho preso una delle mie spatole da pittura
e ho fatto a pezzi il suo ritratto.
Si era conquistato la mia fiducia.
Mi aveva fatto credere di vedermi davvero.
Ed era tutto parte del suo gioco, un piccolo particolare
del suo piano per distruggerci tutti.
Un altro motivo per cui deve pagare.
Intorno a mezzanotte mi gira la testa, ho la nausea,
ma non smetto di ballare. Le percussioni pesanti della
musica riverberano dentro di me e coprono perfino il
battito del mio cuore.  come se non fossi neanche viva,
un semplice burattino appeso ai fili, vuoto.
La mano di un ragazzo si chiude sulla mia spalla, e
mi chiedo quale di loro sia stavolta. Mi pagher ancora
da bere? Se lo fa, perder conoscenza. Penso che mi
piacerebbe svenire. diciamo adesso.
Quando mi giro per guardarlo per, ho un sussulto, e
all'improvviso sono di nuovo viva.
Bel vestito, Meg. Theo fa un sorrisino, mentre il
suo sguardo vaga sul mio corpo, in basso e poi di nuovo
su. Dove hai lasciato il resto?
Theo! Gli butto le braccia al collo, e lui risponde al
mio abbraccio. Per un lunghissimo momento restiamo
cos, stretti l'uno all'altra, nel bel mezzo della pista da
ballo.
Sei ubriaca? mormora lui fra il mio collo e la spalla.
Oppure hanno inventato un profumo che sa di tequila?
Portami via da qui. Perch  cos difficile far uscire
le parole? Solo adesso mi rendo conto che sto singhiozzando.
Ho tenuto duro tutto questo tempo. Ho tenuto duro
perch dovevo, ho sopportato il dolore e la paura anche
quando pensavo che il loro peso mi avrebbe schiacciato.
Adesso per c' Theo, e posso finalmente lasciarmi andare.
Theo mi abbraccia pi stretta, cos stretta che i miei
piedi si alzano da terra, e mi porta fuori dalla pista da
ballo, lontano da tutte quelle luci. Mi sistema su uno
dei divani lunghi e bassi in un angolo. Non riesco a
smettere di piangere, cos lui semplicemente mi abbraccia,
le sue mani mi accarezzano i capelli e la schiena.
Mi dondola avanti e indietro con dolcezza, come farebbe con un bambino.
Le luci stroboscopiche continuano a pulsare, la musica e le danze infuriano intorno a noi.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il viso di Theo di fronte a me, il calore del suo braccio
intorno alle mie spalle mi fanno sentire come se le cose
dovessero gi cominciare a rimettersi al meglio.
E magari lo farebbero, se non mi fossi ubriacata tanto
da star male.
Benissimo dice Theo, sfregandomi la schiena mentre
mi sporgo dal bordo del Millennium Bridge, da dove
ho appena vomitato nel Tamigi. Fai uscire quella porcheria.
La vergogna mi ha fatto arrossire. Mi sento cos umiliata.
E perch, perch ti ho visto vomitare? Senti, se sapessi
come mi riduco di solito il sabato sera, sapresti
che questo non  niente. Su questo genere di cose... non
sar certo io a scagliare la prima pietra. E chiudiamola
qui.
Le sue parole vanno oltre la battuta. La mente irrequieta
di Theo non ha mai nascosto completamente la
sua capacit di scatenarsi. Anche se non ha mai portato
i suoi problemi a casa nostra, so che mamma e pap avevano
sentito voci su Theo, che si ubriacava e a volte
spariva per ore, perfino giorni di seguito. Avevano accennato
al fatto che beveva, anche se in realt quello
che li preoccupava erano sostanze molto, molto meno legali
delle sue occasionali lattine di birra. Perfino Paul
in qualche occasione aveva suggerito sommessamente
che era meglio che Theo si desse una calmata.
Al diavolo Paul. Stasera  Theo ad avere il controllo,
e si sta prendendo cura di me. Sento il calore della sua
mano contro la mia schiena nuda, mentre guardo l'acqua
scura del fiume, cercando di recuperare la mia compostezza.
Poi colgo un riflesso della mia immagine
frammentata, sfaccettata dal movimento dell'acqua.
Pensi che sia questa l'ultima cosa che ha visto pap?
sussurro. Ho un sapore terribile in bocca. Il mio
corpo  molto debole. E questa la sensazione della sconfitta.
Il fiume, proprio davanti a lui, come adesso?
Per qualche lungo momento, Theo non risponde.
Quando lo fa, sembra ancora pi sfinito di come mi sento
io. Non ci pensare.
Non riesco a evitare di pensarci.
Sono sicuro che non  andata cos. Va bene? Andiamo,
ti porto a casa.
Io spero che sia andata cos. Spero che pap abbia
visto il fiume che lo sommergeva, e poi... e poi sia finita.
Mi trema la voce. Perch questo significherebbe
che ha battuto la testa nell'impatto, o quando l'auto ha
sbattuto sull'acqua. E che quindi  svenuto, o  morto
sul colpo. Non avrebbe avuto tempo di avere paura.
Quanto ci si pu mettere ad annegare? Tre minuti? Cinque?
Abbastanza da essere una morte orribile, ne sono
sicura. Abbastanza da sperare che mio padre non abbia
dovuto sopportarlo. Sarebbe meglio se non l'avesse mai
saputo. Non credi?
Smettila. La voce di Theo  roca, le sue mani scivolano
lungo le mie braccia, e mi afferra come se temesse
che possa buttarmi oltre il parapetto. Non fare questo
a te stessa. Non serve a niente.
Theo si sbaglia. Io ho bisogno di pensare alla morte di
mio padre. Non posso ancora smettere di piangerlo: ho
bisogno del dolore per conservare la mia rabbia. Per restare
sveglia. Concentrata. Quando troveremo Paul, sar
il dolore a darmi la forza di finirlo.
Sfilo un braccio dalla presa di Theo per potermi asciugare
la bocca. Okay dico. Andiamo a casa, adesso.
Camminiamo per il resto della strada fino all'appartamento
di zia Susannah. Quando l'ascensore comincia
a salire, mi fa piegare le ginocchia: ho ancora un bel po'
di champagne in circolo. Theo mi prende un gomito per
sostenermi, e io appoggio la testa sulla sua spalla per il
resto della corsa.
Quando arriviamo alla porta, mi sussurra: Non 
troppo tardi per trovarmi una stanza d'albergo.
Se non facciamo rumore zia Susannah non si sveglier
dico premendo il palmo contro la serratura elettronica,
che mi riconosce e si sblocca. E comunque, dubito
che le importerebbe.
E ho bisogno di avere Theo al mio fianco, ora pi che
mai.
Nell'oscurit, l'appartamento bianco su bianco assume
una sfumatura argentata di blu, come se fosse fatto
di chiaro di luna. Tutto sembra surreale mentre in silenzio
guido Theo per il corridoio e nella mia camera da
letto, spingo la porta, e chiudo dentro entrambi.
La stanza in s non  tanto grande: il letto occupa
gran parte dello spazio. Non c' altro posto dove Theo
possa dormire, se non il pavimento, e non c' neanche
altro posto dove possa sedersi. Mi do della stupida per
la mia sensazione di imbarazzo, per la fantasia che il
suo interesse possa deviare dall'assurda situazione in
cui ci troviamo, che la scintilla di attrazione fra noi due
possa avere una qualche importanza, in mezzo a tutto
questo.
Poi i nostri occhi si incontrano, e ne ho la certezza:
non sono solo io ad avere questi pensieri.
Okay gli dico, indicando il bagno. Vado, ehm, a
darmi una rinfrescata.
Theo annuisce e va verso la finestra. Certo. Vai pure
a fare la doccia.
Stavo pensando di lavarmi soltanto i denti, ma una
doccia  una buona idea. I miei capelli e i miei vestiti
puzzano di fumo di sigaretta e di champagne svaporato:
l'odore della vita dell'altra Marguerite. In questo momento
ho bisogno di tornare a essere me stessa.
Entro nel bagno piastrellato di bianco e mi chiudo la
porta alle spalle. Il cuoio si stacca a fatica dal mio corpo,
la pelle mi brucia mentre mi strappo via il vestito.
Mi viene in mente che questo  un vestito firmato del
valore di migliaia di sterline: Persis probabilmente pensava
che glielo avrei restituito. Be', glielo spedir domani.
Adesso per lo lascio accartocciato sul pavimento come
una vecchia pelle dopo la muta. Le mie dita si chiudono
sul Firebird, sollevo il medaglione che ho al collo.
Soltanto quando sono in piedi nella doccia, a farmi
scorrere addosso l'acqua calda, si fa strada la consapevolezza,
l'intensa consapevolezza, che sono completamente
nuda a pochi passi da Theo. Mi dico che non c'
motivo di essere in imbarazzo: Theo ha praticamente
vissuto a casa mia negli ultimi anni, dopotutto. Ho fatto
il bagno, ho dormito, mi sono tagliata le unghie dei piedi
con Theo nella stanza accanto.
Eppure adesso sembra diverso.
Mi lascio avvolgere dalle spirali di vapore e metto la
testa sotto il getto d'acqua calda, la sento insinuarsi nei
miei riccioli e scendermi sul viso. Cerco di pensare solo
a sfregarmi via l'odore di sigarette. Invece, i miei pensieri
continuano a tornare al modo in cui Theo mi ha
preso fra le braccia in quel locale, o a come appoggiarmi
a lui nell'ascensore sembrasse la cosa pi naturale del
mondo.
C' sempre stato... qualcosa fra Theo e me. Non perch
flirtava con me: lui flirta con tutte le donne che incontra,
e anche con qualche ragazzo. Flirtare  una cosa
che Theo fa automaticamente, senza pensarci, come il
resto di noi respira. Anzi, mi sono resa conto che i sentimenti
di Theo per me stavano cambiando perch ha cominciato
a flirtare di meno con me. Quando  successo,
le sue parole hanno acquistato pi valore, l'attenzione
che mi dimostrava non era pi senza importanza, e lo
sapevamo entrambi.
Mi sono sempre detta che non sarebbe mai successo
nulla. Theo  pi grande di me.  permaloso, egoista, e
la sua arroganza sarebbe assolutamente disgustosa se
non avesse l'intelligenza per sostenerla. A volte, quando
rimane sveglio per due giorni di fila e va avanti e indietro
per la nostra casa parlando pi con formule matematiche
che con parole, emerge la sua vena di incoscienza,
come se fosse deciso a spingere i suoi limiti fino
all'orlo dell'autodistruzione, e magari anche oltre. Quindi
mi dicevo che quello che provavo per Theo era amicizia.
Okay, amicizia verso un ragazzo che  anche diciamo
terribilmente figo, per, comunque, solo amicizia.
Negli ultimi due giorni per ho visto un lato del tutto
nuovo di Theo. Forse ho finalmente conosciuto il vero
Theo. Come ho mai potuto dubitare di lui? Probabilmente
per lo stesso motivo per cui mi sono sempre fidata
di Paul: a quanto pare, non sono affatto brava a valutare
le persone.
Paul  l fuori. In questo momento l'unica cosa che
posso fare per prepararmi ad affrontarlo  dormirci sopra.
Theo  con me, e tanto basta.
Chiudo la doccia, mi asciugo, mi lavo i denti una seconda
volta. Il Firebird torna intorno al mio collo prima
ancora che mi sia asciugata i capelli. C' una maglietta
lunga appesa a un gancio sulla porta, quindi me la infilo.
Il tessuto rosa pallido  semitrasparente, e non ho
pensato a portarmi della biancheria pulita. Ma  pi
buio in camera, non avr importanza.
Quando esco dal bagno, Theo  in piedi alla finestra,
con le braccia conserte appoggiate al davanzale. I suoi
capelli neri brillano al chiaro di luna. Gli ci vuole un
momento per girarsi e guardarmi: quando lo fa, la stessa
scossa elettrica ci attraversa, e mi sento come se la
maglietta fosse completamente trasparente. Per resto
ferma, in piedi, di fronte a lui.
 Theo a rompere per primo il silenzio. Per quel che
vale, non vedo nessuno gi in strada che sembri controllare
questo edificio. E nessuno ci ha seguito fino a
casa dal locale: almeno, per quanto ho potuto vedere.
Ah, giusto. Bene. Perch non ci avevo pensato? In
questo momento mi accorgo di avere ancora in circolo
molto pi alcol di quello che dovrei. Mi lascio cadere sul
letto, frastornata e stordita. Pensi che Paul sappia che
siamo qui?
Se gli  venuto in mente di controllare.
 ovvio che stia controllando per vedere se qualcuno
gli d la caccia, avrei voglia di ribattere, ma poi mi
blocco. Un sorriso mi attraversa il viso. Paul non sa degli
altri Firebird dico. Li hai tenuti segreti a tutti.
Perfino a lui.
A volte  utile essere un infido bastardo. Theo risponde
al mio sorriso, anche se mi rendo conto che non
 del tutto sicuro di s. Comunque, non dobbiamo presumere
che Paul non abbia altri assi nella manica. Lo
abbiamo sottovalutato una volta, non rifacciamolo.
Hai ragione. La furia suscitata dal pensiero di Paul
minaccia di sommergermi un'altra volta, ma mi sforzo
di metterla da parte. Ho dolori dappertutto, ho la testa
confusa e annebbiata, e non  neanche la mia. Ho bisogno
di dormire.
La voce di Theo si fa pi gentile. Ehi. Buttami un cuscino,
va bene? Mi faccio una cuccia qui sul pavimento.
Io gli lancio uno dei cuscini, lui prende una coperta
aggiuntiva ai piedi del letto. Siamo cos silenziosi che
riesco a sentire il fruscio dei tessuti che si sfregano.
Quando infilo i piedi sotto il copriletto, lui spegne la luce,
cos siamo di nuovo al buio.
Mi sdraio lentamente, ma sono cos consapevole della
sua presenza. Il mio respiro accelera, il mio cuore sembra
volersi aprire la strada fuori dal mio petto a martellate.
 sciocco essere nervosa. Mi fido di Theo. Non c' motivo
di preoccuparmi che faccia qualche mossa.
Poi me ne rendo conto: non  Theo la persona di cui
non mi fido. Quello che non so  ci che potrei fare io.
Sarebbe cos facile, cos bello, dimenticare tutto quello
che c' oltre questo letto e la mia pelle. E poi si tratta di
Theo. L'unica persona al mondo su cui posso contare,
quella che voglio tenere pi vicina di ogni altra...
Il mio sussurro  l'unico suono nella stanza. Non devi
dormire sul pavimento.
Per un momento, risponde solo il silenzio. Poi Theo si
alza dal suo posto ai piedi del mio letto. Vedo il contorno
del suo corpo alla luce della luna, e mi accorgo che si
 tolto la maglietta per dormire.
Senza dire una parola, fa il giro del letto e viene dalla
mia parte, poi si siede, l'anca contro la mia gamba. Il
materasso cede sotto il suo peso, facendomi rotolare leggermente
pi vicina. Theo appoggia una mano vicino al
mio cuscino. Con l'altra, mi scosta i riccioli umidi dal viso.
Vorrei dirgli qualcosa, ma non mi viene in mente
niente. Tutto ci che posso fare  restare qui distesa, il
respiro rapido e affannato, a guardarlo dal basso, col
desiderio che mi tocchi di nuovo e insieme il terrore che
lo faccia.
Lentamente, Theo si china su di me. La maglietta mi
lascia un po' scoperta una spalla, ed  l che le sue labbra
mi sfiorano: lungo la linea della clavicola. Il bacio
dura solo un attimo, si abbatte su di me come un fulmine.
Lui bisbiglia: Chiedimelo ancora un'altra volta,
quando saremo entrambi noi stessi. Poi rialza la testa,
e il suo sorriso  dolce. Allora non mi fermer alla tua
spalla.
Detto questo, si alza dal letto e torna al suo posto. So
gi che non dir un'altra parola fino al mattino.
Dovrei sentirmi umiliata o lusingata? Ma le mie pulsazioni
si stanno normalizzando: mi sento al sicuro con
Theo, pi al sicuro di quanto mi sia sentita da quando
abbiamo saputo di pap. Per questo non faccio fatica a
chiudere gli occhi, rilassarmi e arrendermi al sonno.
Mi sveglio al suono di una risata.
Per una frazione di secondo penso di essere tornata a
casa. Quante volte mi sono svegliata al suono delle risate
dei miei genitori e di mia sorella in cucina, e magari
anche dei loro assistenti, voci che fluttuavano fino a me
insieme al profumo dei waffle ai mirtilli. Invece no. Sono
ancora nella stanza di un'altra Marguerite, nel suo
corpo, nel suo mondo.
Mi rifiuto di indossare questa maglietta rosa alla luce
del sole, quindi pesco a caso nel comodino, sperando di
trovare qualcosa da mettermi. Poi le mie dita incontrano
una stoffa di seta, e trovo una vestaglia giallo chiaro
in stile giapponese, con ricami elaborati. Mi procura
una sensazione bizzarra, perch assomiglia a qualcosa
che io stessa potrei possedere; La Marguerite di questa
dimensione ha visto questa veste di seta e ha reagito come
avrei fatto io... perch siamo la stessa persona, in
qualche modo che sto ancora imparando a comprendere.
Mi avvolgo nella vestaglia di seta e corro in cucina.
L'illusione della mia vecchia vita deve essere incredibilmente
potente, perch potrei giurare di sentire il profumo
dei waffle ai mirtilli...
Sei proprio un ragazzaccio tuba zia Susannah, e sta
ancora ridacchiando della sua stessa battuta quando io
entro e la vedo seduta al bancone della cucina, mentre
Theo  impegnato ai fornelli. Ha una maglietta, un paio
di boxer, un grave caso di barba di due giorni e un grande
sorriso.
Ci siamo appena conosciuti, e hai gi il mio numero
dice Theo mentre versa la pastella in una pentola.
Quando ha finito, alza gli occhi e mi vede. Buongiorno,
Meg!
Uh, ciao dico debolmente. Stai... preparando la colazione?
Pancake ai mirtilli. Ho imparato dal pi grande.
Con questo Theo intende mio padre. Dovevano essere
waffle ma, per quanto incredibile, Susannah qui non ha
assolutamente lo strumento adatto.
Mi dichiaro colpevole. Zia Susannah ha le mani intrecciate
sotto il mento in una posa che sembrerebbe infantile
su una ragazza della mia et, per non parlare
della sua. Mi ricordo dalle mie visite a Londra che lo fa
per nascondere le rughe sul collo.
Oddio, sta flirtando con lui. Potrei essere gelosa se
non fosse cos ridicolo.
Theo naturalmente sta al gioco. Bambina, qualcuno
dovrebbe portarti a fare shopping.
Non credere che non abbia cercato un uomo maturo
che mi mantenga dice lei. Naturalmente, possiamo
trovare un accordo. Forse dovrei provare a mantenere
un ragazzo giovane, per cambiare.
Concetto interessante. Lui alza una delle sue sopracciglia
arcuate, poi fa girare il pancake.
C' un limite a quanto posso sopportare di questi giochetti.
Vado a vestirmi annuncio, e torno in camera in
fretta.
A casa, il mio armadio  pieno di vestitini, gonne larghe,
fantasie floreali e colori brillanti, pizzi e capi fatti
all'uncinetto. Questo armadio sembra invece il set di
una rivista studiato per sfoggiare le firme pi costose e
scomode del mondo. Per trovo una semplice maglietta
nera e dei pantaloni grigi che possono andare, e un paio
di scarpe che non dovrebbero massacrarmi i piedi.
Quando riemergo, incrocio zia Susannah, che se ne
sta tornando nella propria camera con un piatto in una
mano e una forchetta nell'altra: sul piatto  rimasto un
ultimo boccone di pancake. Mi sorride raggiante e dice,
con un sussurro teatrale: Questo qua mi piace.  pi
intelligente di quelli che porti di solito.
Chi altro si  portata a casa l'altra Marguerite dopo le
sue serate per locali? Non voglio pensarci.
Sul bancone della cucina mi sta aspettando un piatto
di pancake, e il mio stomaco brontola con gratitudine
impaziente. Theo  in piedi vicino al lavello, le braccia
conserte sul ripiano. Non alza lo sguardo quando entro.
Grazie dico sedendomi a mangiare. Va bene cominciare
presto, ma avresti potuto svegliarmi.
S. Immagino di s. Sembra distratto, pi stanco rispetto
a prima. Probabilmente non ha riposato bene,
dormendo sul pavimento.
La pastella per i pancake  la stessa dei waffle?
Quando li assaggio, il gusto  perfetto. Hai gi mangiato?
Cosa?
Alzo lo sguardo dal mio piatto e vedo che Theo mi sta
fissando. Sembra confuso, perfino innervosito...
Allora capisco. Non ha il Firebird al collo. Deve esserselo
tolto ieri sera per dormire, ma adesso la sua memoria
sta cominciando a svanire: Durante gli ultimi minuti,
il mio Theo ha iniziato a perdere il controllo di questo
corpo, di questa coscienza.
Dopotutto, la mamma non aveva tutti i torti a proposito
del fatto che la nostra coscienza tende a svanire
nelle altre dimensioni.
Hai bisogno di un promemoria. Lascio cadere la mia
forchetta, vado da lui e afferro la sua mano. Il mio Theo
 ancora presente abbastanza da non opporsi o fare
domande quando lo trascino di nuovo verso la mia camera.
Gli do una piccola spinta che lo fa sedere pesantemente
sul mio letto. Per un attimo sembra di nuovo in
s, e mi sorride. Non ne avevamo gi parlato ieri sera?
Oddio, smetti per una volta di fare lo scemo. Frugo
fra i suoi vestiti sul pavimento e trovo il suo medaglione
del Firebird. Glielo metto al collo rapidamente. Mettiti
questo, okay?
Che cos' che devo mettermi?
Se ne  gi dimenticato. Non sembra notare neanche
il Firebird gemello appeso al mio collo. La mamma una
volta mi ha spiegato che, visto che i Firebird appartengono
alla nostra dimensione, sarebbero molto difficili da
individuare per un nativo di un'altra dimensione. Nel
momento in cui attiro la sua attenzione sul ciondolo, in
teoria, Theo dovrebbe essere in grado di vederlo, ma altrimenti
rimane appena fuori dalla sua consapevolezza.
 una buona notizia il fatto che questa teoria sia giusta.
Altrimenti, le persone si spaventerebbero immediatamente
nel veder apparire i Firebird al proprio collo e
li toglierebbero, destabilizzando gli ipotetici viaggiatori
interdimensionali che hanno appena fatto il salto. Per
come stanno le cose, invece, le persone potrebbero indossarli
per mesi senza accorgersene. Stranezze della
fisica.
Aspetta un attimo gli dico mentre prendo il suo
Firebird in mano e trovo la sequenza che avvia il promemoria,
lasciandolo cadere un istante prima che una
scintilla biancoazzurra si accenda e lo circondi.
Mi hanno detto che un promemoria dovrebbe far male,
ma non mi hanno detto quanto. Theo ondeggia per il
colpo, ha quasi una convulsione, prima di imprecare
sottovoce e accasciarsi in avanti, e per un momento
penso che stia per svenire (Uno shock? avevo chiesto
quando mia madre mi aveva spiegato questo meccanismo.
Un promemoria  solo uno shock elettrico? Lei
mi aveva fatto un grande sorriso, come se stessimo parlando
di farfalle e arcobaleni. Niente affatto. Un promemoria
 uno spostamento di risonanza molto sofisticato.
Semplicemente viene percepito come uno shock elettrico).
Theo? Mi chino su di lui e lo prendo per le spalle.
Ti senti di nuovo bene?
S. Sto bene. Alza lo sguardo su di me, ansimante,
con gli occhi spalancati, poi ripete: Sto bene come se
avessi detto il contrario.
Per un pelo. Mi porto una mano al petto per ricordare
a me stessa che il Firebird  ancora l. La curva
del metallo, dura contro il mio palmo, mi rassicura, e
mi fa pensare. Avr anch'io bisogno di un promemoria,
alla fine?
Theo  pallido, e si sostiene al letto come se si aspettasse
un terremoto. Alla mia occhiata interrogativa, dice:
Ho bisogno di qualche minuto, va bene?.
Certo. Deve essere stata un'esperienza tanto spaventosa
quanto dolorosa. Quindi gli scompiglio gentilmente
i capelli gi arruffati e torno in cucina, dove finisco
i miei pancake mentre studio le possibili strategie.
Se Paul non sta gi venendo a cercarci, noi andremo a
cercare lui entro un'ora. Ci dovranno pur essere delle
sopraelevate per raggiungere Cambridge rapidamente,
no? Oppure anche un treno normale. Lo troviamo prima
che lui trovi noi. E poi...
...lo uccidiamo.
Non mi  sfuggito che il Paul che voglio distruggere al
momento non  che un passeggero nel corpo di un Paul
Markov completamente diverso. Anche se adesso mi
sembra che una persona cattiva come Paul debba essere
cattiva in ogni singola dimensione, non posso esserne
sicura. Quindi la faccenda non  tanto semplice come
trovarlo e, non so, sparargli, o qualcosa del genere.
Per con il Firebird si possono fare cose pericolose per
il viaggiatore dentro il corpo. Theo mi ha spiegato almeno
questo.
In realt, decido, dovremmo discutere questo aspetto
prima di qualsiasi altra cosa, anche prima di uscire da
questa casa.
Presa la decisione, metto il mio piatto nel lavandino e
torno nella mia camera per parlarne con Theo. Quando
entro, per, lui non  nella stanza. I suoi vestiti sono
ancora sul pavimento, tranne la sua giacca nera, che non vedo.
Theo? entro in bagno, e ho gi fatto due passi prima di rendermi conto di quanto sia stato maleducato farlo senza prima bussare.
In quel momento lo vedo, e capisco che voleva stare da solo. Capisco anche perch.
Perch Theo, la mia guida,  stravaccato sul pavimento di piastrelle e si sta bucando.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Theo? faccio un passo avanti, poi mi blocco. Per qualche
stupido motivo mi vergogno di vederlo cos.
Subito dopo, la vergogna si trasforma in rabbia. Perch
dovrei essere io a sentirmi in imbarazzo? Non sono
io quella che si sta sballando nel bel mezzo di una situazione
cos pericolosa, cos importante...
Poi Theo fa un gemito e si accascia di lato sul pavimento
del bagno.  completamente, definitivamente
andato.
Oh, merda. Mi butto in ginocchio e lo giro sulla
schiena. Theo non sembra neanche accorgersi della
mia presenza. Che cosa stai facendo?
Theo si concentra su di me solo per un secondo e biascica
una parola: Scusa.
Scusa? Sei dispiaciuto?
S dice lui. Mi rendo conto che la mia rabbia in
questo momento  molto lontana per lui. Tutto il mondo
 molto lontano per Theo, in questo momento.
Afferro la bottiglietta che vedo sul pavimento del bagno,
 ancora mezza piena di un qualche liquido di colore
verde brillante. Quale droga ha questo aspetto?
Dev'essere qualcosa di questa dimensione, perch io
non ho mai visto nulla di simile.
Cerco di raddrizzarlo sul pavimento del bagno in
modo che non rimanga tutto rattrappito contro l'armadietto,
e lui reagisce rigirandosi a met per appoggiarmi
la testa in grembo. Sospirando, mi sistemo sulle
piastrelle fredde, con la schiena contro il muro, e slego
il tubo di gomma che si  annodato sul braccio. Non
pu fargli bene lasciarlo stretto troppo a lungo.
Riesco a sentire il suo respiro, profondo e regolare,
mentre il suo petto si solleva contro le mie cosce.
Appoggiando la testa all'armadietto, cerco di riprendermi.
Ma  difficile. Theo...  instabile. Questo lo sapevo.
Avevamo tutti cominciato a rendercene conto. Il
suo coraggio e la sua lealt non possono cambiare questo
fatto di cruciale importanza.
La persona su cui contavo per portare avanti questa
impresa in realt  qualcuno di cui non posso fidarmi
del tutto.
Anche se odio doverlo ammettere, Paul  stato il primo
a mettermi in guardia su Theo: il primo che si  reso
conto di quanto fosse grave la situazione e che ha
provato a parlarne. E doveva averlo sospettato per un
po', ma lo aveva tenuto per s. Solo l'Incidente lo aveva
fatto parlare.
L'Incidente  avvenuto due mesi fa, ed  stata l'unica
occasione in cui abbia mai visto i miei genitori arrabbiarsi
con Theo. Poi ci avevano messo una pezza, e
alla fine non era successo nulla di concreto, ma comunque
era difficile da dimenticare.
Quel pomeriggio ero con mia sorella, Josie, che era
tornata dall'universit per il weekend. Mi stava aiutando
a studiare per gli esami di fine anno, che possono
dare qualche problema se ti presenti da privatista,
senza una preparazione specifica sui test in programma.
So qual  l'immagine stereotipata dei privatisti: appena
sentono questa parola, le persone presumono che
siamo dei fanatici religiosi e che quello che studiamo
non sia cos difficile, come se passassimo le giornate a
imparare che Dio ha creato i dinosauri come cavalcatura
per i cavernicoli.
Nel mio caso, tuttavia, i miei genitori hanno tolto
Josie dall'asilo quando la maestra ha detto che non era
possibile che sapesse gi leggere come un alunno di
quinta elementare, e che quindi aveva semplicemente
imparato il suono delle parole senza capirle: da parte
mia, non ho mai messo piede in una vera scuola (da
quello che sento, non credo di essermi persa molto). Invece,
mamma e pap hanno schierato una serie di insegnanti,
i loro assistenti e gli specializzandi di altre
facolt, e hanno fatto studiare me e Josie pi duramente
di chiunque altro. Ogni tanto ci portavano i figli
degli altri professori, in modo che fossimo inserite socialmente.
Ho fatto amicizia con gli altri ragazzi, ma
era soprattutto con mia sorella che condividevo questa
vita. Quindi io e Josie abbiamo affrontato la letteratura
moderna con un'aspirante assistente che ci ha fatto
pi che altro studiare la sua tesi su Toni Morrison. Le
lezioni di francese venivano tenute da una vasta gamma
di madrelingua, anche se abbiamo imparato una
mescolanza di dialetti e accenti diversi: parigino, haitiano,
canadese. E in qualche modo ce la siamo cavata
con la scienza insegnata da mia madre, la materia pi
difficile di tutte.
Era un sabato pomeriggio, ventoso e coperto. I miei
genitori erano all'universit, al lavoro nel loro laboratorio,
Paul e Theo avrebbero dovuto lavorare sulle loro
equazioni a casa nostra, ma Theo aveva convinto Paul
a uscire per vedere le ultime migliorie che aveva apportato
alla sua adorata Pontiac. Quindi io e Josie avevamo
la casa tutta per noi.
Invece di aiutarmi a studiare, Josie mi stava tormentando.
Ma dai diceva Josie, giocherellando con il filodendro
della mamma. Adoreresti l'Istituto d'Arte.
Fa cos freddo a Chicago in inverno.
Uffa, stai sempre a lamentarti. Puoi comprarti un
giaccone. E poi, non  che non faccia mai freddo alla
Ris-lee o Ris-mee...
Rizdee.  il nomignolo che quasi tutti usano per la
Rhode Island School of Design. E s, lo so, ma  comunque
la scuola migliore del paese per il restauro artistico,
non c' storia.
Josie mi ha lanciato un'occhiata eloquente. Siamo
molto diverse, per essere sorelle: lei  di altezza media
mentre io sono alta, lei  atletica mentre io sono tutto
il contrario. Lei ha ereditato dai nostri genitori l'amore
per la scienza e sta seguendo le orme di pap diventando
un'oceanografa, io sono l'eccentrica della famiglia,
quella con la vena artistica. Josie  rilassata,
mentre io mi agito per un nonnulla. Eppure, nonostante
tutte le nostre differenze, a volte lei riesce a leggermi
dentro. Perch vuoi imparare a fare la restauratrice
quando invece diventerai un'artista?
Prover a diventare un'artista...
"Fare o non fare. Non c' provare" ha detto Josie
nella sua migliore imitazione di Maestro Yoda, che 
quasi spaventosamente perfetta. Tu vuoi essere
un'artista. Una grande artista. Quindi fallo. Il posto
giusto per farlo sarebbe l'Istituto d'Arte di Chicago, vero?
Ruskin. La parola mi  uscita di bocca prima che
potessi impedirlo. Josie mi ha guardato in un modo
che, lo sapevo, significava che non sarei riuscita a lasciar
cadere l'argomento. Ruskin School of Fine Art, a
Oxford. In Inghilterra. Quella sarebbe... it'posto perfetto.
Okay, anche se mi mancheresti terribilmente se andassi
in Inghilterra, non credi che dovresti almeno
pensare a raggiungere il tuo posto perfetto? Perch, fidati,
nessun altro ti ci porter. Poi per si  distratta
dalla sua predica. Che cos' quest'affare?
Come ho detto prima, i nostri genitori di solito non
lavorano con aggeggi fantascientifici luccicanti. Questa
era una delle eccezioni. Un marchingegno inventato
dalla Triad Corporation.
Josie ha aggrottato la fronte. Non l'avevo mai visto.
Che cos'?
Non  un prodotto di consumo. Sai che la Triad sta
finanziando le ricerche di mamma e pap, vero? Be',
questo serve a misurare... la risonanza dimensionale.
Credo. A volte mi distraggo quando sento parlare in
gergo tecnologico.  un meccanismo di sopravvivenza.
 normale che sia rosso e lampeggiante?
Ma non mi distraggo proprio completamente. No.
Mi sono messa rapidamente al fianco di Josie. Il dispositivo
della Triad era una scatola di metallo dall'aspetto
ordinario, come un vecchio modello di stereo,
ma lo schermo frontale di solito mostrava delle onde
sinusoidali in sfumature di blu o di verde. Adesso invece
pulsava con lampi rossi intermittenti.
Posso anche non essere una scienziata, ma non servono
lauree specialistiche per capire che rosso equivale
a una brutta notizia.
Il mio primo istinto  stato di aprire la porta del garage
e gridare per chiamare Paul e Theo, ma Theo a
volte finiva per parcheggiare a uno o due isolati di distanza.
Quindi ho afferrato il mio telefono, invece. Ho
chiamato il numero di Paul, e lui ha risposto, laconico
e diretto come al solito: S?.
Questo... coso della Triad, sai nell'angolo del soggiorno?
 normale che sia rosso e lampeggi?
Lui ha taciuto per meno di un secondo. Quando ha
parlato di nuovo, l'intensit delle sue parole mi ha raggelato.
Esci di l. Adesso!
Mi sono girata verso Josie. Scappa! Lei  corsa via
all'istante, ha la testa sulle spalle. Io... non proprio.
Avevo scalciato via le scarpe, e cos ho perso tre preziosi
secondi a rimettermele prima di scattare verso la
porta. Proprio mentre toccavo la soglia, per...
Il lampo  stato breve come il flash di una macchina
fotografica, ma cento volte pi intenso. Ho gridato,
perch mi aveva ferito gli occhi, ed ero stata investita
da un'ondata di vertigini, forse per essermi mossa
troppo velocemente. Barcollando, mi sono trascinata
sui gradini dell'ingresso e ho cercato di respirare, ma
era difficile, come se qualcuno mi avesse dato un pugno
nello stomaco.
Poi due mani grandi e forti mi hanno afferrato per le
spalle, e quando ho ricominciato a vedere chiaramente,
erano gli occhi di Paul quelli in cui stavo guardando.
Marguerite? Tutto bene?
S. Mi sono chinata in avanti, cercando di trovare
l'angolo che mi permettesse di recuperare stabilit. Aveva
cominciato a scendere una pioggerella fresca,
molto leggera, quasi una foschia. Ho appoggiato la
fronte sul suo petto ampio, sentivo il suo cuore battere
forte attraverso la maglietta umida, come se fosse stato
lui ad avere paura.
Che cosa  successo? A quel punto  arrivato Theo,
attraversando il cortile di corsa e schizzando fango con
le sue Dr. Martens. Marguerite? Che cosa  successo?
Anche Josie  arrivata di corsa.
Quella dannata macchina della Triad, ecco cosa 
successo! Paul continuava a sorreggermi, ma il suo
furore mi aveva scosso anche allora, forse un indizio
del vero Paul nascosto nel profondo. Avevi programmato
un test di sovraccarico?
No! Sei pazzo? Sai bene che non avrei fatto una cosa
del genere lasciandola incustodita.
E allora perch  andata in sovraccarico? ha chiesto
Paul severamente.
Cosa? Sovraccarico? Theo sembrava davvero sconvolto.
Ges. Come  potuto succedere?
Che cosa poteva succedere? ha domandato Josie.
E soprattutto, voglio saperlo? ha aggiunto poi, ripensandoci.
No, non vuoi. Le dita di Paul si erano strette intorno
alle mie spalle, cos forte da farmi uscire i lividi.
Non riesco a spiegare come questo mi avesse fatto sentire
contemporaneamente impaurita e protetta, eppure
 cos. Lui non guardava pi verso di me. Theo, chi ti
ha dato questa macchina? E stato Conley in persona?
Qualcuno della Triad potrebbe aver predisposto un
test a nostra insaputa.
Theo ha sbuffato. Potresti piantarla di essere cos
paranoico, per una volta? La sua voce si  fatta pi
gentile mentre aggiungeva: Fai dei respiri profondi,
Meg. Ti senti bene?.
Sto bene ho risposto, e a quel punto era la verit.
Mi sono sciolta dall'abbraccio di Paul per stare in piedi
da sola. Josie si  messa al mio fianco, ma  abbastanza
saggia da non provare a coccolarmi,  semplicemente
rimasta molto vicina.
Paul si  spostato nella foschia verso Theo:  dieci
centimetri pi alto di lui, e parecchio pi robusto, ma
Theo non ha battuto ciglio, neanche quando Paul gli
ha piantato il dito nello sterno. Qualcuno ha programmato
un test di sovraccarico. Non sei stato tu.
Non sono stato io. Quindi  stata la Triad. Questa non
 paranoia,  un fatto oggettivo.
Anche se chiaramente gli sarebbe piaciuto ribattere,
Theo ha detto solo: Okay, va bene, magari avranno
fatto un errore.
Un errore che avrebbe potuto ferire Marguerite! Un
errore di cui avresti dovuto accorgerti, se avessi fatto
attenzione. Ma tu eri troppo distratto, vero?
Ho gi ammesso di aver sbagliato...
Non  abbastanza! Devi fare di meglio: devi restare
lucido. Se non lo fai, e metti di nuovo a rischio Marguerite,
ne subirai le conseguenze. Paul si  sporto
verso Theo, usando tutta la sua mole e la sua rabbia
nel tentativo di intimidirlo. Ci siamo capiti?
Il corpo di Theo si  irrigidito, e per un attimo ho
pensato che potesse spingerlo via. Ma la scintilla si 
spenta rapidamente, cos come si era accesa. Ha risposto
con calma: Ho capito, fratellino. Davvero. Lo sai
che mi sento una merda per questo, vero?.
Non erano fratelli, si conoscevano da meno di due
anni, ma quel soprannome era qualcosa di sentito per
entrambi. Anche Theo aveva preso Paul sotto la sua
ala protettrice, e Paul quasi idolatrava Theo, pi ammirato
che invidioso della sua simpatia e della sua folle
vita sociale.  difficile immaginare che Paul non fosse
sincero quel giorno quando il suo sguardo si  addolcito
e ha detto: So che non hai mai avuto intenzione di
fare una cosa del genere, Theo. Ma non puoi permetterti
distrazioni. Di nessun genere.
Sentite, lasciate che sia io a dirlo a Sophia e a
Henry. Non nasconder niente.  solo... mi merito di
sentire la loro reazione, sapete? ha detto Theo, guardando
tutti e tre a turno.
Okay ha risposto Paul, lanciandomi poi un'occhiata
per conferma. Io ho annuito. Josie ha esitato per un
lungo momento, poi alla fine ha annuito anche lei.
Theo ha inclinato la testa, quasi come un inchino, e poi
si  allontanato sconsolato verso la sua macchina.
Paul  tornato da me, accompagnandomi in casa. A
quanto pare anche l'interno era di nuovo sicuro. Josie
ci ha seguito, indicando il dispositivo. Possiamo spostare
quel coso?
Buona idea ha risposto Paul. Mettilo fuori. Probabilmente
non avremmo neanche dovuto portarlo qui.
Josie se lo  caricato fra le braccia (quel coso era pesante)
e si  avviata fuori, lasciando me e Paul da soli.
Lui mi ha scostato i capelli dal viso, e io ho avuto un
improvviso momento di timidezza. Cos ho cercato di
riderci su. Allora, adesso sono radioattiva? Svilupper
dei superpoteri?
No, e ne dubito.
Quel coso mi ha quasi spedito in un'altra dimensione?
Serve per indebolire temporaneamente i confini,
tutto qui. Qualunque altro effetto sarebbe... teorico.
Paul ha battuto le palpebre, poi ha ritirato la mano. Io
mi sono stretta le braccia intorno al corpo e ho fatto un
passo indietro. Proprio quando credevo che nessuno di
noi due sarebbe riuscito a pensare a qualcos'altro da
dire, Paul ha aggiunto: Temo che le, ehm, attivit extracurricolari
di Theo lo stiano sopraffacendo.
Non voglio pensarci. Non  successo niente, no?
Certo.
I nostri sguardi si sono incontrati, e ho ricordato il
modo in cui mi aveva abbracciato. In cui mi aveva toccato
i capelli. Era stata la prima volta che ci eravamo
avvicinati tanto... e anche allora l'avevo considerata
come la prima volta. Non come l'unica volta.
Stavo cominciando a chiedermi se io e Paul avremmo
potuto essere qualcosa di pi...
No, mi dico rabbiosamente non va bene. Lui ti
ha tradito, e tu gliela farai pagare.
Allora mi ero detta che l'Incidente non era il segnale
di una brutta piega che la vita di Theo stava prendendo,
che era stato tanto rumore per nulla, ma mi sbagliavo.
Me ne rendo conto mentre me ne sto seduta qui sul
pavimento del bagno, con la schiena dolorante, una
buona mezz'ora dopo aver trovato Theo sballato. Paul
pu aver mentito su tutto il resto, ma forse considerava
davvero Theo suo fratello, almeno un po'. Forse gli
importava abbastanza da sperare che si potesse aiutarlo
in qualche modo.
O forse Paul voleva solo minare la mia fiducia in
Theo, in modo che mi fidassi completamente di lui.
Appoggio la mano sulla testa di Theo, i suoi capelli
sono folti e setosi, morbidi sotto le mie dita. Ha un
braccio abbandonato sulle mie gambe. Cerco quel piccolo
tatuaggio sopra il suo polso, quello di cui promette
sempre di spiegarmi il significato, ma poi non lo fa
mai... che stupidaggine. A quanto pare il Theo di questa
dimensione non si dedica alla body art.
Lentamente comincia a stiracchiarsi, accoccolandosi
contro la mia pancia come se fossi un cuscino, poi all'improvviso
si tira su e si siede accanto a me. Il suo
sguardo  sonnolento, sensuale e sfocato, eppure so che
 quasi tornato in s.
Mmmh. Quanto tempo  durato?
Circa trenta minuti. Theo ha consumato l'ultima
tregua che avevo intenzione di dargli. Gli mostro la
bottiglietta di sostanza verde. Che cosa diavolo  questa
roba?
Poi mi pento di essere stata cos dura, perch lui ha
l'aria di vergognarsi disperatamente. Roba fatta in
casa dice, a voce bassa. Qualcosa di cui fa uso questo
Theo... deve averla inventata con qualche suo amico
chimico. E veramente uno sballo fantastico.
Si mette a scherzare su quanto  fantastico uno sballo
nel bel mezzo di un'impresa cos pericolosa, cos importante?
Comunque avrei dovuto chiamare un'ambulanza:
Theo ne avr bisogno quando avr finito con lui.
Poi per lui aggiunge: Crea anche una forte dipendenza.
Lui... noi... avevo bisogno di Una dose. Stavo
cercando di evitarlo, ma questo corpo appartiene a
questa dimensione e, sai, ha le sue esigenze. Mentre
sono qui, in un certo senso mi devo adattare ai costumi
locali.
Per non  solo in questo mondo, vero? chiedo. Se
lo fosse, penso che Theo mi avrebbe parlato della dipendenza
di questa sua versione: la sua reticenza mi
sembra indicare qualcosa di pi. Tu ti fai anche a casa.
Vero? Lo sospettavamo tutti.
Theo si passa una mano sul viso, il suo sguardo sta
tornando alla chiarezza abituale. Non sono un drogato
dice alla fine. Non a casa. E pi... un fatto mentale,
davvero. A volte ho bisogno di uscire dalla mia testa,
zittire tutte le voci che mi dicono quanto sono coglione.
La sua espressione si colora di vergogna. 
un bisogno che detesto avere, eppure c'.
Da quanto tempo ti droghi?
Lui fa una smorfia, ma la sua voce  ferma quando
mi dice: Solo da qualche mese, e non ha mai interferito
col lavoro. Mai. Te lo giuro.
Si  dimenticato l'Incidente? Mamma e pap si erano
infuriati quando glielo aveva raccontato. Mi sfrego il
braccio, ormai quasi addormentato per il peso di Theo
che ci si era stravaccato sopra. Okay.
Mi spiace di aver perso il controllo davanti a te
continua Theo. Avvicina la sua mano alla mia, come
per prendermela, ma poi si blocca.  passata, adesso,
va bene? Completamente passata.
Annuisco mentre mi rialzo in piedi. Solo un'altra
cosa...
S?
Io conto su di te. La mia voce trema leggermente,
ma non cerco di stabilizzarla. Voglio che Theo veda
quanto mi ha fatto soffrire. Dobbiamo fermare Paul, a
qualsiasi costo. Non posso farlo senza il tuo aiuto, e tu
non puoi farlo se sei sempre sballato. Quindi vedi di
metterti in sesto.
Lui ha l'aria ferita, ma mi rifiuto di sentirmi in colpa.
Theo riesce sempre a cavarsela per il rotto della
cuffia con quegli occhioni da cerbiatto, ma questa volta
non funzioner.
Io ho bisogno di te. Del meglio di te. Quindi non
provare mai pi a perdere il controllo. Lo trafiggo con
lo sguardo pi duro che riesco a fare. Ci siamo capiti?
Lui annuisce e alza gli occhi su di me con qualcosa
che potrebbe anche essere rispetto.
Datti una ripulita gli dico, indicando la doccia.
Hai quindici minuti. Poi usciamo di qui. Abbiamo un lavoro da fare.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Theo riemerge dalla mia camera completamente rinfrescato.
Si  messo una maglietta pulita presa dal suo
zaino, grigia con l'immagine di un gruppo rock che non
conosco, forse degli anni Sessanta, The Gears. Si  appena
rasato e profuma di sapone, si  pettinato i capelli
umidi all'indietro in un modo che, su un altro ragazzo,
potrebbe sembrare quasi rispettabile. Quando i nostri
occhi si incontrano, mi aspetto di trovare un residuo di
imbarazzo, invece Theo sembra molto determinato.
Concentrato. Bene. Molto pi utile del rimorso.
Sulle prime nessuno di noi due sa bene che cosa dire,
e lui non riesce a sostenere il mio sguardo molto a lungo.
Guardo la sua maglietta perch  meno imbarazzante
che guardarlo in faccia... e poi mi rendo conto che riconosco
un paio dei membri dei Gears. Aspetta un attimo.
Quelli sono Paul McCartney e George Harrison, ma... chi sono gli altri?
Non ne ho la pi pallida idea. Theo allunga la maglietta
per guardarla meglio. A quanto pare non hanno
mai incontrato John Lennon, e neanche Ringo Starr,
quindi i Beatles non si sono mai formati. In ogni caso,
sembra che siano diventati parecchio famosi anche da soli.
Questo universo non ha avuto i Beatles. L'inesistenza
di una band che si  sciolta decenni prima che io nascessi
mi fa tristezza. So tutte le loro canzoni parola per
parola, grazie a mio padre. Pap era in assoluto il pi
grande fan dei Beatles. La sua canzone preferita era In
My Life, ne canticchiava le strofe mentre rigovernava la sera dopo cena.
Questo ricordo fa male (ed  una cosa che odio, odio
che tutti i bei ricordi siano diventati dolorosi), ma il dolore mi serve.
Zia Susannah si sta asciugando i capelli con il phon,
quindi riusciamo a svignarcela dall'appartamento senza
ulteriori vomitevoli corteggiamenti fra lei e Theo. Mentre
l'ascensore ci porta a terra, cerco di stabilire un piano.
Va bene. Per prima cosa dobbiamo scoprire se Paul
ha lasciato Cambridge o no...
Impossibile. Theo si infila la giacca. Se  ancora a
Cambridge, non  il Paul Markov che stiamo cercando.
Se Paul  saltato in questa dimensione, se ha preso possesso
di questa versione di Paul, allora si sta muovendo.
Garantito.
Mi sembra una deduzione un po' azzardata. Sai
qualche cosa che io non so?
So che Paul nell'ultimo paio di mesi si  comportato
come un semiparanoico nei confronti della Triad Corporation
risponde Theo. Come se proprio quelli che ci finanziano
potessero voler sabotare le ricerche che hanno
pagato. Non ha senso, no? Ma immagino che ora sappiamo
che Paul non era... lucido. Mettiamola cos.
Forse  questo il segreto: Paul ha passato gli ultimi
mesi a scivolare lentamente nella pazzia. A noi sembrava
comportarsi normalmente, ma  sempre stato cos
tranquillo, cos introverso, che non c'era modo di sapere
che cosa accadesse dentro di lui. Questo  plausibile.
Ma a che cosa ci serve?
La Triad Corporation pu anche essere una delle pi
grandi aziende del settore tecnologico, ma tutti sanno
che  totalmente in mano a una singola persona: Wyatt
Conley. Con aria trionfante, Theo alza il polso e proietta
davanti a noi l'immagine olografica di un articolo. Il
mio stupore per la novit tecnologica scompare quando
leggo il titolo: CONLEY OSPITE ALLA CONFERENZA
DI LONDRA SULLA TECNOLOGIA.
 qui dico leggendo la data della conferenza.
Wyatt Conley  a Londra proprio oggi.
Il che significa che non abbiamo bisogno di trovare
Paul. Ci basta trovare Conley, perch se il nostro Paul 
qui, per prima cosa dar la caccia a Conley.
Logico che Conley sia un genio della tecnologia anche
in questa dimensione. Ha solo trent'anni, ma  considerato
uno dei pi grandi, soprattutto perch ha sviluppato
gli elementi chiave degli smartphone quando ne aveva
appena sedici. La Triad  probabilmente la multinazionale
pi prestigiosa del mondo, sta costruendo un
palazzo di uffici ultramoderno e appariscente non lontano
da casa mia sulle colline di Berkeley, e produce
quei gadget e dispositivi elettronici per cui la gente fa
la fila due o tre giorni prima che vengano lanciati. Personalmente,
penso che sia un po' stupido eccitarsi tanto
per un telefono che , tipo, due millimetri pi sottile del
modello precedente, ma non mi lamento, perch gli investimenti
della Triad in Ricerca e Sviluppo hanno reso
possibili gli esperimenti di mia madre.
A quanto pare, Paul all'improvviso si  rivoltato contro
tutti quelli che lo avevano aiutato.
Le porte scorrevoli dell'ascensore si aprono, e usciamo
nell'elegante atrio coperto di specchi. Sorrido al portiere
mentre usciamo, l'aria fredda di dicembre fa svolazzare
i miei capelli e la giacca di Theo. Il portiere sembra stupito:
non credo che questa Marguerite sprechi il suo
tempo a trattare gli altri con gentilezza. Quando siamo
di nuovo soli, chiedo: Come fai a sapere che Paul non
verr a cercare prima noi?.
Theo scrolla le spalle. Non lo so. In ogni caso, per,
non perderemo tempo a cercarlo. Il momento della battaglia
si sta gi avvicinando.
La conferenza sulla tecnologia si tiene in un hotel
molto esclusivo in centro. Io e Theo ci andiamo usando
una delle scintillanti sopraelevate che scivolano sopra
la folla sui marciapiedi.
Come facciamo a entrare? chiedo mentre ci sediamo
sui sedili di plastica. Sopra le nostre teste, le pubblicit
olografiche brillano e dondolano come luminarie natalizie
allucinogene. In questo genere di conferenze non si
vendono i biglietti all'ingresso, giusto?
No, dannazione. Se l'ospite d'onore  Wyatt Conley,
probabilmente l'ingresso costa un migliaio di verdoni a
testa.
Io spalanco gli occhi. In questa dimensione sono pi
ricca, ma questa  una grossa cifra, e poi per qualsiasi
evento cos costoso probabilmente si vendono i biglietti
in anticipo, non al momento. Che cosa possiamo fare?
Dovremo intrufolarci. Mi lancia un'occhiata di sbieco,
e sorride. Visto che sono io il membro di questa
squadra con l'istinto criminale, lascia fare a me, d'accordo?
Una volta che saremo passati dall'ingresso principale,
nessuno ci ricontroller, se ce la giochiamo con
disinvoltura.
A questa conferenza ci saranno capitani d'industria,
miliardari, eccetera, ma Theo indossa dei jeans sdruciti
e una maglietta. Come la mettiamo con i tuoi vestiti?
Sei tu quella con l'abbigliamento sbagliato per una
conferenza sulla tecnologia... non che tu non abbia un
aspetto favoloso, come sempre. E pi strafottente che
mai, come se non l'avessi visto un'ora fa strafatto e indifeso
sul pavimento del bagno. Mi chiedo se essere esasperata
o sollevata. Theo indica i suoi jeans sdruciti.
Probabilmente cos sono un po' troppo elegante, ma
posso cavarmela. Tu non devi fare altro che starmi vicino,
okay?
Okay.
L'energia nervosa si sta accumulando dentro di me, a
mano a mano che ci avviciniamo alla resa dei conti con
Paul. Oppure no: potremmo esserci sbagliati. Questa
persona non sar per forza il Paul Markov della nostra
dimensione, non  affatto sicuro. E se fosse fuggito in
un luogo del tutto diverso?
Allora dovremmo saltare in una dimensione completamente
nuova, con un nuovo sistema di regole, e magari
una distanza ancora pi grande da percorrere per
raggiungerci. Il solo pensiero mi fa venire mal di testa.
Eppure, in una nuova dimensione potrei stare di nuovo
con i miei genitori. Tutti e due. Adesso come adesso,
la mamma mi sembra lontana tanto quanto pap.
Che cosa star facendo la mamma a casa, in questo
momento? Io e Theo abbiamo lasciato un messaggio
spiegandole che cosa stavamo per fare: sar andata fuori
di testa leggendolo, ma senza un Firebird da usare
non pu seguirci.  orribile pensare a quanto debba essere
spaventata per me e Theo, con la perdita di pap
ancora cos fresca, ma quando abbiamo deciso di partire
non mi sono fermata a pensare alla durata della nostra
assenza dalla nostra dimensione. Finora siamo via da
un giorno e mezzo.
Mi chiedo se hanno celebrato una cerimonia in ricordo
di pap: non hanno neanche potuto fare un vero funerale,
dargli un'autentica sepoltura...
No. Non posso permettere a tutto questo di sopraffarmi.
Devo rimanere forte, adesso che siamo cos vicini all'obiettivo.
Mostrami come usare il Firebird dico, tirandolo fuori
da sotto la maglietta.
Conosci gi i comandi di base, no?
Non intendo i comandi di base. Faccio fatica anche
solo a dirlo. Voglio dire, fammi vedere come posso usarlo
per uccidere Paul. Il nostro Paul.
Vuoi farlo sapere a tutti? Theo si guarda intorno,
siamo circondati da pendolari. Sono per tutti troppo
assorti nei propri oloschermi e auricolari per poter avere
sentito una sola parola di quello che ho detto.
Insisto: Fammi vedere.
Senti. Per la tua sicurezza e la mia serenit mentale,
lascia a me questa parte, okay?
La mia sicurezza non  una delle nostre priorit, ora.
Parla per te risponde lui, con tale intensit che mi
trovo di nuovo sospesa fra il timore e l'eccitazione per il
possibile significato delle sue parole.
Il mio tono si fa pi gentile, ma la mia determinazione
non vacilla. Devi spiegarmi come si fa, in caso di bisogno.
Nel profondo del mio cuore so che  mio compito
uccidere Paul, mio diritto e mio dovere, ma so anche
che  un discorso che Theo non vuole sentire. Se si preoccupa
della sicurezza, benissimo, parleremo di sicurezza.
Se ti succede qualcosa, devo potermi difendere.
Theo sembra ancora diffidente. Ti rendi conto che
non  una cosa facile, vero? Paul deve essere al tappeto
prima che tu lo faccia, oppure dovresti avergli strappato
il Firebird dal collo, ammettendo che ce l'abbia con s.
Cosa che non  scontata.
Paul potrebbe tenere il suo chiuso in cassaforte da
qualche parte, ma scommetterei qualsiasi cosa che non
 cos. Io e Theo abbiamo ancora addosso i nostri, perch
sono cose troppo preziose, troppo importanti per
non tenerle sempre vicino al cuore.
Lo capisco dico. Fammi vedere.
Cos, Theo si china verso di me e mi mostra una serie
parecchio complicata di spostamenti e ribaltamenti dei
molti strati e meccanismi del Firebird, ovviamente facendo
solo i gesti, senza attivarli. Ci sono talmente tante
fasi in questo procedimento che faccio fatica anche
solo a cominciare a memorizzarli.
Perch ci vuole cos tanto? Non dovrebbe essere una
procedura di emergenza? Nessuno potrebbe mai essere
in grado di ripetere la sequenza sotto pressione.
Nessuno dovrebbe farlo, punto risponde lui. Le nostre
teste sono talmente vicine che uno dei miei riccioli
gli sfiora la guancia, e lui non lo scosta. Volevamo costruire
degli strumenti per viaggiare fra le dimensioni,
non macchine di morte. Quello che ti sto mostrando
tecnicamente  un reset: un procedimento che dovresti
eseguire soltanto nella tua dimensione di origine, per
permettere al Firebird di... connettersi a un'altra persona,
a una diversa risonanza dimensionale, capisci?
Pi o meno. Mi sto lasciando vincere dalla frustrazione.
Vorrei solo che fosse pi semplice.
Deve essere complicato, perch  fatale per chiunque
non sia nella propria dimensione di origine. Non volevamo
che qualcuno potesse farlo per sbaglio durante un
viaggio.
Mentre osservo le mani di Theo che ripetono la sequenza,
ancora e ancora, mi ritrovo a pensarci di nuovo:
al fatto che sto per uccidere qualcuno. Una persona vera,
anche se in quel momento non sar nel proprio corpo.
Lui  nel corpo di un altro, ricordo a me stessa. Quello
che farai sar liberare il Paul che appartiene a questo
mondo. Per non posso aggrapparmi a una seria indignazione
morale, visto che io stessa ho preso il controllo
del corpo di qualcun altro con la forza.
E poi non si tratta di un anonimo sconosciuto. Si tratta
di Paul. Quello che sembrava non aver mai ricevuto
un regalo di compleanno pi bello della torta sbilenca
che gli aveva preparato la mamma. Quello che una volta
avevo preso in giro perch comprava tutti i suoi vestiti
ai mercatini dell'usato, per poi sentirmi malissimo
di fronte al suo imbarazzo, dato che non lo faceva per
moda ma per povert. Paul con i suoi occhi grigi, la sua
risata sommessa e quello sguardo perso, quello che mi
ha stretto al petto quando ero spaventata...
Paul  stato capace di guardare in faccia tutto ci che
di buono c'era in mio padre, tutto l'amore che gli aveva
dato, e poi ucciderlo senza battere ciglio. Perch non
posso fare la stessa cosa? Perch non posso essere spietata
come lui? Sono io che ho un buon motivo, io quella
che ha il diritto di uccidere. Non dovrei essere quella
che si sente in colpa, nauseata e orribile.
Per pap, mi dico, ma per la prima volta questa frase
suona superficiale.
Mi si torce lo stomaco, sento troppo caldo nella carrozza
della monorotaia. Faccio un respiro profondo, cercando
di riprendermi, e Theo mi lancia un'occhiata.
Stai bene?
S dico bruscamente. Penso di aver capito adesso.
Devi stare molto attenta quando esegui la procedura
mi dice lui, riposizionando il mio Firebird nella configurazione
corretta, con tutti quei sottili strati di metallo
ripiegati uno sull'altro come le ali di un insetto.
Abbiamo costruito questo meccanismo in modo che fosse
facile aggiustarlo e personalizzarlo, quindi quando lo
apri completamente in questo modo  possibile che si
disassembli.  abbastanza facile da sistemare, sapendo
come fare, ma questo non posso insegnartelo in un'ora.
O in un mese.
Certo.  un congegno complesso. Non c' bisogno che
me lo ripeti ogni volta.
Gli occhi castani di Theo incontrano i miei, pieni di
calore e comprensione. Qualcuno  nervoso.
Stiamo per uccidere un uomo. Dovrei'essere allegra?
Lui alza le mani, come dire, Mi arrendo. So che  dura,
d'accordo? Non  facile neanche per me.
Fratellino. Theo aveva l'abitudine di portare fuori
Paul per quello che chiamava recupero adolescenziale:
cercava di iniziarlo alla musica, ai locali e perfino alle
ragazze, ovvero tutto ci che si era perso quando aveva
cominciato a studiare fisica teorica all'et di tredici anni.
Naturalmente, in parte Theo lo faceva per sentirsi
un eroe sul piedistallo, perch Paul pensava che lui fosse
circa ottanta volte pi figo di chiunque altro sulla
faccia della Terra.
O comunque, questo era quello che credevamo. Alla
fine, Theo  stato ingannato da Paul profondamente come
tutti noi. E altrettanto amaramente tradito.
Mi dispiace. Appoggio la testa contro il sedile di
plastica e guardo in alto, verso gli ologrammi luccicanti
che vagano sopra di noi, e mi implorano di comprare
prodotti che non ho mai sentito nominare. So che mi
sto comportando da stronza. Sono solo stanca, tutto
qui.
Non  facile concorda lui. Rimanderemo le gentilezze
a pi tardi. A dopo.
Giusto.
La sopraelevata arriva alla nostra fermata. Io e Theo
scendiamo dalla carrozza fianco a fianco, senza dirci
un'altra parola.
Forse sta ancora pensando che pi tardi sar meglio.
Forse  quello che dovrei pensare anch'io. Invece la mia
mente  annebbiata dall'incertezza su che cosa ci troveremo
di fronte quando saremo arrivati a Paul e sulla
possibilit di vederlo davvero e, peggio, dai dubbi sulla
mia decisione.
Non posso neanche guardare in faccia Theo, per paura
che si accorga del mio tormento. Cos, mi guardo intorno
fra la folla frettolosa che ci circonda, in questa
stazione di griglie metalliche e segnaletica olografica,
sperando di potermi distrarre per un attimo dal lavoro
sporco che mi aspetta.
Una figura si blocca di colpo. Un uomo robusto con
una lunga giacca nera, che si  fermato all'istante, come
per un dolore improvviso.
Colgo il movimento con la coda dell'occhio e mi volto
da quella parte, il mio primo pensiero  Ha un attacco
cardiaco.
Poi vedo di chi si tratta.
Ho inseguito Paul Markov attraverso le dimensioni.
E adesso lui  a soli cinque metri di distanza.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Allungo una mano, cercando di avvisare Theo, ma non
ce n' bisogno.
Figlio di puttana sibila Theo.
Si lancia in avanti, ma io lo afferro per la maglietta.
Non farlo, Theo. No.
Che cosa vuoi... All'inizio  furente perch l'ho fermato,
tanto furente che mi sconvolge, ma poi si rilassa
visibilmente. Hai ragione. Non siamo affatto nel posto
giusto per questo scontro. Probabilmente ci sono telecamere
e agenti della sicurezza dietro ogni angolo.
Non  questo il motivo per cui ho fermato Theo. 
perch la sua vista mi ha riportato ai primi istanti dopo
che avevo sentito la polizia fare il suo nome, definendolo
un sospetto per la morte di pap. Stranamente, non
mi ero infuriata subito: ero troppo disorientata per poter
provare qualcosa di coerente come la rabbia. Continuavo
a pensare che non poteva essere vero. Che quelle
cose orribili che mi stavano dicendo non potevano essere
vere.
Con i poliziotti in piedi nel nostro soggiorno, e la
mamma che piangeva con la faccia fra le mani mentre
le parlavano delle attivit sospette di Paul, io continuavo
a pensare che avrei dovuto chiamarlo, per farmi
spiegare che cosa stava davvero succedendo.
E anche in questo momento, mentre lo guardo, non
vedo l'assassino di mio padre. Vedo soltanto il Paul che
ho sempre conosciuto.
Quello che mi ha fatto sentire come se potessi finalmente
innamorarmi sul serio.
Il giorno del Ringraziamento a casa nostra  sempre
un po' strano. Non abbiamo molti parenti, a parte zia
Susannah, la quale sembra convinta che il Ringraziamento
sia una specie di usanza americana barbarica
che le farebbe prendere i pidocchi. Quindi i miei genitori
invitano un gruppo eterogeneo di studenti di fisica,
altri professori e vicini di casa. Gli specializzandi contribuiscono
sempre con una pietanza: vengono da tutto
il mondo, il che significa che pu capitarci di avere kimchi
o empanadas insieme al tacchino. Una volta Louis,
che veniva dalla Louisiana, ha portato qualcosa chiamato
turducken: personalmente, visto che turd in inglese
significa escremento, non credo che un qualsiasi cibo
americano dovrebbe contenere quella parola, ma alla
fine si era rivelato un tacchino ripieno di anatra ripiena
di pollo, e devo ammettere che era delizioso. Il turducken
 stato uno dei migliori piatti che abbiamo ricevuto,
davvero. A volte sono quasi desolanti, come quest'anno,
quando Theo ha portato dei muffin che tutti
abbiamo finto di credere che non avesse comprato al supermercato.
Paul aveva chiesto di poter usare la nostra cucina,
perch al dormitorio non aveva accesso a un fornello.
Quindi ero presente quando si  messo a cucinare. Lasagne?
Mi ero spinta su per sedermi sul ripiano. Proprio
quello che preparavano di solito i Padri Pellegrini.
 l'unico piatto che so cucinare. Paul aveva guardato
severamente la salsa al pomodoro nella pentola, come
se gli avesse fatto qualcosa di male. L'unica cosa
che vale la pena di portare, comunque.
Io ho resistito all'istinto di puntualizzare che se le
stava cucinando a casa nostra, non si poteva dire che le
stesse veramente portando da qualche parte. Eravamo
finalmente arrivati al punto in cui cominciavo a sentirmi
a mio agio con lui, in cui stavo cominciando a credere
che avrei potuto superare gli strati di silenzio e di
imbarazzo per provare a capire il vero Paul Markov.
Mamma e pap erano all'universit, Theo era fuori a
qualche festa, e Josie non sarebbe atterrata da San Diego
fino alla mattina dopo, a quanto pareva perch avrebbe
passato la giornata a fare surf con i suoi amici.
Quindi, per una volta, io e Paul eravamo soli. Lui aveva
i suoi soliti jeans sbiaditi e una maglietta ( come se
non sapesse che  permesso indossare altri colori oltre
al nero, al bianco, al grigio e al jeans, giuro). Eppure in
qualche modo mi faceva sentire troppo elegante con la
mia casacca e i leggins.
Perch non vai a casa per il Ringraziamento? Ero
riuscita a non aggiungere, come una persona normale.
Non vuoi vedere i tuoi genitori?
Le labbra di Paul si erano strette in una linea sottile.
Non particolarmente.
Oh. Se solo avessi potuto rimangiarmi quelle parole,
ma non potevo. A bassa voce avevo aggiunto: Scusami.
Non ti preoccupare. Dopo un altro momento di silenzio
imbarazzato, ha aggiunto: Mio padre... non 
una brava persona. Mia madre non gli tiene testa. Loro
non capiscono la vita che ho scelto. Sono contenti che
abbia delle borse di studio, cos non gli costo altro denaro.
Non c' molto altro da dire.
Il che era ovviamente una grossa bugia; come potrebbe
non esserci altro da aggiungere a una storia come
quella? Ma non avevo intenzione di peggiorare la mia
maleducazione precedente facendo l'impicciona. Mi restava
solo da chiedermi che razza di perdenti potevano
essere dei genitori che non approvavano il fatto di avere
un figlio che era un genio della fisica. O che cosa potesse
esserci dietro le parole non  una brava persona.
Ho cercato di pensare a un modo di spostare la conversazione
su un altro argomento. Allora, ehm, che
musica  questa?
Rachmaninov. La diciottesima variazione di una rapsodia
su un tema di Paganini. Mi aveva lanciato uno
sguardo con i suoi occhi grigi. Non particolarmente attuale,
devo riconoscere.
 Theo che ti prende in giro per la tua musica classica,
non io. Dato che Theo non era nei paraggi, finalmente
l'ho ammesso: A me piace, in realt. La musica
classica.
Davvero?
Non  che sappia qualcosa dei compositori o delle
rapsodie, o cose del genere mi sono affrettata ad aggiungere.
Solo... quando la sento, penso che sia bella.
Il pezzo di Rachmaninov era qualcosa di fantastico,
davvero, una cascata di note al pianoforte che si inseguivano
in crescendo infiniti.
Tu chiedi sempre scusa per le cose che non sai. Paul
non aveva neanche alzato lo sguardo dalla ciotola in cui
stava mescolando mozzarella e fiocchi di latte. Dovresti
smetterla.
Offesa, ho ribattuto: Scusami se non sono nata sapendo
gi tutto.
Lui si  fermato, ha fatto un respiro profondo e mi ha
guardato negli occhi. Volevo dire che non dovresti vergognarti
di non conoscere una materia. Non possiamo
cominciare a imparare finch non ammettiamo quante
cose non sappiamo. Non c' niente di male se non hai
familiarit con la musica classica. Io non ho familiarit
con le cose che ascolti tu, come Adele and the Machine.
 Florence and the Machine. Adele  una cantante
solista. Gli ho lanciato un'occhiata saputa. Ma tu lo
sapevi gi, vero? Volevi solo farmi sentire meglio.
... Okay ha detto Paul, e io mi sono resa conto che
non avevo davvero capito niente.
Prima che potessi prenderlo in giro per questo, lui ha
guardato con espressione inorridita la sua teglia di lasagne,
come se fosse un esperimento scientifico fallito.
Lo strato di pasta che aveva steso sul fondo si stava arricciando,
come se cercasse di evadere.
Hai comprato la pasta precotta, vero? ho detto, saltando
gi dal piano di lavoro. A volte fa cos.
Pensavo che avrei risparmiato tempo!
Puoi comunque aggiungere gli altri strati senza cuocerli...
oh, aspetta. Ho afferrato uno dei grembiuli dal
gancio e me lo sono legato addosso. Ti aiuto.
Per i successivi minuti abbiamo lavorato fianco a
fianco: Paul aggiungendo gli strati di formaggio, pasta e
salsa, e io usando dei cucchiai di legno per cercare di
appiattire la pasta ondulata finch non l'avessimo ricoperta
con gli altri ingredienti. Il vapore mi faceva increspare
i capelli, Paul smadonnava in russo, ed entrambi
ridevamo come bambini. Prima di quella sera, non sapevo
che Paul fosse in grado di ridere tanto.
Quando stavamo giusto per finire, dovevamo coprire
la teglia per infornarla, e ci siamo allungati verso la
stagnola nello stesso momento. Le nostre mani si sono
toccate, solo per un attimo. Niente di che.
Avevo vissuto con lui praticamente ogni giorno per
pi di un anno, ma in quel momento ho visto Paul con
occhi nuovi. Era come se non avessi mai notato la limpidezza
del suo sguardo, o i suoi lineamenti decisi. Come
se il suo corpo avesse smesso all'improvviso di essere
grosso e sgraziato e fosse diventato forte. Maschio.
Attraente.
No. Incredibilmente attraente.
E lui, come mi vedeva in quel momento? In ogni caso,
aveva aperto leggermente le labbra, come stupito.
Abbiamo subito distolto lo sguardo. Paul ha strappato
la stagnola, e mentre le lasagne cuocevano ha detto che
doveva lavorare su certe equazioni. Io sono andata in
camera mia a dipingere, il che significa in realt che mi
sono messa a fissare i miei tubetti di colori a olio per
parecchi minuti, cercando di riprendere fiato.
Che cos' appena successo? Che cosa significa? Significa
qualcosa?
Dall'istante in cui mio padre  morto ho desiderato
solo di poter annullare quel momento con Paul. Ma non
ci riesco.
Paul Markov  pericoloso. Ha ucciso tuo padre. Lo sai.
Se non riesci a odiarlo per questo, che razza di smidollata
sei? Non sprecare un'altra occasione. La prossima
volta che lo vedi, non dovrai esitare. Non dovrai pensare
a quelle lasagne che avete cucinato insieme, o alla musica
di Rachmaninov.
Dovrai agire.
Riusciamo a seguire Paul fuori dalla stazione della
metropolitana senza che ci veda. L'intuizione di Theo
era giusta: Paul  diretto alla conferenza sulla tecnologia
dove parler Wyatt Conley.
Per essere un evento dedicato alle ultime novit
dell'avanguardia tecnologica, si tiene in uno strano posto:
un edificio che avr almeno un secolo, pieno di decorazioni
del barocco edoardiano. Anche le persone in
coda per entrare sono una mescolanza piuttosto bizzarra:
alcuni sono eleganti professionisti in completi color
canna di fucile o nero inchiostro, che anche salendo i
gradini intrattengono conversazioni multiple con gli
schermi olografici di fronte a loro, mentre altri sembrano
matricole di un college appena scese dal letto, ma
hanno addosso ancora pi dispositivi elettronici dei tipi
che sembrano amministratori delegati.
Ti avevo detto che ero vestito troppo bene per questo
posto bisbiglia Theo mentre Paul svanisce oltre le porte.
Come far a entrare? chiedo. Si sar gi procurato
un badge, oppure prover a superare i controlli con l'inganno?
Inutile preoccuparsene finch non saremo entrati
noi stessi. Lascia fare a me, d'accordo, Meg?
A quanto pare, Theo ha trascorso l'intero viaggio dall'America
a cercare di capire come funzionano esattamente
questi sistemi informatici avanzati. Mentre ci accalchiamo
sui gradini, fingendo con disinvoltura di avere
la certezza di entrare, riesce a intrufolarsi nel
database dell'organizzazione. Cos quando arriviamo al
banco della registrazione e ci fingiamo sconvolti (sconvolti!)
che non abbiano i nostri badge gi pronti da ritirare
come stabilito, gli addetti trovano effettivamente i
nostri nomi nel sistema. Dopo la stampa frettolosa di
due badge provvisori, siamo dentro.
Theo mi offre il braccio, io ci appoggio la mano mentre
camminiamo nel salone della conferenza.  uno spazio
enorme, con le luci gi un po' abbassate, per dare il
massimo risalto al gigantesco schermo cinematografico
in attesa sul palco. Devo ammettere sussurro a Theo,
che sei stato molto astuto.
Astuto  il mio secondo nome. In realt sarebbe Willem,
ma se lo dici a qualcuno, ti avverto, la mia vendetta
sar terribile.
Ci sediamo verso il fondo, dove riusciremo a sorvegliare
meglio l'intera platea e a vedere Paul fare la sua
mossa... ammesso che abbia intenzione di farla. Non
sembra essere fra il pubblico.
Se Theo ha notato il mio pessimo umore, non lo dimostra
affatto. Sono contento di aver potuto studiare questa
dimensione il meglio possibile, e il pi in fretta possibile.
Ha fatto la differenza. Ovviamente parlare qui 
sicuro quanto sulla sopraelevata: la maggior parte della
gente  circondata da piccoli schermi olografici e sta
parlando con una o pi persone. Dovremo inserirlo fra
i consigli della guida ai viaggi interdimensionali che un
giorno scriveremo insieme: Guida al Multiverso per autostoppisti.
Permettere a uno scienziato di lasciarsi trascinare
dallo spirito di Douglas Adams, l'autore della Guida galattica
per autostoppisti, non  mai una buona idea, cos
gli faccio una domanda che mi gira in testa da poco dopo
il mio atterraggio qui. Come fa a essere questa la
dimensione pi vicina alla nostra?
Che cosa vuoi dire? chiede Theo aggrottando la
fronte.
Credo di aver pensato... sai, che la dimensione accanto
sarebbe stata molto pi simile alla nostra, solo
con qualche piccola differenza. Invece non  per niente
simile.
Per prima cosa, tutto questo non  "per niente simile".
I confini degli Stati sono gli stessi. La maggior parte
dei marchi pi importanti sembrano gli stessi, presenti
esclusi. Si riferisce al logo ConTech proiettato
sullo schermo dietro il palco: nel nostro universo, Wyatt
Conley  sinonimo di Triad. Fidati, le dimensioni possono
modificarsi molto pi radicalmente di cos.
Okay, certo. Capisco che cosa intende. Non  come
se, per dire, ci fossero ancora i dinosauri.
Theo, sempre entusiasta di qualsiasi occasione di pavoneggiarsi
con le sue conoscenze, continua. In secondo
luogo, nessuna dimensione, tecnicamente,  "pi vicina"
o "pi lontana" di un'altra. Comunque non in termini
spaziali. Alcune dimensioni sono matematicamente
pi simili fra loro rispetto ad altre, ma questo non 
necessariamente correlato al fatto che siano pi simili
fra loro sotto qualsiasi altro aspetto.
Quando viene pronunciata la parola correlato, capisco
che la conversazione sta per entrare in modalit tecno-bubbole,
quindi taglio corto. Stai dicendo che se Paul
voleva soltanto scappare "alla prima uscita disponibile",
questa potrebbe essere la prima uscita disponibile, per
quanto sia diversa dalla nostra dimensione sotto molti
aspetti?
Esattamente. Le luci si abbassano, e Theo si raddrizza
sulla sedia mentre il mormorio della platea si affievolisce
e le varie conversazioni olografiche si spengono.
Comincia lo spettacolo.
Sullo schermo il logo della ConTech viene sostituito
da un video promozionale, le solite persone raggianti di
varie et e razze, tutti utilizzatori di prodotti hi-tech
che rendono la loro gi favolosa vita ancora pi fantastica.
Solo che i prodotti sono diversi da quelli a cui sono
abituata: la macchina che si guida da sola lungo percorsi
stabiliti come quella di Persis, gli schermi olografici
e altra roba che non avevo ancora visto, come gli
scanner medicali che fanno la diagnosi con un solo tocco,
e una specie di gioco come il lasertag a infrarossi, a
parte il fatto che utilizza veri raggi laser. Una donna
avvicinata dal rapinatore pi pulito e ben curato della
storia si volta con sicurezza e tocca il proprio braccialetto:
l'assalitore fa un salto come se avesse ricevuto una
scossa elettrica, poi cade a terra mentre lei si allontana
a grandi passi.
Abbasso lo sguardo al braccialetto che ho al polso,
quello con l'etichetta interna che dice Defender. Adesso
capisco.
La musica di sottofondo sale fino a un acuto coinvolgente
mentre le immagini sbiadiscono e l'annunciatore
dice: Signore e signori, l'innovatore della nostra epoca,
fondatore e amministratore delegato della ConTech...
Wyatt Conley.
Applausi, un riflettore acceso, e Wyatt Conley entra
in scena.
Nonostante il fatto che finanzia i miei genitori ormai
da pi di un anno, non ho mai incontrato Conley di persona.
Per so che aspetto ha, come chiunque sia stato
online o abbia guardato la TV nell'ultimo decennio.
Pur avendo circa trent'anni, Conley non sembra molto
pi vecchio di Theo o Paul: c' qualcosa di sbarazzino
in lui, come se non fosse mai stato costretto a crescere e
non intenda cominciare ora. Ha un viso lungo e magro,
ma bello, in un certo modo eccentrico. Ha quei jeans finto-informali
e una maglietta a maniche lunghe che chiss
perch hanno l'aria di costare un migliaio di dollari
al pezzo. I suoi capelli sono ricci e incontrollabili come i
miei, ma pi chiari, quasi rossi, abbinati alle lentiggini
che ha sul naso e sulle guance. Fra questo e i famosi
scherzi che ha fatto agli altri VIP,  stato descritto come
"uno dei gemelli Weasley in libera uscita nella Silicon
Valley".
Noi stiamo facendo un viaggio dice Conley, con l'accenno
di un sorriso. Io, voi, chiunque sul pianeta Terra.
E quel viaggio accelera sempre di pi: ogni minuto,
ogni secondo. Sto parlando del viaggio nel futuro, e specificamente
del futuro che stiamo creando grazie alla
tecnologia.
Mentre attraversa il palco con passo deciso e sicuro di
s, lo schermo dietro di lui mostra uno schema dal titolo
Gradi di cambiamento tecnologico. Per la gran parte
della storia umana,  una linea che si muove verso l'alto
in modo molto lento. Poi, a met del diciannovesimo secolo,
si impenna, e negli ultimi tre decenni diventa decisamente
verticale.
Conley dice: A prescindere da tutte le differenze fra
le loro epoche, Giulio Cesare avrebbe capito gli elementi
fondamentali del mondo di Napoleone Bonaparte, un
condottiero vissuto quasi duemila anni dopo di lui. Napoleone
avrebbe, forse, potuto capire Dwight D. Eisenhower,
che combatt neanche centocinquant'anni dopo
Waterloo. Ma io non credo che Eisenhower potrebbe anche
solo vagamente comprendere l'utilizzo dei droni nei
conflitti, i satelliti spia o qualsiasi tecnologia che oggi
definisce la sicurezza del nostro mondo.
Come lezione di storia,  quasi interessante. Forse
per il modo in cui gesticola, come un bambino eccitato.
Ma proprio quando potrei farmi coinvolgere dalle sue
parole, vedo Paul risalire rapidamente la corsia laterale,
verso l'uscita.
La mano di Theo si stringe sul mio avambraccio, come
avvertimento. Mi bisbiglia: Lo vedi anche tu?.
Io annuisco. Lui si alza dal suo posto, abbassandosi
per non bloccare la visuale a nessuno e non creare agitazione,
io faccio lo stesso e scivoliamo fuori dal lato
dell'auditorium.
Qualcuno ci lancia un'occhiata seccata, ma l'unico
suono nella stanza rimane la voce di Conley. Per generazioni,
ormai, la gente ha avuto il terrore della Terza
guerra mondiale. Ma stanno facendo un grave errore: si
aspettano che la guerra sar come  stata prima.
Non c' quasi nessuno ad aggirarsi nei corridoi all'esterno,
a parte qualche assistente ansioso che cerca di
portarsi avanti per il momento conviviale alla fine della
conferenza. Quindi io e Theo passiamo inosservati mentre
cerchiamo di capire dove, esattamente, potrebbe essersi
cacciato Paul. In un edificio cos antico, la disposizione
degli spazi non  mai come te la aspetteresti.
Per di qua, magari? Theo apre una porta che d in
una stanza buia, senza sedie n tavoli.
Io lo seguo all'interno: appena la porta si richiude dietro
di noi, il buio ci sommerge, tranne che per il tenue
bagliore dei dispositivi tecnologici che abbiamo addosso:
le nostre targhette olografiche, il mio braccialetto di sicurezza.
Sentiamo di nuovo il discorso di Conley, anche
se attutito. Le prossime sfide che l'umanit dovr affrontare
saranno completamente diverse da qualsiasi
cosa ci siamo mai trovati davanti. Nuove minacce, certo,
ma anche nuove opportunit.
Poi udiamo qualcos'altro: dei passi.
Con un braccio Theo mi prende per la vita, tirandoci
entrambi all'indietro, finch siamo con la schiena contro
il muro, nascosti nel buio pi assoluto. Mi invade un'ondata
di adrenalina: mi si drizzano i capelli sulla testa,
riesco a malapena a respirare.
I passi si avvicinano. Io e Theo ci scrutiamo a vicenda,
fianco a fianco nel buio, la sua presa salda sul mio
corpo.  troppo buio perch riesca a decifrare l'espressione
nei suoi occhi.
Poi mi sussurra: L'angolo opposto. Vai.
Ci separiamo. Io corro nell'angolo, come mi ha detto,
e Theo si dirige dritto verso quei passi... che si rivelano
essere quelli di un uomo alto in uniforme, completamente
privo di senso dell'umorismo.
Sapevo che qualcuno come Wyatt Conley avrebbe avuto
un servizio d'ordine.
Volevo solo assicurarmi un autografo pi tardi dice
Theo continuando a camminare, portando la guardia
pi lontano da me. Pensa che mi firmerebbe il braccio?
Potrei farmi tatuare l'autografo per sempre!
Probabilmente Theo vuole che io esca di qua mentre
lui distrae la guardia. Invece io striscio pi vicino al
palco, e a Paul.
Dal palco, Conley dice: I pericoli che dobbiamo temere
non sono gli stessi a cui eravamo abituati. Arriveranno
da direzioni che non abbiamo mai immaginato.
Theo protesta mentre la guardia lo fa arretrare fuori
dalla stanza. Oh, andiamo, non c' nessun bisogno di esagerare...
La porta si richiude, e non riesco pi a sentire
la sua voce. Mi guardo sopra la spalla, Come se cercare Theo potesse riportarlo indietro...
Ed  in questo momento che la mano di Paul Markov mi si chiude sulla bocca.
L'assassino di mio padre bisbiglia: Non gridare.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Paul mi tira indietro. Ha una mano intorno alla mia vita,
l'altra sulla mia bocca. Mi si piegano le gambe, e devo
letteralmente ordinare a me stessa di non svenire.
Che cosa posso fare? Mi sono sempre immaginata di
attaccarlo, non di essere attaccata da lui. Come ho potuto
permettergli di cogliermi di sorpresa? Come ho potuto
essere cos stupida?
Che cosa ci fai qui? bisbiglia lui. Siamo subito dietro
il sipario. Come  possibile che tu sia qui?
Io afferro il suo braccio, anche se so di non essere comunque
abbastanza forte per spostargli la mano... ed 
in questo momento che mi cade l'occhio sul braccialetto
che ho al polso.
Defender.
Rapidamente, premo il braccialetto come ha fatto la
donna nel video. Subito una scarica di energia biancoazzurra
si trasmette alla sua mano.
Paul lancia un grido di dolore, io mi libero dalla sua
stretta, e inciampando supero il sipario e mi ritrovo sul
palco. Per un attimo rimango l, sotto il riflettore, sconvolta,
a pochi passi da Wyatt Conley. Ci guardiamo l'un
l'altra mentre un mormorio sorpreso sale dalla platea e
io cerco di pensare a qualche possibile frase da dire.
Poi la mano di Paul si chiude sul mio gomito, e io lancio un urlo.
Sicurezza! grida Conley mentre Paul mi tira dietro
il sipario e il pubblico inizia a urlare. Ma la sicurezza
non  a portata di mano, perch sono occupati a buttare
fuori Theo. Ci significa che  tutto nelle mie mani.
Mi divincolo da Paul con tutta la forza che ho: deve
essere ancora debole per la scossa elettrica, perch riesco
a liberarmi. Poi mi metto a correre come un fulmine.
Come ho potuto essere cos ingenua? Come ho potuto
mettere in dubbio per un secondo che Paul fosse pericoloso?
Ha ucciso mio padre e io volevo ancora concedergli
il beneficio del dubbio. Stupida, stupida, stupida. Non
permetter mai pi a un ragazzo di rendermi cos stupida.
Scatto dall'edificio verso la metropolitana, sotto la pioggia.
Dai passi che sento sul marciapiede, e dalle grida delle
persone spinte da parte, so che Paul  proprio dietro di me.
Marguerite! urla. Fermati!
Come se avessi la minima intenzione di farlo.
La pioggia mi sferza la faccia, i marciapiedi davanti a
me si scuriscono goccia dopo goccia. Il segnale tridimensionale
della metropolitana mi sprona, dandomi la forza di correre pi veloce.
Mi butto nella stazione, i capelli fradici e gocciolanti,
e senza esitare scavalco i tornelli. Se questo attirer
l'attenzione dei poliziotti, tanto meglio. Ma anche mentre
corro sento Paul che scavalca dietro di me.
Il mio anello comincia a lampeggiare: c' solo una
persona che potrebbe chiamarmi adesso. Riesco ad accenderlo
con un colpo e il viso di Theo appare davanti a
me, sfocato e tremolante. Ho sentito... aspetta! Che cosa sta succedendo?
Paul! Mi sta inseguendo! Siamo in metropolitana!
Lo schermo svanisce all'istante. Theo arriver il pi
velocemente possibile, lo so, ma non sono sicura che riuscir a raggiungermi in tempo.
Il corridoio della metropolitana qui si divide in diverse
gallerie, per diverse destinazioni. Corro in quella pi
vicina, senza preoccuparmi di sapere quale potrebbe essere
la migliore, poi impreco sottovoce sentendo un treno
in arrivo davanti a me. La folla potrebbe proteggermi
da Paul, ma protegger anche lui da me.
Comunque, continuo a correre. Ormai non posso pi tornare indietro.
I passeggeri sciamano verso di me, le loro conversazioni
e i loro giochi olografici vorticano intorno a loro come
nebbia elettronica. Come pu esserci questa folla
tanto tempo dopo l'ora di punta? Inclino le spalle, rigirandomi
a destra e a sinistra per evitare di scontrarmi
con qualcuno, ma poi la mano di Paul mi afferra una spalla.
Immediatamente mi giro e lo colpisco con un pugno in faccia.
Ow. Oh, maledizione. Nessuno ti avverte mai che dare
un pugno a qualcuno fa male come riceverlo. Paul arretra
inciampando, e alcuni degli altri passeggeri sobbalzano,
rendendosi conto per la prima volta di quello
che sta succedendo sotto i loro occhi.
Paul mi guarda, con la mano premuta sulla mascella
arrossata, ed  come se... come se non capisse. Come 
possibile che non capisca?
Dietro di me il treno scivola fuori dalla stazione con
uno spostamento d'aria e un fragore che quasi sommergono
le sue parole. Chi ti ha portato qui?
Non ho la possibilit di rispondere perch Theo si fa
largo fra la folla, lanciandosi verso Paul e urlando: Figlio
di puttana!.
La testa di Paul si sposta da me a Theo una frazione
di secondo prima dell'impatto. Il resto dei passeggeri si
disperde in un attimo, le persone scappano urlando in
tutte le direzioni. Un tizio grasso mi urta cos forte che
sbatto contro una delle griglie metalliche divisorie.
Senza fiato, guardo attraverso le sbarre e vedo Theo e
Paul a terra. All'inizio Theo  in vantaggio, in ginocchio
mentre Paul  steso al suolo, e il suo pugno si scontra
con la mascella di Paul cos forte che riesco a sentire lo
scricchiolio.
Poi Theo cerca di colpirlo di nuovo, ma Paul lo blocca
con la mano, mentre l'espressione del suo viso passa da
dolore incredulo a furia.
Le luci rosse degli allarmi di sicurezza cominciano a
lampeggiare. Le griglie metalliche proiettano strane
ombre che sembrano incidere linee intorno a noi e attraverso
i nostri corpi. La polizia della metropolitana
sar presto qui. Merda.
Ma niente di tutto questo ha importanza quando vedo
Paul lanciare fisicamente Theo all'indietro. Theo rotola
cos lontano che cadendo attraversa addirittura uno dei
cartelli olografici, qualcosa sul turismo in Italia. Mentre
Theo  semiscomparso dietro una versione traslucida
del Colosseo, Paul balza verso di lui, inginocchiandosi
accanto alla sua forma accasciata.
Tu ringhia afferrando la maglietta di Theo. Non sapevo
che il volto di Paul potesse prendere questo aspetto:
inanimato e furente. Come hai fatto a seguirmi?
Theo gli sferra un calcio potente nel petto, ma lo trattiene
solo per un momento. Paul si riprende in un batter
d'occhio e colpisce Theo alla mascella. Poi ancora. E
ancora. Non  che non sapessi che Paul era pi grosso
di Theo, ma in qualche modo finora non avevo mai realizzato
che razza di gigante sia, e quanto Sarebbe impossibile
per Theo batterlo da solo.
Per io adesso ho ripreso fiato: Theo non deve pi
combattere da solo.
Corro verso di loro, salto attraverso la pubblicit olografica
e atterro sull'ampia schiena di Paul. Lui fa un
grugnito di sorpresa, e cerca di afferrarmi, ma io ho una
mano intorno al suo collo e l'altra nei suoi capelli. Che
importa se tirare i capelli  una mossa da femmine? Fa
male, e funziona.
Che cosa... Paul cerca di divincolarsi dalla mia presa,
ma appena la sua mano si chiude sul mio avambraccio
si blocca all'improvviso. Marguerite, fermati.
Riesco a malapena a distinguere le parole nel frastuono
di un altro treno che arriva.
Vai all'inferno gli dico.
La mia mano libera  quella col braccialetto Defender.
Quando glielo pianto nel fianco fa il suo dovere,
dandogli un'altra scossa, e lui lancia un grido di dolore.
Theo  di nuovo in piedi e cerca di prendere il medaglione
del Firebird di Paul. Ci siamo, ci siamo, tutto
quello che devo fare  tenere fermo Paul mentre Theo lo
finisce.
Poi Paul inclina la testa verso di me, e mi guarda. Alza
i suoi occhi grigi, scrutandomi, rivelando un'amarezza
profonda e un dolore indicibile, un sentimento che riconosco
perch  identico al mio.
Per un attimo il dubbio offusca tutto il resto, e la mia
presa vacilla. Un attimo  tutto quello che gli serve.
Si divincola da me e sbatte il gomito in faccia a Theo,
ributtandolo all'indietro sul pavimento. Cerco di recuperare
la mia presa su Paul, ma  inutile: adesso si 
rialzato e sta usando ogni centimetro e ogni chilo di
vantaggio per tenermi a freno.
Ma che cosa stai facendo? mi grida. Gli allarmi di
sicurezza lampeggiano sopra di noi, colorando la linea
di sangue a lato della sua bocca con un'alternanza di
rosso e di nero.
Ti sto fermando! Cerco di colpirlo, ma la sua mano
enorme blocca la mia senza alcuno sforzo.
Theo si rimette a fatica in piedi, e Paul lo vede. Immediatamente
mi afferra, mi tira letteralmente su, e si
fa strada attraverso le porte della carrozza del treno
subito prima che si chiudano. Riesco a divincolarmi e
liberarmi di lui appena in tempo per vedere Theo premere
i palmi contro i vetri delle porte, ma  troppo tardi.
Il treno sta partendo.
Per un attimo appoggio la mia mano contro quella di
Theo, dall'altro lato del vetro: lui ha l'aria distrutta, ma
non dice una parola. Che cosa potrebbe dire? Niente
pu impedire l'accelerazione del treno che mi allontana
da lui, lasciando solo le sue impronte.
Il treno scivola in una galleria, nel buio. Non c' nessun
altro in questa carrozza. Paul e io restiamo l, ansimanti,
illuminati solo dalle pubblicit olografiche sopra
di noi. Siamo soli.
Come ha fatto Theo a portarti qui? chiede Paul a
voce bassa. E perch?
Io alzo il mento. Theo ha ricostruito da solo i prototipi
del Firebird. Non te lo aspettavi, vero?
I prototipi. Certo sussurra lui, quasi come se fosse
contento di sentirlo. Ma... ma perch ti ha portato con
s? Non vedi com' pericoloso?
Questo non ha alcuna importanza. Se credevi di poter
uccidere mio padre e cavartela cos, sei proprio...
Che cosa?  impallidito cos improvvisamente che
per un momento credo che stia per svenire. Che cosa...
hai detto... Henry  morto? Morto?
Lo sbalordimento e il dolore che vedo sono del tutto
reali. Certi sono attori abbastanza bravi da fingere la
sorpresa, ma il timido e insicuro Paul Markov non ha
mai avuto questo genere di capacit. Non c' nessuna
possibilit che possa fingere questo orrore, o le lacrime
che vedo riempire i suoi occhi.
Allora accuso il colpo, pi stupefacente che violento:
Paul non ha ucciso mio padre.
Mio Dio. Paul si asciuga frettolosamente gli occhi:
sta facendo ogni sforzo per restare lucido. Come  possibile
che Henry sia morto?
Tutti i momenti che mi hanno tormentato in questi
giorni: Paul che sorride alla sua torta di compleanno,
che ascolta Rachmaninov, che si appoggia alla porta
della mia stanza. Erano reali. Paul  reale.
Ma allora che cosa diavolo sta succedendo? Se Paul
non ha ucciso pap, allora chi  stato?
Aspetta. Tu credevi che l'avessi ucciso io? Paul lo
dice senza traccia della rabbia che proverei io al suo posto.
 solo totalmente confuso, come se non avesse idea
di come io abbia mai potuto credere qualcosa di cos assurdo.
Marguerite, che cosa  successo?
La sua macchina  precipitata nel fiume. Qualcuno
aveva manomesso i freni. La mia voce  incerta, diversa
dalla mia solita.
Devi credermi. Non ho fatto del male a Henry. Non
lo farei mai.
Sembrava davvero che dovessi essere stato tu. E
mentre mi rendo conto di questo, mi rendo conto anche
di qualcosa di peggio. Credo che qualcuno ti abbia incastrato.
Paul impreca sottovoce. Perch diavolo Theo ti ha
portato con s?
Perch continui a comportarti come se fosse tutto in
mano a Theo? Ho scelto io di venire. Devo scoprire chi
ha fatto questo a pap.
Poi un'ondata di rabbia mi travolge. Prima, pensavo
di sapere a chi dare la colpa per la morte di pap, pensavo
di sapere a chi dovevo rivolgere il mio odio. Adesso
non pi. Negli ultimi giorni la mia rabbia  stata l'unica
cosa che mi ha permesso di andare avanti.
Il treno entra in curva nella galleria, e il pavimento
sotto di noi bascula avanti indietro. Tutte le pubblicit
tremolano leggermente. Il volto di Paul  per met in
ombra, come la copertina dell'album With the Beatles.
Trover chi ha fatto del male a Henry. Paul fa un
passo verso di me. Te lo giuro.
Se non  tutto in mano a Theo, non  neanche tutto
in mano a te! Okay, quindi non hai ucciso pap o distrutto
i dati. Allora chi  stato? E perch tu sei scappato?
Lui mi stupisce di nuovo. Non ho ucciso Henry, ma
sono stato io a distruggere i dati al laboratorio.
Che cosa? Perch?
Paul mi mette le mani sulle spalle. Io sobbalzo. Non
posso evitarlo. Lui fa uno scatto indietro, come se pensasse
di avermi ferito. Di' a Theo che mi dispiace.
Quando l'ho visto, prima, pensavo... lo accusavo di qualcosa
che non aveva fatto. Adesso mi rendo conto che
stava soltanto cercando di fare qualcosa per Henry... la
sua voce si spezza di nuovo. Il nostro dolore condiviso ci
trafigge nello stesso momento, una scossa elettrica di emozioni
che si trasmette da lui al mio cuore, o da me al
suo cuore. Ma di' a Theo che deve riportarti a casa, subito.
Prima  meglio .  la cosa pi importante che
possa fare.
No. Mi devi spiegare.
Lui dice solamente: Tu vai a casa. Sistemer tutto
io.
Poi il treno sbanda sui binari abbastanza forte da farmi
barcollare. Nell'attimo in cui recupero l'equilibrio,
Paul prende il suo Firebird in mano e...
 difficile descrivere esattamente quello che succede
dopo. Anche se non si nota alcun movimento, ho la vaga
sensazione che una brezza abbia agitato l'aria intorno a
noi, modificando in modo indefinibile l'aspetto di Paul.
Lui alza la testa, come colto di sorpresa, porta una mano
al suo labbro spaccato e fa una smorfia di dolore.
Quando vede il sangue sulle sue dita, non sembra ricordarsi
come ha fatto ad arrivarci.
Poi mi rendo conto che non ha pi il Firebird al collo.
Non ci sono stati lampi di luce, o suoni sinistri, niente
del genere: un attimo prima il Firebird era l, e adesso
non c' pi.
Paul se ne  andato. Ha fatto un balzo in avanti, in
una dimensione ancora diversa.
Il che significa che il ragazzo che c' adesso di fronte
a me ... ancora Paul Markov, ma il Paul che appartiene
a questo mondo.
Il treno arriva alla fermata successiva. Afferro uno
degli appigli per sostenermi e Paul fa lo stesso, ma in
modo impacciato, come se capisse a malapena quello
che sta succedendo. Poi mi rendo conto che non lo capisce
affatto. Se ne sta qui in piedi in questo treno, senza
alcun ricordo di come ci  arrivato, e nemmeno di chi
sono io.
Che cosa sta succedendo? chiede Paul/non Paul.
Io... Come diavolo dovrei fare a spiegargli tutto questo?
Scendiamo dal treno, va bene?
Anche se Paul sembra comprensibilmente sospettoso,
mi segue fuori, attraverso la stazione e fin sulla strada.
Siamo in una zona di Londra del tutto diversa adesso, o
cos pare: questa sembra pi simile alla citt che mi ricordo,
con pi edifici vecchi e nessuna aeronave nel cielo.
Ha ricominciato a piovere. Ci infiliamo sotto la tenda
di un negozio, e a questo punto Paul sembra meno confuso
e pi innervosito. Dove sono?
A Londra.
Certo, naturalmente dice lui, e il modo in cui stringe
gli occhi quando  insicuro e irritato  cos familiare
che faccio fatica a credere che questo non sia il mio
Paul. Sono venuto stamattina per la conferenza sulla
tecnologia, per ascoltare Wyatt Conley. L'avevo programmato
da settimane... ma potrei giurare che mi ricordo
solo di essere sceso dal treno. Poi tutto diventa...
vuoto.
Sarebbe comunque venuto alla conferenza sulla tecnologia.
Certo. Perch un fisico non dovrebbe interessarsi
a uno dei grandi innovatori della sua epoca? Non
ricordi nulla degli ultimi, non so... due giorni?
Mi ricordo... alcune cose dice Paul. La sua espressione,
il modo in cui si muove,  tutto lievemente diverso
dal nostro Paul, quello che conosco, quello che  appena
fuggito da qui. Come  strano riuscire a capire la
differenza dal modo in cui inclina la testa. Ma tu chi
sei? Chi mi ha colpito?
Sono stata io. Io e Theo ti abbiamo fatto questo, e tu
sei uno sconosciuto che non ci ha mai fatto nulla di male.
C' stata una rissa. Ora  tutto finito, non  successo
niente di grave.
Ma... Abbassa lo sguardo sulle sue mani grandi, accorgendosi
che le nocche sono ferite. La sua espressione
sperduta all'improvviso  cos simile a quella di Paul
che mi fa trattenere il respiro.
Mi trovo a desiderare di potergli dare una spiegazione.
Cos gli dico, nel modo pi gentile possibile: Se te lo
dicessi non ci crederesti. Solo... vai a casa. Va tutto bene.
Non mi vedrai mai pi.
Anche se Paul chiaramente vorrebbe altre spiegazioni,
 evidente che preferisce comunque andare il pi
lontano possibile da questa pazza sconosciuta. Arretra,
fino a uscire dalla protezione del tendone, finch le gocce
di pioggia cominciano a picchiettare sulla sua giacca
lunga e sui suoi capelli in disordine. Poi si gira e si mescola
alla folla londinese, e in un attimo l'ho perduto di
nuovo.
Solo adesso mi rendo conto che il mio anello sta vibrando
da un po'. Lo premo, sperando di mettermi in
contatto con Theo. Quando il suo volto appare davanti a
me nella luce tridimensionale la mia speranza si accende,
ma poi mi rendo conto che si tratta di un messaggio
videoregistrato.
Marguerite, spero per l'amor di Dio che tu stia bene.
Ha un'espressione desolata:  preoccupato per me.
Theo continua: Pochi minuti fa Paul  uscito da questa
dimensione. Immagino tu lo sappia gi. Dobbiamo seguirlo.
Non preoccuparti: ho programmato il tuo Fire-
bird Esattamente come il mio, per seguirlo ovunque faccia
il salto. Mi sento... in modo assurdo a partire prima
di te, ma so che tu mi diresti di non permettergli di cavarsela,
qualsiasi cosa succeda. La cosa pi importante
 ottenere giustizia per Henry.
Io annuisco, come se il suo messaggio potesse vedermi,
anche se e solo un ologramma che parla nel vuoto.
Theo sorride, teso e nervoso. Ci vediamo nell'universo
pi vicino, d'accordo, Meg?
Certo sussurro. Ci vediamo alla prima uscita.
Prendo in mano il mio Firebird, ma non lo preparo
subito per il prossimo salto. Prima, mi guardo intorno
osservando la Londra pi tetra davanti a me, quella con
meraviglie tecnologiche appuntate alle giacche o fluttuanti
davanti alle persone, ciascuna delle quali  troppo
distratta e logorata per accorgersene. Cerco di immaginare
come si sentir questa Marguerite quando si
ritrover qui da sola fra pochi secondi, chiedendosi perch
il suo cuore batte cos forte.
Probabilmente non ricorder molto. Per... io non ho
bisogno dei promemoria come Theo, e come Paul, a
quanto sembrava. La mia esperienza dei viaggi interdimensionali
 diversa dalla loro, quindi  possibile che
anche l'esperienza di questa Marguerite sar differente.
Magari le rimarr qualche frammento, un'immagine o
una sensazione che apparteneva a me e che ora condividiamo.
Cos, invado la mia mente con ricordi dei miei genitori,
quelli che lei ha perduto tanto tempo fa. Penso a
quando ridevano mentre io dipingevo il tavolo arcobaleno.
Penso alla mamma che mi prendeva sulle spalle al
museo di storia naturale in modo che potessi guardare
dritto dentro il teschio di un triceratopo. Penso a pap
che mi portava in giro sulla sua bici quando ero ancora
abbastanza piccola per il seggiolino dei bambini, uno
dei miei primi ricordi: lui che rideva con me mentre ci
lanciavamo insieme in discesa.
Spero che questa Marguerite possa ricordare qualcosa
di loro. Che questo possa scalfire il terribile dolore
che la imprigiona in questa vita... e magari darle abbastanza
speranza per liberarsi.
Poi comincio ad azionare il mio Firebird, giro l'ultimo
meccanismo, e penso: Mio Dio, e adesso? Che cosa succeder?
Di nuovo mi scontro con me stessa, e questa volta
perdo completamente l'equilibrio. Nella frazione di secondo
in cui barcollo a mezz'aria, mi accorgo che sto
scendendo una scala. A quanto pare questo  un pessimo
momento per ricevere un viaggiatore interdimensionale
che salta nel tuo corpo, perch finisci per mancare
un gradino e...
Cadendo riesco almeno a mettere avanti le mani, il
che non mi evita di atterrare malamente sulle scale, ma
almeno mi consente di sostenermi nella caduta sui gradini
successivi mentre recupero l'equilibrio. Ho addosso
una collana che si rompe, sento il rumore delle perline
che rotolano dappertutto. Intorno a me, le persone gridano
e corrono ad aiutarmi. Confusa, alzo lo sguardo.
La prima cosa che noto  che queste scale sono coperte
di velluto rosso. Il che  un'ottima cosa, dato che sotto
sembrano essere fatte di marmo: la caduta sarebbe
stata molto pi dolorosa. La seconda cosa che noto  che
le perline che crepitano e scivolano gi dai gradini non
sono affatto perline. Sono vere e proprie perle.
Alzando gli occhi, appoggio una mano sulla mia fronte
dolorante. Le mie dita entrano in contatto con qualcosa
che ho nei capelli, il cerchietto di una cosa pesante
sulla mia testa...
Possibile che sia un diadema?
Finalmente metto a fuoco le persone che mi si affollano
intorno, tutti quanti vestiti da sera in modo incredibilmente
elegante: gli uomini indossano uniformi sconosciute
splendenti di medaglie e fusciacche, le donne abiti
lunghi, bianchi, simili a quello che si  stropicciato
intorno alle mie gambe.
Marguerite? dice un uomo dall'aria gentile qualche
anno pi vecchio di me, con i miei stessi capelli scuri e
ricci, anche se i suoi sono tagliati corti. Dalla sua espressione
preoccupata deduco che mi conosce bene, ma
io non l'ho mai visto prima. Anche se... qualcosa nel suo
viso mi  stranamente familiare...
Sto bene dico. Non so che altro potrei fare, oltre che
rassicurarli. Mi porto una mano al petto per riprendermi,
poi resto senza fiato per la sorpresa appena guardo
a terra: gli strati del Firebird sono sparsi sul mio vestito
e sui gradini intorno a me. Al mio collo  rimasto soltanto
il guscio meccanico a forma di medaglione.  distrutto.
Il Firebird  distrutto, e io non ho idea di come aggiustarlo. Oh, merda.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Marguerite? Il giovane castano si inginocchia accanto
a me e mi prende la mano: entrambi indossiamo guanti
bianchi di pelle cos morbidi e sottili che sono come una
seconda pelle. Margarita? Va tutto bene?
Sto bene, davvero. Sono solo maldestra. Mio Dio,
ma dove sono? Che cosa sta succedendo? Pensavo che
l'altro universo fosse diverso, ma questo...  tutta un'altra cosa.
Ti stai comportando come una vecchia tremebonda,
Vladimir. Di nuovo. L'uomo pi imponente del nostro
gruppo ci sta guardando accigliato: la sua voce  profonda
e roboante, e dal modo in cui parla capisco che  abituato
a essere ubbidito all'istante. La giacca scarlatta
della sua uniforme ha pi medaglie di chiunque altro.  alto quasi due metri.
Allora sono una babushka dice il giovane (Vladimir)
facendomi un sorriso rassicurante. Rapidamente raccolgo
tutti i frammenti del Firebird: c' una piccola borsa
di seta appesa al mio polso e ci faccio scivolare dentro i pezzi.
Perch ti dai tanta pena per quel giocattolo? chiede
sdegnosamente l'uomo alto, che sembra essere a capo di
questa... festa mascherata. O di qualsiasi cosa sia in realt.
Le perle Terranova sono sparse per tutto il pavimento,
e tu le lasci tranquillamente rotolare via.
Le abbiamo recuperate, Vostra Altezza
sussurra una donna mentre insieme ad alcune altre,
vestite meno lussuosamente del resto degli invitati, me
compresa, comincia a darsi da fare per raccogliere fino
all'ultima perla. Mi porto la mano alla gola e scopro
che, oltre al Firebird e al filo delle perle, ora spezzato e
dondolante, indosso un altro girocollo pesantissimo.
Vostra Altezza Imperiale?
Padre, se le avessi io delle perle cos splendide, non
cadrei rompendole tutte dice una ragazzina un po' pi
piccola di me: anche se non l'ho mai vista prima, anche
lei ha un aspetto familiare.
Un po' come Vladimir, un po' come...
Se avessi avuto delle perle cos splendide, Katya, le
avresti perse molto prima del ballo. L'uomo alto non la
guarda neanche mentre parla, e Katya china la testa.
Marguerite, potrai ancora ballare stasera? O dobbiamo
scusarti?
Sto bene, davvero. Per favore, lasciatemi riprendere
fiato. Aspetta, ma che cosa sto dicendo? Ballare? Che
tipo di ballo? Forse siamo attori, recitiamo in qualche
spettacolo. Questo spiegherebbe i costumi, no?
Ma in realt non sono cos ingenua. La scalinata di
marmo, il tappeto di velluto rosso... sono solo dettagli
dell'immenso spazio che ci circonda, con soffitti alti dodici
metri e i cornicioni dipinti in quello che sembra oro
zecchino. Questo  un palazzo. E noi non siamo turisti
accompagnati lungo passatoie protette da cordoni e avvisati
di non usare il flash per le fotografie.
Mentre Vladimir mi aiuta a rialzarmi, l'uomo alto gli
dice: Margarita ha i suoi servitori per aiutarla, Vladimir.
Il figlio dello zar non dovrebbe abbassarsi a... fare
la bambinaia.
Ma gli occhi di Vladimir mandano un lampo infuocato.
Rialza il mento. Come pu essere al di sotto della
dignit di un uomo aiutare la propria sorella? La figlia
dello zar non dovrebbe potersi aspettare di essere aiutata
da chiunque, in qualsiasi momento?
Sorella. Spalanco gli occhi sconvolta, rendendomi
conto del perch Vladimir mi sembra cos familiare.
Lui... e Katya, adesso che la guardo meglio, assomigliano
moltissimo a mia madre.
Nostra madre?
No. Assolutamente no. Sono i figli dello zar... oh, maledizione,
ci sono ancora gli zar, qui? Che razza di dimensione
? Okay, questo tizio  lo zar, e questi sono i
suoi figli, ma non  possibile. Non  possibile che mio
padre sia altri che il dottor Henry Caine. Il mio codice
genetico, come quello di qualunque altro individuo mai
nato,  unico,  impossibile ricrearlo. L'unico modo in
cui posso essere nata, in qualsiasi dimensione,  avendo
il padre e la madre che ho sempre conosciuto.
Mamma? Osservo il gruppo elegantissimo intorno a
me, sperando di vederla. Qualsiasi versione di mia madre
ci sia in questa dimensione, ho bisogno di lei adesso.
Per non la vedo da nessuna parte.
Okay. Una cosa la so di sicuro: non posso andare avanti
a fingere senza essere scoperta. In questo momento
ho bisogno di stare da sola per capire che cosa sta
succedendo.
Mi accascio contro la spalla di Vladimir in un mancamento
che  solo in parte simulato. Mi gira la testa
sussurro.
L'hai sbattuta sui gradini? Vladimir mi sorregge
con entrambe le braccia, la fronte aggrottata per la preoccupazione.
 chiaramente convinto diessere il mio
fratello maggiore: la sua sincera sollecitudine mi sarebbe
di grande conforto, se lo conoscessi da pi di tre minuti.
Padre, dobbiamo chiamare il dottore.
Non ho battuto la testa protesto. Ma oggi non mi
sono sentita bene. Io... penso di aver mangiato qualcosa
che mi ha disturbato.
Lo zar fa uno sbuffo di esasperazione, a quanto pare
irritato dal fatto che ci sia qualcosa nel mondo al di fuori
del suo controllo. Avresti dovuto avere il buonsenso
di rimanere a letto. Ritorna alle tue stanze. Vladimir e
Katya dovranno rappresentare la famiglia.
Dalla sua posizione di sicurezza dietro il braccio ripiegato
dello zar, Katya mi fa una linguaccia. Sembra
una vera peste.
Lasciami andare con lei dice Vladimir. Non riesco a
smettere di pensare a quanto assomiglia alla mamma...
e a me. Posso tornare gi in pochi minuti.
Adesso stai esagerando ringhia lo zar. A che cosa
le servono le dame di compagnia? E le guardie del corpo?
Sono loro le persone pi adeguate per occuparsi di
lei. Perfino tu dovresti capirlo.
Sto bene, Vladimir bisbiglio. Non voglio causare un
qualche litigio familiare, e inoltre ho bisogno di stare da
sola. Vai.
Vladimir sembra riluttante, ma annuisce e mi lascia
andare. Le mani delle mie dame di compagnia frullano
intorno a me, nel tentativo di sostenermi senza per osare
toccarmi.
Lo zar fa un gesto a un altro componente del gruppo,
che sta poco dietro di me. Voi, l dietro. Luogotenente
Markov. Accompagnatela nella sua camera. Poi una
mano sicura mi afferra il gomito.
Mi volto per vedere Paul in piedi l vicino, appena
fuori dal circolo che si  formato intorno a me.
In questo primo istante, ho paura di lui. Ma quel timore
 subito seguito dalla speranza, perch vedo dal
suo sguardo che mi riconosce. Questo  il mio Paul, lui 
qui, e non sono sola come credevo.
 impeccabile nella sua uniforme di fanteria, sulla linea
della mascella ha una barba ben curata, porta stivali
alti e ha una spada al fianco. Ma sul colletto vedo
baluginare una catenina:  il suo Firebird.
Paul inclina la testa, poi si muove per scortarmi di
nuovo su per le scale. Il resto del gruppo reale rimane a
guardarmi: Vladimir con preoccupazione, Katya con palese
soddisfazione per il fatto che lei andr al ballo e io
no, e lo zar, il mio presunto padre, con nient'altro che
annoiato disprezzo.
Ci stiamo comportando nel modo giusto? sussurro.
Come faccio a saperlo? risponde Paul nello stesso
tono sommesso. Nessuno sta dicendo niente. Continua
a camminare.
Quando raggiungiamo il pianerottolo in cima alle scale,
colgo il mio riflesso nelle grandi specchiere dorate
allineate alla parete. La collana di diamanti che ho al collo
 formata da parecchie file di pietre preziose, e ciascuna
di esse risplende, come i rubini del mio diadema.
Anche il mio vestito bianco a balze  lievemente luminoso,
perch la trama sembra fatta di puro argento filato.
Paul pu anche essere un semplice soldato, ma la
sua uniforme con la giacca scarlatta ha lo stesso aspetto
lussuoso del mio abbigliamento. Sembra che siamo agghindati
per Halloween, o per il ballo della scuola pi
pretenzioso di sempre.
Appena siamo soli, Paul si volta verso di me, furioso.
Ti avevo detto di andare a casa.
Non hai il diritto di darmi ordini! Credi di essere il
capo solo perch tu sei un genio e io no?
Dovresti ubbidirmi perch io sono pi grande di te e
capisco che cosa sta succedendo, e tu no ribatte lui.
L'unico motivo per cui non lo capisco  che tu non me
lo vuoi spiegare.
Senti, Conley  pericoloso. Devi tornare a casa mi
ripete, e c' qualcosa nel modo in cui lo dice che mi fa
capire che cosa intende davvero. Paul non mi sta dicendo
di togliermi dai piedi. In realt vuole dirmi che c'
qualche motivo per cui  necessario che io torni a casa,
un motivo per cui la mia presenza l  importante.
Non che questo lo tolga dai guai, no di certo, ma mi
permette di calmarmi abbastanza per concentrarmi sul
problema pi impellente che abbiamo. Prendo la piccola
borsa di seta e mostro a Paul i frammenti del medaglione
del Firebird. Questo non mi riporter a casa.
La maggior parte dei ragazzi avrebbe imprecato. Paul
si limita a stringere le labbra in una linea sottile. Questa
 una brutta notizia.
L'eufemismo dell'anno.
Paul prende la borsa dalla mia mano e comincia a esaminare
i pezzi uno per uno. Io resisto all'impulso di
continuare a discutere con lui. Se sta aggiustando il
Firebird, cio la mia unica possibilit di evitare di vivere
in questa dimensione per sempre, voglio permettergli di
concentrarsi.
Alla fine lui dice che si pu riparare.
Sei sicuro?
Quasi sicuro risponde Paul, come se fosse la stessa
cosa, quando proprio non lo . Probabilmente ha visto la
mia espressione, perch aggiunge: I Firebird sono progettati
per essere facilmente riassemblabili. Volevamo
che le parti si staccassero facilmente per consentire riparazioni,
modifiche, cose di questo genere. Sembra che
sia questo che  successo qui.
Quindi lo puoi rimettere insieme? Mi invade un'ondata
di sollievo che mi fa quasi girare la testa. Quando
si dice cavarsela per un pelo.
Ho bisogno di un'illuminazione migliore, e poi dovr
ricontrollarlo confrontandolo con il mio Firebird. Paul
mi passa la borsa di seta e tira la catenina che ha al collo:
il medaglione manda un lieve bagliore contro il colore
scarlatto della sua uniforme. Vieni. Sistemiamo
questa faccenda, cos potr mandarti a casa.
Io faccio uno scatto indietro. Non andr a casa finch
non mi avrai detto perch sei qui!
Paul non  una di quelle persone che alzano la voce
quando si arrabbiano. Lui la abbassa, si immobilizza.
Questa non  la dimensione che stavo cercando:  abbastanza
evidente ormai. Devo continuare a muovermi,
ma non posso lasciarti qui finch...
Che cosa significa tutto questo?
Entrambi ci raddrizziamo, sorpresi di vedere un altro
ufficiale russo che ci viene incontro. Ha i capelli grigi,
una barba che rivaleggia con quella dello zar, e un monocolo.
Paul scatta sull'attenti, o almeno cos mi sembra:
nessuno di noi due, direi, ha la minima idea di quale dovrebbe essere il corretto protocollo militare russo.
L'ufficiale dice: Markov, mi stupisco di voi. Infastidire
Sua Altezza Imperiale in questo modo, invece di fare
il vostro dovere.
Oh, sono io. Io sono l'Altezza Imperiale. Devo soffocare
una risata. Io, ehm, gli ho chiesto di esaminare una
cosa che ho rotto. Stendo la mano per mostrargli i pezzi
del medaglione del Firebird.
Il petto rigonfio dell'ufficiale si smonta un po': sembra
pi piccolo, defraudato della sua indignazione. Ma i
suoi occhi si illuminano quando trova qualcos'altro da
dire. E questo che cos'? Irregolarit nell'uniforme in
servizio?
E afferra il Firebird al collo di Paul.
Io sussulto. Gli occhi di Paul si spalancano. Siamo entrambi
troppo stupiti per pensare, tantomeno per reagire.
Ora che avete finalmente l'abbigliamento adeguato,
Luogotenente Markov, potete proseguire dice l'ufficiale,
riponendo il Firebird di Paul nella tasca e continuando
a procedere per il lungo corridoio.
Lo guardiamo allontanarsi con identico orrore. Io sono
quella che ritrova per prima la voce: Oh, merda.
Dobbiamo recuperare il Firebird. Paul fa un respiro
profondo. Devo seguirlo.
Certamente avr intenzione di restituirtelo. Alla fine.
Non  vero?
Come faccio a saperlo? Inoltre, non abbiamo molto
tempo. La mia memoria... si sta gi offuscando. Il Paul
Markov di questa dimensione sta per riprendere il sopravvento,
non manca molto ormai.
A questo punto capisco le implicazioni della situazione:
se Paul non si ricorda chi , non pu aggiustare il
mio Firebird. Il che significa che a meno che Theo non
ci trovi, e finch non riesce a raggiungerci (ammesso
che Theo addirittura esista in questa dimensione) resteremo
intrappolati qui. Potenzialmente per sempre.
Okay, adesso tu lo segui e... Mi porto le mani alla
testa, cercando di ragionare, e solo quando le mie dita
toccano il diadema mi ricordo chi sono in questo mondo,
e quello che ho il potere di fare. Aspetta! No, io lo seguo,
e gli ordino di ridarmi il medaglione. Sar obbligato
a farlo. Sono una principessa! O una granduchessa, o
in qualsiasi modo le chiamino in Russia...
S! Bene. Giusto. Vai. Paul fa s con la testa, cos velocemente
che  quasi comico.
Io parto lungo il corridoio verso le scale, correndo pi
veloce che posso, il che non  molto, perch indosso un
abito lungo con la gonna stretta, pi scarpette coi tacchi
alti che non hanno neanche un cinturino alla caviglia
per tenerle ferme. I gioielli mi tintinnano al collo, il mio
diadema scivola di lato, e io alzo una mano per tenerlo
fermo sulla mia testa. Signore! grido, desiderando di
aver avuto la presenza di spirito di chiedere il suo nome.
Un nome sarebbe stato meglio. Potrei dirgli soltanto:
Le ordino di fermarsi?
Ma non appena arrivo in fondo e giro l'angolo, vedo
un enorme assembramento di persone che si muovono
in un grande salone. Non  la festa vera e propria, ma
l'ingresso per gli ospiti. Dozzine di donne in un arcobaleno
di vestiti e gioielli quasi splendidi come i miei, da
ragazze della mia et con ornamenti piumati fra i capelli
ad anziane vedove aristocratiche apparentemente
incurvate sotto il peso dei loro diamanti, giovani in eleganti
completi da sera, con sciarpe vivaci annodate al
collo... e ufficiali dell'esercito. Ce ne saranno almeno
cinquanta, e tutti indossano uniformi dall'aspetto identico
a quella dell'uomo che ha preso il Firebird di Paul.
Mi sforzo di intravedere la sua faccia, aveva un monocolo,
non possono certo indossarlo tutti - vero? - ma  impossibile
individuarlo fra la folla. Potrebbe essere gi
andato al ballo.
Dovrei fare irruzione, creare scompiglio? Ho il presentimento
che non otterrei un granch.
Corro al piano di sopra il pi velocemente possibile.
Paul si sta sorreggendo al muro, come se fosse esausto.
L'ho perso di vista! gli grido.  alla festa, ma tu potresti
riconoscerlo, vero? Aiutarmi a trovarlo?
Io... credo di s. Fa una smorfia e si porta un dito alla
tempia, come se avesse mal di testa. La sua confusione
mi ricorda Theo, quando eravamo a Londra, negli ultimi
istanti quando stava per dimenticarsi completamente
di se stesso.
Paul non farlo! Devi restare con me. Lo prendo per
le spalle e lo guardo dritto in faccia. Guardami. Guardami.
Devi prendere il Firebird dice lui, scandendo ogni
parola lentamente, con attenzione, come se non si fidasse
di poter fare lo sforzo di pronunciarle. Devi usarlo
per riportarmi indietro.
Come faccio a ritrovare quel tizio? Come faccio a fare
qualsiasi cosa in questa dimensione? Mi tremano le
mani, e il girocollo di diamanti che ho al collo mi fa l'effetto
di un cappio. Mio Dio, mio Dio, aveva quella barba
folta, e un monocolo...
Il Colonnello Azarenko dice Paul con aria assente.
Io lo fisso allibita. Come?
Lui mi guarda come se prima non mi avesse visto,
dopodich si raddrizza, svincolandosi dalle mie mani.
Vostra Altezza Imperiale. Questo non  pi il mio
Paul. Questo  il Luogotenente Markov.
Lui continua. Perdonatemi, Vostra Altezza Imperiale.
Non riesco a capire perch... non ricordo come sono
giunto qui. Mi sono forse ammalato?
Voi... avete avuto un capogiro, improvviso io meglio
che posso. Anch'io non mi sentivo bene. Cos avete avuto
l'incarico di scortarmi alla mia stanza, in modo che
potessi riposare.
Molto bene, mia signora. Inclina la testa e comincia
a camminare con passo deciso per il corridoio, il suoi
stivali scintillanti neri contro il tappeto di velluto rosso.
Come stordita, lo seguo. Almeno uno di noi due sa dov' la mia stanza.
Io e Paul siamo intrappolati qui. Senza la minima idea
di come contattare Theo, anche se potessi. Tutto
quello che ho  il nome Colonnello Azarenko.
Domani, mi dico. Domani sar in grado di informarmi
su di lui, farlo convocare, e riavere il Firebird di Paul.
Se non ci riuscir... no. Non posso pensarci adesso.
Invece, mi raddrizzo il diadema sulla testa e faccio finta di sapere che cosa diavolo sto facendo.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Pi tardi, quando le mie cameriere (ne ho tre) mi hanno
fatto indossare un'ampia camicia da notte e mi hanno
sistemato nel letto, distribuisco i pezzi del Firebird sul
copriletto ricamato. Questo enorme letto di legno scolpito
 molto alto, lenzuola e coperte sono perfettamente
candide, quindi mi sento un po' come se stessi considerando
la mia situazione seduta su una nuvola.
Con un sospiro mi lascio cadere sui soffici cuscini ammassati
davanti alla testiera del letto. La stanza che mi
circonda non  cos grande, e l'arredamento non  troppo
vistoso, eppure non c' dubbio che sia stato creato in
un contesto di ricchezza ed eleganza. I muri e il soffitto
alto sono dipinti con la sfumatura di verde fresca e morbida
del rame antico. Nell'angolo c' uno scrittoio ricoperto
da viticci intarsiati nel legno, come se la foresta
volesse riprenderselo, foglia per foglia. Di fronte al mio
letto, un ampio caminetto coperto di piastrelle smaltate
riflette la luce del fuoco che riscalda la mia camera.
I miei gioielli sono tornati nelle loro scatole di velluto,
insieme a tutti gli altri.
Almeno, questa versione di me ha dei libri, parecchi
dei quali mi sono disseminati davanti, adesso. Molti sono
in russo... ma qui sono in grado di leggerlo, nonch
di parlarlo. A quanto pare, questo tipo di memoria viene
codificata nella mente in modo diverso dalle emozioni
e dalle esperienze.
Da quello che posso capire a giudicare dai libri che ho
esaminato, come la tecnologia si era sviluppata un po'
pi velocemente nella dimensione di Londra, qui si 
sviluppata molto pi lentamente. L'ambiente che mi
circonda sembra appartenere pi all'anno 1900 che al
ventunesimo secolo.
In questo mondo, semplicemente, il ventunesimo secolo
ha un aspetto molto diverso. Si viaggia in treno o in
battello a vapore, a volte addirittura a cavallo o sulle
slitte. I telefoni esistono, ma sono cos all'avanguardia
che ne abbiamo solo qualcuno a palazzo, e vengono utilizzati
solo per motivi ufficiali: nessuno ha mai neanche
solo pensato di telefonare a un amico tanto per
chiacchierare. Internet  al di l dei sogni pi folli. Invece,
si scrivono lettere. Vedo una risma di fogli di carta
color crema in attesa sul mio scrittoio.
Gli Stati Uniti d'America esistono, ma vengono considerati
un luogo remoto e provinciale (non ho idea se sia
vero o no, ma chiunque qui a San Pietroburgo sarebbe
d'accordo). Le famiglie reali governano ancora in tutta
Europa, compresa naturalmente la dinastia Romanov.
L'uomo che tutti credono essere mio padre  lo Zar Alessandro V,
imperatore e autocrate di tutte le Russie. Per
quanto posso dedurre, questa dimensione non ospita
ancora l'equivalente di un Lenin o di un Trotsky. Questo
 un bene, perch non ho nessun interesse a diventare
un'Anastasia: finire uccisa a colpi di pistola in una
cantina e poi ritrovarmi ogni pazza mitomane d'Europa
che finge di impersonarmi per i prossimi cinquant'anni.
Una raccolta di enciclopedie rilegate in pelle in uno
scaffale in basso ha una voce sulla dinastia dei Romanov.
Qui, scritto chiaramente nero su bianco, apprendo
che lo Zar Alessandro ha sposato una giovane nobildonna
chiamata Sophia Kovalenka e che da lei ha avuto
quattro figli: lo Zarevic Vladimir, la Granduchessa Margarita
(la sottoscritta), la Granduchessa Yekaterina (un
nome molto altisonante per la pestifera mocciosa che mi
ha fatto la linguaccia) e infine il Granduca Piotr.
Mia madre  morta dando alla luce il quarto figlio.
Mamma e pap hanno sempre detto che la gravidanza
era difficile per lei: non avevo mai capito che intendessero
pericolosa. Si sono fermati dopo me e Josie per
non mettere in pericolo la sua salute. Qui, mi rendo
conto che lo zar non ha mai smesso di pretendere altri
figli, insistendo per farle intraprendere una gravidanza
dopo l'altra, finch non  morta durante il travaglio per
dare alla luce il suo quarto figlio. Lo hanno estratto da
lei dopo la sua morte. Vorrei non aver letto questo particolare.
Mia madre  una scienziata. Un genio.  forte, determinata
e, okay, pu essere un po' goffa nella vita di tutti
i giorni, e poi non capisce nulla di arte, ma  comunque
la mamma. Ha da dare al mondo pi di quasi tutte
le persone che potrei immaginare. Lo Zar Alessandro
ha pensato che tutto quello che aveva da offrire fossero
degli eredi al trono, e cos l'ha fatta... figliare a morte.
Prendo una cornice d'argento dal mio comodino. Il ritratto
ovale che contiene, in bianco e nero e un po' sbiadito,
mostra mia madre con me, Vladimir e Katya da
piccoli: indossa un abito lungo ed elaborato a maniche
lunghe, ma il modo in cui le sue braccia si chiudono protettive
intorno a me e a Vladimir, il modo in cui sorride
alla piccola Katya seduta in braccio a lei... anche lei, in
qualche modo, ha una parte che rimane la stessa in ogni
universo.
Ma non abbastanza. Qui, mia madre non ha mai avuto
la possibilit di studiare scienze. Quali saranno stati
i suoi interessi? Come occupava la sua mente cos brillante
e inquieta? Avr mai guardato lo Zar Alessandro
con qualcosa di simile all'amore e alla fiducia con cui
guardava sempre mio padre?
E qui, Josie non  mai nata. Pap deve essere stato
una presenza provvisoria nella vita della mamma qui,
una cosa che trovo quasi impossibile immaginare.
Rimetto la foto al posto che le appartiene con mano
tremante: il solo pensiero di ci che  accaduto a mia
madre  troppo da sopportare in questo momento. Mi
accascio di nuovo sul mucchio di cuscini di piuma e faccio
dei respiri lenti e profondi.
Il mio sguardo si sposta sulla lama di luce che filtra
da sotto la porta della mia camera. Fino a pochi minuti
fa, quella luce era interrotta da due righe nere: le ombre
dei piedi di Paul che faceva la guardia qui fuori. Ma
a quanto pare, anche alla guardia del corpo di una delle
granduchesse  permesso dormire. L'enciclopedia mi ha
informato che vivo a San Pietroburgo, attualmente al
Palazzo d'inverno.
E Theo? Se esiste in questa (dimensione, probabilmente
sar negli Stati Uniti, oppure in Olanda, il luogo di origine
dei suoi nonni. Mi sento molto scoraggiata quando
mi rendo conto che, in un mondo in cui il mezzo di
trasporto pi rapido  il treno, non c' modo per Theo di
raggiungermi oggi, o domani, o perfino fra qualche settimana.
Data la famosa rigidit degli inverni russi, 
del tutto plausibile che non possa raggiungermi fino a
primavera. E anche se riuscisse ad arrivare fino a San
Pietroburgo, come potrebbe mai ottenere udienza con
una delle granduchesse?
Va tutto bene, mi dico. Domani troverai il Colonnello
Azarenko. E comunque, Paul  qui. Non hai bisogno di
nessun altro.
La mia mente si riempie di pensieri su Paul. Come ho
potuto essere cos incapace di comprenderlo?
In altre parole avevo detto, tu stai cercando di dimostrare
l'esistenza del destino.
La scena mi si presenta davanti agli occhi, vivida come
quel giorno: c'era Theo, con una maglietta finto-rovinata
della Coca-Cola. Paul ne indossava una delle sue
grigie che, lo sapevo, portava soltanto perch non aveva
la pi pallida idea di quanto mettessero in risalto i suoi
muscoli. Io mi spostavo i capelli dal viso passandoli dietro
le orecchie, cercando di sembrare, e di sentirmi, adulta
come loro. Eravamo tutti insieme in salone, circondati
dalle piante della mamma e dal tepore estivo
che entrava dalle porte aperte sulla nostra veranda.
Io volevo scherzare parlando del destino, ma lui ha
annuito lentamente, come se avessi detto qualcosa di
intelligente. S. E proprio cos.
Anche se sapevo che Theo pensava che fosse un'idea
sciocca, io la trovavo intrigante. Ogni volta che le discussioni
dei fisici teorici che avevo intorno passavano
da equazioni complesse a concetti che potevo afferrare,
mi ci buttavo a pesce. Quindi mi sono seduta accanto a
Paul al tavolo arcobaleno e gli ho chiesto: Come funziona,
allora? Il destino.
Lui ha voltato la testa; era ancora timido in mia presenza,
anche dopo aver trascorso pi di un anno vivendo
praticamente in casa mia. Come ogni vero scienziato,
per, era cos affascinato dalle idee che non poteva passarle
sotto silenzio per troppo tempo. Ha unito le punte
delle sue grandi mani, un dito contro l'altro, tenendole
davanti a me per illustrare un'immagine allo specchio.
Ci sono delle configurazioni che si ripresentano, dimensione
dopo dimensione. Queste configurazioni riflettono
certe risonanze...
E ogni persona ha una propria risonanza, giusto?
Pensavo di essere riuscita a capire almenoquesto.
Lui ha sorriso, incoraggiato. I sorrisi di Paul erano
rari, quasi fuori posto su qualcuno cos grosso, muscoloso
e serio. Esatto. Quindi sembra che lo stesso gruppo
di persone continui a ritrovarsi, ancora e ancora. Non
invariabilmente, ma molto pi spesso di quanto potrebbe
suggerire la semplice casualit.
Theo, che si trovava dall'altra parte della stanza e
aveva ripreso i suoi calcoli, ha fatto una smorfia. Ascolta,
fratellino, se scrivi la tua teoria in questo modo,
e ti attieni alle cifre, siamo a cavallo.  quando cadi in
queste stronzate sull'anima e il destino che affossi tutto
quanto. Pensi sul serio di alzarti davanti alla commissione
e difendere questa roba?
Smetti di tormentarlo ho detto a Theo. In quel momento
ero troppo affascinata dall'idea di Paul per ascoltare
anche le pi valide obiezioni. Chiunque qui ha diritto
di avere teorie folli:  la regola della mamma.
Theo ha alzato le spalle, gi troppo assorbito dal suo
lavoro per insistere oltre. Eppure Paul mi ha guardato
come se mi fosse grato per averlo difeso. Mi sono resa
conto di quanto fossimo seduti vicini: pi vicini del solito,
cos vicini che il mio braccio sfiorava quasi il suo, ma
non mi sono spostata.
Invece ho detto: Quindi e il destino che crea la matematica,
oppure  la matematica che crea il nostro destino?.
Dati insufficienti ha risposto Paul, ma io in quel
momento riuscivo a vedere quanto desiderasse credere
nel destino.  stata la prima volta che ho pensato a lui
come a qualcuno che, nonostante tutte le apparenze, potesse
avere un animo poetico, in qualche misura.
Forse  stata l'unica volta che l'ho capito davvero.
Il giorno dopo, scopro come ci si sente ad avere del
personale che ti prepara per la giornata. E intendo in ogni
dettaglio. Le mie cameriere compaiono intorno al
mio letto appena mi sveglio, mi servono la colazione su
un vassoio d'argento, mi riempiono d'acqua tiepida
un'enorme vasca di marmo istoriata, mi insaponano addirittura
la schiena (s,  veramente imbarazzante fare
il bagno in pubblico, ma sembra che questa Marguerite
lo faccia tutti i giorni, quindi mi devo adeguare. Immagino
che mi abbiano gi visto nuda un sacco di volte, il
che... non aiuta un granch). Queste donne mi mettono
perfino il dentifricio sullo spazzolino.
Poi mi scelgono un vestito: un abito di un giallo morbido,
color lume di candela, lungo fino ai piedi, talmente
formale per un giorno qualsiasi che mi trattengo a fatica
dal mettermi a ridere. Mi intrecciano i capelli dietro
la testa e li fermano con spilloni ornati da piccole rose
bianche smaltate. Fisso sbalordita la mia immagine allo
specchio, in cui i miei riccioli capricciosi e incontrollabili
sono stati domati e sistemati in un'acconciatura tanto
complicata quanto splendida. Potrei quasi credere di essere
splendida io stessa, anche se in realt questa  pi
che altro la prova di quali risultati pu ottenere un bravo
parrucchiere (o il suo equivalente ottocentesco).
Non c' traccia di trucchi da nessuna parte, ma mi
spalmano sul viso e sul collo delle creme dall'aroma delicato,
e poi mi mettono un velo di cipria al profumo di
lill. Quando mi danno il tocco finale, agganciando i
miei orecchini di perle, mi sento come una vera granduchessa.
Grazie, mie signore dico. Dalla famiglia reale ci si
aspetta una certa cortesia, giusto? Sentendomi ridicola
e aristocratica allo stesso tempo, apro la porta e vedo Paul.
Mi correggo: il Luogotenente Markov.
Lui scatta sull'attenti, perfettamente corretto e fedele
al protocollo. Il suoi limpidi occhi grigi incontrano i
miei, quasi colpevolmente, prima di allontanarsi. Forse
 vietato guardare in faccia un membro della famiglia
reale. Mi sembra di ricordare che le superstar come
Beyonc a volte richiedono delle clausole contrattuali secondo
cui nessuno pu guardarle negli occhi: quello che
Beyonc  nella nostra dimensione, in questa  una granduchessa.
Paul (il Luogotenente Markov, meglio pensare a lui
in questi termini) non apre bocca. Naturalmente. Forse
il regolamento prevede che non possa dire nulla finch
non gli rivolgo la parola per prima. Buongiorno, Markov.
Buongiorno, mia signora. La sua voce  profonda,
eppure cos gentile. Spero che oggi vi sentiate meglio.
S, grazie. Ditemi, Markov, dove posso trovare il Colonnello Azarenko?
Lui aggrotta la fronte. Il mio comandante?
S, proprio lui. Paul pu non essere stato in grado di
rintracciare Azarenko al gran ballo di ieri sera, ma adesso
pu dirmi come si svolge la giornata degli ufficiali,
in ogni dettaglio. Recupereremo il suo Firebird per
l'ora di pranzo, e il mio sar riparato entro stasera.
Il Colonnello Azarenko  partito per Mosca questa
mattina presto, mia signora.
Mosca? Non  nemmeno pi a San Pietroburgo? Vi
ha consegnato... vi ha restituito qualcosa prima di partire?
A questo punto il Luogotenente Markov deve pensare
che abbia perso la ragione! Anche se la sua fronte  corrugata
(l'unico segno della smorfia che probabilmente
sta trattenendo) risponde in tono educato: No, mia signora.
Che cosa avrebbe dovuto avere il Colonnello da consegnarmi?.
Non ho nessuna intenzione di cominciare a spiegarglielo.
Invece gli chiedo: Quando... quando dovrebbe tornare?.
Dopo Capodanno, mia signora.
Capodanno? Mancano quasi tre settimane. Tre settimane.
Come posso riuscire a fingermi una principessa per tre settimane? Deglutisco forte e penso: Lo scoprir presto.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Mantieni la calma. Respira profondamente.
Mi aggiro per i corridoi del palazzo come stordita, come
se il mio corpo fosse troppo sconvolto anche per avere
una crisi di panico. Invece, mi sento pi come se fossi
stata drogata. I miei passi sono un po' vacillanti, e i ricami
elaborati della passatoia sul pavimento sembrano ipnotici.
Siete sicura di esservi ripresa del tutto, mia signora?
Paul (il Luogotenente Markov) mi segue rispettosamente
a qualche passo di distanza.
Sto bene, grazie, Markov. In realt fra circa cinque
secondi avr un crollo nervoso, ma continuiamo solo a
camminare, d'accordo? Questo  il sottotesto. Forse lo
capisce: in ogni caso, rimane in silenzio mentre proseguiamo.
Sarebbe utile avere almeno un'idea di dove dovrei andare.
Il Palazzo d'inverno  immenso, e non riuscirei a
orientarmi neanche se sapessi che cosa devo fare adesso.
Per fortuna, non rimango da sola a lungo. Eccoti
qui! Vladimir salta fuori da un corridoio laterale e si unisce
a me: nonostante la lunga serata e tutto lo champagne
che deve aver bevuto, sprizza energia da tutti i
pori. Ti senti meglio?
Abbastanza. Scopro che sorridere a Vladimir mi
viene assolutamente naturale. Il suo passo rilassato e il
suo sorriso amichevole mi affascinano, e poi l'affetto che
prova per sua sorella  indubitabile. Che cosa direbbe
un'adorata sorellina in un momento come questo? Vediamo.
 stato a una festa importante ieri sera, giusto?
Josie ha avuto la sua parte di rientri dopo il coprifuoco
e notti brave (molte pi di me), quindi gli dico quello
che avrei detto a lei: E tu? Sono stupita che tu non sia
sotto le coperte a lamentarti, con un impacco ghiacciato sulla testa.
Vladimir alza gli occhi al cielo e fa un sospiro melodrammatico.
Non hai proprio intenzione di perdonarmela, vero?
No, non lo far mai. Questo gioco dell'impostura 
pi facile di quanto pensassi. Non posso evitare di sorridere.
Lui continua: Una sera faccio troppi brindisi a base
di vodka e, un'unica volta nella mia storia di impeccabile
virt, finisco per sentirmi male in un'urna ornamentale.
Il prezzo? La condanna eterna da parte di mia sorella.
Nessuna condanna. Ma sicuramente ti sbeffegger in eterno.
Vladimir ride di questa battuta: la sua risata  tanto
simile a quella della mamma. Quindi  cos che ci si
sente ad avere un fratello. Ho sempre desiderato averne
uno, e Vladimir sembra proprio il tipo di fratello che avrei
voluto: protettivo, divertente e gentile.
E proprio in questo momento sento un pizzicotto sul braccio, forte.
Ahi! Mi giro per guardare Katya, che ha l'aria di essere
molto soddisfatta di se stessa nel suo vestito rosa.
Direi che ha circa tredici anni. Anche se assomiglia allo
zar pi di tutti noi, ha comunque i ricci disordinati delle
Kovalenka. Perch l'hai fatto?
Perch pensavi che fossi troppo piccola per andare al
ballo. Te l'ho fatta vedere. Ho ballato tutta la notte con
un sacco di uomini!
Guardo verso Vladimir per conferma. Lui lancia a
Katya un'occhiata significativa. La nostra piccola Kathy
ha fatto esattamente quattro balli, uno con me e
due con i suoi zii. Ma un ufficiale molto gentile l'ha davvero
condotta sulla pista, dove ha danzato molto bene.
Katya alza il suo piccolo mento testardo, come se non.
fosse stata appena contraddetta. Scuotendo leggermente
la testa, dico: Crescono cos in fretta.
Dove sono finiti tutti questi anni? concorda Vladimir,
assecondandomi ed entrando nella parte dell'anziano.
Con questo ci guadagniamo un'occhiataccia da parte
di Katya. Voi non siete poi cos grandi dice, e mi supera
correndo... tenendo in mano un capo della fascia che
ho in vita. Il nodo si scioglie e la fascia fluttua fino a
terra: lei la lascia cadere e scappa avanti, ridendo.
Oh, per favore.  sempre cos irritante? La Marguerite
di questa dimensione probabilmente la sopporta a
malapena. Per qualcosa nel modo in cui Katya ridacchia
mi ricorda la me stessa di un tempo, parecchi anni
fa, quando mi ero avvicinata di nascosto alle spalle di
Josie mentre era al telefono e le avevo strappato la pinza
per capelli. Aveva dovuto inseguirmi per tutta la casa
per almeno dieci minuti prima di riuscire a prendermi.
Perch mi sembrava cos divertente a nove anni?
Non ne ho idea. Ma era stato favoloso. Avevo addirittura
saltato il divano a un certo punto, e poi avevo ululato
dal ridere quando Josie aveva cercato di seguirmi e invece
si era schiantata sul pavimento.
Mi ricordo che Josie aveva urlato: Le sorelle pi piccole
sono la scocciatura peggiore del mondo!. Scopro
con disappunto che aveva ragione.
Paul si fa avanti e si inginocchia per recuperare la fascia:
quando me la porge, mi guarda negli occhi come
se... come se non fossi soltanto un dovere per lui. Come
se mi conoscesse. Si  forse ricordato chi  davvero? Le
mie speranze si sollevano per un inebriante attimo, finch
mi rendo conto che questa persona  ancora il Luogotenente
Markov. Lui dice solo: Mia signora.
Grazie, Markov.
Dico queste parole con sufficiente convinzione, ma 
cos strano guardare Paul e vedere qualcuno che contemporaneamente
 lui e non  lui. Qualcuno che assomiglia
molto all'uomo che ho sempre sognato a occhi aperti
che Paul avrebbe potuto essere...
Vladimir non sembra aver notato nulla di strano fra
di noi. Visto che ti sei ripresa, andr ai quartieri militari
dice mentre Paul si ritira di nuovo alle mie spalle,
e io mi riallaccio frettolosamente la fascia in vita.
Buona lezione.
Ci vediamo a cena. Oh merda, e se di solito non cenano
insieme? O forse avrei dovuto dire a desinare? Comunque
non sembra che abbia detto qualcosa di sbagliato,
perch Vladimir annuisce. Gli porgo la guancia
per un rapido bacio, i suoi baffi mi fanno il solletico.
In fondo al corridoio trovo una biblioteca, anzi un'aula
scolastica.
Oggi mi lascerai aprire bocca? chiede Katya scivolando
dietro una delle scrivanie,!che son tutte enormi e
lussuose, non tanto simili ai banchi di una scuola quanto
ai mobili di un negozio di antiquariato. Oppure farai
come al solito la cocca del maestro? Dovrebbe essere
l'insegnante di noi tutti, non solo il tuo.
Parler solo se interpellata prometto senza pensare.
Si sentono dei passi avvicinarsi dal corridoio, piccoli e
leggeri.
Poi sulla soglia compare un bambino, il suo faccino aperto
e sorridente. Marguerite!
L'enciclopedia mi ha fornito il nome che mi serve, il
fatto che sia assolutamente adorabile mi fornisce il sentimento
corrispondente. Piotr. Apro le braccia al mio
fratellino, che ci si tuffa subito. Assomiglia alla mamma
ancora pi di me: esile, quasi fragile, e decisamente piccolo
per un ragazzino di dieci anni, ma con un'espressione
di dolcezza tutta sua. Lo zar gli dar qualcosa di simile
all'amore di cui deve aver bisogno? Non vedo come
potrebbe. E il modo in cui Piotr si stringe a me mi ricorda
dolorosamente che sua madre (mia madre, nostra
madre) non c' pi.
Perfino Katya si scioglie un pochino per lui. Mi stupirai
con il tuo francese oggi, Pierre?
Lui annuisce con aria seria. Mi sono esercitato con
Zefirov.
Zefirov non sa una parola di francese! dice Katya ridendo,
e indica la guardia in piedi fuori dalla porta, accanto
a Paul. Zefirov non dice nulla, continua a guardare
fisso davanti a s. Vedremo come te la cavi, Peter.
Prima l'aveva chiamato Pierre, e adesso Peter. In corridoio
Vladimir l'ha chiamata Kathy, e ieri sera mi ha
chiamato Marguerite, anche se l'enciclopedia ha confermato
che in questa dimensione mi  stata data la versione
russa del mio nome, Margarita. Studiando storia
ho imparato che i nobili nell'Ottocento spesso usavano
diverse versioni del proprio nome a seconda delle varie
lingue che parlavano, un'affettazione aristocratica che
deve essere sopravvissuta in questa dimensione.
Lancio un'occhiata a Paul, dietro di me. Qui senza
dubbio si chiamer Pavel, la versione russa del suo nome,
ma non riesco a costringermi a pensare a lui con un
nome diverso.
Quest'aula  molto diversa dai luoghi noiosi e istituzionali
che ho visto in televisione. Invece di banchi di
plastica e bacheche, questa stanza ha scaffali di libri alti
fino al soffitto. Il tappeto persiano qui  un pochino
pi logoro di quelli nelle altre stanze del palazzo, le tende
di velluto verde scuro sono forse leggermente consunte.
Questa stanza non ha lo scopo di sfoggiare potere
e ricchezza. In questa stanza mi sento a casa.
Mi siedo a quello che deve essere il mio posto e mi
chiedo come diavolo far a fingere efficacemente nelle
prossime ore, visto che non ho idea di che cosa stiano
studiando, oltre al francese. Katya pu monopolizzare il
maestro quanto vuole: io probabilmente non sar in
grado di rispondere neanche a una domanda.
Poi una voce dal suono familiare dice in inglese: Vedo
che le granduchesse hanno un'ottima cera, nonostante
le fatiche della scorsa serata.
Mi volto e vedo mio padre.
 vivo.  vivo, ed  qui, e vorrei pi di ogni altra cosa
correre da lui, abbracciarlo, dirgli che gli voglio bene,
tutte le cose che morivo dalla voglia di dirgli un'ultima
volta. Questo  il miracolo che speravo di vedere fin dal
primo istante di questo viaggio.
Per rimango seduta al mio posto, le mani aggrappate
ai braccioli della mia sedia. Che cosa ci fa qui? Non
capisco...
Quindi cominciamo la nostra lezione dice lui. Mio
padre deve essere venuto in Russia per istruire i figli e
le figlie dello zar. Poi ha incontrato mia madre.
Non posso saltare in piedi per andare ad abbracciare
l'istitutore reale. Devo continuare a recitare questo ruolo.
Ma tutto quello che posso fare  trattenere le mie lacrime
di felicit.
Lui va a prendere il suo posto davanti a noi, perdendo
dei fogli dalla sua borsa. In questa dimensione non 
pi ordinato che a casa. Nonostante gli abiti bizzarramente
formali che indossa (un completo vecchio stile
con tanto di panciotto e occhiali dalla montatura metallica)
 sempre, al cento percento il mio pap. Lo stesso
viso magro ma attraente, gli stessi occhi azzurri, lo
stesso sorriso interrogativo quando  preoccupato. Vostra
Altezza Imperiale, ho sentito che non siete stata
bene. Vi sentite meglio?
Oh, un attimo. Sta parlando con me.
Molto meglio, grazie professore. La mia voce suona
strozzata, come se riuscissi a malapena a tirare fuori le
parole. Pap ha capito che c' qualcosa di strano, ma
non fa altro che osservarmi per un momento prima di
fare un cenno con la testa, lasciandomi stare.
Benissimo, allora. So che siete tutti follemente ansiosi
di ritornare al vostro francese, quindi cominciamo.
Peter sta imparando le prime regole grammaticali.
Katya ha tradotto un testo. Io dovrei concludere un saggio
sulle opere di Molire. Grazie al cielo, ho studiato
Molire anche a casa, quindi dovrei riuscire a cavarmela
su questo punto. Eppure tutto quello che riesco a fare
 aggrapparmi al mio libro con le mani sudate e lanciare
occhiate furtive a mio padre, vivo e vegeto a pochi
passi da me.
Non avevo mai perduto nessuno prima di lui, non in
questo modo. I miei nonni sono morti tutti prima che io
nascessi, o quando ero cos piccola che me li ricordo a
malapena. L'unico funerale al quale ho partecipato 
stato quello del mio pesce rosso. Quindi non avevo idea
di che cosa fosse subire un vero lutto.
Adesso ho imparato che il lutto  una pietra che affila
tutto il tuo amore, tutti i tuoi ricordi pi felici, rendendoli
lame che ti fanno a pezzi dall'interno. Dal mio cuore
 stato strappato qualcosa che non potr mai essere
riempito di nuovo, mai pi, non importa quanto tempo
avr da vivere. Dicono che il tempo guarisca tutto, ma
anche adesso, meno di una settimana dopo la morte di
mio padre, so che  una menzogna. Quello che intendono
 che alla fine ci si abitua al dolore. Finisci per dimenticare
come eri prima, che aspetto avevi senza le cicatrici.
 questo, credo, il passaggio all'et adulta. Non le
stronzate che si dicono di solito: finire il liceo, perdere
la verginit, andare a vivere da sola, o roba del genere.
Attraversi quella linea la prima volta che cambi per
sempre, la prima volta che sai di non poter pi tornare
indietro.
Ogni volta che vedo la faccia di pap, o sento la sua
voce, devo reprimere la voglia di piangere. Eppure, in
qualche modo riesco a sopportare le nostre lezioni, francese,
geografia e, per ultima, storia contemporanea.
Quali sono i cambiamenti a cui potremmo assistere
nei prossimi decenni? chiede pap mentre studiamo
l'ultimo numero disponibile di Le Monde (che  di quattro
giorni fa: tutto viaggia lentamente qui). Si sta entusiasmando,
come fa sempre quando la sua immaginazione
galoppa a briglia sciolta. Se il principio della catena
di montaggio funziona per le automobili, a che
cos'altro potrebbe essere applicato? Pensate ai progressi
industriali e tecnologici!
O militari dico a bassa voce. Costruiranno anche le
armi in questo modo.
Pap mi lancia uno sguardo inquisitorio. Suppongo
che abbiate ragione. L'automazione aumenta il potenziale
dell'umanit, sia nel bene che nel male.
Ai margini del mio campo visivo Peter sta cercando di
non distrarsi, e Katya sta facendo un aeroplanino di
carta con una pagina di Le Monde. Dovrei davvero lasciare
a uno di loro almeno una piccola possibilit di intervenire,
ma non posso sprecare nessuna occasione di
parlare con mio padre.
Tuttavia non pensate, Vostra Altezza Imperiale, che
i vantaggi in definitiva siano maggiori degli svantaggi?
Pap si aggiusta gli occhiali sul naso. So che lo fanno
impazzire, questa versione di pap non ha la possibilit
di usare le lenti a contatto.
Non  facile fare una valutazione. Non  come sommare
e sottrarre,  pi come un calcolo di matematica
superiore. Comincio a giocherellare con i miei capelli,
prima di ricordarmi che per una volta sono raccolti per
bene. Le merci saranno pi abbondanti e a buon mercato,
ma questo porter la gente a considerarle rimpiazzabili.
Scambieremo unicit e abilit con prevedibilit e
bassi costi. Verranno creati infiniti nuovi posti di lavoro,
ma via via che l'industria diventer globalizzata,
quegli impieghi verranno spostati in gran parte verso le
nazioni in via di sviluppo dove il lavoro sar meno regolamentato...
Tutti i presenti mi stanno fissando: pap sembra ammirato,
Peter e Katya infastiditi. Quanti anacronismi
ho appena utilizzato? Magari questa Marguerite non 
cos interessata all'economia.
... quindi, s, gli effetti della Rivoluzione industriale
sono complessi. Insomma, s. Il mio sorriso deve sembrare
ancora pi imbarazzato di me.
Rivoluzione industriale ripete pap lentamente.
Che espressione interessante. Riassume molto di ci
che sta succedendo attualmente nel mondo. Rivoluzione
industriale: ottima definizione, Vostra Altezza Imperiale.
Per quanto la situazione sia assurda, non posso fare a
meno di crogiolarmi nel calore delle lodi di pap. Questo
mi fa venire di nuovo voglia di piangere, e devo distogliere
lo sguardo.
La nostra lezione  finita e, purtroppo, devo lasciare
l'aula con i miei fratelli. Prima di uscire faccio un sorriso
a pap.  cos inadeguato rispetto ai miei veri sentimenti,
ma non posso rischiare di pi. In corridoio, Paul
mi ha aspettato per tutto questo tempo, al suo fianco le
guardie del corpo di Peter e Katya. Non d nessun segno
di impazienza, comunque:  come se fosse disposto
ad aspettarmi in qualsiasi caso, non importa per quanto
tempo.
Ancora una volta, la cocca del maestro sibila Katya
mentre ci allontaniamo.
Oh, taci le rispondo.
Peter si mette a ridere. Sei la sua preferita e lo sai.
Ma  normale, perch sei la pi intelligente.
Al mio fratellino non d fastidio la mia sintonia con il
nostro insegnante, ma a mia sorella evidentemente s.
 quasi indecente il modo in cui voi due vi comportate.
Katya si sposta i capelli, che le ricadono in una lunga
treccia dietro la schiena. Forse la storia non  l'unica
cosa che vorrebbe insegnarti, eh?
Yekaterina! La mia voce esce secca e gelida. Lei non
pu certo immaginare quanto sia grottesca in realt
quella battuta, ma ci non toglie che vorrei prenderla a
schiaffi. Come osi dire una cosa cos cattiva?  falsa.
Lei fa retromarcia. Perfino la sua aggressivit arriva
solo fino a un certo punto. Stavo solo scherzando!
Questo non  il genere di argomento su cui puoi
scherzare, anche solo con me. Il professor Caine  un ottimo
insegnante, per tutti noi, e dovresti avere pi rispetto
per questo.
Va bene, va bene ringhia Katya, ma chiaramente 
pronta a lasciar cadere il discorso. Meno male. L'ultima
cosa di cui ho bisogno  che indovini il vero motivo per
cui sono la sua preferita.
Scopro che abbiamo tutti programmi diversi per il pomeriggio:
Katya ricamer con una delle nostre cugine,
cosa che odier. Peter avr una lezione di equitazione e
forse far un giro al campo di addestramento militare
con Vladimir, cosa di cui sar felice. Io? Io dovrei passare
il resto della giornata a rispondere alle lettere di vari
parenti di sangue reale sparsi per l'Europa.
Qui sorgono una serie di problemi: per prima cosa,
non so assolutamente chi siano questi parenti:  vero
che ho un elenco, ma precisamente chi sarebbe Sua Altezza
Serenissima la Principessa Dagmar di Svezia?
Cio, chiaramente  una principessa di nome Dagmar,
ma siamo cugine? Amiche? Semisconosciute? Di che cosa
parliamo di solito? In secondo luogo, sono piuttosto
sicura che esista un protocollo per questo genere di cose,
formule precise da utilizzare per la corrispondenza
reale, e io non ne conosco neanche una.
Per non so bene che altro fare in questo momento.
Fino al ritorno del Colonnello Azarenko, quando potr
restituire il Firebird a Paul, devo fare del mio meglio
per impersonare la Granduchessa Margarita. E quindi
scrivere le sue lettere. In biblioteca riesco a trovare un
registro intitolato Elenco dei regnanti, della nobilt e
degli ufficiali che descrive le famiglie reali di ciascun
paese, con delle note che spiegano le relazioni di parentela.
A quanto pare sono imparentata con tutti loro.
Paul mi rimane accanto per tutto il tempo, a una distanza
di parecchi metri. Probabilmente ha notato la
stranezza del fatto che ho bisogno di consultare dei manuali,
ma non commenta in nessun modo, aspetta semplicemente
con pazienza. Questo mi aiuta a sentirmi un
po' pi stabile, anche se faccio un casino con le lettere.
La penna stilografica fa una macchia ogni due parole, e
ci vuole un sacco di tempo per scrivere a mano: se volete
il mio parere, Skype  un modo molto pi comodo di
tenersi in contatto.
Fra una nota e l'altra, cerco nell'Elenco una qualsiasi
menzione di Theodore Willem Beck. Okay, sarebbe
davvero una coincidenza improbabile se anche lui risultasse
far parte della nobilt, ma sono cos ansiosa di
scoprire dove potrebbe trovarsi... In un mondo senza
Google, questa informazione  molto pi difficile da scovare.
Ma nel libro non c' nessun accendo a lui, e nemmeno
le mie cameriere stamattina avevano mai sentito
parlare di lui. La collocazione di Theo rimane un mistero.
Mentre scrivo una lettera a una principessa greca che
 a quanto pare mia zia, continuo a sentire intensamente
la presenza di Paul.  in piedi accanto alla porta del
salone dove ho scelto di mettermi al lavoro; siamo soli
in questa stanza ampia ed elegante, osservati dai ritratti
a olio dei miei vari antenati, i cui occhi sembrano
tutti pieni di disapprovazione. Alla fine, non riesco pi
a sopportare il silenzio.
Dovete trovare tutto questo molto noioso, Markov
gli dico.
Paul non gira neanche la testa. Niente affatto, mia
signora.
Non preferireste essere con i vostri... Compagni di
reggimento? Giusto? Commilitoni?
Il mio compito richiede che rimanga al vostro fianco,
mia signora.
C' qualcosa nel modo in cui dice mia signora che mi
agita. Torno a rivolgermi alla mia lettera, ma riesco solo
a fissare la pagina bianca.
Okay, ho scoperto che Paul Markov non  un assassino.
Questo  stato un sollievo, ma  una verit che suscita
pi domande che disposte. Perch Paul avr deciso
di distruggere i dati e le ricerche di mia madre e di fuggire?
E se  del tutto innocente, perch ha lottato con
Theo in modo cos violento, a Londra?
Be', io e Theo l'avevamo attaccato per primi, e Paul
mi aveva detto di aver avuto dei sospetti su Theo, quando
l'aveva visto...
Un attimo. Spalanco gli occhi. Theo... No, non pu essere.
Non pu essere assolutamente. Theo ha corso un rischio
enorme per cercare di aiutare mia madre e vendicare
mio padre: ha fatto un salto interdimensionale
senza nessuna garanzia di non ridursi a una zuppa di
atomi. E confuso quanto me dalla situazione. I continui
cambiamenti nei mondi che mi circondano mi hanno
creato insicurezze su molte cose, ma la lealt di Theo,
almeno,  stata dimostrata al di l di ogni ragionevole
dubbio.
Paul Markov rimane un mistero.
Per  un mistero che dovr risolvere, se voglio avere
la minima speranza di riparare il Firebird.
Cerco di concentrarmi sulla mia lettera, ma non ci
riesco. Mi lascio cadere la testa fra le mani. Paul fa un
passo verso di me. Mia signora? Vi sentite bene?
Mi sento... sopraffatta, ecco tutto.
Avete bisogno di ritirarvi nella sala della Pasqua,
mia signora?
Sala della Pasqua? Quando alzo lo sguardo, Paul sta
sorridendo, timidamente. Anche qui, in un mondo in cui
 un ufficiale dell'esercito in alta uniforme, con una pistola
e un coltello alla cintola, rimane incerto sulla cosa
giusta da dire.
Mi alzo dalla sedia e lascio che mi mostri la strada.
Paul mi fa percorrere altri lunghi corridoi del Palazzo
d'inverno. Soffitti decorati a foglia d'oro brillano sopra
di noi mentre attraversiamo colonnati di marmo verde e
stanze dipinte d'oro o di vermiglio e di blu reale; i miei
tacchi fanno da lieve eco al ticchettare dei suoi stivali
lucidi sul parquet dei pavimenti. Finalmente arriviamo
a un'alta porta doppia, dipinta di bianco. Paul la apre e
si scosta di lato, lasciandomi entrare per prima. Io faccio
un passo all'interno, e trattengo a malapena un'esclamazione
di meraviglia.
La sala della Pasqua risulta essere il luogo dove la
nostra famiglia conserva le uova di Faberg.
Sono dei capolavori di oreficeria. Sono abbastanza
piccole da stare comodamente nel palmo della mano di
un adulto, e sono fatte di porcellana, oro o pietre preziose,
o pi spesso di una combinazione di questi materiali.
Alcune hanno una bellezza modesta, come quello
di smalto rosa ricoperto da un reticolo di minuscole perle,
altri sono spettacolari e ingegnosi, come l'uovo di lapislazzuli
circondato da anelli d'argento come il pianeta
Saturno, annidato in una nuvola di quarzo bianco latte
punteggiato da stelle di platino.
Nella mia dimensione, sono sopravvissute alcune
dozzine di uova di Faberg: per qualche decennio i Romanov
se le sono scambiate come doni pasquali. In questa
dimensione invece la tradizione  durata ben pi di
un secolo. Un paio di centinaia di uova brillano dai loro
posti sui lunghi scaffali allineati lungo le pareti.  come
essere caduta in uno scrigno di gioielli, ma mille volte
pi straordinario, perch ogni singolo uovo  un'opera
d'arte unica.
Mi avvicino in punta di piedi a uno degli scaffali e,
con reverenza, prendo in mano un uovo di alabastro.
Una voce dentro di me inizia a cantilenare, Non farlo
cadere, non farlo cadere, non farlo non farlo non farlo.
La cerniera d'argento nel mezzo si apre, e io lo sollevo
scoprendo una minuscola ballerina meccanica all'interno,
una marionetta di metallo che comincia a danzare
al suono di un carillon.  cos bella, cos delicata che mi
toglie il fiato.
Non  la vostra scelta abituale, mia signora dice piano
Paul.
Quante volte mi ha portato qui, quando ero triste o
soffrivo di solitudine? Sento che questo non  certo il
primo pomeriggio in cui ci siamo trovati qui, da soli.
E qual  il mio preferito? guardo nei suoi occhi grigi,
sfidandolo a dimostrare di conoscermi.
Senza esitazione, indica un uovo di un ricco, vivace
rosso vino, decorato con spirali di delicata filigrana d'oro.
La bellezza anche solo di quel rosso... potrei mescolare
i miei colori per ore senza riuscire a catturare quella
profondit.
Poi capisco perch Paul si sta trattenendo: certamente
non ha il permesso di toccarlo.
Cos alzo il mento e gli dico: Prendetelo per me,
Markov.
Lui esita solo per un istante, poi prende l'uovo fra le
sue mani sicure (sono cos grandi, cos forti. Penso che
potrebbe circondarmi la vita con quelle mani). Mentre
lo guardo, lui alza la parte superiore per svelare la sorpresa
che nasconde, l'aggiunta ingegnosa o artistica nascosta
all'interno di ogni uovo. Qui, c' un piccolo ciondolo
d'argento: un piccolo ritratto incorniciato di mia
madre.
Oh sussurro. Naturale che fosse questo che cerco ogni
volta, quello che amo di pi. Paul affida l'uovo alle
mie mani aperte. Le sue dita sfiorano le mie per una
frazione di secondo, eppure mi sembra di sentire il suo
tocco molto pi a lungo.
Per qualche lungo momento rimaniamo qui, molto vicini,
ad ammirare la meraviglia delicata e preziosissima
che ho fra le mani. Sento il silenzio di Paul, l'alzarsi
e abbassarsi del suo respiro. Siamo soli in una stanza
immensa, dai soffitti altissimi, eppure la nostra vicinanza
sembra cos intima da essere quasi insopportabile.
Il sole del pomeriggio filtra dalle finestre alte, riflettendosi
sulle sue decorazioni militari e sui fregi dell'uovo
che ho in mano.
Paul dice: Vostra madre era molto bella, mia signora.
Pu giudicare solo dal ritratto: in questa dimensione,
non ha mai avuto la possibilit di conoscere la mamma.
Penso a quanto lei gli vuole bene, a casa nostra, e questa
perdita mi ferisce: quest'altra relazione che avrebbe
dovuto esserci, ma non c' stata. S, lo era.
Le assomigliate molto, mia signora.
Non riesco a guardarlo negli occhi. Non riesco a respirare
bene. Perch mi fa questo effetto?
Per, se devo essere onesta, questa sensazione  cominciata
da qualche tempo, nascendo dalla curiosit,
crescendo nella speranza e diventando qualcosa a cui
non so neanche dare un nome.
Oh... faccio una smorfia quando uno dei fermi nell'uovo
color vino cade all'interno del guscio. Il ritratto
della mamma non sta pi al suo posto. L'ho rotto.
Non preoccupatevi, mia signora. L'istitutore potr
ripararlo, ne sono certo. Il professor Caine  molto abile
con i suoi attrezzi da orologiaio.
Ma certo. A casa, ogni tanto, pap armeggia con dei
vecchi orologi e riesce a farli funzionare di nuovo. La
sua raffinata mente scientifica, a cui in questo mondo
sono state negate le sfide della fisica teorica, si  rivolta
a quelle della meccanica. Qui probabilmente non fa che
giocherellare con meccanismi vari.
Alla fine alzo gli occhi su Paul, con un sorriso cos radioso
che lo sorprende, lo so. Ma non posso farne a meno:
ho appena trovato un'altra via d'uscita.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Professor Caine.  cos strano chiamarlo in modo diverso
da pap. Ma che cosa c' in tutto questo che non
sia strano?
Pap entra nella sala della Pasqua scortato da Paul,
che  andato a prenderlo su mio ordine. Quando vede
l'uovo color vino che ho in mano fa un cenno con la testa,
anticipando la mia richiesta.  quel gancio, vero?
In tutta onest, dovreste richiedere al pi presto alla
casa Faberg di ripararlo adeguatamente, Vostra Altezza
Imperiale. Infila una mano nella giacca e tira
fuori un piccolo involto di pelle: il contenitore dei suoi
attrezzi da orologiaio. Ma non temete, per il momento
posso sistemarvelo io.
Ma certo che potete. Gli sorrido, sperando di ingraziarmelo
per chiedergli un favore. Poi mi rendo conto
che  un po' ridicolo: quando si  granduchessa della
Casa Romanov, non si chiedono favori, si danno ordini.
Per resta sempre mio padre, e ora pi che mai voglio
trattarlo col massimo rispetto.
Avrei un altro progetto per voi, se foste disponibile a
dare un'occhiata. Appoggio con attenzione l'uovo danneggiato
su un tavolino e poi mi infilo la mano in tasca
dove, accuratamente avvolti nei miei fazzoletti di pizzo,
ci sono i pezzi del Firebird. Questo medaglione a cui
tengo molto si  rotto.
Pap sposta lo sguardo dall'uovo al mio viso, sorridendo.
Immagino che stiate cercando di convertirmi
all'oreficeria per evitare i prossimi esami di francese.
No, avete la mia parola.  molto importante per me,
ed  complicato... Smetto di parlare prima di sembrare
in preda al panico. Se pap (o Paul, che sta di guardia
alla porta) si rende conto di quanto sono preoccupata
per il Firebird, potrebbero nascere domande alle quali
non sarei in grado di rispondere. Questo medaglione
non  un semplice ornamento, vedete. Quando tutti i
pezzi saranno di nuovo collegati correttamente, funzioner
di nuovo.
Che cosa fa? Pap si aggiusta gli occhiali sul naso
mentre io apro un po' i fazzoletti per mostrargli i pezzi
color bronzo all'interno. Suona una musica?
No. Che cosa dovrei dirgli? La verit non sarebbe
facile da credere. Ho paura di non esserne sicura.
Allora dubito di poterlo riparare, senza sapere come
dovrebbe funzionare. Naturalmente voglio aiutarvi, Vostra
Altezza Imperiale, ma per questo compito potrebbe
essere necessario rivolgersi a un professionista.
Oh, no. Se Paul e io abbiamo una possibilit alternativa
di uscire da questa dimensione, ho bisogno che sul
Firebird lavori una persona come pap. Okay, in questa
vita  bloccato qui a fare l'istitutore, ma ci non toglie
che sia un genio.  la mia migliore possibilit di
salvezza, forse l'unica.
Non posso essere sicura che il Colonnello Azarenko,
al suo ritorno da Mosca, non avr buttato via, o venduto,
il Firebird di Paul: se il mio non viene aggiustato, io
e Paul saremo entrambi intrappolati qui per sempre.
Per evitare di farmi prendere dal panico, faccio qualche
respiro profondo e osservo mio padre lavorare sull'uovo
rosso di Faberg. Maneggia con abilit un minuscolo
paio di pinzette per ridare al gancio la forma originaria,
tuttavia  quello che fa dopo che mi toglie il
fiato.
Pap prende il ciondolo con il ritratto di mia madre,
quello commissionato dallo Zar Alessandro V, che probabilmente
non l'ha mai pi guardato. Pap per lo tiene
fra le mani per un lungo momento, i suoi occhi incollati
all'immagine del suo volto, con uno sguardo in cui
colgo per un attimo il pi profondo sentimento di tristezza
e rimpianto che abbia mai visto (La prima volta
che  venuto a trovarmi, non avevo idea di che aspetto
avesse ha detto una volta la mamma mentre cucinavamo
all'aperto, in cortile, in un afoso pomeriggio estivo.
Ma ero gi un po' innamorata di lui.
Pap ha riso mentre lei lo abbracciava da dietro. E
io avevo fatto confusione con le foto dell'universit, e
quindi credevo che questa "dottoressa Kovalenka" fosse
piuttosto anziana. Ha preso la sua mano per baciarla.
Eppure, c'era gi stato uno scambio di equazioni parecchio
allettanti. Anch'io ero un po' innamorato. Quindi,
vedete,  stata una relazione molto intellettuale...
all'inizio.
All'inizio. Il sorriso della mamma  diventato veramente
malizioso. Diciamo che il resto dell'innamoramento
ha avuto luogo quando ci siamo incontrati all'aeroporto
e ho scoperto che eri incredibilmente sexy.
La cosa era reciproca ha confessato pap. Ho rischiato
di saltarti addosso al ritiro bagagli.
Io e Josie facevamo delle facce schifate, perch eravamo
pi piccole e pensavamo ancora che fosse disgustoso
vedere i nostri genitori farsi le coccole in quel modo.
Era prima che realizzassi quanto sia straordinariamente
raro vedere due persone che rimangono davvero
innamorate per tutta la vita).
Forse  sbagliato da parte mia usare i suoi sentimenti
contro di lui, ma in fondo al cuore so che pap vorrebbe
aiutarmi, e portare conforto alla versione della
mamma che lo sta piangendo a casa, e che spera disperatamente
che io torni da lei. Quindi questo giustifica i
miei metodi, o almeno me lo auguro.
Questo medaglione era di mia madre dico, porgendogli
ancora il Firebird avvolto nei pizzi.
 la mossa giusta. Pap lascia perdere l'uovo di Faberg.
Era di vostra madre?
Quando ero piccola, me lo mostrava spesso. La prima
regola della bugia efficace, mi ha spiegato Theo una
volta,  Che sia semplice, stupida. Non mi ricordo il
trucco, che cosa faceva, ma mi ricordo che lo adoravo.
La mamma ci giocava sempre con me, cos quando l'ho
ritrovato qualche giorno fa ne sono stata felice. Ma vedete,
 a pezzi: qualcuno deve rimetterli insieme. Voi
potreste farlo, ne sono certa.
Con delicatezza, pap riappende il minuscolo ritratto
smaltato della mamma nell'uovo color vino e lo chiude
di nuovo. Poi prende il fazzoletto di pizzo fra le mani e
solleva un pezzo del Firebird, un ovale metallico che
contiene un microchip. Mi rendo conto che non c' nessuna
possibilit che riesca mai a capire che cosa diavolo
sia un microchip, e il mio morale scende sotto i tacchi.
Mi sto solo illudendo che ci sia una possibilit?
Avete un'idea dell'aspetto che dovrebbe avere, Vostra
Altezza Imperiale? mi chiede.
Io tocco il coperchio del medaglione.  tutto contenuto
in questo medaglione, ripiegato pi volte fino a
sembrare un unico gioiello. E non credo che ci siano
pezzi mancanti o danneggiati, si sono soltanto staccati.
Ma... pi di cos... no.
Pap lo osserva per un altro minuto, poi dice: La
maggior parte dei meccanismi ha una specie di logica
interna. Potrei essere in grado di ricostruirla, avendo il
tempo necessario.
Volete provarci?
Perch no? Ho sempre amato i rompicapo.
Le mie speranze si risollevano, e diventano rosee.
Oh, grazie! Il mio primo istinto  quello di abbracciarlo,
ma riesco a trattenermi.
Pap sorride e riavvolge il resto del Firebird nel fazzolettino
di pizzo. Piacere mio, Vostra Altezza Imperiale.
 sempre un piacere esservi d'aiuto.
Non avete idea di ci che significhi per me. Riuscir
davvero a uscire da questo stallo?
Capisco  tutto ci che dice, ma in questa singola
parola sento tutto l'amore che aveva per mia madre, e
la profondit di ci che  disposto a fare in sua memoria.
Neanche mio padre  un tale genio da poter riparare
all'istante un dispositivo complesso che non ha mai visto
prima. E nemmeno pu aumentare le ore della giornata.
Il periodo natalizio  il picco della stagione qui a
San Pietroburgo, il che significa che praticamente ogni
sera c' una cena di gala, o un ballo, o un evento sociale.
Mio padre  esentato da alcune di queste occasioni,
ma io no. Azarenko  ancora a Mosca, e senza quella
macchina del tempo che la mamma non ha mai avuto
modo di inventare, non posso accelerare l'arrivo del Capodanno.
Per il momento, devo cercare di sentirmi a casa.
Comincio dalle cose pi semplici. Memorizzo l'Elenco
dei Regnanti meglio che posso. Sul mio scrittoio compare un calendario dei miei impegni, in modo da poter sapere
quali sono quelli che mi aspettano, e riesco a scovare
una piantina del Palazzo d'inverno che mi aiuta a
orientarmi (se mi perdo nella mia stessa casa, probabilmente
cominceranno a chiedersi se c' qualcosa che non va).
La stranezza pi grande  quanto tutto questo non
sia strano. Dopo pochi giorni, mi sembra del tutto normale
indossare quotidianamente abiti lunghi e portare
i capelli raccolti in complicate acconciature intrecciate.
Il mio palato si abitua al gusto salmastro del caviale,
all'asprezza del borscht e al sapore amaro del t russo.
Leggo e parlo correntemente l'inglese, il francese e il
russo e passo senza difficolt dall'uno all'altro, e mi assicuro
di fare molta pratica, sperando di riportare via
con me un po' di francese e di russo.
Ogni mattina, le cameriere mi preparano per la giornata,
facendo ogni cosa al mio posto, dall'infilarmi le
calze sulle gambe a lucidarmi gli orecchini prima di assicurarli
saldamente ai miei lobi (le granduchesse non
hanno i buchi: in questa dimensione, almeno a San Pietroburgo,
qualsiasi forma di piercing equivale a indossare
una maglietta con la scritta: SONO UNA PROSTITUTA,
CHIEDIMI LE MIE TARIFFE). Si occupano
di tutto anche quando, al mio quarto giorno di permanenza,
mi vengono le mestruazioni.  una grossa scocciatura,
che prevede un affare simile a un reggicalze
ma per niente sexy e un vero e proprio asciugamano ripiegato
in mezzo alle gambe. Mi tocca restarmene in
piedi, arrossendo fino a diventare violacea, mentre me
lo cambiano ogni poche ore e portano via gli asciugamani,
che saranno lavati a mano da qualche persona
molto sfortunata. Non potevano venirmi nella dimensione
dove vivevo nella Londra futuristica? Probabilmente
avevano, non so, dei (miracolosi assorbenti interni
da astronauti o roba del genere. Comunque, le cameriere
non sembrano farci molto caso, quindi cerco di
sopportare tutto senza lasciar trasparire quanto sia scombussolata.
Ogni giorno entro in aula e studio francese, economia,
geografia e qualsiasi altra cosa riesca a convincere
pap a considerare. Lui asseconda la mia accresciuta
curiosit, introduce pi lezioni di scienze sulle innovazioni
del momento, come la corsa allo sviluppo degli aeroplani
(qui sono gi stati inventati, ma da pochissimo,
e gli aerei sono ancora costruiti con eliche e ali di tela.
Finora, il volo pi lungo della storia  durato circa venti
minuti). Peter  entusiasta, fa cos tante domande
che mi chiedo se abbia ereditato la curiosit scientifica
della mamma, Katya si lamenta dei compiti aggiuntivi,
ma capisco che  incuriosita, suo malgrado.
Rivedere mio padre continua a non essere facile per
me, ma sono riconoscente anche per questo dolore.
Quest'ultima possibilit di passare del tempo con lui 
un dono che non avrei mai potuto dare per scontato.
E Paul... Paul  sempre vicino a me. Sempre con me.
Se non  nella stessa stanza,  fuori dalla porta.
Inizialmente, il senso di sicurezza che mi viene dalla
sua vicinanza  semplice: finch Paul  in zona, posso
essere certa che non gli accada nulla di male. Posso
credere che ci riprenderemo il suo Firebird o che mio
padre aggiuster il mio, in modo che io possa ricordare
a Paul chi  veramente, e a quel punto sar sicura di
poter tornare a casa.
C' un altro ballo in programma, uno della dozzina
abbondante che avr luogo prima di Natale. Questa
volta non potr fingere un altro svenimento per tirarmene
fuori. Sfortunatamente, il tipo di balli che fanno
in queste occasioni non  fra quelli che conosco: il valzer
sembra farla da padrone.
Io non ho la pi pallida idea di come si balli il valzer.
Se la figlia dello zar va sulla pista da ballo e fa una
pessima figura, la gente comincer a chiedersi che cosa
c' che non va in me.
Nel pomeriggio, quando io e Paul andiamo in biblioteca,
non fingo neanche di mettermi alla scrivania. Invece,
non appena Paul ha chiuso quelle alte porte dietro
di noi, dico: Luogotenente Markov, vorrei imparare
a ballare il valzer.
Lui si blocca, mi fissa. Non posso biasimarlo. Dopo
un minuto di attonito silenzio, azzarda: Mia signora,
voi ballate in modo eccellente. Vi ho visto ballare il valzer
in molte occasioni.
Pu anche essere... Sar un modo di parlare abbastanza
regale? Forse sto un po' esagerando. ... comunque,
ehm, mi sento un po' arrugginita. Vorrei esercitarmi
prima di stasera. Vorreste ballare con me?
Paul raddrizza la schiena, con l'identica espressione
imbarazzata e incerta che ha spesso a casa. Per dice:
Come desiderate, mia signora.
Bene, ottimo. Per prima cosa, ci serve della musica.
In un angolo c' un antiquato fonografo, completo di
uno di quegli aggeggi a forma di trombone che servivano
da altoparlanti. Nei vecchi film sembrano abbastanza
facili da usare: ci metti il disco, giri la manovella,
pronti via.
Per quando mi avvicino, nelle mie scarpette a ciabattina
silenziose sul soffice tappeto persiano, mi rendo
conto che questo fonografo non funziona con i dischi.
Quelli li conosco abbastanza, pap ne ha una collezione,
ma questi sono... cilindri? Di cera?
Cerco di dissimulare la mia goffaggine meglio che
posso. Markov, scegliete una musica per noi.
Lui si avvicina silenzioso, sceglie un cilindro. Io lo osservo
con attenzione, in modo da poterlo fare io la prossima
volta, se necessario,. Poi lui gira la piccola manovella
sul lato e si comincia a sentire una musica dolce,
metallica, una bellissima melodia nonostante le interferenze
di sibili e crepitii.
Guardo Paul, pronta a cominciare, ma lui dice: Sarebbe
meglio il pavimento liscio, mia signora.
Naturalmente. Le piste da ballo non hanno tappeti.
Cos lo seguo verso la zona della stanza pi vicina alle
finestre, dove il pavimento non  coperto dai tappeti.
Gli intarsi di diversi tipi di legno sono cos ricchi che i
riquadri sotto i nostri piedi sembrano a strisce. Dalle
finestre strette cade una luce soffusa, che riflette la
sfumatura rossastra nei capelli castano chiaro di Paul.
Permettete, mia signora. Allarga le mani in modo
un po' rigido, vicino a me ma evitando il contatto, e mi
rendo conto di che cosa mi sta chiedendo: ha bisogno
del mio consenso per toccarmi.
Alzo lo sguardo su di lui, e scopro... che vuole toccarmi.
In qualche modo riesco a dirgli: Potete procedere,
Markov.
Lui prende la mia mano destra nella sua. La sinistra
va sulla sua spalla, almeno questo lo sapevo. La sua
mano sinistra si chiude intorno alla mia vita, sento il
suo calore anche attraverso la seta bianca del vestito.
Non  facile sostenere il suo sguardo, ma lo faccio.
Non posso distogliere gli occhi.
Poi Paul comincia a ballare. Il passo di valzer  semplice:
UNO due tre, UNO due tre, eppure nei primi istanti
sono maldestra. Ballare  pi difficile da fingere.
Per mi ricordo una cosa che mi ha detto la mamma
una volta a proposito del ballo da sala: diceva che basta
semplicemente seguire l'uomo. Devi arrenderti completamente
alla musica, lasciare che lui ti guidi e ti muova,
in ogni istante.
Di solito non sono molto brava a lasciare il comando
a qualcun altro, ma stavolta mi lascio andare. Lascio
che sia Paul a guidare.
Ora sento la lieve pressione della sua mano sulla
schiena: non mi spinge di qua e di l, ma mi suggerisce
gentilmente, sempre gentilmente, in quale direzione girer.
Le nostre mani intrecciate si muovono a tempo,
modifico la mia postura in modo da permettergli di inclinarmi
un po' all'indietro. L'inclinazione e la rotazione
mi danno un po' di vertigini, che per in qualche
modo mi aiutano: adesso posso arrendermi a lui. Posso
smettere di pensare, di preoccuparmi, ed esistere solo
nella nostra danza.
Sentendo il cambiamento, Paul diventa pi audace.
Mi conduce in cerchi sempre pi larghi. La mia gonna
lunga volteggia intorno a me e mi metto a ridere dalla
gioia, premiata dal suo sorriso.  come se il mio corpo
sapesse esattamente come si muover il suo, e balliamo
in totale abbandono, solo per il piacere di farlo. La mano
di Paul si stringe alla mia vita, avvicinandomi a
lui... e in questo momento la canzone finisce. Ci blocchiamo
di botto mentre la musica svanisce. Rimane solo
un crepitio di sottofondo. Per un attimo rimaniamo
l, nella posizione del valzer che  diventata un abbraccio.
Poi Paul mi lascia andare e fa un passo indietro. Il
vostro modo di ballare rimane eccellente, Vostra Altezza
Imperiale.
Grazie, Markov.
 cos che si comporterebbe una principessa? Allontanandosi
senza problemi dal suo compagno di ballo
senza guardarsi indietro? Lo spero proprio. Mi siedo alla
scrivania, fingendo di riuscire a leggere le lettere che
ho davanti, fingendo che ogni fibra del mio essere non
sia totalmente, completamente cosciente della presenza
di Paul, che sta andando ancora una volta a montare
di guardia alla porta.
Il modo in cui ha ballato con me, il modo in cui mi
guarda... devo riuscire a capirlo. Che cosa c'era fra la
Marguerite di questa dimensione e il Luogotenente
Markov?
Quella sera, mentre aspetto che appaiano le mie cameriere
per prepararmi per il ballo, mi metto a frugare
fra le cose della Granduchessa Marguerite, alla ricerca
di... lettere d'amore, un diario, qualsiasi indizio di questo
genere. Quando vedo una cartelletta da disegno, mi
balza il cuore nel petto. Anche lei  un'artista! Darei
qualsiasi cosa per i miei colori a olio, in questo momento.
Ma questa Marguerite non usa i colori a olio: disegna.
Matite e carboncini, sono questi i suoi strumenti, che
trovo in un piccolo astuccio di cuoio. La passione che ho
io per i colori e la profondit non fa minimamente parte
del suo stile: lei, invece,  attirata dai dettagli, dalla
precisione. Eppure nei suoi lavori riconosco elementi di
somiglianza col mio.
Ecco Peter che legge un libro, con le sopracciglia un
po' alzate per l'interesse... Katya, che si sforza cos tanto
di sembrare adulta da essere invece un po' ridicola...
e Paul.
Seduta sul tappeto ricamato della mia camera, sfoglio
i disegni e trovo due, tre, ancora pi schizzi di Paul
Markov. Mi vergogno ricordando il suo ritratto che ho
fatto a pezzi: non solo per aver distrutto il mio lavoro a
causa di una convinzione sbagliata su di lui, ma anche
perch non ero davvero riuscita a catturare la sua personalit
sulla tela. Non a paragone di questa Marguerite:
lei  bravissima.
Perch in questo profilo ha colto qualcosa di lui che 
quasi intangibile, quel senso di determinazione che
Paul infonde in ogni istante, anche il pi ordinario. In
quest'altro ha ritratto Paul sull'attenti, le sue spalle
sono delineate con un'attenzione affettuosa per ogni
particolare che dimostra quanto lei sia consapevole del
modo in cui l'uniforme fascia il suo corpo, del modo in
cui lui si muove.
Infine prendo uno schizzo ambientato nella sala della
Pasqua. Non so se Paul abbia posato per gli altri, ma di
certo non l'ha fatto per questo: c' qualcosa di pi morbido
nei ritratti disegnati a memoria, c''pi amore ma
anche pi incertezza. Qui ha colto quella lieve inclinazione
della testa che significa che sta prestando attenzione,
l'espressione tormentata dei suoi occhi. Le uova
sono accennate dietro di lui, poco pi che ombre, anche
se riesco a distinguere qualche sottile dettaglio disegnato
a matita: l'accenno di un motivo smaltato su uno,
un riflesso dorato su un altro.
Cerco di concentrarmi su quelli pi che sul modo in
cui ha disegnato Paul, che guarda direttamente verso
l'artista con un'espressione che contiene dolore e speranza
in parti uguali (guarda verso di me. Sempre,
sempre verso di me).
Raccolgo rapidamente i disegni sparsi sul mio vestito
e li rimetto nel raccoglitore. Le matite e il carboncino
rimangono fuori, ma... niente ritratti mentre sono qui,
direi. Forse  il momento di provare con i paesaggi,
tanto per cambiare.
Che diavolo, penso. Se rimango bloccata in questa dimensione,
potrei essere l'inventrice dell'arte astratta.
Ma non rester bloccata qui. Assolutamente. Se tutto
il resto dovesse fallire, pap pu salvarmi. Devo convincermene.
Se non resto bloccata qui, non dovr chiedermi quale
sentimento ha ispirato questa Marguerite a disegnare
Paul cos tante volte, che cosa abbia visto in lui che le
ha permesso di catturare la sua anima in modo pi
completo di quanto io abbia mai fatto.
O come sia possibile che entrambe le anime di Paul
sembrino essere la stessa.
Le mie cameriere superano se stesse nella preparazione
per il ballo. Stasera il mio vestito  d'argento puro:
il tessuto, i ricami, le perline cucite [intorno all'ampia
scollatura quadrata, i polsini e l'orlo. Inseriscono
ancora una volta il diadema di rubini nella mia acconciatura
e mi danno degli orecchini di diamanti cos pesanti
che non posso pensare di tenerli per tutta la sera.
Il mio riflesso nello specchio mi lascia senza parole.
Perch devo avere questo aspetto in una dimensione
senza telefoni cellulari con la fotocamera?, penso disperata,
girandomi di qua e di l. Passerei almeno un'ora a
fare dei selfie, e queste sarebbero le uniche foto che userei
per tutto il resto della mia vita.
Ma quando esco dalla mia camera, vedo la mia immagine
pi autentica riflessa negli occhi di Paul.
Trattiene il fiato per un attimo, poi dice, quasi un
sussurro: Mia signora.
Luogotenente Markov. Anche se so che deve accompagnarmi
al ballo al piano terra, devo trattenermi dall'aprire
le braccia e chiedergli di ballare ancora una
volta.
Potremo ballare stasera? Probabilmente dovr ballare
prima con i nobili, e di sicuro con Vladimir, perch
se l'altra volta ha ballato con Katya vorr ballare anche
con me...
Certo non intendete che non sono invitato?
La voce maschile risuona dal salone mentre io e Paul
scendiamo la scalinata. Dal modo in cui tutti intorno a
me si irrigidiscono, capisco che ci sono brutte notizie.
Katya scende pesantemente le scale dietro di me,
sgraziata nonostante il suo candido abito lungo.  venuto
bisbiglia. Dicevano che non l'avrebbe fatto.
Va tutto bene le dico, anche se non ho idea se sia
vero.
Paul si volta verso di me. Se in qualsiasi momento
della serata vi sembra di non essere al sicuro...
Verr subito da voi gli prometto.
Poi Vladimir fa il suo ingresso, con un'espressione
cupa che contrasta con l'uniforme perfetta e le medaglie
scintillanti. Andiamo, dunque mi dice, offrendomi
il braccio. Sembra che stasera dovremo recitare la
Famiglia Felice. Affrontiamo il drago insieme, che ne
dici?
Al fianco di Vladimir, con Katya nella nostra scia,
entro nel salone principale. Ancora una volta, dozzine
di nobili ingioiellati e infiocchettati si aggirano intorno,
fingendo di non aver notato lo scontro malamente dissimulato
al centro della sala. L, lo Zar Alessandro, glaciale,
sta accogliendo... qualcuno. Un uomo un paio
d'anni pi giovane di lui, un po' pi magro ma altrettanto
alto, con uno sguardo di disprezzo orgoglioso e
un'uniforme splendente quanto le altre presenti questa
sera.
Zio Sergei dice Vladimir, inchinandosi. Fino a questo
momento non mi ero resa conto che si potesse perfino
inchinarsi con sarcasmo. Che gioia vedervi. E giusto
in tempo per le festivit!
Il Granduca Sergei. I dati dell'Elenco che ho memorizzato
mi vengono in aiuto.  il fratello minore dello
zar, e il suo rivale nella conquista del potere. Non sapevo
quanto credito dare ai resoconti dei giornali sulla loro
rivalit, ma ora che vedo il suo sguardo di puro veleno,
finalmente capisco.
Lui stringe gli occhi guardando verso di me. Le tue
adulazioni non ingannano nessuno, Vladimir. Ma almeno
hai abbastanza educazione da fingere di essere
contento di vedermi.
Io faccio appello a tutto il mio coraggio. Zio Sergei.
Benvenuto. Poi gli porgo la mano da baciare. Sergei rimane
a fissarla cos a lungo che mi chiedo se ho fatto
una mossa sbagliata, ma poi si china sulla mia mano,
la prende nella sua e preme le labbra sulle mie nocche.
Ha le labbra fredde. Sento che sta immaginando il
mio polso privo di battito.
Katya gli offre la mano dopo di me, il suo visetto testardo
ha un'espressione cos spiacevole che non posso
evitare di immaginarmela a mostrargli il dito medio.
Mentre Sergei le elargisce lo stesso untuoso trattamento
che ha riservato a me, studio le facce degli astanti: lo
zar, mio fratello, i nobili, Paul. Tutti sembrano furiosi,
e in parecchi di loro colgo anche un senso di paura.
Un concorrente al potere vuole quel potere per s.
Cercher di sottrarlo allo zar, all'uomo che tutti credono
sia mio padre. Dovr eliminare l'erede di mio padre: Vladimir. E Katya, e...
Diventare la Marguerite di questa dimensione significa
prendermi tutta la sua vita. Non soltanto i vestiti e
i gioielli, non solo ballare con Paul.
Prima avevo paura solo di non poter tornare a casa.
Ora temo di non riuscire a uscire da questa dimensione
in tempo per sfuggire a un pericolo che ora so essere molto, molto concreto.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
La mattina dopo, Vladimir entra nello studio con un
pacchetto di lettere in mano.
Sei diventato responsabile della corrispondenza reale,
adesso? sorrido per buttarla sullo scherzo, ma vorrei
veramente sapere perch sta facendo una cosa cos
insolita. Dopo una settimana e mezza in questa dimensione,
so quanto  assurdo che sia lui a portare la corrispondenza
invece di un servitore.
Stamattina  arrivata una strana lettera. Il primo
segretario ha chiesto la mia opinione, e non sono riuscito
a capirci niente, quindi te l'ho portata di persona.
Vladimir batte il pacchetto di lettere contro il mio scrittoio
prima di darmelo. E arrivata attraverso l'ambasciata
francese, una procedura decisamente irregolare.
Potrebbe essere semplicemente opera di un folle, ma a
quanto pare la lettera di presentazione era molto persuasiva.
Insiste che tu vorrai assolutamente leggerla.
Tira fuori la prima lettera del pacchetto e me la mostra.
 vero?
L'intestazione, scritta in un elegante corsivo inglese,
dice: Sua Altezza Imperiale la Granduchessa Margarita
di tutte le Russie. Subito sotto c' un altro nome: Meg.
Theo!
Strappo la busta dalle mani di Vladimir cos velocemente
che lui si mette a ridere dalla sorpresa. Per non
mi interrompe quando apro il sigillo di ceralacca per
leggere il messaggio che contiene.
Dunque, sono un chimico a Parigi, cosa che mi sembrava
una vera figata finch non ho letto un giornale e
ho realizzato che cosa stavi facendo. Come diavolo fai a
essere la figlia dello zar? Non sono sicuro di come sia
stato possibile ma... bella mossa, Meg. Bella mossa.
Paul  saltato in questa dimensione, ovviamente, e tu
pure: il mio Firebird me lo conferma. E passata quasi
una settimana e nessuno di voi due ha fatto un altro
salto: sto impazzendo nel tentativo di capire perch. Sarei
pi preoccupato se non sapessi che sei circondata da
guardie che ti proteggeranno anche se io non sono l a
occuparmene di persona. Hai visto Paul? Hai usato la
tua autorit principesca per farlo giustiziare con qualche
sanguinaria tecnica russa?
 sorprendente leggere le parole di Theo. Ancora peggio
 ricordare che, non molto tempo fa, credevo che
Paul fosse un assassino. Sbircio dietro il bordo della lettera
per guardare Paul che monta di guardia alla porta.
Theo pensava che avessi bisogno di protezione da lui,
invece  Paul che mi sta proteggendo.
In tutta onest, sono preoccupato per te. Non capisco
perch sei ancora qui. Stai aspettando me? Per favore,
non farlo. I visti per entrare in Russia sono difficili da
ottenere (ho verificato), soprattutto per chi non parla la
lingua.
Le uniche altre possibilit alle quali riesco a pensare
sono che il tuo Firebird sia stato in qualche modo danneggiato,
che tu ti sia ammalata o che in questo momento
non ti ricordi chi sei veramente. Se si tratta dell'ultima
di queste... wow, questa lettera ti sembrer assurda.
Spero che tu non sia malata: leggo i giornali ogni giorno
per cercare di sapere di pi sulla tua situazione.
Se  successo qualcosa al tuo Firebird, fammelo sapere,
d'accordo? Sar pi facile per te contattarmi che non il
contrario. Potresti addirittura riuscire a imporre di rilasciare
un visto a un promettente chimico parigino.
Oppure, ehi, potresti chiedere di fare un viaggetto a Parigi
per comprare tutti gli ultimi modelli di moda, no?
Ci sono dei cappelli dannatamente enormi che sembrano
essere all'ultimo grido. Di' allo zar che ti servono dei
cappelli dannatamente grandi. Fai tutto il possibile per
raggiungermi, cos potr aiutarti, e rivederti. Non avevo
idea di quanto il tuo viso mi sarebbe mancato.
Comunque, non preoccuparti per me. Ho rifiutato un lavoro
di ricerca sul radio, e abito a solo un paio di fermate
di metropolitana dal Moulin Rouge. Quindi a Parigi
sto benissimo.
Qui manchi solo tu.
Mi lascio cadere la lettera in grembo, sopraffatta da
un groviglio di emozioni che riesco a malapena a districare.
La gioia di avere notizie di Theo  accompagnata
da speranza (potr aggiustare il Firebird, se pap non
ci riesce?), preoccupazione (come faremo a incontrarci?)
e senso di colpa... perch Theo sente la mia mancanza,
si preoccupa per me. Lui tiene a me, e io non ho idea di
quali siano i miei sentimenti verso di lui.
A volte ripenso a quella notte a Londra, al modo in
cui si  chinato su di me, nel letto, e mi ha baciato alla
base della gola. Quel ricordo  inebriante.
Eppure non ha la stessa intensit del ricordo di Paul
in piedi sulla soglia della mia camera, che mi guardava
dipingere. O che mi insegnava a ballare il valzer, proprio
qui in questa stanza.
Lancio un'altra occhiata a Paul attraverso la stanza,
nel preciso momento in cui lui guarda verso di me. I nostri
occhi si incontrano e qualcosa vibra dentro di me.
Paul raddrizza la schiena, assumendo un atteggiamento
pi formale che mai, nel tentativo dipingere che non
sia successo niente.
Sembra che tu sia stata colpita da un fulmine dice
Vladimir. Anche se prova a prendermi in giro, distinguo
nella sua voce una sincera preoccupazione.
 una questione personale rispondo. Quando alzo
gli occhi, Vladimir sembra quasi ferito: probabilmente
la Marguerite di questa dimensione gli dice praticamente
tutto. Sembra una persona di cui ci si pu fidare.
Cos gli tendo una mano, e quando Vladimir la prende,
cerco di sorridere. Pensi che lo zar mi permetterebbe di
andare a Parigi per comprare qualche cappello?
 una questione di cappelli?
In un certo senso.
Vladimir scuote la testa. Non capir mai le donne.
Poi ci lascia, cos posso rispondere a Theo. Dopo cerco
di occuparmi del resto della corrispondenza del pomeriggio,
ma non riesco assolutamente a concentrarmi. La
lettera di Theo mi ha ricordato in che strana posizione
mi trovo adesso, e come sar difficile uscire da questa
dimensione, ammesso di riuscirci, e ha risvegliato tutti
i sentimenti che provo per lui, e per Paul, che non posso
permettermi di esaminare proprio adesso.
Mi lascio cadere la testa fra le mani, sfinita e sconvolta.
Dopo un momento, Paul chiede: Non vi sentite bene,
mia signora?.
No, per niente. Io... credo di non riuscire a raccapezzarmi
oggi. Provo a trovare un argomento che non sia
un campo minato emotivo. Non particolarmente facile,
al momento. Questa  una lettera per una principessa
rumena che verr a visitare San Pietroburgo. Perch
una granduchessa russa dovrebbe scrivere a una principessa
rumena in inglese? E dato che ci siamo, perch
noi stessi stiamo parlando in inglese?
 stata una consuetudine della famiglia reale per diverse
generazioni risponde lui, chiaramente incerto
sulla piega che sta prendendo il discorso.
Non solo  vero in questa dimensione, ma adesso che
ripenso alle lezioni di storia che studiavo a casa, mi accorgo
che era vero anche da noi: Nicola e Alessandra si
scrivevano in inglese. Le famiglie reali sono proprio
strane.
Preferireste parlare in russo, mia signora?
No, va bene. Ignoratemi. Sto solo pensando ad alta
voce.
Inoltre... il tono di Paul diventa pi duro, come se
dovesse impegnarsi per mantenerlo formale,  un esercizio
che vi sar utile per il vostro futuro. Mia signora.
Ma di che cosa sta parlando? Cerco di sembrare il pi
disinvolta possibile nel chiederlo. Credete? Per quale
motivo, in particolare?
Paul si irrigidisce. Mi riferivo a... al vostro futuro fidanzamento
con il Principe di Galles. Perdonatemi se
ho parlato a sproposito, mia signora.
Per una frazione di secondo,  esilarante: Sposer il
principe William! Mi prender tutti i bei cappottini di
Kate Middleton! Ma poi mi ricordo di aver letto sull'Elenco
che l'erede dell'Impero Britannico in questo universo
non  Wills:  un rampollo di purissimo sangue
blu, molto meno attraente. E anche se si trattasse del
principe William, non sarebbe divertente per molto,
perch se rimarr intrappolata qui dovr sposare sul serio
un completo sconosciuto che vive dall'altra parte del
mondo.
Mia signora? dice Paul, esitante.
Sto bene, vorrei rispondere. Invece mi premo le mani
sulla bocca, lottando per mantenere un contegno. Non
devo crollare. Non devo.
Intendete che devo parlare l'inglese in modo fluente.
Mi trema la voce: di sicuro ha sentito quanto profondamente
sto soffrendo, anche se non capisce del tutto
perch. Perch un giorno sar la loro regina.
Okay, grazie a Dio mi  venuto in mente questo, perch
rende il tutto un po' buffo: l'idea di me che saluto
goffamente la folla da una carrozza, o che indosso un
enorme cappello piumato.
Paul per sembra quasi disperato come me. Azzarda:
Mia signora, sono certo che Sua Maest Imperiale non
permetterebbe mai un matrimonio con un uomo indegno
di voi.
Io credo che lo Zar Alessandro mi abbia pi che altro
venduto al miglior offerente di sangue reale. Vorrei avere
la vostra stessa sicurezza.
Paul annuisce, con un'espressione stranamente sincera.
Di certo, mia signora, il Principe di Galles si dimostrer
un marito devoto. Non posso immaginare nessun
uomo che non lo sarebbe... che non si considerasse fortunato
ad avere una moglie come voi. Che non vi amasse
dal primo momento.
Siamo a sei metri di distanza, ma mi sembra che siamo
cos vicini da poterci toccare. Immagino che lui possa
cogliere anche la lieve irregolarit del mio respiro.
Qualsiasi uomo lo farebbe dice lui. Mia signora. .
Amore a prima vista. Mi esce poco pi che un sussurro,
ma questa stanza enorme trasporta l'eco anche
delle parole pi sommesse. Ho sempre pensato che il
vero amore avesse bisogno di pi tempo. Dopo che ci si
 conosciuti, si  imparato a fidarsi l'uno dell'altra. Dopo
giorni, o settimane, o mesi passati insieme, imparando
a capire tutto ci che non viene detto ad alta voce.
Paul sorride, e i suoi occhi sembrano ancora pi tristi.
Un sentimento pu crescere all'interno dell'altro,
mia signora. La sua voce  ancora pi bassa della mia.
So per certo che pu accadere.
Poi, quando ci guardiamo, nel suo silenzio c' una
confessione bellissima e pericolosa. Forse vede la stessa
cosa nei miei occhi?
Ormai so che l'altra Marguerite ricambiava la sua
devozione, senza parole e senza speranza. Nessun soldato
semplice, a prescindere dalla sua lealt e dal suo
coraggio, potrebbe mai sposare una granduchessa. Nessuna
granduchessa pu osare rischiare l'ira dello zar
con una relazione proibita.
Grazie, Luogotenente Markov gli dico. Cerco di
mantenere un tono formale, come se fossi totalmente
indifferente, ma fallisco.
Paul china la testa e torna sull'attenti, come se nulla
fosse accaduto.  pi bravo di me a fingere.
Arriva Natale. Passo la giornata in chiesa. Gi solo
questo sarebbe abbastanza strano per me, la figlia di
due persone che si autodefiniscono confuciagnostici. E
qui, chiesa significa la cattedrale di rito russo ortodosso,
con sacerdoti dalle lunghe barbe che indossano alti
copricapi ricamati, cori che cantano inni in chiave minore
e nell'aria un odore di incenso cos forte che continuo
a nascondermi la faccia dietro una mano per tossire.
Inginocchiata nel mio scranno, penso alla mamma e a
Josie a casa, che stanno passando il loro primo Natale
senza pap, e anche senza di me. Ormai sanno che cosa
vogliamo fare io e Theo, ma devono anche aver rinunciato
alla speranza di vederci mai ritornare.
La mamma penser che siamo morti?
Dovrei essere con lei adesso, e invece mi sono messa a
inseguire Paul perch ero troppo arrabbiata per ragionare,
troppo sconvolta per rallentare e aspettare di essere
sicura di quello che io e Theo stavamo facendo. Ma
sarebbe troppo facile biasimare Theo, lui voleva bene a
pap quasi quanto me: non poteva essere pi lucido di
quanto lo fossi io.
No,  solo colpa mia se non sono accanto a mia madre
e a mia sorella in quello che deve essere il peggior Natale
della loro vita.  colpa mia se probabilmente la
mamma  in lutto sia per me che per pap. Mi sento
soffocare dalla vergogna, come dal fumo dell'incenso, e
gli sguardi cupi e addolorati delle icone religiose sembrano
condannarmi dalle loro cornici dorate.
Nel pomeriggio ci scambiamo i regali nello studio dello
zar (grazie al cielo la Granduchessa Margarita  pi
organizzata di me: i suoi regali erano gi impacchettati
e completi di biglietto prima che arrivassi qui). Con mia
grande sorpresa, i regali sono oggetti molto comuni:
una penna stilografica per me da parte di Vladimir, dei
fazzoletti di pizzo per Katya da parte mia, e un nuovo
paio di stivali, dei quali sembra molto soddisfatto, per
lo Zar Alessandro da parte di Peter. Avrei pensato che
le famiglie reali si facessero dei regali epici, sbalorditivi,
per esempio smeraldi grandi come palle da baseball.
Ma forse quando si vive ogni giorno nell'opulenza, i tesori
perdono il loro fascino.
Il Granduca Sergei non  invitato a festeggiare il Natale
con la famiglia. Questo invece non mi stupisce.
Pi tardi, Paul mi riaccompagna alla mia camera, come
sempre, ma arrivati alla porta si schiarisce la gola.
Mia signora?
S?
Se voleste farmi l'onore... se non fosse inopportuno
per voi accettarlo... avrei un regalo per voi.
Sembra cos incerto, goffo proprio come il Paul del
mio universo. Non posso fare a meno di sorridere.
Anch'io ne ho uno per voi.
Il suo viso si illumina in un sorriso. Se posso...
Io gli faccio un cenno, permettendogli di allontanarsi,
e lui si affretta verso una stanza vicina, dove deve averlo
nascosto. Allora io prendo l'ultimo regalo impacchettato
che ho trovato (avvolto in una stoffa rossa, non nella
carta, con un fiocco vero fatto di nastro bianco) e lo
tengo in mano mentre aspetto. Che cosa gli avr comprato?
Paul torna con una piccola scatola, anche questa legata
con un fiocco. Per voi, mia signora.
E questo  per voi. Ce li scambiamo nello stesso momento,
in modo un po' impacciato, entrambi facciamo
una risatina. Sono acutamente consapevole che lo stiamo
facendo davanti alla porta della mia camera, dove
chiunque potrebbe passare per caso e vederci. Ma la
mia unica alternativa sarebbe invitare Paul a entrare,
il che  inappropriato per circa novecento diversi motivi.
Ecco, prima voi.
Molto bene, mia signora. Paul toglie abilmente il
nastro e la stoffa e scopre un libro. I suoi occhi si illuminano,
 elettrizzato, e io do una rapida occhiata al titolo:
Le leggi dell'ottica, o La rifrazione della luce.
Ma certo. Questo Paul e il mio Paul si somigliano abbastanza
da essere entrambi affascinati dalla scienza, e
la Marguerite di questa dimensione deve essersi basata
su questo. Starsene l tutto il giorno a guardarmi scrivere
lettere? Non  abbastanza per occupare la mente
brillante di Paul. Adesso sta passando la mano con reverenza
sulla copertina di pelle del libro, come se gli avessi
regalato i pi profondi segreti dell'universo.
Grazie mi dice, chiaramente cercando a fatica le parole
giuste. Stavo conservando i miei risparmi per questo,
ma ora... comincer a leggerlo stasera.
In questo mondo i libri sono costosi, e sono l'unica
fonte di informazione. Non c' da stupirsi che sia cos
entusiasta. Arrossisco per una felicit che non merito:
non sono stata io a scegliere il regalo, dopotutto.
Paul sta gi cominciando a scusarsi: Il mio regalo
non si pu paragonare.
Non siate sciocco. Apro il pacchetto pi veloce che
posso, lasciando volteggiare il nastro sul pavimento ai
miei piedi. Quando tiro indietro il coperchio della scatola
nera, mi trovo davanti un arcobaleno di colori, e il
mio viso si illumina. Gessetti! Mi avete preso dei gessetti
colorati.
So che di solito vi dedicate al disegno, mia signora.
Ma ho pensato... forse potreste desiderare di sperimentare.
Anche nella mia dimensione ho sempre avuto intenzione
di provare i gessetti, prima o poi. Passo un dito su
quello rosa, che mi colora il polpastrello. Sono bellissimi.
Non splendidi come il regalo che mi avete fatto
voi...
Smettetela. Non vi rendete conto che i nostri regali
sono identici?
Paul inclina la testa. Mia signora?
Ogni forma d'arte  un altro modo di vedere il mondo.
Un'altra prospettiva, una finestra diversa. E la
scienza...  la finestra pi spettacolare di tutte: da l si
vede tutto l'universo. I miei genitori lo dicono sempre,
e per quanto sembri banale, io ci credo. Sorrido a Paul.
Quindi,  come se ciascuno di noi avesse regalato all'altro
tutto il mondo, legato con un fiocco.
Volete farmi comprendere l'intero universo? Il suo
sorriso  naturale, un po' imbarazzato: non siamo pi la
granduchessa e la sua guardia del corpo, ma solo un ragazzo
e una ragazza che stanno molto vicini. Per voi lo
far.
E per voi... penso meglio al significato dei gessetti,
dal punto di vista artistico. Perdo troppo tempo a preoccuparmi
di... linee e ombre. Voi volete che io trovi sottigliezza
e profondit.
L'espressione di Paul si incupisce: Non voleva essere
una critica, mia signora.
Oh, no, no. Non intendevo quello. Intendevo che
voi... voi volete rendere il mio mondo pi bello.  meraviglioso.
Grazie.
E io ringrazio voi.
Poso la mano sulla sua, solo per un momento, ma
quel contatto fa scoccare una scintilla fra di noi. Ci
guardiamo negli occhi, e provo qualcosa che ho sentito
solo un'altra volta prima d'ora: la sensazione vertiginosa
di essere in cima a una scogliera, spaventata a morte
ma insieme con questo inesplicabile, insano desiderio di
lanciarmi verso il cielo.
Paul sussurra: Buon Natale, mia signora.
Buon Natale.
Le nostre mani si lasciano. Lui si allontana dalla porta.
Io la chiudo, e arretro lentamente verso il letto.
Mentre stringo la scatola di gessetti, ricado sulle coperte,
cercando di dare un senso a ci che sta accadendo.
Quella sensazione, di essere come in cima a una scogliera...
l'unica altra volta che l'ho provata  stato a casa,
la sera che io e Paul abbiamo parlato della pittura.
La sera in cui ho capito che lui mi comprendeva pi
profondamente di quanto chiunque avesse mai fatto...
Ero sincera quando ho detto che non credevo all'amore
a prima vista. Ci vuole del tempo per innamorarsi
davvero, totalmente di qualcuno. Eppure credo anche
che ci sia un momento. Un momento in cui cogli la verit
nascosta dentro qualcuno, e lui coglie la verit dentro
di te. In quel momento, non appartieni pi a te stesso,
non completamente. Una parte di te appartiene a
lui, e una parte di lui appartiene a te. Quando succede,
non si pu tornare indietro, per quanto lo si voglia, per
quanto ci si provi.
Io ho cercato di cancellarlo quando credevo che Paul
avesse ucciso mio padre, ma non ci sono riuscita, non
del tutto. Anche quando lo odiavo, comunque... sapevo
che avrei potuto amarlo. E forse stavo gi cominciando.
Quindi non posso neanche cancellare ci che  appena
successo fra me e il Paul di questo universo. Qualcosa
di me appartiene a lui adesso, e sento, so, che lui appartiene
a me.
Hai visto gli schizzi di questa Marguerite, mi dico. Lei
provava gi dei sentimenti profondi per lui. Forse  l'altra
Marguerite... che si sta infiltrando.
No. Non sono cos ingenua.
Io sono innamorata di Paul Markov. Di questo Paul
Markov. Completamente, irrimediabilmente, appassionatamente
innamorata.
Ma sono innamorata di una o di due persone?
Poco dopo Natale dobbiamo prendere il treno reale
per andare a Mosca, col pretesto di qualche imprecisato
impegno ufficiale: il vero scopo dello Zar Alessandro  di
mettere alla prova i nobili e gli ufficiali, assicurarsi che
rimangano fedeli a lui invece che al Granduca Sergei. Il
resto della famiglia  infastidito. Io sono elettrizzata.
Laggi vedremo il Colonnello Azarenko? chiedo a
Vladimir con disinvoltura mentre ci prepariamo alla
partenza.
Lui fa una smorfia. Immagino di s. Perch ti interessa
quel vecchio uccello impagliato?
Io alzo le spalle, pregustando il momento in cui potr
affrontare Azarenko e pretendere la restituzione del
Firebird di Paul.
Se ce l'ha ancora, naturalmente.
Dai miei studi di storia su Napoleone e da un paio di
documentari che avevo sbirciato alla tv via cavo, mi ero
fatta l'idea che fosse impossibile attraversare la Russia
in inverno. A quanto pare, per, questo non vale per i
russi. Il treno reale pu coprire il percorso in poche ore.
Saremo di ritorno per Capodanno, e per il ballo pi
sfarzoso di tutta la stagione, previsto per il primo gennaio.
Voglio conoscere il macchinista! dice Peter mentre
saliamo sui gradini imbottiti di velluto che portano alla
carrozza reale. Posso, questa volta, per favore?
Tu rimarrai con me, come tuo fratello insiste lo Zar
Alessandro. Non fa nemmeno un sorriso al suo figlio pi
piccolo. Sei abbastanza grande, ormai, per cominciare
a capire le questioni di governo.
Ha dieci anni. Ma mi mordo la lingua: ormai ho imparato
che contraddire lo zar pu solo peggiorare le cose.
Mio padre, che  un po' defilato e sta portandosi il
proprio bagaglio, stringe la mascella come fa quando 
arrabbiato ma cerca di non darlo a vedere.
Lo zar guarda Peter con disprezzo: Oppure preferiresti
sederti in fondo con le tue sorelle, a ricamare fiorellini?.
No, star con voi dice Peter, anche se sembra terrorizzato.
Povero piccolo. Appena lo Zar Alessandro si gira
da un'altra parte, pap batte sulla spalla di Peter e
dice: Al ritorno, io e voi verremo alla stazione un po' in
anticipo, cos avrete tempo di parlare con il macchinista.
Che cosa ne dite?.
Peter si illumina, e quando lui e pap si sorridono, mi
chiedo...  possibile che anche Peter sia suo figlio? Ho la
sensazione di no, eppure pap si dedica lo stesso a questo
ragazzino. Si prende cura del figlio della mamma
per amor suo, un atto di devozione che lei non potr
mai vedere, che dura ancora, dopo quasi un decennio
dalla sua morte.
Mia signora? dice Paul a bassa voce.
Io scaccio le lacrime. La cenere mi irrita gli occhi,
tutto qui.
Mentre gli uomini duri della famiglia vanno nella
carrozza pi avanti a parlare di diplomazia e bere vodka,
o qualsiasi cosa facciano l dentro, io e Katya rimaniamo
nella carrozza reale. Per una volta, Katya non
cerca di infastidirmi in tutti i modi,  troppo occupata a
giocare a carte con Zefirov:
Paul rimane sull'attenti all'ingresso della carrozza. Io
leggo il giornale pi recente, all'inizio nel tentativo di
calmarmi, poi con sempre maggiore interesse.
 affascinante, in un certo senso: il discorso di Paul a
proposito delle configurazioni che si ripresentano in diverse
dimensioni  di sicuro vero. Alcune delle persone
che erano famose nel mio universo lo sono anche qui,
ma in modi inaspettati. Per esempio, la famosa ugola
d'oro Florence Welch sta concludendo un tour di concerti
in Europa, in cui si esibisce in arie d'opera. Bill Clinton
 stato eletto di recente per il suo secondo mandato
come Presidente degli Stati Uniti d'America: era il candidato
del Partito Progressista, e nella foto sfoggia enormi
basette e un paio di baffoni che farebbero invidia
a qualsiasi hipster.
E questa notizia da New York City  accompagnata
da una fotografia del famoso inventore Wyatt Conley.
Mentre il treno oscilla avanti e indietro, ripiego il
giornale stropicciato e studio l'immagine con maggiore
attenzione. Conley indossa un completo antiquato e ha i
capelli pettinati con la scriminatura in mezzo (francamente
non gli dona affatto, ma quando mai  stato di
moda questo look?). Per il resto, sembra lo stesso di
sempre. Quel sorriso modesto non nasconde la sua sicurezza,
non pi di quanto la sua faccia da ragazzino possa
dissimulare la sua crudelt. L'articolo parla della
sua invenzione delle immagini animate, e dice che ha
realizzato dei filmati lunghi addirittura due minuti, cosa
che mi fa sorridere. A quanto pare, Conley  famoso
per le sue invenzioni e innovazioni in qualunque universo.
Il freni stridono sui binari mentre il treno rallenta:
mi sostengo con una mano al bracciolo di velluto, con
una smorfia. Un'occhiata fuori dal finestrino mi conferma
che siamo nel bel mezzo del nulla, circondati da
campi innevati e foreste di conifere, ancora ben lontani
da Mosca. Perch ci fermiamo?
Potrebbe esserci della neve sui binari dice Paul, con
espressione circospetta. Indossate la vostra pelliccia,
mia signora. Per precauzione.
Precauzione? Comunque faccio come mi ha detto
Paul, infilandomi la lunga giacca di zibellino mentre lui
va verso una delle altre carrozze per scoprire che cosa sta succedendo.
Devo mettermi la pelliccia? chiede Katya a Zefirov.
Non finch non avr vinto questa mano risponde lui ridendo.
Ma c' qualcosa di stonato nella sua risata.
Mi alzo lentamente in piedi. Katya?
Non vedi che sono impegnata? mi risponde.
Zefirov alza lo sguardo su di me, con un'espressione
compiaciuta sulla faccia bovina, e io mi sento morire.
C' qualcosa che non va, qualcosa di molto grave. Lui sa
che cos'. Il resto di noi lo scoprir presto.
Katya! Le tendo la mano. Lei si gira verso di me,
seccata, e sta per cominciare a insultarmi. Ma poi scoppia la sparatoria.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Katya! la afferro per un braccio e la tiro verso di me.
Le sue carte si spargono sul pavimento del treno, quadri
e fiori dispersi come rifiuti ai nostri piedi.
Zefirov non si muove, si limita a sorriderci: un ghigno
cos malvagio che vorrei cancellarglielo dalla faccia con
uno schiaffo. Adesso vedremo se sarete ancora cos arroganti
e spocchiose. Vedremo chi sar obbligato a giocare
a carte con delle mocciose viziate, invece di combattere
come un soldato.
Katya si mette a piangere, io me la stringo al petto.
Sto per chiedergli che cosa sta succedendo, ma lo so gi.
Il Granduca Sergei. C' lui dietro a tutto questo, vero?
Ci sbarazzeremo dei vigliacchi dice Zefirov, alzandosi
in piedi. Avremo un vero zar, che avr il coraggio
di portarci in guerra.
Guerra? Che cosa c'entra la guerra adesso? Pensavo
di aver cominciato a comprendere questa dimensione,
ma non sono a casa, e la mia ignoranza  pericolosa,
non ho modo di capire del tutto la trappola in cui siamo
appena cadute.
Siete la guardia del corpo di Peter, siete nostro amico
protesta Katya.
Zefirov scoppia a ridere e finisce di alzarsi. Porta una
mano alla pistola che ha alla cintura.
Oh, Signore. In un lampo capisco tutto, e mi irrigidisco.
Ci uccideranno tutti, e poi manometteranno il treno
in modo che sembri un incidente. A quel punto Sergei
sar il legittimo erede al trono. Quando saremo morti,
tutto il potere sar nelle sue mani.
Dal resto del treno si sentono gli echi di urla e grida,
insieme al rumore degli spari. Fuggirei con Katya, se ci
fosse un posto dove fuggire, ma per come stanno le cose
posso solo fissare inorridita Zefirov che spiana la pistola.
Nella carrozza risuonano due spari, cos forti che sento
un dolore acuto nelle orecchie. Katya si mette a strillare.
Ma  Zefirov a cadere.
Mi volto di scatto e vedo Paul in piedi dietro di me,
con la sua arma puntata.
Mentre me ne sto l sconvolta, con un rombo nelle orecchie,
Paul fa un passo avanti. Siete incolume, mia
signora?
Noi... stiamo bene. Che cosa sta succedendo?
Non tutti i soldati su questo treno sono dei traditori.
Non ho mai visto Paul cos infuriato: ha appena ucciso
un uomo senza esitazione, e non degna nemmeno di
uno sguardo il suo cadavere insanguinato sul pavimento.
Potrebbero aver imbottito il treno di esplosivo. Dovete
correre a rifugiarvi nella foresta.
La foresta  a qualche centinaio di metri. Ha cominciato
a nevicare, con fiocchi grandi e morbidi, ma penso
di potercela fare. Potrebbero spararci, ma se restiamo
qui moriremo di certo.
Andate dice Paul, e mi prende la mano, stringendola
per scuotermi dallo shock. Correte pi veloci che potete,
e non guardatevi indietro. Vi trover, mia signora.
Lo giuro.
Katya si divincola dal mio abbraccio e afferra la sua
pelliccia: il suo istinto di sopravvivenza deve essere pi
forte del mio. Subito dietro di lei, mi precipito alla porta,
ma poi mi volto indietro: Paul, state attento.
Andate! mi grida lui correndo di nuovo alla carrozza
di mio padre.
Mi lancio dal treno nella neve.  ancora pi alta di
quanto pensassi, mi arriva quasi alle ginocchia. Non 
facile correrci dentro, ma faccio del mio meglio.
La neve bagnata mi si appiccica alla pelliccia, ai capelli,
alle ciglia. Intorno a me tutto  pesante e bianco,
una coltre pi spessa della nebbia. Sento ancora degli
spari, ma ora sono meno frequenti e pi distanti. Il
combattimento  diventato un corpo a corpo, lealisti
contro traditori, e in alcuni punti la neve  macchiata di
rosso.
Marguerite! La voce acuta di Peter supera il frastuono.
Giro lo sguardo in quella direzione e lo vedo fra
le braccia di pap, che sta correndo verso gli alberi il
pi velocemente possibile, ma si volta per cercarmi, con
espressione disperata. Modifico la mia traiettoria nel
tentativo di seguirli.
Cerco di correre pi forte, ma riesco solo a inciampare.
Mentre vacillo, una mano mi afferra il gomito: la
violenza crudele della presa mi dice che si tratta di un
nemico. Libero il braccio con uno strattone, ma lui ha
un coltello ed  sopra di me...
Lascia stare mia sorella! Katya salta letteralmente
sulla schiena dell'uomo, colpendolo con entrambi i pugni.
 la mossa pi stupida e incosciente che potesse fare,
eppure io avrei fatto lo stesso per Josie.
Katya, no! cerco di staccarla da lui, di liberarla in
modo che abbia una possibilit di salvezza, anche se io
sono condannata. Ma un altro soldato, lealista, ci raggiunge.
Il lealista riesce a infilare il suo coltello nella
pancia del traditore, poi prende Katya fra le braccia
mentre l'uomo morto cade al suolo. La riporta di corsa
verso il treno.
Katya  al sicuro... per quanto chiunque di noi possa
esserlo in questo momento. E ora di correre.
Proseguo nella direzione in cui  fuggito mio padre, o
almeno ci provo. La nevicata sta diventando sempre pi
fitta, confondendomi la vista e cancellando le sue tracce.
Non sono pi sicura di quale sia la direzione giusta,
ma continuo ad andare avanti, sapendo che un singolo
attimo di esitazione potrebbe essere fatale. In ogni istante
immagino una pallottola colpirmi alla testa,
un'esplosione rossa nel mio cranio mentre cado.
Sento ancora scoppiettare degli spari lontani quando
finalmente mi trascino nella foresta. Ma i rami degli alberi
mi riparano solo in parte dalla fitta nevicata, e non
vedo nessun altro: n pap, n Peter n altri membri
della famiglia. E neanche nessun soldato. Sono completamente sola.
E adesso, che cosa faccio? Nessuna delle mie esperienze
passate, in qualsiasi dimensione, pu aiutarmi adesso.
Se chiamo per chiedere aiuto, potrebbe sentirmi
la persona sbagliata. Se sto ferma, i soldati leali a Sergei
potrebbero catturarmi. Ma se fuggo potrei perdermi,
e inoltrarmi a tal punto nella foresta che nessuno mi troverebbe, neanche Paul.
Alla fine decido di confidare di aver preso la direzione
giusta. Pap e Peter sono sicuramente nelle vicinanze.
Se loro si sono addentrati nel bosco, allora  quello che dovrei fare anch'io.
Comincio a camminare, un po' stordita. Grazie a Dio
ho la mia pelliccia, altrimenti sarei di certo gi in ipotermia.
A casa mi sono sempre rifiutata di indossare
pellicce perch le trovavo disgustose, ma adesso sono riconoscente
per questo calore. Perdonatemi, piccoli ermellini.
Giuro che stavolta avete dato la vita per una buona causa.
Purtroppo per questa pelliccia  pi decorativa che
pratica: i bottoni neri con gli alamari lasciano entrare
sferzate di vento freddo e umido. Ai piedi ho solo delle
pianelle, non degli stivali, e ormai sono fradice: le caviglie
prima mi fanno male per il freddo, ma poi cominciano
a diventare insensibili. Il mio colbacco di pelliccia
 rimasto sul treno, quindi i fiocchi di neve che attraversano
i pini mi cadono sui capelli, bagnandoli.
Comincio a battere i denti. I miei passi si fanno pi
maldestri, e i miei pensieri pi confusi. Devi andare avanti,
mi dico, devi trovare pap. Il resto non ha importanza.
Inciampo e mi sostengo appoggiandomi a un albero.
La corteccia mi si sbriciola contro il palmo, ma riesco a
malapena a sentirla. Le mie mani sono arrossate e rigide.
Anche i guanti sono rimasti sul treno.
Vai avanti, penso, anche se ormai sto camminando
cos piano che  difficile credere che mi sto spostando.
Avanti.
Pap non c'. Il Firebird non c'. Theo non c'. Paul
non c'. Non so pi dove sono. Chi sono. So solo che sono
stanca. Almeno non ho pi cos freddo: dentro di me sta
nascendo un forte calore, ammaliante, che mi dice che
va tutto bene, che ora posso fermarmi, fermarmi e riposarmi
quanto voglio.
Avanti...
Cado in ginocchio accanto a uno dei pini pi grandi.
Mentre appoggio la testa al suo tronco, mi dico che non
mi sto fermando, non sto dormendo, resto solo un attimo
per recuperare le forze. Quando mi sento cadere all'indietro,
la neve sotto di me  soffice come un letto, e
non ho paura.
Mi sveglio al rumore scoppiettante di un fuoco, piacevole
e confortante. Sento caldo... non l'illusione mortale
della foresta, ma il vero calore di una vera stufa.
Sento un morbido materasso sotto di me, una pelliccia
sopra di me, e accanto a me...
Apro gli occhi e vedo Paul sdraiato al mio fianco.
Mia signora? sussurra, il viso illuminato dall'improvvisa
speranza.
Dove... dove siamo?
In una dacia nei boschi. Sono rimaste alcune provviste,
dovrebbero bastarci.
Molti russi hanno una dacia, una piccola baita in
mezzo alla natura dove andare d'estate per coltivare
l'orto e nuotare nei laghi: queste casette rimangono
vuote per tutto l'inverno, isolate come sono. Mi guardo
intorno e vedo i semplici muri imbiancati, un'icona della
Vergine Maria e una piccola stufa a legna arroventata
dal calore. Il mio vestito bagnato  appeso ad asciugare
a un gancio sul muro, insieme all'uniforme di
Paul.
Io e Paul siamo sdraiati insieme sotto la mia pelliccia
e alcune coperte, con addosso poco pi della biancheria,
nell'umile letto della dacia.
Lui balbetta: Io... io volevo solo farvi riavere, mia signora....
Ma certo. E questo che si deve fare con le persone in
ipotermia: scaldarle con il calore corporeo di un'altra
persona. Anche se non lo avessi saputo, avrei capito che
Paul voleva solo aiutarmi. Mi giro per guardarlo in faccia.
Dov' mio padre? I miei fratelli, mia sorella? Lo
zar?
Se Paul si accorge che ho parlato dello zar e di mio
padre come di due persone distinte, probabilmente lo
considera un effetto dello stordimento.
Lo zar  sopravvissuto, mia signora, e anche lo Zarevic
Vladimir. Gli altri... non lo so. Le nostre forze hanno
riconquistato il treno reale, almeno di questo ho la certezza.
Ma non potevo restare, perch il mio compito era
ritrovarvi.
Sono arrivata fino a qui solo per dover sopportare di
nuovo la perdita di mio padre? Deve essere destinato alla
rovina in ogni luogo, un brav'uomo condannato a essere
fatto a pezzi dalla crudelt e all'avidit degli altri?
Se pap  stato ucciso,  morto cercando di proteggere
Peter. Il pensiero di quel bambino che giace morto nella
neve mi devasta almeno quanto il mio terrore per la
sorte di pap. E Katya! La mia sorellina trasformatasi
in pugile per cercare di salvarmi. L'avranno ferita? Non
posso sopportare l'idea che possa essere morta per me,
che non sono neanche la sua vera sorella.
E se mio padre  stato ucciso oggi, se ha perso la vita
nella neve, nella foresta, il Firebird probabilmente 
perduto, e non potr pi tornare a casa.
Mia signora bisbiglia Paul, non abbiate paura.
Non potete dirmi se sono vivi o morti. Non cercate di
consolarmi con delle bugie.
Non lo farei mai. Ed  la verit: Paul pu essere duro,
o impacciato, o brusco, ma  sempre onesto con me.
Come ho mai potuto pensare che ci avesse ingannato?
Cerco di fargli un sorriso, ma lo sento forzato, e probabilmente
lo  anche la mia espressione. Se non mi
state mentendo, allora come potete dirmi di non avere
paura?
Volevo dire solo che siete al sicuro, mia signora. Appena
vi sarete riscaldata e riposata, domattina potremo
partire per tornare al treno reale.
Le mie speranze rinascono: Ci saranno anche gli altri?.
No, mia signora. Si pensa che le truppe leali al
Granduca Sergei siano poco lontano da San Pietroburgo.
Lo zar e lo zarevic sono andati avanti per organizzare
un accampamento e prepararsi alla battaglia. Io devo
portarvi al treno in modo che possiate essere trasportata
al sicuro a Mosca, che rimane fedele allo Zar.
Se mio padre e Peter sono sopravvissuti, anche loro
andranno all'accampamento. Ormai ho capito che lo Zar
Alessandro  convinto che il suo figlio minore debba imparare
a fare il soldato: vorr a tutti i costi che Peter
sia nella zona della battaglia, per quanto possa sembrare
crudele. Mio padre non lascerebbe mai Peter da solo,
insisterebbe per rimanere al suo fianco per confortarlo,
anche se questo mettesse di nuovo a rischio la sua vita.
No. Non andr a Mosca. L'unico motivo per cui dovevo
andarci era quello di cercare Azarenko, ma di certo anche
lui sar sul campo di battaglia, no? Dovete portarmi
all'accampamento.
Mia signora, i miei ordini sono questi.
Anch'io posso darvi degli ordini, giusto? Dovete portarmi
l. Non posso andare a Mosca.
Dovete. Il tono di Paul si fa pi concitato, e inconsciamente
si sposta pi vicino a me, cercando di farmi
vedere le cose dal suo punto di vista. Altrimenti sarebbe
troppo pericoloso.
Se mio padre muore, voglio morire anch'io.
Non parlate cos. Dovete pensare al vostro dovere,
almeno un membro della nuova generazione di Romanov
deve rimanere al sicuro.
Andr all'accampamento con o senza di voi. Non c'
che da seguire i binari a ritroso fino a San Pietroburgo,
no? Ovviamente non pu essere cos semplice, ma mi rifiuto
di ammetterlo. Devo scoprire se ho ancora qualche
speranza di tornare a casa, o morire provandoci.
Paul dice: Voi dovete restare in vita, mia signora.
Perch? mi aggrappo al colletto della sua camicia.
Perch, quando sono intrappolata in una vita che non
mi appartiene?
Lui non ha la risposta. Rimane a guardarmi.
La mia mano comincia a tremare, come la mia voce.
Ho deluso tutti quanti. Ho deluso mio padre, mia madre,
mia sorella, Theo, voi... tutti. Ho fallito in tutto.
Non voglio rimanere intrappolata qui. Non voglio sposare
un uomo che nemmeno conosco. Ma non riesco a
trovare un'altra via d'uscita. Se questo  tutto ci che
rimane, se questa  l'unica vita che posso avere... allora
non la voglio.
Per alcuni minuti Paul non riesce a rispondere. Restiamo
sdraiati qui, uno di fronte all'altra, la mia mano
sul suo petto, i nostri piedi che si toccano. Non saremo
mai pi cos vicini. Non avremo mai un'altra occasione
di essere davvero da soli.
Paul dice: Se non per voi stessa, mia signora, restate
viva per me.
I nostri sguardi si incontrano.
Le sue parole diventano un sussurro. Non saprei che
farmene di un mondo senza di voi.
Non so se quello che provo  per il Paul di questa dimensione,
per il mio Paul o per tutti e due. Non riesco
pi a vedere la differenza, e in questo momento non mi
importa.
Seguo con le dita la linea della sua gola fino alla mascella,
lungo la barba tagliata corta, fino all'angolo della
sua bocca. Le sue labbra si aprono, il suo respiro si ferma.
Paul mormoro, di' il mio nome.
Sapete che non posso.
Solo per una volta. Voglio sentirti dire il mio nome,
solo per una volta.
Paul avvicina il suo viso al mio, tanto da sfiorarmi.
Marguerite.
Allora siamo perduti.
Sono io quella che rompe l'ultima regola, l'ultimo tab,
quella che lo bacia. Ma poi lui si arrende, abbandonando
ogni difesa. Ci stringiamo uno all'altra, baciandoci
disperatamente, aggrappati ai pochi indumenti che
abbiamo ancora addosso, incapaci di respirare o pensare
o fare qualsiasi cosa che non sia perderci d'uno nell'altra.
Quando tiro l'orlo della sua camicia, lui la alza per
aiutarmi a buttarla via. Poi mi scrollo le spalline della
sottoveste: non ho mai pensato che il mio corpo scarno
potesse essere bello, ma ora vedo lo sguardo di Paul
farsi scuro davanti a me, mentre si piega su di me per
baciarmi con pi passione e avidit di prima.
Marguerite ansima Paul contro la mia spalla, non
dobbiamo... non dobbiamo...
Dobbiamo. Inarco il mio corpo contro di lui, un invito
inequivocabile per qualsiasi uomo. Mi bacia di nuovo,
le nostre bocche si aprono e i nostri movimenti ci portano
ancora pi vicini.
Sei sicura?
S. Paul, s, ti prego...
La sua mente cerca di opporsi, anche se il suo corpo
mi risponde. Perdonami. Perdonami.
Non c' niente da... oh. Oh.
Gli pianto le unghie nelle spalle, mi mordo il labbro
inferiore. Ma spingo il mio corpo incontro al suo, per accoglierlo
completamente.
Paul mi appoggia il viso nell'incavo del collo. Il suo
corpo vibra nello sforzo di rallentare. Ansima: Sei... sei
sicura....
Io lo bacio in fronte. Passo le mani lungo la sua schiena,
la curva dei fianchi, sento la solidit dei suoi muscoli,
delle ossa. Invece di rispondergli a parole, mi muovo
contro di lui. Lui si lascia sfuggire un gemito, passa i
denti lungo la mia gola e segue il mio ritmo.
Ti amo sussurra. Ti ho sempre amata.
Anch'io ti amo dico, ed  la verit, anche se non sono
sicura di chi amo, se un solo Paul, o due, o tutti.
Quando mi risveglio,  il cuore della notte. Dall'unica
finestrella spunta uno spicchio di blu sopra un davanzale
coperto da uno spesso strato di neve. La nostra stufa
 ancora calda, e Paul giace accanto a me, tenendomi
fra le sue braccia, la mia testa sulla sua spalla.
L'enormit di quello che ho fatto  evidente, ma non
riesco a pentirmene. Dato che ho capito quali erano i
sentimenti della Granduchessa Marguerite verso il suo
Paul, sospetto che lo avrebbe voluto quanto me, che avrebbe
fatto la stessa scelta, ma non si pu ignorare il
fatto che sia stata io a prendere la decisione per lei. La
notte che ha passato con l'uomo che ama appartiene a
me, invece:  un furto che non potr mai ripagare.
Per quanto mi riguarda, be', a casa ho avuto le mie esperienze
con i ragazzi. Mi ero spinta abbastanza in l,
per dirla tutta, anche se non ero ancora arrivata a questo
punto. Eppure non sono meno stupita, o meno estasiata.
Le labbra di Paul mi sfiorano i capelli, e io penso,
Non potr mai amare nessun altro in questo modo. Mai.
Ripenso a Theo con un po' di senso di colpa. Se lui fosse
stato un po' pi egoista, un po' meno premuroso, a
Londra avremmo dormito insieme.
Penso anche al mio Paul Markov, quello che mi ha
detto che potrei solo dipingere la verit. Anche lui  qui
con me ora, profondamente addormentato dentro l'uomo
con cui ho fatto l'amore. Non so se si ricorder mai
di questo, il che sar... assurdo. Non lo conosco abbastanza
bene da prevedere come reagir.
Per conosco questo Paul in tutti i modi in cui una
donna pu conoscere un uomo. Ha dimostrato la sua
lealt e devozione ogni singola volta. Non c' niente che
non farebbe per me.
Golubka sussurra.  un vezzeggiativo russo, significa
piccola colomba.  abbastanza diffuso, nella lingua
russa. Usano un sacco di nomignoli presi dal mondo animale.
Quando lo dice Paul, per, c' qualcosa nel modo in
cui mi abbraccia, mi stringe al petto con forza, ma le
sue grandi mani sono raccolte con tanta tenerezza dietro
il mio collo... proprio come si terrebbe un uccellino,
un essere fragile e tremante, per cercare di proteggerlo
e stargli vicino.
Ho preso una decisione. Alzo il viso verso di lui, e
Paul sorride dolcemente accarezzandomi i capelli con le
dita. State bene, mia signora?
"Mia signora"? Perfino adesso?
Marguerite. E chiaro che  ancora meravigliato di
potermi chiamare per nome. I suoi occhi grigi mi scrutano,
indagatori. Non ti sei pentita?
No. Non lo far mai. Non potrei. Lo bacio ancora, e
per un po' ci perdiamo di nuovo l'uno nell'altra.
Quando le nostre labbra alla fine si separano, Paul 
quasi senza fiato. Voglio che tu sappia che non riveler
mai quello che  successo qui. N a parole n col mio
comportamento.
Quello che abbiamo fatto  assolutamente proibito. Se
lo zar venisse mai a sapere che abbiamo fatto sesso...
Be', dubito che sia cos medievale da far giustiziare
Paul, ma lo degraderebbe e lo manderebbe in qualche
remota guarnigione, magari in Siberia. E a me, che cosa
succederebbe? Non ne sono sicura, ma so che non sarebbe
piacevole. Rimarr fra noi gli dico gentilmente.
Questa notte  nostra e di nessun altro, per sempre.
Per sempre.
Gli sfioro una guancia con una mano. Ora devo dirti un altro segreto. Prometti di mantenere anche questo?
Ma certo, mia... Marguerite. La sua fronte si increspa, ovviamente  stupito ma  disposto a seguirmi.
Che cosa mi devi dire?
Fai un bel respiro. Pronti via. La verit.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Mamma e pap mi hanno sempre detto quanto  intelligente Paul. L'ho visto scrivere senza sforzo una sfilza di equazioni di fisica e intanto parlare di tutt'altro. Inoltre, ha collaborato a sviluppare la tecnologia dei viaggi interdimensionali. Quindi so che ha una mente brillante.
Ma non sono mai stata tanto convinta del suo genio come in questo momento, in cui, dopo meno di mezz'ora delle mie spiegazioni, ha ricostruito la teoria di base delle dimensioni parallele.
Tu sei sia la Granduchessa Marguerite che un'altra Marguerite dice. Sei la stessa persona, che vive due vite separate.
Non cos tanto, in questo momento.
E sei convinta che io sia contemporaneamente me stesso e questo altro Paul, che ha avuto il privilegio di andare all'universit e diventare uno scienziato.
Il modo in cui lo dice mi trattiene un attimo. Qui solo i figli dei ricchi possono sognarsi un'educazione superiore. Non c' da stupirsi che abbia accolto con tanto entusiasmo il libro sull'ottica che gli ho regalato.  vero. Lui adesso ... addormentato dentro di te. Inconsapevole. Ma  una parte di te.
Lui incrocia le braccia sulle ginocchia, serio e concentrato anche se siamo ancora a letto insieme, le coperte stropicciate tutto intorno, la mia pelliccia stesa ai nostri piedi. L'espressione di Paul  una di quelle che conosco bene, ma che ho imparato a comprendere solo da poco.
Paul sta considerando la situazione da tutti i punti di vista, valutando ogni interrogativo e ogni variabile, cercando di ricostruire i suoi segreti.
Alla fine dice: Questo spiega i miei sogni.
Sogni?
Nelle ultime due settimane, i miei sogni sono stati... strani e complicati. Non sta sorridendo a me, ma alle immagini che gli sono passate per la mente. Ho sognato che tu dipingevi invece di disegnare, con i capelli sciolti e scarmigliati. E tua madre, ancora viva, che mi insegnava fisica. Il professor Caine che si comportava con me quasi come un padre. Stanze non splendide come quelle del tuo palazzo, ma piene di meraviglie, come delle macchine che sono come una biblioteca che contiene ogni informazione immaginabile.
Sono i computer. Mia madre  viva, a casa mia, ed  davvero la tua insegnante. La tua relatrice al college. Oh, mio Dio, te ne ricordi.
Ho sognato anche un amico, o un fratello, non ne sono sicuro, che combina sempre guai ma con le migliori intenzioni. Stringe gli occhi preparandosi a mettermi alla prova. Dimmi il suo nome.
Theo. Si chiama Theo.
Paul fa un respiro profondo. Allora quello che dici  vero.
Mi metto a ridere. Mi credi davvero. Chiunque altro penserebbe che sono impazzita.
Se mai tu dovessi impazzire, lo faresti in modo molto pi melodrammatico.
Questo commento cos diretto mi prende alla sprovvista.
Lui se ne accorge. Intendevo solo che... tu hai un'anima appassionata. Ami l'eccitazione e cerchi di crearla quando ti  possibile. Se la tua mente fosse squilibrata, i tuoi istinti prenderebbero il sopravvento. Invece stai esponendo una spiegazione molto poco ortodossa in modo assolutamente ragionevole. Quindi, ci che dici  vero.
Ha ragione, quando dice che cerco sempre di creare eccitazione? Che sono perfino melodrammatica? Sei partita lancia in resta per un'improbabile missione di vendetta contro Paul, utilizzando un dispositivo sperimentale mai collaudato, mi dico. Potrebbe non avere tutti i torti.
Paul studia attentamente il mio volto, come se fosse lui il pittore, quello che deve conoscere ogni ombra, ogni linea. Poi aggiunge piano: Penso che ti avrei creduto in ogni caso.
Nessuno mi ha mai dato una fiducia cos totale. Sento di nuovo quel movimento nel mio cuore, quello che mi fa sentire totalmente aperta e indifesa, eppure in qualche modo pi felice di quanto sia mai stata. Devi aiutarmi a trovare il medaglione del Firebird, quello che ti ha preso il Colonnello Azarenko.
Non me lo ricordo. Per, in base alla tua descrizione, in effetti non dovrei.
Il Firebird ha questa caratteristica degli oggetti provenienti da una dimensione estranea: non  intangibile, non  invisibile, ma ha la capacit di passare facilmente inosservato. Passo le mani fra i miei capelli disordinati.
L'ultima notizia che abbiamo di Azarenko  che era a Mosca. Da quale parte pensi che si sia schierato?
 fedele allo Zar Alessandro, ai limiti del fanatismo. Avr portato le truppe da Mosca direttamente al campo di battaglia. Non ho dubbi che sia gi in prima linea.
Quindi, andiamo in prima linea.
Tu dovresti andare a Mosca. Il suo sguardo, calmo e sicuro, incontra il mio. Devi capire il pericolo a cui vai incontro.
Ma adesso tu sai che non  soltanto la mia vita a essere in pericolo.
No risponde lui tagliando corto. Per la Granduchessa Marguerite  questo l'unico rischio, il solo vero pericolo.
All'esterno il vento ulula, sbattendo le imposte e i rami degli alberi come per vendicarsi di essere stato chiuso fuori dalla nostra porta.
Come soldato, avrebbe potuto obbedire ai miei ordini
nonostante le sue riserve. Ma la nostra relazione non
sar mai pi cos semplice. Il suo amore per me lo porter
a proteggermi, anche se ci significasse farmi perdere
l'unica possibilit di tornare a casa.
Io comincio: Per quanto ne sappiamo, il Granduca
Sergei pu essere gi stato obbligato ad arrendersi.
Lui annuisce a malincuore. Sarebbe un idiota a ribellarsi
con cos poco seguito... ma io credo che lui sia
un idiota.
Allora dovremmo almeno cercare l'accampamento.
Dovremmo scoprire che cosa sta succedendo prima di
fare qualsiasi scelta, non credi?
Insisteresti per tutta la strada fino a Mosca, vero?
Lo dice come se stesse per caricarmi sulle sue spalle e
portarmi l di peso, per quanto scalciassi e strillassi.
Oddio, potrebbe davvero farlo. Devo sapere se mio... se
i miei fratelli e mia sorella e il professor Caine sono sopravvissuti.
Se il Firebird  ancora intero. Se  andato
distrutto, e se non riusciamo a trovare il Colonnello
Azarenko o se lui ha perso il tuo medaglione, rester intrappolata
qui per sempre.
E la Granduchessa Marguerite resterebbe intrappolata
dentro di te per sempre.
L'idea che Paul stia ancora pensando a proteggere lei
per prima, al di l di tutto, anche al di l di me, mi lascia
interdetta. Ma potrei aspettarmi qualcosa di diverso
da lui?
Pi gentilmente, Paul aggiunge: Voglio che entrambe
siate libere.
Con questo fai di me la sua prigione. Sembra uno
scherzo, del quale mi pento immediatamente, perch 
cos lontano dalla realt. Sussurro: Come fai a non odiarmi?.
Tu non sei la mia Marguerite. Eppure... lo sei. L'essenza
che condividete, la vostra anima,  quella che
amo. Il sorriso di Paul  il pi triste e il pi bello che
abbia mai visto. Ti amerei in qualunque forma, in qualunque
mondo, con qualsiasi passato. Non dubitarne
mai.
Riesco a malapena a guardarlo:  come fissare la luce
e il calore del sole, sapendo che ti sta bruciando e contemporaneamente
intuendo che  lui che rende possibile
la tua stessa vita.
Paul mi chiede: Che cosa farai nel caso peggiore? Se
non riusciamo a recuperare e a riparare i Firebird?.
Allora temo che dovr vivere la vita di questa Marguerite.
Per sempre. E abbastanza per farmi venire la
nausea.
Sarebbe cos terribile?
Come puoi chiedermi questo adesso?
La sua mano si chiude sulla mia. Non importa che
cosa succeder, non importa che cosa sar di te: se tu
sei qui, io sar sempre con te.
Intreccio le mie dita con le sue. Lui si porta la mia
mano alle labbra e la bacia, e restiamo l seduti per
qualche minuto.
Alla fine io dico: Non voglio pensare a che cosa succede
se falliamo. Okay? Perch non falliremo.Riusciremo
a trovare o riparare uno dei Firebird, a qualsiasi costo.
Qualsiasi costo.
Con un sospiro, Paul dice: So che cosa significa. Significa
che dovr portarti all'accampamento dell'esercito
dello zar. Prima che possa ringraziarlo, aggiunge:
Se ci sono combattimenti in corso, o se incontriamo un
pericolo, gireremo i tacchi e stavolta non ci fermeremo
fino all'arrivo a Mosca. Non intendo mettere a repentaglio
la tua incolumit.
Okay... voglio dire... va bene. Faremo cos.
Domattina, allora.
Domattina. Il che ci lascia ancora questa notte.
Anche se siamo ancora insieme, nudi nel letto dove
abbiamo fatto l'amore, nessuno dei due si avvicina all'altro.
La verit cambia le cose: non so ancora bene in
che modo, ma le cambia.
Forse non dovremmo... non dovremmo dice Paul.
Ti ho gi messo a rischio.
Messo a rischio? Oh. Con rischio intende una gravidanza.
Non che per me sarebbe una bella cosa rimanere
incinta in questo momento, in qualsiasi dimensione, ma
per la Granduchessa Marguerite, destinata a sposarsi
vergine con il Principe di Galles, sarebbe un disastro
personale e politico. Un tremito di paura mi attraversa
lo stomaco, ma mi dico che  stata solo una volta.  cos
sbagliato da parte mia volerlo, nonostante l'incredibile
complessit di questa situazione? Non lo so. Non posso
saperlo. L'unica verit alla quale mi posso aggrappare 
che abbiamo bisogno l'uno dell'altra, e che questa notte
non si ripeter. Cos mi porto la sua mano alle labbra e
bacio ogni nocca, ogni polpastrello, il centro del palmo.
Lui dice piano: Lei lo avrebbe voluto? La granduchessa.
Io non vorrei mai... se lei non avesse voluto stare
con me, allora io....
Ho visto i ritratti che ti ha fatto. Dicevano tutto. All'inizio
mi sento in colpa ad ammetterlo, a rivelare i segreti
dell'altra Marguerite. Ma  la verit e anche Paul
ha bisogno di conoscerla. Lei ti ama. Ti sogna. Se fosse
qui, credo che avrebbe fatto esattamente la stessa scelta.
Il suo desiderio di credermi  forte.  scritto in ogni
linea di tensione del suo corpo, mentre cerca di trattenersi.
Ma quale... quale parte di te ha deciso?
Mi chino su di lui. Ogni parte di me sussurro. Ogni
Marguerite. Ti amiamo entrambe, completamente.
Corpo e anima.
Ogni Marguerite ripete, e le barriere crollano. Di
nuovo, ci arrendiamo l'uno all'altra.
L'alba del giorno dopo  fredda ma luminosa. Partiamo
a colazione, o all'ora in cui avremmo fatto colazione
se avessimo avuto del cibo. Prendo dalla dacia una
sciarpa a motivi colorati da annodarmi in testa: anche
se non  calda come il mio colbacco  sempre meglio di
niente. Paul insiste per farmi indossare i suoi guanti.
Sono troppo grandi per me, la pelle si arriccia sui polsi
e sulle nocche, ma mi riscaldano e lo apprezzo molto.
La neve alta ci rallenta molto, finch non incontriamo
un vecchio boscaiolo e sua moglie, che erano usciti a
cercare della legna da ardere. Paul ha qualche moneta
e promette che lo zar li ricompenser pi generosamente
appena possibile: sembrano dubbiosi, per accettano
di noleggiarci la loro slitta col cavallo, e ci danno la pagnotta
che si erano portati per pranzo. Io insisto per riportarli
alla loro casa nelle vicinanze prima di partire:
una gentilezza che, a giudicare dalla reazione, probabilmente
non sarebbe venuta spontanea alla Granduchessa
Marguerite, abituata ai privilegi. I due vecchietti mi
fissano sbalorditi, e perfino Paul sembra stupefatto, ma
li lasciamo a casa prima di proseguire.
Quando ci muoviamo per raggiungere la ferrovia,
passo il mio braccio sotto quello di Paul, ma lui scuote
la testa. Non dovete, mia signora.
Mi chiami ancora "mia signora"? In realt  una cosa
piuttosto eccitante, ma pensavo che ormai ci dessimo
del tu.
Paul non mi guarda neanche, si limita a fissare davanti
a s mentre libera il braccio dal mio. Da ora in
poi, potremmo essere osservati in qualsiasi momento. Il
mio comportamento verso di voi deve essere corretto.
Irreprensibile. Voi siete la figlia dello zar. Noi... ci siamo
permessi di dimenticarlo, per un po'. Non ci sar
mai pi concesso di farlo.
Ha ragione, ma non per questo mi fa meno male. Raccolgo
le mani in grembo: ora siamo uno accanto all'altra,
senza toccarci.
Proprio come prima.
Quando Paul sprona il cavallo attraverso la neve,
sbatto le palpebre contro il riflesso del sole sul terreno
bianco e ghiacciato e mi dico che  solo la luce violenta
che mi irrita gli occhi, nient'altro.
 una giornata lunga e silenziosa, rotta solo dal trapestio
del cavallo che fatica sulla neve bagnata, dal rumore
metallico della slitta che scivola sul ghiaccio e dalle
mie occasionali offerte di pane o acqua a Paul. Entrambi
siamo attanagliati dai morsi della fame, quindi
la pagnotta finisce molto velocemente.
Che cosa succeder se le truppe dello zar sono state
costrette a ritirarsi, o peggio sono state sterminate? Solo
adesso capisco che Paul non stava soltanto cercando
di evitare di farci sparare quando voleva che andassimo
a Mosca: stava anche cercando di non farci morire di
stenti.
Per quando il sole del tardo pomeriggio comincia a
colorare di oro e arancio le cime dei pini, vediamo un
accampamento in lontananza, e la bandiera che sventola
sopra di esso  quella bianca e rossa della Russia. Lo
stendardo dello zar. Paul accelera per il resto del percorso,
spronando ancora il cavallo, e appena ci avviciniamo
ai confini uno dei soldati si mette a correre verso
di noi. Io lo riconosco e mi alzo in piedi, agitando le
braccia. Vladimir!
Margarita! Apre le braccia, e io mi ci butto. Ci abbracciamo
talmente forte che respiro a malapena. Ma
l'umore di Vladimir cambia all'improvviso. Markov,
dovevate portarla a Mosca dopo averla trovata.
Non rimproverarlo. Gli ho ordinato io di portarmi da
te, non ha avuto scelta. Lancio un'occhiata a Paul, ma
lui  gi scattato sull'attenti sulla slitta, ancora una
volta il perfetto soldato. Cos prendo la mano di Vladimir.
Katya? Peter?
Sono al sicuro a Mosca, dove dovresti essere anche
tu. Anche se non posso incolpare Markov per questo,
mmh? Sciocca testarda. Vladimir mi schiocca un bacio
in fronte cos sonoro che annulla molta della durezza
del commento.
Sempre sull'attenti, Paul dice: L'insurrezione  gi
stata domata, mio principe?.
Non completamente, ma sono in fuga. Le dita di
Vladimir si stringono sulle mie. Tutti i reggimenti
tranne pochissimi sono fedeli a nostro padre, e alcuni
dei traditori hanno gi cominciato a chiedere clemenza
in segreto, se dovessero abbandonare la causa di Sergei
e deporre le armi. Ovviamente lo zar ora non ne vuole
sapere, ma dagli un altro giorno per calmarsi. Appena
sapr che stai bene, sar gi a buon punto.
Questo commento mi prende alla sprovvista: mi ricorda
che, per quanto lo Zar Alessandro V possa essere
brusco e duro,  convinto che io sia davvero sua figlia, e
come minimo si sarebbe preoccupato se fossi rimasta ferita.
Per ci non toglie che io voglia vedere il mio vero
padre. Il professor Caine sta bene?
Sano e salvo. E pronto per una medaglia, dopo il modo
in cui ha salvato Peter. Che sangue freddo sotto il
fuoco nemico! Non si sarebbe mai detto che  un civile.
Vladimir fa un cenno a Paul, congedandolo:  un gesto
perfettamente ragionevole da parte sua, eppure sembra
cos offensivo, presuntuoso. In realt sta solo esprimendo
la distanza fra i Romanov e chiunque altro in Russia:
l'abisso che divide me e Paul, che forse non potremo
mai pi attraversare.
Guardo Paul da sopra la spalla di Vladimir. I suoi occhi
grigi si fissano nei miei solo per un attimo, prima
che si volti per occuparsi del povero cavallo esausto.
Vieni dice Vladimir. Ti riforniremo di caff caldo,
magari con l'aggiunta di qualche goccia di brandy. Puoi
raccontarmi tutto della tua fuga rocambolesca.
Non proprio tutto, penso.
Lo zar  contento di sapermi viva, o almeno cos dice.
Pi che altro,  furioso perch sono qui invece che a Mosca,
anche se perlomeno riversa le sue ire su di me e
non su Paul.
Che cosa credevi di poter fare qui? sbraita nella sua
tenda da campo durante la cena, stufato servito in scodelle
di metallo. Donne al fronte... Ridicolo!
E allora, le infermiere? protesto, e lo zar mi fissa come
se fossi impazzita. Nessuno mai osa contraddirlo.
Magari dovrebbe ascoltare pi spesso opinioni diverse.
Con grande noncuranza, aggiungo: Dov' il reggimento
del Colonnello Azarenko? Non si trova qui?.
 rientrato a san Pietroburgo per radunare altre
truppe, ma ci raggiunger presto risponde Vladimir.
Domani, probabilmente.
Cos', adesso ti preoccupi degli spostamenti delle
truppe? sbuffa lo Zar Alessandro, ma io lo ignoro.
Okay, il Colonnello Azarenko sta venendo qui. Ma
quante possibilit ci sono che abbia con s il Firebird di
Paul? E se il suo reggimento dovesse entrare nel conflitto
mentre  in viaggio per raggiungerci? Potrebbe
venire ucciso, cosa che ovviamente sarebbe molto triste
per la sua famiglia eccetera, ma ammetto che in questo
momento sono pi che altro sconvolta dal pensiero che
se muore, la sua conoscenza dell'ubicazione del Firebird
morir con lui.
Quando la compagnia si divide dopo cena, invece di
tornare alla piccola tenda che mi  stata assegnata, dico
a Paul: Vorrei andare a trovare il professor Caine.
Lui annuisce. Molto bene, mia signora. La sua postura
 rigida e impalata, la sua espressione cos deliberatamente
vuota che ottiene l'esatto contrario delle sue
intenzioni: chiunque ci facesse caso si renderebbe conto
che qualcosa fra di noi  cambiato.
Fortunatamente, nessuno degli ufficiali intorno a noi
nota il suo comportamento. Paul mi segue a pochi passi
di distanza mentre andiamo verso la tenda che Vladimir
mi ha indicato come quella di mio padre. E anche
se ormai vivo in questa dimensione da settimane, anche
se so che devo chiamarlo professor Caine... quando Paul
alza il lembo della tenda e scopre pap che scrive a lume
di candela, seduto a un tavolo da campo, corro ad
abbracciarlo. Pap ride, un po' imbarazzato. Vostra Altezza
Imperiale. Ho saputo che eravate salva. Grazie a
Dio.
La mia voce  soffocata contro la sua spalla. Sono cos
felice di vedervi.
Come io lo sono di vedere voi. Risponde al mio abbraccio,
solo per un attimo. Ho sentito che dobbiamo
ringraziare l'eroico Luogotenente Markov per la vostra
salvezza.
Io sorrido a Paul, che sembra ancora pi rigido di prima.
S,  vero. Siete certo di stare bene? Non avreste
dovuto andare a Mosca con gli altri?
Sua Maest Imperiale desidera che riporti questi eventi
al mio re, per assicurarsi che le altre nazioni ricevano
un resoconto fedele dell'insurrezione. Sulla fronte
di pap compaiono delle rughe di preoccupazione. Anche
se avrei voluto poter rimanere con Peter. Era molto
scosso.
E Katya?
Pap sorride. Katya era pronta a puntare un cannone
contro il Granduca Sergei con le sue stesse mani. 
stato necessario trascinarla via dal fronte.  un peccato
che le donne non possano entrare nell'esercito. Lei ha la
combattivit di dieci uomini comuni.
Non stento a crederlo. Ha assalito il soldato che cercava
di uccidermi, anche se lui aveva un coltello e lei
soltanto i suoi pugni. Ma c' da dire che i pugni di Katya
non sono da sottovalutare.
Andrete presto da Peter, vero? Ha bisogno di qualcuno
accanto. Pap mi scosta i capelli dal viso, poi si
blocca, rendendosi conto che non dovrebbe dimostrare
tanto affetto per la "figlia dello zar".
Presto gli prometto, ma prima ho bisogno di chiedervi
qualcosa. Vi ricordate il medaglione che vi avevo
dato da riparare? Lo avete ancora?
Pap batte le palpebre, preso alla sprovvista. S... in
realt  nella mia nuova borsa da viaggio... ma certamente
adesso non ha importanza.
Vi prego, fatemelo vedere.
La sua borsa  in un angolo della tenda. Pap la apre
e tira fuori il fazzoletto di pizzo: mi sento svenire vedendo
che il Firebird  ancora diviso in vari pezzi.  riuscito
a ricomporne molti, ma non  neanche lontanamente
abbastanza.
In realt  davvero interessante dice pap. Le parti
formano un meccanismo: almeno questo  ovvio, anche
se non capisco a che cosa serva. Ma la sua struttura
segue una logica affascinante... complessa, ma inequivocabile.
Non vedo l'ora di scoprire il resto.
Ho bisogno che vi affrettiate. Dovete rimetterlo insieme
al pi presto. Passo le dita lungo la catenina del
medaglione: mi trattengo a stento dal chiudere il pugno.
Non voglio mai pi allontanarmi da questo oggetto.
Pap chiaramente non vorrebbe contraddirmi, ma...
Vostra Altezza Imperiale, ho ricevuto degli ordini dallo
zar. Anche se comprendo perfettamente il valore sentimentale
del vostro medaglione, in questo momento abbiamo
altre priorit.
Non  vero. Questa  decisamente, assolutamente
una priorit. Come posso fare a convincerlo?
Poi guardo di nuovo verso Paul e penso, Lui mi ha
creduto. Non lo farebbe anche pap ? Soprattutto se Paul
mi sostenesse?
Quindi, per la seconda volta in ventiquattro ore, dico
la verit a qualcuno in questa dimensione: chi sono davvero,
da dove vengo, che cosa pu fare il Firebird.
Pap non ci crede.
Vostra Altezza Imperiale, fermatevi a riflettere. Il
suo tono  gentile. Ieri avete subito un terribile shock.
Soltanto il terrore avrebbe confuso la mente di chiunque.
Unito al fatto che siete quasi morta per congelamento...
Sto bene! Vi sembro un'isterica? Un attimo. Sto
strepitando a proposito delle dimensioni parallele. Non
avrei dovuto fare quella domanda. Quindi sposto la sua
attenzione sul viaggiatore interdimensionale pi affidabile.
E allora il Luogotenente Markov? I suoi sogni sono
i ricordi del mio Paul Markov. Come sarebbe possibile
se niente di tutto ci fosse vero?
Le parole di Sua Altezza Imperiale corrispondono al
vero conferma Paul, ancora sull'attenti. Io le credo.
Pap sospira. Perdonatemi se lo dico chiaramente,
Markov, ma sono convinto che sosterreste la granduchessa
anche se pretendesse di venire dalla Luna.
Io continuo a insistere. So che questo discorso sulle
dimensioni parallele suona strano, ma sono lucida e vi
sto dicendo la verit. Ed  per questo che ho bisogno del Firebird funzionante, subito.
 chiaro che non  convinto: magari pensa che uscir da questa follia dopo una buona notte di sonno. Continuer a lavorarci, ve lo prometto. Ma gli ordini di vostro padre hanno la priorit.
E allora capisco come posso persuaderlo.
Io so cose di cui la Granduchessa Marguerite non si  mai resa conto dico. Cose che provano che provengo da un altro luogo. Da un'altra realt.
Dalla sua postazione all'ingresso della tenda, Paul sembra interessato suo malgrado. Pap sembra pi che altro volermi assecondare. Per esempio?
Io sussurro: So che lo zar non  mio padre. Mio padre siete voi.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Sophia non me l'aveva mai detto dice pap. Non a parole, comunque.
Siamo seduti insieme nella sua tenda, le mie mani
nelle sue. I pezzi del Firebird sono sul suo tavolo da
campo, scintillano alla luce della candela. Mi chino verso
di lui, ansiosa di sapere come ho potuto nascere, in
questo improbabile mondo. Quindi non ne eri sicuro, fino a ora?
Ero sicuro. Pap sorride, ma  il sorriso pi triste
che abbia mai visto. Perch non  me che vede: sta
guardando nel passato, sta cercando mia madre, che
non vedr mai pi. Ci eravamo gi... non siamo stati
insieme a lungo. Era troppo pericoloso per tutti e due.
Naturalmente Sophia non poteva parlarmi della sua delicata
condizione, ma dopo qualche mese ho capito che
stava per diventare di nuovo madre. Lo zar avrebbe potuto
benissimo essere il padre. Mi dicevo che doveva essere
quella la verit. Poi un giorno, poco prima che tu
nascessi, venne a vedere Vladimir mentre facevamo lezione.
Mentre lui era distratto, lei... mi ha preso la mano.
La voce gli si spezza. Se l' appoggiata sulla pancia,
in modo che potessi sentirti scalciare. E stata l'unica
dichiarazione che abbia mai fatto. Non avevo bisogno di altro.
Oh, pap. Lo abbraccio, e lui risponde quasi convulsamente.
Mi rendo conto che questo  l'unico istante della sua
vita in cui ha potuto mostrare i suoi veri sentimenti.
Poi pap si irrigidisce e si tira indietro. Luogotenente
Markov dice ricomponendosi. Intendete riportare
l'accaduto?
Certo che no! Guardo Paul per conferma.
Paul inclina la testa verso di me. I segreti della
granduchessa sono i miei segreti. Non ne far parola
con nessun altro.
Pap si rilassa, sapendo che siamo al sicuro. Katya...
 figlia dello zar, questo  sicuro, ma Peter?
Io e tua madre non siamo mai pi stati insieme. Non
potevo esporla a tanti rischi.  stato un sollievo che tu
le assomigliassi cos tanto. Il suo sguardo si addolcisce
mentre mi guarda. Vorrei che avesse potuto vederti
crescere.
Lo ha fatto. Mi sporgo verso di lui, sperando di riuscire
a fargli capire. Nella mia dimensione,  viva e sta
bene. Voi due vi siete innamorati quando avete cominciato
a collaborare per le vostre ricerche scientifiche.
Una scienziata? Sophia ha potuto diventare una
scienziata? Non ci sono parole per descrivere la gioia
del suo sorriso. La sua mente era sprecata per la diplomazia
di corte e i balli di gala. Era proprio geniale.
Lo so. Perch ha inventato questo. Picchietto ancora
sul Firebird.
Adesso pap mi crede, lo so, per vuole saperne di pi
sul mondo in cui lui e la mamma hanno potuto stare insieme.
E siamo ancora sposati? Io e lei?
Questo mi coglie alla sprovvista. Innanzitutto, mamma
e pap non hanno veramente mai trovato il tempo
per sposarsi. A quanto pare, una volta avevano richiesto
la licenza, ma poi c'era stata una qualche scoperta
epocale al laboratorio e quando avevano finito di esplorarne
tutte le ramificazioni, ormai era scaduta. La
mamma continuava a dire che alla fine sarebbero tornati
a richiederla, quando ne avessero avuto il tempo, e
che avrebbero portato a termine la cerimonia vera e
propria, ma onestamente penso che di fatto si siano dimenticati
di non essere gi sposati. La cosa non ha mai
preoccupato me e Josie: sapevamo benissimo che nessuno
dei due se ne sarebbe mai andato. Per dubito che
l'Henry Caine di questa dimensione pi tradizionalista
la vedrebbe nello stesso modo.
In ogni caso, questo dettaglio  quasi irrilevante di
fronte al fatto che mio padre, l'Henry Caine che mi ha
amato e cresciuto,  morto.
Non posso dirgli questo. Sarebbe troppo orribile raccontargli
che  stato assassinato.
Niente potrebbe mai separarvi gli dico. Studiate fisica
fianco a fianco, ogni giorno. Io... io ho anche una sorella
maggiore, Josie. Voglio dire, Josephine. E una
scienziata, come te.
Pap volta la testa di scatto, e mi accorgo che deve
trattenere le lacrime al pensiero di quest'altra figlia che
non avr mai la possibilit di conoscere.
Ti prego bisbiglio. So che  egoista da parte mia,
ma devo tornare a casa. La mamma sar cos spaventata.
Devo tornare da lei.
Dopo aver fatto un respiro profondo, pap guarda di
nuovo il Firebird. Mi dice con tono incerto: Questo
macchinario  mille volte pi potente di quanto abbia
mai immaginato. Ti fidi ancora ad affidarmelo?.
Tu hai collaborato alla sua invenzione. Ci ti rende
la persona pi adatta a darmi una possibilit di tornare
al luogo a cui appartengo. Se non riusciamo a recuperare
il Firebird di Markov, sei la mia unica possibilit.
Lui solleva una delle parti metalliche, studiandola alla
luce della candela, e il suo sguardo si fa pi concentrato.
E allora, mia cara, vediamo di mandarti a casa.
La mia branda da campo sarebbe fredda e scomoda in
ogni caso, ma adesso la confronto con il letto in cui ero
la notte scorsa, abbracciata a Paul, al suo corpo caldo e
forte.
Stanotte Paul  accampato con gli altri soldati.  a
poche decine di metri di distanza, in una tenda non tanto
diversa dalla mia, eppure  come se fossimo su due
pianeti diversi. Domani verr mandato insieme al suo
reggimento, che sta venendo qui per riunirsi alle nostre
truppe.
Abbiamo stabilito un luogo di ritrovo con il reggimento
del Colonnello Azarenko lungo la strada mi ha
detto prima di separarci. Naturalmente gli chieder
del Firebird alla prima occasione, ma non  detto che
potr riaverlo.
Che cosa? Pensi che l'abbia impegnato, o qualcosa
del genere?
No, non lo farebbe mai. Ma mi ha scoperto con un
oggetto non regolamentare: requisire il medaglione era
una punizione. Quindi potrebbe anche non ridarmelo
subito.
Lo consegner a me gli ho detto. Ormai ho vissuto
abbastanza tempo nei panni della granduchessa da sapere
come fingere efficacemente un atteggiamento regale.
Ho buttato indietro i capelli aggiungendo: Se ci tiene
alla sua incolumit.
Sarei curioso di vederlo. Paul ha sorriso, per poi
cancellare quell'espressione dal viso, per paura che ci
vedessero, e che il nostro segreto venisse scoperto.
Mi agito sulla branda. Mi sembra che non riuscir
mai pi a riscaldarmi. Che non prover mai pi quella
sensazione di benessere e di sicurezza che ho provato
ieri notte. Mi sento come se non potessi mai pi essere
me stessa in modo cos autentico come sono stata ieri
fra le braccia di Paul.
Alla fine mi addormento, anche se  un sonno agitato.
Quando mi sveglio, Paul  gi partito con gli altri soldati
del suo reggimento. Anche se il mio primo pensiero 
di passare la giornata con pap, so che devo permettergli
di concentrarsi.
Vladimir mi offre una distrazione completamente inaspettata.
C' una lettera per te dice, corrugando la fronte
quando guarda la busta che ha in mano. E arrivato un
pacchetto da San Pietroburgo. Sembra che il tuo strano
corrispondente parigino si sia fatto vivo di nuovo...
Theo!
Strappo la lettera di mano a Vladimir, che ridacchia
per la mia impazienza. Apro velocemente il foglio di
carta spessa per vedere la calligrafia a zampa di gallina
di Theo, ancora peggio del solito adesso che ha dovuto
usare l'inchiostro liquido.
Marguerite,
ho ricevuto la tua lettera oggi...
In che giorno mi ha scritto? Un po' prima di Natale.
Io gli avevo scritto quasi una settimana prima. Qui le
comunicazioni sono lentissime. Non mi lamenter mai
pi di una connessione 3G.
... e mi sono seduto a scriverti appena mi sono ripreso
dalla botta. Non so che cosa ti abbia detto Paul a Londra,
e non mi interessa. Non conosciamo i fatti, e finch
non li conosciamo, NON TI PUOI FIDARE DI LUI. Tienilo
a distanza. Dici che non ricorda nulla, e magari 
vero, ma il fatto che quel tipo sia la tua guardia del corpo
e ti stia accanto ogni giorno, con una pistola? Questa
 una pessima cosa (oppure ha una baionetta o una sciabola
o qualsiasi dannata arma abbiano qui. Qualsiasi
cosa sia, non la voglio vicino a te).
Scuoto la testa. Ancora non ha capito: lui non ha visto
l'espressione di Paul quando ha saputo che pap era
morto. E Theo non conosce il Luogotenente Markov,
non si rende conto che non sono mai stata cos al sicuro
come quando lui  al mio fianco.
Lasciamo perdere come diavolo hai fatto a cadere e
rompere il Firebird. Certo, l'Henry di questo universo
potrebbe essere in grado di aggiustarlo, ma sarei molto
pi tranquillo se potessi dargli un'occhiata di persona.
Cio, forse prima o poi potrei riuscire a dormire di nuovo.
Ecco che cosa faremo: tu mi fai avere un visto per la
Russia, e io far qualsiasi cosa per raggiungerti. Non
importa se dovr farmi tutta la strada con le racchette
da neve. Dobbiamo tirarti fuori da questo posto sana e
salva, non c' niente di pi importante.
Trattengo il respiro e faccio di tutto per evitare di lasciar
trapelare le mie emozioni. Theo  disposto a correre
gli stessi rischi che ha corso Paul: combatterebbe per
me con la stessa determinazione, cercherebbe di proteggermi
nello stesso modo. Tutti i sentimenti che ho
sempre provato per lui riaffiorano, e all'improvviso mi
manca talmente tanto che riesco a malapena a sopportarlo.
In questa dimensione non c' la CNN. A questo punto
Theo avr saputo della rivolta? Sar fuori di s dalla
preoccupazione; pensando che potrei essere morta o ferita?
Qui lavoro alla ESPCI, la Scuola Superiore di Fisica e
Chimica Industriali. E un'istituzione abbastanza prestigiosa
da potermi inviare come insegnante, o come ospite
a livello universitario, qualcosa del genere. Da parte
mia, andr ancora all'Ambasciata Russa e li implorer
di nuovo. In un modo o nell'altro, sar presto da te.
Ti ho cacciato io in questo guaio, Meg. Giuro che te ne
tirer fuori. Non c' niente in qualsiasi universo pi importante
di questo, per me.
Theo
Lentamente, ripiego la lettera e me la stringo al petto.
Vladimir mi dice con voce dolce: Sospetto che farei
meglio a non menzionare questa lettera allo zar.
Ti prego. Lui non farebbe mai la spia su di me. Gli
tendo una mano, all'unico fratello maggiore che avr
mai. Vladimir non fa domande, anche se si star chiedendo
che cosa diavolo sto combinando. Ma  comunque
dalla mia parte.
Mi accorgo che mi mancher, quando me ne sar andata.
Poi sentiamo delle grida all'esterno: non qualche uomo
isolato, ma decine. Centinaia. La mano di Vladimir
stringe la mia e condividiamo un momento di terrore,
prima di renderci conto che ci che sentiamo non sono
urla di panico, ma festeggiamenti.
Ci lanciamo fuori dalla mia tenda e vediamo i soldati
che lanciano i cappelli in aria e versano vodka dalle loro
fiaschette per brindare felici. Che cosa  successo? urla
Vladimir. Che notizie?
Lo Zar Alessandro esce dalla folla a grandi passi e ci
raggiunge con un enorme sorriso stampato in faccia.
Le forze lealiste hanno attaccato le truppe di mio fratello,
il traditore, oggi pomeriggio. Sergei  morto, e cos
la sua rivolta!
Si unisce ai festeggiamenti per la morte del fratello.
Dato che Sergei ha cercato di ucciderci, potrebbe essere
giustificabile, per io riesco a pensare solo che questa 
l'unica occasione in cui ho visto lo zar sorridere.
Vladimir non sta festeggiando, ma il suo sollievo  evidente.
Chi sono i coraggiosi soldati che hanno posto
fine alla rivolta?
Lo zar sembra pensare che sia un dettaglio insignificante,
ma risponde: Il battaglione di Azarenko.
Ci significa che Paul ha partecipato alla battaglia.
Il Luogotenente Markov... sta bene?  stato ferito?
Come potrei mai saperlo? Lo Zar Alessandro si  gi
stancato di parlare con i propri figli, quando c' un esercito
pronto ad acclamarlo. Controlla i dispacci, se ci tieni.
Vladimir vede la mia espressione e mi prende per
mano. Vieni, Marguerite. Ti procuro i dispacci.
Risultano essere dei fogli di carta scritti a mano, tutti
pasticciati perch sono stati spediti prima che l'inchiostro
si asciugasse. In piedi nella tenda dello zar, aggrappata
a quei fogli, sforzandomi di distinguere le parole,
leggo che il Granduca Sergei ha trovato la morte
per mezzo di una baionetta. Che solo diciannove dei soldati
fedeli allo zar hanno pagato il prezzo pi alto, e fra
loro il Colonnello Azarenko. Che altri otto soldati sono
feriti in modo grave. E leggo che uno dei soldati feriti  Paul.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Non possiamo andare pi veloce? Mi vergogno perfino
a dirlo: i cavalli stanno gi dando il massimo, tirando la
slitta sulla neve pi rapidamente di qualsiasi veicolo a
motore. Eppure sento che potrei superarli, che se mi abbandonassi
alla forza bruta della mia paura per la sorte
di Paul, i vincoli della gravit si spezzerebbero e volerei
via da qui, direttamente al fianco di Paul.
Non perdere la testa dice pap. Si  offerto lui di accompagnarmi,
il che  una fortuna. Non so se potrei
sopportare di stare con chiunque altro in questo momento,
con qualcuno che non sappia la verit. Di questo
passo arriveremo entro un'ora.
Lo so. Mi dispiace.  solo che io... Ma che cosa posso
dire?
Lo dice lui per me.  solo che sei innamorata di lui.
Quando mi volto per guardarlo sbalordita, pap si limita
a scuotere la testa mestamente. So riconoscere l'amore
proibito, Marguerite. L'ho imparato dagli occhi di
tua madre.
Io mi aggrappo al suo braccio. Deve essere fuori pericolo.
Se il Luogotenente Markov non sopravvive, morir
anche il tuo Paul?
Nessuno lo sa per certo. Ma... probabilmente s.
Pap mi lancia un'occhiata. Per quale di loro due hai
paura?
Per entrambi. L'aria gelida mi ferisce le guance
mentre ci lanciamo in avanti. Io sono legata a Paul,
forse in ogni luogo, nello stesso modo in cui tu sei legato
alla mamma.
Pap rimane in silenzio per qualche istante prima di
dire: Nel tuo mondo, tua madre e io non siamo insieme.
Ma ti ho detto...
S, me l'hai detto, e non ho mai visto nessuno dare
una notizia che dovrebbe essere bella con un'aria cos
triste. Le sue parole sono gentili, come sempre, ma ha
sempre saputo quando e come farmi parlare.  gi un
conforto sapere che ci sono infiniti mondi, infinite possibilit.
Adesso so che da qualche parte, in qualche modo,
io e Sophia abbiamo avuto la nostra occasione. Ma tu
non devi mentire per risparmiarmi una sofferenza.
Siete stati insieme, sempre. Niente avrebbe potuto
separarvi. La verit: pap se la merita. Tranne la
morte.
Lui trattiene il respiro. Non l'avrei mai obbligata ad
avere altri figli.
Non lei sussurro. Tu.
Proseguiamo senza parlare per un minuto, il silenzio
intorno rotto solo dagli zoccoli dei cavalli, dallo scorrere
della slitta nella neve e dal tintinnio delle redini. Pap
 sconvolto? Come sarebbe sentirsi dire che sei morto?
Poi lui mi mette un braccio intorno alle spalle. Mia
povera piccola.
Mi si riempiono gli occhi di lacrime mentre mi appoggio
a lui. Lui mi abbraccia pi stretta, consolandomi. Mi
rendo conto che  questo che significa essere un genitore:
affrontare la cosa peggiore che potrebbe mai succederti
eppure pensare solo che far soffrire tuo figlio.
 successo da poco? mi chiede pap a bassa voce.
Annuisco contro la sua spalla. Subito prima che partissi.
Deve essere difficile per te, vedermi.
No.  stato meraviglioso averti di nuovo accanto.
Perch sei davvero lo stesso, sotto molti pi aspetti di
quelli che sono diversi.
Sono stato un bravo padre per te? Mi sono sempre
chiesto come sarebbe stato, se ne avessi avuto l'opportunit.
Il migliore. Tutti i piccoli screzi che ho avuto con
pap, il fatto che si rifiutasse di prestarmi la macchina,
o il modo in cui mi prendeva in giro per la mia dipendenza
da The Vampire Diaries, o le volte in cui proprio
non la piantava di rifare la scenetta dei Monty Python
dell'Inquisizione Spagnola, niente di tutto questo aveva
la minima importanza. Mi hai lasciato essere me stessa,
e anche Josie. Casa nostra  sempre stata cos
stramba, diversa da quelle degli altri ragazzi, e non mi
 mai importato. Tutti gli altri dovevano adattarsi, preoccuparsi
di che cosa gli altri pensavano di loro. Tu e la
mamma... non l'avete mai fatto. Volevate che trovassimo
la nostra strada, ma eravate sempre l a sostenerci.
Ci dicevi che ci volevi bene ogni sera prima di andare a
letto. Dopo cena lavavi i piatti canticchiando le canzoni
dei Beatles. La tua preferita era In My Life, e non riuscir
mai pi a sentire quella canzone senza pensare a
te. Non vorrei neanche. Ti voglio cos tanto bene.
Nascondo di nuovo la testa sulla sua spalla, e il suo
braccio si stringe ancora a me. Dopo parecchio tempo,
mi chiede: Che cosa c'entrano gli insetti in tutto questo?.
Gli insetti?
"Beetle" significa "scarafaggio"
I Beatles erano un gruppo rock. Questa spiegazione
non pu avere senso per lui: rido fra le lacrime. Cantanti.
Erano cantanti che ti piacevano molto.
Mi batte con la mano sul braccio. E io e tua madre eravamo
felici?
In modo quasi imbarazzante.
Sophia ha avuto una vita felice?
 una scienziata importante, lavora nel campo di ricerca
che le interessa pi di ogni altro. Ha me e Josie
e...  una bravissima mamma, ma immagino che te ne
sarai reso conto da solo. Penso che avrebbe definito la
sua vita praticamente perfetta, prima di perderti.
Grazie dice pap. Mi far bene ricordarlo. Poi fa
una pausa. E per quanto riguarda la Granduchessa
Marguerite?
Che cosa vuoi dire?
Se e quando te ne andrai, quali saranno gli effetti su
di lei? Si ricorder qualcosa? Sapr... La sua voce si
spezza di nuovo. Sapr che sono suo padre?
Il mio primo istinto  quello di dirgli di no. Ho visto
come ha reagito il Paul di Londra dopo che il mio Paul
se ne era andato: aveva perso completamente la memoria,
non aveva idea di che cosa gli fosse successo.
A quanto pare, per, Paul e io abbiamo modi diversi
di viaggiare fra le dimensioni, quindi chi pu sapere che
cosa l'altra Marguerite potr o non potr ricordare?
Non lo so rispondo a pap. Per il suo bene, spero di
s. Ha bisogno di te.
Anch'io ho bisogno di lei.
Ricordati, penso, cercando di imprimere questo momento
nella mia mente in modo che ne rimanga qualche
traccia anche quando me ne sar andata. Il braccio
di pap mi stringe ancora pi forte, come se capisse che
cosa sto cercando di fare. Forse lo capisce. Ricorda sempre.
Finalmente intravediamo il campo di battaglia dalla
cima di un crinale: all'inizio sembrano solo frammenti
neri e movimenti frenetici persi nel vasto spazio bianco.
Ma mentre ci avviciniamo comincio a distinguere le
macchie di rosso nella neve. Il vento gira, portando l'odore
della battaglia: polvere da sparo e qualcosa che
posso solo chiamare morte.
Pap non ha ancora fermato del tutto la slitta. Qualche
soldato mi lancia uno sguardo sfacciato - che cosa ci
fa una signora nelle loro file? - finch uno dei generali
mi riconosce. Quando mi chiama: Vostra Altezza Imperiale
gli altri scattano sull'attenti. Io mi atteggio da
granduchessa e ordino: Portatemi da Paul Markov.
Sapevo che la medicina in questa dimensione era
molto meno evoluta della nostra, ma non ero preparata
al primo impatto con l'infermeria. I soldati giacciono
sulle brande, con bendaggi approssimativi a coprire arti
a cui mancano un piede o una mano. Gli strumenti chirurgici
si trovano in ciotole di metallo insanguinate. Gli
uomini soffrono terribilmente, la maggior parte di loro:
la morfina qui esiste, ma non ce n' a sufficienza. Sento
urla, gemiti, preghiere, e un ragazzo pi giovane di me
che chiama piangendo la mamma, in un modo che fa
compassione.
Paul rimane in silenzio.
Vado al suo capezzale, abbasso lo sguardo su di lui, inorridita.
 semisepolto dalle bende: intorno alle spalle,
a entrambe le ginocchia, e peggio ancora al tronco. Ho
letto abbastanza romanzi di guerra per sapere che cosa
significava una ferita al ventre ai tempi in cui non c'era
la penicillina.
No, non  possibile. Paul non morir. Non pu. Lo salver,
in qualche modo. Scriver a Theo a Parigi e gli dir
di lasciare le piastre di Petri esposte tutta la notte in
modo da poter inventare la penicillina. Rester con lui
in ogni momento. Paul ce la far.
Quando mi inginocchio accanto a lui e gli prendo la
mano, Paul si riscuote. La sua testa pende da un lato,
come se per lui fosse troppo pesante. Apre gli occhi, e
quando mi riconosce cerca di sorridermi. Per quanto
gravemente sia ferito, vuole consolarmi.
Andr tutto bene dico. Questa bugia mi lascia l'amaro
in bocca. Anche se dovesse sopravvivere, so che le
sue gambe non saranno mai pi quelle di prima. Potrebbe
ancora fare il soldato? Non ha importanza. Niente
ha importanza, tranne la sua salvezza. Sono qui adesso.
Non ti lascer.
Paul cerca di parlare, ma non ci riesce. Le sue dita si
muovono verso di me come se volesse prendermi la mano,
ma  troppo debole.
Ci sono di certo dei medici nelle vicinanze, gli altri
soldati mi sentiranno di sicuro. Che vadano al diavolo.
Mi chino sulla sua mano e la bacio. Ti amo, Paul. Ti
amo cos tanto. Non ti lascer mai, mai pi.
Marguerite... pap mi appoggia una mano sulla
spalla, ma quando scuoto la testa si ritira.
Paul fa un respiro profondo, poi chiude gli occhi. Non
capisco se  ancora sveglio, ma nel caso che lo sia continuo
a ripetergli quanto lo amo, e continuo a tenergli la
mano. Anche se ormai ha quasi perso conoscenza, anche
se non pu vedermi o sentirmi, sentir questo contatto
e sapr che sono al suo fianco.
So che gli altri soldati e i medici ci stanno guardando.
Quello che ho appena detto a Paul  qualcosa che nessuna
granduchessa dovrebbe mai, assolutamente, dire
a un semplice soldato. Ma so anche che nessuno di loro
oser mai accennare a questo fatto. Diffondere pettegolezzi
sulla famiglia reale  un ottimo modo per ritrovarsi
trasferiti a Vladivostok.
Con la mano libera controllo vicino alla sua gola, sperando
contro ogni logica che abbia al collo il Firebird.
Non mi importa pi che cosa mi succeder: per potrei
almeno assicurarmi che il mio Paul possa proseguire il
suo viaggio, che almeno lui sopravviva.
Eppure ho bisogno che anche questo Paul sopravviva.
Non c' niente da fare. Il Firebird non  su di lui, e
quando ordino a uno dei soldati sani di frugare nel baule
di Paul, non trovano nulla di neanche lontanamente
simile. Il Colonnello Azarenko  morto in battaglia,
quindi non c' nessun altro a cui  possibile chiedere.
Il Firebird  ancora perduto, e in questo stesso momento
sto assistendo alla morte di due uomini in un solo
corpo.
Al crepuscolo, Paul si riscuote ancora una volta. Apre
le palpebre tremolanti, e il sorriso che gli faccio  devastato
dalle lacrime. Paul? Sono qui, golubka. Sono
qui.
Ogni Marguerite dice lui, e poi muore.
Poi, per un po'  tutto molto confuso. Penso di essermi
alzata con molta calma, di essere uscita, e di essermi
assicurata di essere lontana dall'infermeria prima di cominciare
a urlare. I soldati feriti hanno bisogno di riposo.
Non devono sentirmi urlare, e urlare ancora, finch
la mia gola  in fiamme, i miei occhi sono inondati e cado
in ginocchio nella neve.
Quando non posso pi urlare, rimango fuori, da sola,
per diversi minuti. Ho le ginocchia e i piedi quasi insensibili
per il freddo: cerco di obbligare la mia mente e il
mio cuore a fare altrettanto. Che congelino. Che perdano
sensibilit. Poi il resto di me potr trascinarsi avanti.
Eppure ogni volta che penso di aver superato il limite
possibile del dolore, mi ritrovo a ricordare: Paul nella
sala della Pasqua, che tiene in mano con cura un uovo
di Faberg; Paul che mi guida in un valzer, il tepore
della sua grande mano alla base della mia schiena;
Paul che mi bacia con passione mentre ci addormentiamo
avvinghiati.
Alla fine riesco a fatica a rialzarmi. Uno dei medici 
in piedi a poca distanza. Probabilmente gli hanno detto
di seguirmi, temendo che fossi sull'orlo di un collasso.
Gli chiedo: Dov' il professor Caine?. La mia voce 
roca, sembra quella di una vecchia.
Vengo portata in una tenda, che a quanto pare era
destinata a me, ma dentro c' pap. Quando entro, lui si
alza in piedi. Mi hanno detto che era finita. Ho pensato
che avessi bisogno di qualche minuto da sola.
 vero. Grazie.
Mi dispiace tanto, mia cara. Davvero. Markov era
una brava persona.
Le sue parole gentili riaprono la mia ferita, ma cerco
di trattenere le lacrime. Poi vedo a che cosa si  dedicato
pap in tutte queste ore. L, sul suo tavolo da campo,
c' il mio Firebird, e a quanto pare  di nuovo tutto intero.
Lui segue la direzione del mio sguardo. Mi ci sono
dedicato anima e corpo. Forse ci sono riuscito. Ma non
sono tranquillo a lasciarti fare una cosa cos pericolosa
senza almeno una prova.
Posso provarlo io dico, con voce cupa. Prendo il
Firebird e seguo la procedura per attivare un promemoria,
le lamine di metallo ticchettano sotto le mie dita,
finch non mi colpisce la scossa.  un dolore intenso, elettrico
e quasi insopportabile, ma  il benvenuto. Questo
tipo di dolore  l'unica cosa che pu addormentarmi
il cuore. Sono riconoscente anche solo per questi pochi
secondi di tregua dal lutto.
Sembra doloroso. Pap cerca di riprendere il Fire-
bird, ma io non glielo lascio.
 previsto che sia doloroso... quello che ho fatto.
Cerco di sorridere. Sei riuscito a rimetterlo insieme. Lo
sapevo che eri un genio.
Pap si passa una mano fra i capelli spettinati. Sei
assolutamente sicura che sia normale?
 preoccupato. Non posso dargli torto. Perfino io mi
sento a disagio all'idea di fare il prossimo viaggio affidandomi
a questo oggetto. Per la mia unica alternativa
 quella di aspettare le settimane, o magari i mesi,
che ci vorrebbero per far venire Theo a Mosca, o per andare
io a Parigi.
Devo tornare dalla mamma. Devo dirle di Conley, al
pi presto. Il Firebird di Theo lo avvertir che mi sono
mossa, e lui mi seguir. La domanda : dove? Il mio
Firebird  ancora programmato per seguire la mia versione
di Paul, che  appena morto fra le mie braccia. Comunque
non ha quasi importanza dove andr a finire,
basta che sia un posto dove Theo pu trovarmi. Mi fido
di lui per riportarmi a casa.
E soprattutto, mi fido di mio padre.
Funziona gli dico, sperando di sembrare abbastanza
convinta. Adesso devo andare.
Pap annuisce. Il suo sguardo  triste. Questa potrebbe
essere l'ultima occasione di vedere una figlia che sa chi  veramente.
Potrebbe essere l'ultima volta che vedo il viso di mio padre.
Mi butto fra le sue braccia e chiudo gli occhi, lasciandomi
avvolgere dal suo abbraccio. Ti voglio bene sussurra
pap. Ti ho voluto bene ogni minuto di ogni ora
da quando sei nata. E anche prima.
Anch'io ti voglio bene, pap. Te lo dicevo quasi tutti i
giorni, eppure non era abbastanza. Non avrei mai potuto
dirtelo abbastanza, in nessun caso.
 troppo duro staccarmi da lui. Quindi sono ancora
fra le sue braccia quando sfioro il Firebird: l'ultima cosa
che sento in questa dimensione  il suo bacio sulla guancia. Addio. Addio.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Quando mi ritrovo nella nuova me stessa, sono gi seduta
su una sedia, una bella morbida fra l'altro. Be',
questo  un bel cambiamento, penso, prima di aprire gli
occhi e vedere...
La mia collezione di ritratti, nella mia camera da letto.
Mi rendo conto di essere sulla mia sedia con lo schienale
ad angolo, di fronte al ritratto di Josie: stessi occhi
azzurri, stessa espressione allegra. Le pareti sono dipinte
della stessa sfumatura lilla chiaro. La brezza gonfia
leggermente le mie tende, perch come sempre ho la
finestra aperta. Indosso perfino il mio vestito preferito,
quello rosso con gli uccellini gialli e i fiori color panna.
Sono a casa.
Per quando do un'occhiata al letto, mi rendo conto
che il copriletto non  esattamente identico.  un lenzuolo
di seta cruda che mi ha regalato Josie l'anno scorso
per Natale, ma i colori e i disegni sono diversi. Glielo
avevo segnalato ammirandolo su un catalogo (non mi
faccio problemi a dare suggerimenti, per quanto riguarda
i regali), e mi ricordo che nella descrizione si diceva
Ogni prodotto  unico.
Adesso che ci penso, il ritratto di Josie sembra uguale,
ma l'ho appeso accanto al ritratto della mia amica
Angela, invece che a quello di pap. E nel suo ritratto la
mamma indossa una camicia bianca, invece della maglietta
grigia che mi ricordo di aver scelto.
Questa dimensione  molto, molto simile alla mia, ma
non sono a casa.
All'inizio sento una tremenda fitta di nostalgia di casa,
peggiorata dal fatto che sono circondata da un ambiente
tanto simile a quello che ricordo, ma che non mi
appartiene. Poi mi illumino: se mi sono spostata in
un'altra dimensione, e il mio Firebird era programmato
per seguire Paul... significa che anche lui ce l'ha fatta?
Deve essere cos. Per forza. Lui  vivo. Mi si riempie il
cuore di speranza al pensiero che il mio Paul  sopravvissuto,
che  da qualche parte qui vicino...
... e poi mi blocco.
Il Luogotenente Markov del Primo Battaglione di
Fanteria di Sua Maest Imperiale, il Paul che mi ha
salvato la vita, quello con cui ho trascorso un'unica notte
perfetta,  morto, perduto per sempre.
Mi rannicchio sulla sedia, le braccia attorno alle ginocchia.
L'uomo che amavo  morto. Niente potr cambiare
questa realt.
Ripenso al peso del suo corpo fra le mie braccia, insanguinato
e vuoto, e so di aver perso qualcosa di insostituibile.
Questa non mi sembra pi la mia stanza. Potrei essere
ancora in Russia, inginocchiata nella neve, a urlare il
mio strazio senza preoccuparmi che qualcuno possa
sentirmi. Ma adesso tutto quello che posso fare  piangere
disperatamente.
Le possibilit si intrecciano e si scontrano, i miei sentimenti
si ingarbugliano in nodi gordiani: Avevo migliaia
di modi per amare Paul, dubitare di lui e perderlo,
e mi sembra di aver appena cominciato a scoprirli
tutti.
In questo momento posso solo concentrarmi sul fatto
che Paul, Theo e io siamo ancora in grave pericolo, e
forse anche la mamma e Josie. Devo andare avanti.
Non ho altra scelta.
Riprenditi, mi dico. Afferro un Kleenex (la scatola  esattamente
sullo stesso scaffale), mi soffio il naso e cerco
di rientrare nel momento presente.
Mi guardo intorno nella mia stanza, pensando che le
cose pi comuni per me sono diventate straordinarie.
Dopo un paio di settimane in un mondo in cui la luce elettrica
era un'innovazione all'avanguardia,  stupefacente
vedere il mio cellulare, il mio lettore di musica, il
mio tablet. Perfino la roba non tecnologica  meravigliosa
nella sua familiarit. I miei jeans da lavoro macchiati
di vernice e una vecchia maglietta sono appesi alla
sedia, il lenzuolo di protezione  steso per terra e la tavolozza
 pronta. A quanto pare stavo per mettermi a
dipingere.
Prendo la mia scatola dei colori: solo la vista dei loro
tubetti argentei cos familiari mi riempie di sollievo.
Vado in corridoio, che  ricoperto di vernice scrivibile
ed equazioni di fisica, esattamente come dovrebbe essere.
In soggiorno trovo le piante della mamma, il tavolo
arcobaleno e tutte le pile di libri e carte che mi aspettavo.
Alcuni dei ghirigori sul tavolo sembrano un po' diversi,
per. Mi chino per studiare meglio la superficie,
almeno la parte che non  coperta di fogli, ma uno dei
fermacarte attira la mia attenzione.  un disco metallico,
spesso e rotondo, e si trova sopra una cartelletta con
il logo della Triad Corporation...
Wow. Spalanco gli occhi per la sorpresa. Non ho mai
visto un Premio Nobel dal vivo, prima, ma sono sicura
al 95% che  questo l'aspetto che ha.
Sollevando il premio fra le mani, e meravigliandomi
di quanto sia pesante l'oro puro, mi rendo conto che in
questa dimensione mamma e pap devono aver fatto la
loro scoperta epocale un paio d'anni prima. Abbasso lo
sguardo sul Premio Nobel e penso, Ben fatto, mamma.
E il resto di noi? E Josie? S, sta ancora studiando oceanografia
all'Universit di San Diego, aveva portato a
casa delle calamite per il frigo che in effetti sono al loro
posto. Anzi, a giudicare dal calendario della cucina, arriver
a casa stasera per... porca vacca, per Capodanno.
 oggi. Ho perso il conto dei giorni mentre ero in Russia,
con quell'insurrezione sanguinosa e tutto il resto.
Theo? E uno dei ricercatori che aiutano mamma e pap,
anche qui. O questo, oppure hanno un altro aspirante
hipster che ha lasciato il suo cappello di feltro vintage
sull'appendiabiti. In questo preciso istante probabilmente
Theo si sta materializzando in questa dimensione,
nel suo sgangherato appartamento nel campus.
Scommetto che sar qui entro un'ora.
E Paul...
La porta della cucina si spalanca, e sento la voce della
mamma che dice: Se le capacit cognitive dei cani
sono veramente pi simili a quelle umane rispetto ai
primati a cui siamo pi vicini, allora dobbiamo cominciare
a considerare i cani come nostri associati nel processo
evolutivo?.
Avremmo davvero dovuto prendere quel cucciolo
quando le ragazze ne volevano uno. Pap entra in cucina
dietro di lei; entrambi hanno delle borse di stoffa
stracolme. Ci avrebbe fornito un oggetto di osservazione
canino e, tra l'altro, avremmo potuto chiamarlo Ringo.
Mamma e pap. Entrambi vivi, in buona salute, entrambi
presenti qui nella nostra cucina come se niente
fosse accaduto: perch qui  tutto come dovrebbe essere.
La mamma mi vede per prima. Ciao, tesoro.- Pensavo
che avessi gi cominciato a dipingere a quest'ora.
Ciao rispondo.  totalmente inadeguato, ma non mi
viene in mente nient'altro. Quindi salto i due gradini
che portano in cucina e li abbraccio tutti e due.
Che cosa ho fatto per meritarmi questo? ride pap.
In qualche modo riesco a non farmi tremare la voce
dicendo:  solo che... mi siete mancati.
Pap si tira indietro, con aria circospetta. Hai rovesciato
della vernice, o qualcosa del genere?
No! Va tutto bene, giuro. Li lascio andare, ma non
posso togliermi questo sorriso stupido. Stare con loro
non pu guarire la ferita della morte di Paul in Russia,
ma mi aiuta a sentirmi di nuovo quasi completa. Va
tutto assolutamente, decisamente bene.
Mamma e pap si scambiano un'occhiata. Lei dice:
Immagino che prima o poi uno sbalzo ormonale adolescenziale
dovesse giocare a nostro favore.
Era ora risponde pap.
Io li spingo scherzosamente: mamma e pap potrebbero
prendermi in giro mille volte pi di cos e non mi
importerebbe, non oggi. Che cosa avete preso?
Gli ingredienti per le lasagne. E del vino rosso: Josie
potrebbe volerne un bicchiere. La mamma comincia a
svuotare le borse della spesa, ma io gliene prendo una.
Posso preparare io la cena: voi sedetevi e rilassatevi.
Questa volta, quando mamma e pap si guardano
sembrano meno divertiti e pi preoccupati. La mamma
dice: Ti senti bene?.
Pap scuote la testa. Adesso mi chiederai di usare la
macchina.
Io scoppio a ridere: a quanto sembra, in questa dimensione
cerco di evitare i lavori culinari tanto quanto
a casa. Smettetela. Va tutto bene. Pensavo solo che sarebbe
stato divertente, tutto qui.
Anche se pap chiaramente non  convinto, la mamma
dice: Henry, non ostacolarla. Mi mette in mano un
pacchetto di pasta per le lasagne, poi si gira verso mio
padre, lo prende gentilmente per le spalle e lo spinge
verso il divano. Mentre lui si allontana, ridacchiando, la
mamma si ferma accanto a me. A bassa voce, aggiunge:
Grazie per il tuo aiuto, Marguerite. In questo momento,
significa molto.
In questo momento? Che cosa intende con in questo
momento?
Okay rispondo. Mi sembra una risposta sicura.
So che questo... non  successo soltanto a noi. La
mamma tiene la voce bassa, mi passa le dita fra i riccioli.
Lo faceva quando ero piccola. Negli ultimi anni lo
trovavo fastidioso, ma non succeder pi, non dopo due
dimensioni senza di lei. Anche se la polizia riuscisse a
trovare Paul, potremmo non arrivare mai a capire perch
lo ha fatto. Io e tuo padre lasceremmo volentieri cadere
tutte le accuse una volta avute alcune risposte, ma
la Triad non lo far mai, quindi... le si spezza la voce.
Detesto quello che ci ha fatto, ma non posso pensare a
quello che ha fatto a se stesso. Si  rovinato la vita, e
per che cosa?
Non posso risponderle. In questo momento riesco a
malapena a respirare.
Scusami. Tu stavi cercando di tirarci su di morale.
Ti lascio continuare. La mamma mi batte sulla spalla,
e segue pap.
Tutto quello che riesco a fare  starmene qui nella nostra
cucina, stupidamente aggrappata a una confezione
di pasta, a pensare: Che cosa diavolo sta succedendo?.
Anche senza avere i dettagli, capisco che cosa  successo
qui. Paul ha tradito mamma e pap. Ha tradito
tutti noi. Di nuovo.
Pensavo di aver cominciato a capire Paul, ma ora
penso di non averlo mai capito, n lui n nessun altro,
mai.
Mezz'ora dopo, sto ancora trafficando in cucina, dove
trafficando sta per vagando a casaccio inebetita dallo
shock. In qualche modo sono riuscita a riunire nella
pentola tutti gli ingredienti della salsa di pomodoro, ma
mi ci sono voluti cinque minuti per ricordarmi di accendere
il fornello. La mia mente  troppo sconvolta dal
tradimento di Paul per potersi concentrare su qualcosa
di cos banale come la cena.
Dovrei dire la verit ai miei genitori su chi sono e da
dove vengo? Sono riuscita a convincere mio padre della
realt dei viaggi interdimensionali in un universo in cui
non era ancora stata inventata neanche la radio. Qui,
mi crederebbero all'istante. Non dovrei fare altro che tirare
fuori il Firebird da sotto la scollatura del vestito.
Per adesso non mi serve il loro aiuto nello stesso modo
in cui mi serviva quello di pap in Russia. Vorrei
raccontar loro la verit perch mi consolino, e ascoltino
i miei sfoghi su tutto quello che mi  successo finora.
Questo non  un buon motivo. Sono gi devastati da
quello che ha fatto Paul: quanto peggiorerebbe la situazione
per loro se gli raccontassi quanto  pi profondo il
suo tradimento?
Voglio ancora credere a Paul, e il mio cuore sanguina
per l'uomo che  morto fra le mie braccia, ma in questo
momento non mi fido pi del mio istinto.
La porta della cucina si apre di nuovo, e io mi volto
per vedere chi .
Ehil, Meg. Theo mi fa un grande sorriso. Felice
Anno Nuovo.
Non lo vedo da quasi tre settimane: sembrano tre vite
intere.
Theo. Gli butto le braccia al collo. Pu fare il disinvolto
quanto vuole, ma il suo abbraccio  ancora pi forte
del mio.
Mi sussurra all'orecchio: Tienimi quel bacio per mezzanotte,
eh?.
Sta scherzando. Ma allo stesso tempo non sta scherzando.
Io arrossisco... per riesco solo a pensare a Paul
sul letto di morte, che apre gli occhi per vedermi un'ultima
volta e dice: Ogni Marguerite.
Mi stacco da Theo. Dovremmo, ehm, ho detto a pap
e mamma che avrei cucinato.
Lui spalanca gli occhi. Sei tu, vero?
Cogliendo il senso della domanda, aggancio la catenina
del Firebird col pollice e lo tiro fuori dalla scollatura.
Theo si rilassa visibilmente, rassicurato.
Dal soggiorno si sente la voce di pap: Theo! Ce l'hai
fatta.
Non avrei mai potuto perdermi la festa di Capodanno
risponde lui con un sorriso.
La mamma aggiunge: Se non hai intenzione di renderti
utile in cucina, vieni qui e aiutami a elaborare
queste formule della sfera a trenta dimensioni.
Sai una cosa? Theo batte le mani. Sembra la giornata
giusta per imparare a cucinare.
Pap spunta da dietro il rigoglioso filodendro della
mamma: Siete impazziti tutti e due contemporaneamente?.
Certo risponde Theo, si risparmia tempo. Questo
fa ridere pap, e soprattutto lo fa tornare a quello che
stava facendo, cos io e Theo abbiamo un po' di privacy.
Cominciamo a stendere nella pirofila gli strati di pasta,
salsa di pomodoro e formaggio. Va tutto per il meglio.
Niente pasta che si arriccia, niente risatine, niente
Paul al mio fianco. Molto meno divertente, insomma.
Mentre lavoriamo, racconto a bassa voce a Theo quello
che ho scoperto in quegli ultimi istanti a Londra. Se
Paul lo avesse fatto davvero, non avrebbe mai potuto
fingere una tale sorpresa. Era sincero quando ha detto
che non lo sapeva.
Il mio commento fa rima con stupidate. Ma dai, sei
troppo intelligente per cascarci cos facilmente.
Offesa, sibilo: Tu non l'hai visto. Io s.
Non ho alcun bisogno di guardare in faccia Paul per
sapere quello che ha fatto. Pensi di essere troppo furba
per farti ingannare? Ha ingannato quei geni dei tuoi
genitori, quindi sono pi che sicuro che abbia potuto
farlo anche con te.
Non posso accettarlo, semplicemente non posso. Se
conosco Paul Markov anche solo un pochino, so che non
 abbastanza crudele per uccidere mio padre. E se devo
qualcosa al Paul in Russia per avermi amato, e per avermi
salvato la vita,  il beneficio del dubbio alle altre
versioni di lui.
Lui non ci ha tradito insisto. E io non lo tradir di
nuovo dubitando di lui.
Theo fa un sospiro, spalmando un altro strato di ricotta.
Tu hai il cuore tenero, Meg. Ti arrabbi facilmente,
e poi ti passa altrettanto facilmente.  una delle cose
di te che amo, ma ora non  il momento di continuare
a cambiare idea. Stanno cambiando tante cose intorno a
noi: significa che dobbiamo aggrapparci a ci che sappiamo.
Non sappiamo un bel niente. Non siamo neanche rimasti
per il funerale. Potrebbero aver scoperto qualcosa
di nuovo dopo aver... Esaminato il corpo. Fatto un'autopsia.
Non riesco neanche a pronunciare queste parole
ad alta voce pensando a mio padre. E poi, in Russia,
Paul  morto per salvarmi. Non credo proprio che sia
lui il cattivo.
Ricordo quando mi sono risvegliata nella dacia, fra le
braccia di Paul. Sento ancora l'eco dei suoi sussurri:
Golubka. Piccola colomba.
Un riflesso dei miei sentimenti deve essere affiorato
nella mia espressione, perch Theo si infervora ancora
di pi. Okay. Allora Paul Markov non  un figlio di
puttana in tutte le dimensioni. A infinite dimensioni
corrispondono infinite possibilit. Probabilmente esiste
perfino una dimensione dove non vengo immediatamente
desiderato da ogni donna che incontro. Nessuno di
noi due sembra divertito da questa battuta. Lui continua:
Sul serio: pu accadere qualsiasi cosa. Accade
qualsiasi cosa, in una dimensione o in un'altra. Quindi
da qualche parte deve esistere un Paul che  una brava
persona. Tu l'hai conosciuto. Congratulazioni. Ma il
Paul che stiamo inseguendo? Quel Paul? Ci ha pugnalato
alle spalle, e intende farlo di nuovo. Non lasciarglielo
fare. Non lasciarti intenerire da lui adesso.
Non mi sento intenerita. Sento piuttosto che sto tenendo
duro.  solo che non credo che sia stato lui,
Theo. Ha ammesso di aver cancellato i dati, e ovviamente
ha rubato il Firebird, ma...
Quindi ha confessato tutto tranne l'omicidio, e basta
questo per rientrare nelle tue grazie? Theo si passa
una mano fra i capelli ribelli, chiaramente sta cercando
di calmarsi. Senti,  dura anche per me: volevo bene a
Paul. Ho sempre pensato... sai, che saremmo finiti alla
stessa facolt di Cambridge, a fare gli scienziati pazzi
insieme. Il suo sorriso  malinconico e fugace. Immagino
che lo faremo, in qualche altra dimensione.
Lo vedi anche tu rispondo, versando l'ultimo strato
di salsa al pomodoro. Sai che Paul non  cattivo. Deve
aver avuto una buona ragione per tutto quello che ha
fatto.
Theo sospira, con l'espressione di chi combatte una
battaglia persa. Prenditi un po' di tempo qui, mentre
siamo al sicuro e la situazione non  troppo deragliata.
Pensaci su. Pensaci bene. Ricordati solo che l'uomo che
Paul potrebbe essere non conta neanche lontanamente
quanto l'uomo che  davvero.
So che Theo vuole soltanto proteggermi, ma so anche
che si  reso conto di quanto io e Paul ci siamo avvicinati
in Russia. Non sa esattamente fino a che punto, ma
ha indovinato abbastanza da esserne turbato.
Da essere geloso.
Quando i nostri sguardi si incontrano, capisco che sa
tutto ci che sto pensando. Un angolo della sua bocca si
solleva, come se volesse sorridere ma non ci riuscisse.
Non ho mai preteso di essere obiettivo su di te, Meg.
Ho bisogno che tu sia obiettivo su Paul.
Uno di noi  gi obiettivo su Paul risponde lui. Immagino
che dobbiamo capire chi sia di noi due. Tuttavia
questo  un gioco molto pericoloso: se scommetti su
Paul e perdi, potremmo entrambi pagare questo errore con la nostra vita.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
La porta della cucina si spalanca, e io e Theo ci troviamo davanti Josie con una maglietta di Coronado Island e uno zaino buttato sulla spalla.
Ci sorride con aria impertinente. Ho interrotto qualcosa?
Stavamo discutendo molto seriamente di un omicidio avvenuto in un'altra dimensione, tutto qui, ma questa
 anche una spiegazione di cui la mia sorellona non ha
bisogno. E poi, in questo momento, sono semplicemente
troppo felice di vederla.
Ehi, ciao. Vado da lei e la abbraccio con tutta la
forza che posso, con lo zaino di mezzo. Bentornata a
casa.
Grazie. Josie mi scompiglia i capelli, sapendo che 
una cosa che odio. Di solito reagisco con un'occhiataccia,
ma ora come ora adoro anche i suoi dispetti.
L'ultima volta che ho visto Josie, stava piangendo disperatamente
fra le braccia della mamma. Adesso  la
solita ragazza da spiaggia senza pensieri, completa di
infradito e naso scottato dal sole. Guardandola in faccia,
riscopro tutti gli aspetti che la rendono simile a pap:
gli occhi azzurri, la mascella squadrata, i capelli castani.
Sono io quella che ha preso dalla mamma, come
Vladimir e Peter...
Questo pensiero mi blocca per un attimo. Solo ora mi
ricordo che mi trovo in un mondo in cui i miei fratelli e
la mia sorellina non sono mai esistiti.
Ti senti bene? Josie mi guarda in modo strano. Dietro
di noi, sento Theo che mette le lasagne nel forno.
S, sto bene.  solo che... Agito una mano con un
gesto che vorrebbe dire, In questo momento sono un po'
disorganizzata.
Ma l'espressione di Josie si indurisce, e mi rendo conto
che crede che mi riferisca a Paul, e alle cicatrici che
il suo tradimento ha lasciato alla nostra famiglia.  per
questo che  tornata a casa per Capodanno, invece di
festeggiarlo con i suoi amici: sta cercando di aiutare i
nostri genitori a superarlo.
Mamma e pap sono in soggiorno? chiede Josie,
sbattendo lo zaino vicino alla porta come fa sempre da
quando aveva nove anni. Mentre lei corre dentro per
salutare i nostri genitori, io mi appoggio al frigorifero,
agitata.
Quando Theo mi lancia un'occhiata inquisitoria, io
gli faccio segno di andare in salone. Vai, rilassati un
po'. Mi serve un minuto da sola.
Lui non sembra completamente soddisfatto di questa
spiegazione, comunque annuisce e mi lascia lo spazio di
cui ho bisogno.
Dopo la sua uscita, io rimango a guardare fuori dalla
finestra della cucina (a casa abbiamo un cristallo appeso
qui, una piccola farfalla arancione e gialla. Qui invece
 a forma di uccello, blu e verde). Il mio cuore sanguina,
e questa volta non c' rimedio.
Penso all'ironia della sorte: durante tutto il viaggio
ho desiderato tornare dalla mia famiglia. Adesso ci sono,
pi o meno, ma sento la mancanza di un'altra famiglia.
Non ho avuto occasione di vedere Katya e il piccolo
Peter dopo l'attacco al treno reale. Peter deve essersi
spaventato a morte. Non riuscir pi a dormire: dovrei
far portare un divano nella mia stanza e farlo riposare
l, cos potrei svegliarlo se dovesse avere degli incubi. E
Katya? Probabilmente sta gi sostenendo che lo zar dovrebbe
ammettere le donne nell'esercito. E Vladimir
star spingendolo a considerare nuove riforme costituzionali,
per evitare che altri pretendenti al trono possano
capitalizzare sul dissenso...
Dovrei essere l con loro, penso, prima di ricordarmi
che, ovviamente, ci sono. La Marguerite di quella dimensione
ha di nuovo il controllo della sua vita. Siamo
molto simili e quindi so bene che si sta prendendo cura
di Peter e che sta sostenendo le idee di Vladimir, per
quanto possa servire con quel testardo dello Zar Alessandro.
Sta anche piangendo la perdita di Paul Markov, il
suo Paul, morto e perduto per sempre.
Avr almeno qualche ricordo delle sue ultime settimane
con lui? Sapr che ha potuto passare una notte
con Paul, una notte in cui tutte le barriere fra loro sono
crollate? Se non  cos... allora  qualcosa che le ho rubato.
Qualcosa di sacro, che avrebbe dovuto essere soltanto
suo, adesso  mio per sempre.
Prima ho detto a Theo che non credevo che il cattivo
fosse Paul.
Adesso mi rendo conto che il cattivo potrei essere io.
Stavo considerando l'aspetto etico dei viaggi interdimensionali
dico a cena.
Mamma e pap si scambiano un'occhiata, e Theo mi
guarda come per dire: Ma sei impazzita?. Faccio finta
di non vederlo.
Ne abbiamo parlato piuttosto spesso risponde la
mamma servendosi una porzione di lasagne. Scusami,
tesoro, ma non credevo che fossi interessata.
Devo ammettere che ha abbastanza ragione. Se ogni
tanto non mi fossi estraniata dai loro discorsi in gergo
scientifico stretto, sarei uscita di testa. E poi, quando
mai tutte quelle teorie avrebbero potuto servirmi?
Adesso chiaramente conosco la risposta.
Prima, quando ne parlavate, era sempre, sai, per ipotesi.
Discorsi astratti, non situazioni reali. Spero di
sembrare abbastanza disinvolta, come se il mio interesse
fosse giusto per amore di conversazione. Ora le cose
sono cambiate.
Questo  vero dice pap in tono cupo, e capisco che
sta parlando di Paul.
Siamo riuniti al tavolo arcobaleno, temporaneamente
liberato dalle carte per fare posto a lasagne, insalata,
pane all'aglio, vino e una brocca d'acqua ghiacciata (il
Premio Nobel  sul pavimento accanto a una pila di libri,
del tutto dimenticato). Sotto tanti aspetti, questa
scena  esattamente come dovrebbe essere: accogliente,
un po' trasandata e inequivocabilmente nostra. I capelli
della mamma sono raccolti disordinatamente con due
matite, pap ha gli occhiali da lettura con la montatura
quadrata in tartaruga. Josie profuma di burro di cacao.
Theo ha i gomiti sul tavolo. E io sto tirando calci al piedistallo
al centro del tavolo, un tic nervoso dal quale i
miei hanno rinunciato a curarmi gi da qualche anno.
C' perfino una confezione di cappellini colorati portata
da Josie, come ogni anno, ma non ce li metteremo fino
a mezzanotte.
Per a tavola c' una sedia vuota, il posto dove dovrebbe
essere Paul. La presenza pi ingombrante nella
stanza  la sua assenza.
Pensavamo che sarebbe stata un'occasione per sbirciare
qualcuno degli strati del multiverso attraverso un
altro paio di occhi... e che poi saremmo tornati a casa,
per condividere il sapere. Lo sguardo della mamma si
incupisce. Ma a quanto pare, a certa gente non basta
il sapere.
Dai, Sophia. Theo le elargisce il suo sorriso pi affascinante,
che  in effetti molto affascinante. Non
dirmi che mi stai diventando paranoica anche tu.
La mamma scuote la testa, un ricciolo si scioglie e le
cade sul viso. Non giustifico quello che ha fatto Paul.
Ha tradito la nostra fiducia. Ma questo non significa
che si sbagliasse sulla Triad.
La Triad sta ancora insistendo? dice Josie con la
bocca piena di insalata. Pensavo che aveste gi risposto
di scordarselo.
Pap fa un sospiro. Ci abbiamo provato. Pare che
sia piuttosto difficile far scordare qualsiasi cosa a una
multinazionale cos potente. Soprattutto quando ha finanziato
le tue ricerche.
Che cosa di preciso state cercando di far scordare alla
Triad?
Theo alza una mano verso i miei genitori, in un gesto
che dice Me ne occupo io. Certi ricercatori della Triad
volevano ampliare il nostro raggio di azione, il che da
un punto di vista teorico va benissimo! Non  che non
vogliamo saperne di pi su tutte le opportunit offerte
dai viaggi fra le dimensioni. Ma Conley non vuole solo
inviare energia, vuole inviare oggetti materiali.
Io dissento scuotendo la testa: almeno questo lo so
anch'io. La coscienza  energia e viaggia pi facilmente.
Ma per la materia  incredibilmente difficile, giusto?
 gi una specie di miracolo che si possa trasportare
il Firebird stesso.
 esatto dice la mamma, che ormai  entrata in
piena modalit professoressa. Per il Firebird dimostra
anche che trasferire la materia fra le dimensioni 
possibile.
E di per s non  una cosa negativa si intromette
Theo. Voglio dire, quanto sarebbe favoloso poter riportare
qualche nuovo dispositivo da una dimensione un
po' pi avanzata della nostra? Portarlo qui, analizzarlo,
scoprire come replicarne gli effetti? Sarebbe una scoperta
inestimabile.
Io ripenso alla tecnologia che ho visto a Londra:
schermi olografici, anelli smartphone, tutto il resto.
Fino a questo punto, non ho obiezioni. Pap ha
un'aria circospetta. Decido di versargli ancora un po' di
vino: di solito non beve mai pi di un bicchiere, neanche
a Capodanno, ma forse stasera ne ha bisogno. Ma
i progetti di Conley sono ancora pi aggressivi. Non
sembra tanto che voglia studiare le altre dimensioni,
quanto piuttosto, diciamo, spiarle.
Te lo immagini? dice la mamma. Vuole trovare il
modo di permettere ai viaggiatori di prendere il pieno
controllo delle altre versioni di s. Per lunghi periodi di
tempo, se non per sempre. Non  questo che volevamo
fare. Non volevamo danneggiare nessuno, e quello di
cui parla Conley va ben oltre il semplice danno. I Firebird
verrebbero usati per... rubare alle persone la loro
vita.
Pap scuote la testa come se avesse appena avuto un
brivido. Potresti parlare col tuo migliore amico senza
sapere che  stato sostituito da una spia di un'altra dimensione.
 dannatamente terrificante.
Io e Theo ci guardiamo di sbieco e rimaniamo accuratamente
immobili.
La mamma fa un respiro profondo. Comunque. Come
dicevo, Paul si  spinto troppo oltre.  troppo tardi
per impedire alla Triad di sviluppare questa tecnologia.
Davvero troppo tardi. Lo dice con evidente rammarico.
Li ha solo ritardati di qualche mese. Avrebbe
fatto meglio a lavorare con noi: io credo ancora che potremmo
riuscire a convincere Conley che i rischi superano
i benefici.
Proprio cos dice Theo. Il cambiamento deve venire
dall'interno, giusto?
Ed  per questo che ti abbiamo permesso di fare
quello stage alla Triad, ma non avremmo dovuto dice
pap. Ti hanno fatto lavorare troppo negli ultimi mesi,
non eravamo neanche sicuri che riuscissi a venire qui
stasera. Ti rendi conto che sei pericolosamente indietro
con la tua tesi, vero?
Theo fa un gemito. Per favore, possiamo evitare di
menzionare la tesi in vacanza?  come dire "Bloody
Mary" tre volte davanti a uno specchio a mezzanotte.
Pap alza le mani in un gesto di resa. Mi ricordo che
ha fatto lo stesso quando sostenevo che doveva darmi il
permesso di dipingere nella mia stanza, cos le macchie
sarebbero state un mio problema. Il ricordo mi fa sorridere,
e allo stesso tempo mi fa venir voglia di piangere.
Comunque, non mi  dispiaciuto lavorare alla
Triad continua Theo. Mi ha dato la possibilit di difendere
il nostro lavoro. E fra l'altro, sai, capisco che
Conley voglia ottenere qualcosa dal suo investimento.
Dobbiamo solo fargli comprendere quali sono i limiti,
sia eticamente che letteralmente. Perch, a dirla tutta,
non c' molto che potremo mai essere in grado di trasportare
fra le dimensioni.
Speriamo bene. Ora possiamo parlare di qualcos'altro?
Confesso che non riesco ancora a pensare a Paul
senza... La voce di pap si spezza, e so che vorrebbe
dire qualcosa a proposito della sua rabbia, ma non sarebbe
la verit. Non  arrabbiato,  desolato.
La mamma dice piano: Gli avevo anche fatto una
torta di compleanno.
Non fare questo a te stessa. Theo prende la mano
della mamma e la stringe forte, con lo stesso affetto che
avrei potuto metterci io. Okay, Sophia? Lei annuisce
tristemente.
Poi pap si raddrizza sulla sedia. Marguerite, siamo
distratti, ma non cos distratti.
Di che cosa sta parlando? Poi mi accorgo che, dopo
aver versato il vino per tutti, me ne sono servita un po'.
Al Palazzo d'inverno lo bevevamo normalmente, mi ero
davvero dimenticata che esistessero cose come i limiti
di et. Scusa borbotto.
Bevilo, dai dice la mamma.  Capodanno. Poi alza
un sopracciglio. Ma che non diventi un'abitudine.
Sicuramente  tutta colpa mia dice Theo sorridendo.
Lo sanno tutti che ho una pessima influenza.
Josie gli lancia un'occhiata. Sar meglio che non esageri
con la cattiva influenza. Si riferisce a quello che
crede di aver visto in cucina, che mi riporta in mente
l'intera questione di quello che provo o non provo per
Theo, oltre a tutte le altre cose che sono successe per
aumentare la mia confusione...
Bevo un sorso di vino. Non aiuta.
Dopo cena, pap lava i piatti. Quando comincia a
canticchiare In My Life, all'inizio  la cosa pi bella che
abbia mai sentito. Poi mi viene in mente che questa 
l'ultima volta che lo sentir canticchiare i suoi amati
Beatles... e devo mordermi il labbro per trattenere le
lacrime.
Oppure potrei restare qui, in questa dimensione, per
sempre.
La tentazione  forte. Pap  vivo. La famiglia  riunita.
Qualsiasi cosa sia successa con Paul, possiamo
andare a fondo della questione, sistemare le cose.
Per a casa mia la mamma  in lutto per pap,  preoccupata
per Paul e terrorizzata per me e Theo. Devo
tornare da lei. Questa dimensione pu sembrare casa
mia, ma non lo  e non lo sar mai.
Rimango fuori dalla cucina ad ascoltare finch pap
non ha finito. Poi scivolo nella veranda sul retro: ho bisogno
di qualche minuto da sola per riprendermi prima
di cominciare a guardare i festeggiamenti a Times
Square.
 la stessa veranda, lo stesso giardino sul retro cos
assurdamente in pendenza che non ci sta neanche una
sdraio. Perfino le luci natalizie sono identiche: i pesci
tropicali di plastica portati da Josie brillano lungo la
ringhiera. Gli alti alberi che circondano i nostro giardino
nascondono le case vicine: anche se siamo a Berkeley
Hills si pu immaginare di essere isolati, soli.
Quando ero piccola, mi piaceva fingere che quegli alberi
fossero un muro di pietra a difesa del nostro castello.
Vorrei che fosse vero.
La porta scorrevole alle mie spalle si apre. Non volto
la testa, rimango seduta sui gradini della veranda.
Theo mi avvolge il maglione verde mela della mamma
intorno alle spalle prima di sedersi accanto a me.
Ed eccoci di nuovo qui.
Rido controvoglia.  qui che  cominciata questa follia.
Probabilmente vorresti che non ti avessi mai parlato
dei Firebird.
No, sono contenta che tu lo abbia fatto. Penso a
tutto quello che ho visto, a tutto ci che ho scoperto delle
persone che amo. Soprattutto di Paul... sempre, sempre
Paul.
Dove sar adesso? Se fosse qui, forse potrei capire se
quello che amo in lui  rimasto uguale, se  sopravvissuto.
So solo che vorrei averlo qui tanto disperatamente
da stare quasi male.
Hai di nuovo quello sguardo lontano. Theo appoggia
i gomiti alle ginocchia, sporgendosi avanti per studiare
il mio viso. Come stai?
Credo che potrei cercare di capirlo per buona parte
di questo nuovo anno, senza riuscirci.
E dura, vero, avere intorno tuo padre? Continua a
venirmi voglia di abbracciarlo. Almeno tu lo puoi fare
senza che Henry pensi che tu sia strafatta.
In bocca a Theo, questa non  solo una battuta.
Per Theo ha tutto sotto controllo, almeno a quanto
posso vedere. Probabilmente non dovrei chiedergli che
cosa ha fatto a Parigi. Scommetto che aveva qualcosa a
che fare con l'assenzio.
Senti mi dice.  chiaro che vorresti dare la colpa
alla Triadi invece che a Paul. Vero?
Perfino tu hai ammesso che la Triad ha esagerato
gli rispondo. Chi lo sa che cos'altro potrebbero tramare?
Wyatt Conley, ecco chi. Theo si passa una mano fra
i capelli. Quindi perch non glielo chiediamo?
Io lo guardo stupita. Cio andiamo semplicemente
da uno dei pi importanti capitani d'industria del mondo,
di qualsiasi mondo, e gli chiediamo che cosa sta tramando?
Non prenderla alla lettera. In questa dimensione, i
nostri rapporti con la Triad, sono molto pi stretti. Ricordati
che lavoro l da mesi. Ci significa che ho accesso
al loro quartier generale, quello superfigo e supermoderno,
che in questo mondo  gi finito, quindi 
la prima cosa che vedremo uscendo di qua domani mattina.
Tira fuori da un taschino della camicia un tesserino
plastificato con il logo triangolare della Triad.
Possiamo entrare nell'edificio sussurro, cominciando
a sorridere. Tu hai accesso ai loro computer.
Theo alza una mano per fermarmi. Il mio livello di
accesso non  totale. Per potrebbe essere un po' pi
ampio di quello che volevano loro. Fra l'altro il giorno
di Capodanno gli uffici saranno praticamente deserti.
Avremo modo di ficcare il naso in cose che non ci riguardano.
A questo punto sono davvero curiosa di saperne di
pi su che tipo di persona potrebbe essere Wyatt Conley.
Perch sto cominciando a credere che abbia avuto
un ruolo nella mia vita, e nella morte di mio padre,
molto maggiore di quanto chiunque possa sospettare.
Theo aggiunge: Gi che siamo l, potremmo anche
riuscire a scoprire come rintracciare il Paul di questa
dimensione. In questo momento  in fuga, e non riusciremo
mai a trovarlo da soli. Ma la Triad  quella che
ha sviluppato i software utilizzati dall'Agenzia per la
Sicurezza Nazionale: non  facile nascondersi da loro.
Io mi afferro i capelli con le mani. Perch sei ancora
cos sicuro che abbia fatto del male a pap?
E perch tu all'improvviso sei cos sicura che non gli
abbia fatto niente? E non ricominciare con la storia che
"aveva un'aria innocente". Non  una prova sufficiente.
Questi viaggi, queste altre dimensioni che abbiamo
visto, non ti hanno insegnato nulla? No, non voglio
mettermi sulla difensiva. E soprattutto non voglio arrivare
ai ferri corti con Theo, non dopo tutto quello che
ha fatto per me e per pap. Quindi mi giro verso di lui
e mi sforzo di trovare le parole giuste. Ogni Marguerite
che sono stata era un individuo a s, con i suoi pregi
e i suoi difetti. Ma erano tutte me, Theo. Non sono sicura
che ci fosse qualcosa in quelle Marguerite che non
sia anche in me. E non ho solo imparato qualcosa in
pi su me stessa. Ho imparato di pi anche su Paul.
Se ricomincio a pensare a Paul in Russia, croller,
quindi cerco di concentrarmi sul momento presente.
Tutte quelle versioni di Paul sono Paul. Ora lo conosco
molto meglio di prima. Non  un assassino. Mi ci giocherei
la vita.
Ti ci stai giocando la vita, non vedi? geme Theo,
strisciando una scarpa da ginnastica contro la veranda.
Non avrei mai dovuto lasciarti venire con me in questo
viaggio.
Se c' qualcuno che deve vendicare pap,quella sono
io. S, sono io, anche pi di te. Lo sai.
Credi che non abbia passato ogni secondo di questo
viaggio a darmi dello stronzo per averti messo in pericolo?
Che non abbia odiato me stesso per averti fatto
passare tutto questo? Gli occhi scuri di Theo cercano i
miei. Ora ti vedo cos confusa, vedo che abbassi la
guardia, e riesco a pensare solo: Marguerite ne soffrir.
Se soffrirai sar colpa mia, ed  una cosa che non sarei
mai, mai in grado di superare.
Io scuoto la testa per contraddirlo, ma non posso rispondergli.
L'intensit dei sentimenti nella sua voce mi
ha ammutolito.
Lui si avvicina ancora di pi, tanto che i nostri volti
si sfiorano. Dici di aver visto queste diverse versioni di
Paul. Hai capito chi  veramente. E allora che cosa hai
capito di me, Marguerite?
Theo...
Lui mi afferra dietro la nuca, la sua presa  forte e
possessiva, e poi mi bacia.
Io annaspo, e la lingua di Theo mi scivola in bocca. Il
mio corpo si arroventa e si lascia andare: sa che cosa
significa tutto questo, anche se la mia mente lo ignora.
Theo mi abbraccia, e per un attimo non desidero altro
che rispondere al bacio.
Poi mi ricordo di Paul, e della dacia nella neve, e del
suo corpo al chiarore del fuoco. Mi ricordo che amo
Paul pi della mia stessa vita.
Giro la faccia e dico: Fermati. Theo, ti prego, no.
Lui rimane immobile per un secondo, poi mi lascia
andare. Per un po' rimaniamo seduti uno accanto all'altra,
ansimando, senza riuscire a parlare.
Alla fine lui dice:  arrivato prima lui.
Vorrei ribattere, ma in questo momento potrei solo
peggiorare le cose.
Theo si rialza con un sospiro. Quando lo guardo sono
stupita, e rallegrata, vedendo che cerca di sorridere.
Facciamo solo che... domani ricominciamo da capo. Va
bene?
Va bene. Domani. Quando entreremo nella sede
della Triad Corporation, fianco a fianco. Perfino adesso,
come sempre, Theo  mio alleato. Mentre ripesca le sue chiavi dalla tasca, gli chiedo: Non rimani neanche fino a mezzanotte?.
E come facciamo col tradizionale bacio? Theo inarca un sopracciglio. Sta cercando di metterla sul ridere, ma non funziona per niente. Dubito che avrei maggior fortuna.
Si meriterebbe di meglio. Ma il merito non ha molto a che fare con l'amore.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
La mia stanza. Il mio letto. Eppure, non riesco a dormire.
Continuo a prendere il mio iPhone dalla base di carica
e a fissare l'elenco dei contatti. Paul Markov c', esattamente
come a casa. Gli ho perfino associato la
stessa suoneria. Rachmaninov.
Per un attimo  come se fossi tornata indietro, a cucinare
accanto a Paul mentre entrambi fingiamo che le
nostre braccia non si stiano sfiorando...
A quanto pare i miei sentimenti per Paul sono confusi
anche in questa dimensione (ho trovato il suo ritratto
fatto a pezzi nel capanno sul retro, con la tela squarciata
che pendeva dalla cornice).
Matematica o destino: qualunque sia la forza che continua
a metterci insieme, mondo dopo mondo,  qualcosa
di potente, e innegabile. Per ancora non so se questa
forza mi porter alla salvezza o alla rovina.
Intorno alle due del mattino, cedo alla tentazione e
mando un messaggio a Paul. Ne scrivo e ne cancello almeno
dodici prima di decidermi per un semplice: Dobbiamo
parlare.
Anche se rimango sveglia ancora per un paio d'ore,
non arriva nessuna risposta. Mi addormento pensando
al suo cadavere fra le mie braccia.
Come va? indaga Theo in macchina per la decima
volta almeno, in un viaggio di trenta minuti.
Sto bene.  solo che... stamattina  stata dura.
Stamattina  stata come infinite altre mattine della
mia vita: pap ha preparato i waffle al mirtillo (anche
se aveva ancora il cappellino verde luccicante della festa
di ieri sera); Josie blaterava a proposito dei sogni
assurdamente complicati che fa sempre; la mamma era
in tenuta da yoga mentre il resto di noi era ancora in
pigiama, perch anche a Capodanno si alza all'alba per
fare il saluto al sole. Per stavolta io stavo sia vivendo
che osservando la scena, dal punto di vista di chi sa che
cosa significa perdere quei momenti. Prima di adesso
non avevo mai capito quanto possa essere meravigliosa
la quotidianit.
Posso immaginare. Theo mi guarda con tenerezza,
ma solo per un attimo: la sua attenzione  concentrata
sulla strada. Al momento stiamo superando il limite di
velocit di almeno venti chilometri all'ora, Theo manovra
la sua Pontiac cercando ogni varco nel traffico per
farci arrivare prima alla Triad. Tieni duro, Meg.
Io giocherello con la catenina del Firebird, che  appeso
sotto la mia maglietta. Io e Theo siamo stati attenti a
tenerli nascosti in questa dimensione, usando vestiti
che non ne rivelino i contorni: in questo mondo, i miei
genitori li riconoscerebbero all'istante e si renderebbero
conto di quello che sta succedendo.
Tengo il telefono nella tasca della gonna, impostato
sulla vibrazione, quindi sarebbe impossibile perdere
una chiamata o un messaggio. Comunque continuo a
prenderlo per controllarlo. Niente.
Quando la macchina di Theo arriva al crinale di una
collina, abbastanza lontano dal centro per avere intorno
pi alberi che edifici, vedo una curva argentea e lucente
stagliarsi all'orizzonte. Quando capisco di che cosa si
tratta, mi cade la mascella. Theo si mette a ridere.
Piuttosto spettacolare, vero?
A casa, il quartier generale ultramoderno della Triad
 ancora pi teorico che reale: progetti disegnati su cartelloni
davanti al cantiere. Qui, i lavori sono stati completati,
e l'edificio scintilla come una specie di favoloso
miraggio: surreale eppure cos concreto che domina il
paesaggio. Il cubo a specchi del corpo principale  circondato
da una lucente struttura ad anello: il pi grande
e pi efficiente generatore di energia solare al mondo.
Il palazzo della Triad ha lo stesso stile dei suoi prodotti,
una combinazione di bellezza e potenza.
Theo ha un tesserino sul parabrezza che ci permette
di superare i controlli di sicurezza al cancello e di entrare
nella propriet. L'erba sembra essere stata tagliata a
misura standard, come un campo da golf. Il viale dritto
e levigato che conduce ai parcheggi  fiancheggiato da
cespugli di oleandro.
Vieni dice Theo. Sorride, come se non ci fosse nulla
di strano. Probabilmente  elettrizzato anche solo di poter
dare un'occhiata in giro. Andiamo a procurarti un
lasciapassare per gli ospiti.
Io gli cammino al fianco, ma andando verso l'ingresso
non posso evitare di guardare in alto a bocca aperta di
fronte all'immensit del palazzo. Il riflesso del sole sui
vetri  cos forte che  difficile guardarlo a lungo.
Se Paul ha ragione, se i piani della Triad superano i
peggiori timori di mamma e pap, sto entrando proprio
nella tana del lupo.
Le porte a vetri si aprono davanti a noi ed entriamo
in un atrio ancora pi incredibile dell'esterno del palazzo.
Mentre Theo flirta con la ragazza della sicurezza
per accelerare la consegna del mio lasciapassare, cedo
alla tentazione di guardarmi intorno. Questo spazio sarebbe
comunque spettacolare, ma  in qualche modo
surreale averlo tutto per noi. La lieve eco dei miei passi
si diffonde nel silenzio. Il soffitto dell'atrio  alto almeno
dieci piani, ed  coperto di schermi con video dimostrativi
dei vari prodotti della Triad, sia presenti che
futuri. In ogni momento, su almeno uno degli schermi
compare il marchio verde smeraldo della Triad, con il
motto aziendale scritto in lettere bianche: Ovunque,
sempre, per tutti.
Mi sento tirare l'orlo del maglione e mi giro, vedendo
che Theo mi ha pinzato il tesserino proprio l, sul fianco.
Mi strizza l'occhio. Rilassati. Ricorda che per quanto
tutto questo sia imponente, i tuoi genitori sono ancora
la cosa pi importante che sia mai successa qui dentro.
Non sono d'accordo. Questa  la casa costruita da
Wyatt Conley, lo sanno tutti. Comunque il sorriso di
Theo mi aiuta a calmare le farfalle nello stomaco. Con
lui, mi sento pi protetta.
Lui mi tende la mano.  un gesto disinvolto, o vuole
che lo sembri, ma capisco che anche lui  nervoso. La
sensazione del bacio di ieri sera mi attraversa per un istante,
ricordandomi tutto ci che sento per Theo, e tutto
ci che invece non sento. Non riusciamo a guardarci
negli occhi. Per prendo la sua mano.
Era ovvio che questo palazzo avesse anche quei tremendi
ascensori di vetro. Ci entriamo, e Theo dice: Laboratorio
Undici.
Certo, Mr. Beck risponde l'ascensore. Okay, quel
computer forse  un filino troppo intelligente. Con un
movimento morbido, si alza nell'atrio, e gli schermi ci
brillano intorno.
Dovremmo avere gli uffici praticamente tutti per
noi dice Theo. Mi sfiora le nocche con il pollice.
Jordyn al banco della sicurezza mi ha detto che in tutto il
giorno hanno firmato l'ingresso soltanto cinque persone.
Appena finisce di parlare, per, l'ascensore si ferma
lentamente a un piano che, a giudicare dall'espressione
di Theo, non  il nostro. Le porte si aprono, e Wyatt
Conley fa il suo ingresso.
Wyatt Conley. In persona. S,  il fondatore e amministratore
delegato della Triad, il che significa che qualche
volta dovr farsi vedere in ufficio, ma incontrarlo
per caso in ascensore...  come fare il giro turistico degli
Universal Studios solo per essere accolti personalmente
da Leonardo DiCaprio.
A parte il fatto che non  affatto la stessa cosa, perch
sto cominciando a pensare che quest'uomo potrebbe essere
il responsabile della morte di mio padre.
Theo. Conley dice il suo nome con tale disinvoltura
che si potrebbe pensare che non abbia un paio di migliaia
di dipendenti, e che non sia un po' strano che
sembri conoscere ognuno di loro per nome. Sei qui per
lavorare o per farti bello con la tua fidanzata? Non potrei
biasimarti, nella seconda ipotesi.
Lei non ... voglio dire, lei  Marguerite Caine. La
mano di Theo si stringe leggermente sulla mia. La figlia
della dottoressa Kovalenka e del professor Caine.
Il sorriso di Conley si allarga. Bene, bene, bene. Era
ora che ti conoscessi.
Tecnicamente, ci siamo conosciuti a Londra, se la mia
irruzione sul palco durante la sua presentazione si pu
definire incontro. Ma quella era la versione di Wyatt
Conley appartenente a un altro universo. Questa versione,
comunque, si veste praticamente nello stesso modo:
ricchezza non esibita, finto casual, pi un ragazzino
che un miliardario. Non sembra avere... tendenze omicide.
Qualunque sia l'aspetto che dovrebbe avere un assassino.
Voglio dire, Conley sembra sicuramente molto
pieno di s, ma che cosa ci si pu aspettare da un magnate
di Internet trentenne?
Lieta di conoscerla gli mento, sperando che attribuisca
il mio comportamento impacciato solo al fatto
che  cos fa-vo-lo-so incontrare una persona famosa.
A quanto pare, Theo pensa semplicemente che io sia
impacciata, perch dice subito: Ho pensato che fosse
giusto portare Marguerite a dare un'occhiata in giro.
Assolutamente. Il sorriso di Conley  cos spontaneo,
cos naturale, che nonostante tutto potrei credere
che sia sincero, almeno in questo momento. Vedo la somiglianza
con la dottoressa Kovalenka. I tuoi genitori
sono persone notevoli, Marguerite. Devi esserne orgogliosa.
S, lo sono. E non ho certo bisogno che sia tu a ricordarmelo.
L'ascensore arriva al decimo piano. Theo mi porta
fuori, ma Conley viene con noi: o era gi diretto qui, o
ha decisamente tempo da perdere. Anche se Theo deve
essere inquieto come me, si comporta come se fosse del
tutto normale che Conley si unisca a noi. Percorriamo
un corridoio con una parete di vetro che d sull'atrio di
sotto, e i colori sgargianti degli schermi arrivano fino a
noi. Conley dice con un largo sorriso: La figlia di due
geni. Cosa mai potremo aspettarci da te, un giorno?.
Non sono fra i geni della famiglia gli rispondo in
fretta. Per niente.
Marguerite  troppo modesta. Theo mi sorride di
sbieco, con un'espressione pi gentile del solito. A volte
mi dimentico quanto pu essere dolce sotto tutta quella
strafottenza. Non  una scienziata, ma ha un talento
incredibile.  un'artista, in pi di un senso.
Conley annuisce. Giusto. Ritratti, vero? Magari un
giorno dovrei farmi dipingere da te.
Due mesi fa, questa idea sarebbe stata la pi entusiasmante
del mondo. Un ritratto di Wyatt Conley? Mi avrebbe
resa una ritrattista di livello nazionale nel giro
di una notte. Adesso ho altre priorit.
E comunque, ho sempre creduto che un ritratto mostri
la verit (Tu dipingi sempre la verit, mi riecheggia
in mente). Se Conley posasse per me qualche ora, e io
dipingessi ci che vedo veramente, magari capirei con
esattezza che tipo di uomo .
Sarebbe meraviglioso. Lo dico con un sorriso entusiasta,
da bambina.  quello che si aspetta da me, giusto?
Conley sogghigna. Apprezzo le giovani donne che
sanno riconoscere un'occasione d'oro quando la vedono.
Allora, Theo, sei pronto per l'ultimo livello del test Mercury?
Certo risponde Theo, fingendo molto efficacemente
di sapere che cosa sia. O magari ha studiato il computer
di questa versione di Theo e sta per destreggiarsi abilmente
in una lunga discussione in gergo tecnico.
All'improvviso il mio telefono vibra nella tasca della
mia gonna. Mi sposto da Theo e Conley con la classica
scrollata di spalle che significa Scusate, un messaggio,
che ci posso fare? Continuano a parlare mentre prendo
il telefono, sperando disperatamente che sia Paul, ma
sapendo che con ogni probabilit sar Angela che vuole
raccontarmi del suo appuntamento di Capodanno, o la
mamma che mi chiede di comprare del latte mentre torno a casa.
 Paul.
Il suo messaggio dice soltanto: Non entrare l dentro.
In tutta fretta rispondo: Entrare dove?.
Laboratorio Undici. Devi uscire di l ADESSO.
Mi corre un brivido nella schiena e mi rendo conto
che Paul ci sta guardando, anche in questo preciso momento.
Mi guardo intorno, quasi aspettandomi di vederlo
spuntare da dietro un angolo, anche se sarebbe assurdo.
Poi noto le piccole semisfere a specchio disseminate
lungo il soffitto, a intervalli regolari, senza scopo apparente.
Non sono semplici accessori di design ultrafuturistico:
alcune devono nascondere delle telecamere di sicurezza.
Paul ha lavorato qui insieme a Theo per la maggior
parte del tempo negli ultimi mesi. Non solo ha sabotato
i dati dei miei genitori,  anche penetrato nel sistema di
sicurezza interna della Triad, che deve essere uno dei
migliori del mondo.
Il mio telefono manda un altro segnale. Voi due non
avete incontrato Conley per caso. Theo non  in pericolo,
ma tu s.
Quando lancio un'occhiata a Conley e Theo, vedo che
Theo non sospetta nulla. Parla sorridendo, e Conley annuisce
ascoltando le idee di Theo. Per quanto posso vedere,
tutto  come dovrebbe essere.
Guardo la porta a pochi passi da noi, con la scritta
LABORATORIO 11.
Devi uscire di l adesso.
Io rispondo: In quale altro modo potr trovare delle
risposte? Non certo da Paul. Come altro posso scoprire
che cosa vuole Conley?
Theo guarda verso di me, pi rilassato di quando siamo
entrati. Chiaramente non ha la sensazione che qualcosa
sia andato storto. Sei pronta?
Il mio telefono vibra con un altro messaggio. Abbasso
gli occhi e lo leggo: Conley vuole TE.
Marguerite? Adesso Theo sembra confuso. Tutto
bene?
Non so che dire, non so neanche che cosa pensare.
Si riduce tutto a questo: mi fido di Paul?
Appena la metto in questi termini, so che non varcher
quella soglia.
S, io, ehm, ah... Pensa in fretta, pensa in fretta! 
la mia amica Angela. Scusami. Mi aveva prestato un
braccialetto e lo rivuole per un appuntamento importante
che ha stasera.
Conley fa una faccia come dire, che carina, come se
fossi una di quelle foto digitali di cuccioli o gattini. Vorrei
potergli dare uno schiaffo. Ah, avere di nuovo diciott'anni.
Il problema  che l'ho messo stamattina, ma adesso
non ce l'ho pi. Gli mostro il polso, contando sul fatto
che Theo non abbia notato che stamattina non avevo un
braccialetto. Con l'altra mano lascio cadere il telefono
nella tasca della gonna. Sono sicura che in macchina
ce l'avevo. Potrei solo... vorrei scendere a controllare
nell'atrio, magari anche in macchina? Scusami, ma se
ho perso il braccialetto, oddio, Angela mi uccider di sicuro.
Okay, ho esagerato un po' verso la fine con la scena
della ragazzetta adolescente oca, ma ora come ora ho bisogno
che Conley creda che io non sia pi di questo. Ho
bisogno che sia un altro di quegli idioti che credono che
il mio cervello non possa contenere altro che pettegolezzi
e colori preferiti di smalto per le unghie. Se ci crede,
mi lascer andare, sicuro che torner subito indietro.
Theo scambia un'occhiata con Conley e dice: Donne.
Che cosa ci si pu fare?. Pi tardi gliela far pagare cara,
ma forse ha capito che ho bisogno di allontanarmi.
Prende dalla tasca le chiavi della macchina e me le lancia.
Sbrigati a tornare, d'accordo? Oh, ehi, abbiamo
uno Starbucks interno che consegna nei laboratori. Credo
che siano aperti anche oggi. Vuoi un cappuccino?
Sarebbe fantastico. Gli sorrido, ma non credo di essere
molto convincente. Spero che sembri dovuto soltanto
alla preoccupazione di aver perso il braccialetto.
Anche solo voltare le spalle mentre aspetto l'ascensore
 atroce. Mi aspetto continuamente che Conley mi richiami,
o mi appoggi una mano sulla spalla. Invece
quando sento il segnale di arrivo e le porte scorrevoli si
aprono, entro senza nessun problema.
Appena l'ascensore comincia la sua discesa rapida, afferro
il telefono per vedere se Paul mi ha scritto ancora.
Bel lavoro. Ora esci dall'edificio. Trova un posto sicuro.
Io rispondo: Dimmi dove sei. Non accetter un no come
risposta.
Risposte:  questo che mi serve, e non ho pi nessuna
intenzione di aspettare per ottenerle. Ma il mio telefono
rimane silenzioso mentre continuo a scivolare in basso,
e gli schermi mi proiettano il loro messaggio: Ovunque,
sempre, per tutti.
Allora mando un altro messaggio. Dimmelo o ti giuro
che torno indietro.
E lo dico sul serio. Perch se Paul non  pronto a dirmi
la verit nemmeno adesso, forse ho sbagliato a credere
in lui. Forse avevo ragione a volerlo morto.
Il mio telefono vibra. Vediamoci al parco di Union
Square, quartiere Tenderloin.
L'ascensore mi deposita nell'atrio e mi dice educatamente:
Buona giornata, Miss Caine. Mi fa venire i
brividi.
Nel caso Conley mi stia guardando dall'alto, fingo di
cercare il braccialetto nell'atrio, mi scuso con la guardia
mostrandole il mio tesserino e mi dirigo all'esterno. Poi
corro verso la macchina di Theo cos velocemente che
quasi mi perdo le ballerine.
Mentre apro la portiera, Paul mi scrive: Sai che devi
rubare la macchina.
Prendere in prestito dico ad alta voce, sapendo che
non pu sentirmi. Sto prendendo in prestito la macchina
di Theo: lo capir. Prima o poi.
Sbatto la chiave nell'accensione e scrivo frettolosamente:
Che cosa significa che Conley vuole me?.
La risposta arriva prima ancora che possa mettere la
retromarcia. Ci sei tu al centro di tutto, Marguerite. Sei
tu quella che Conley voleva fin dall'inizio.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Theo mi ha sempre detto che prima o poi mi avrebbe insegnato
a guidare con il cambio manuale, ma sembrava
non avere mai tempo. Quindi questa situazione  proprio
solo colpa sua.
La frizione gratta, o forse il motore gratta... non so
che cosa stia facendo questo rumore nella macchina di
Theo, ma so che non dovrebbe farlo. Non appena raggiungo
una stazione della metropolitana piazzo la macchina
di Theo in un garage e salto su un treno che mi
porti in centro.
Adesso, per, mentre sto qui seduta nella carrozza
(cos ordinaria nel suo azzurro opaco, cos diversa da
quelle olografiche della metropolitana di Londra) il cuore
mi batte cos forte che sembra martellare contro il
mio medaglione.
Mi sono buttata fra le braccia del ragazzo che sembra
aver tradito tutti quelli che amo, l'uomo a cui nessuno
crede tranne me.
Un tempo il Tenderloin era un quartiere molto squallido,
o cos mi hanno detto mamma e pap. Adesso per
Union Square  circondata da negozi come Saks,
Macy's, Nordstrom. Quasi tutti sono infagottati nelle loro
giacche, ma a me, dopo le settimane passate a San
Pietroburgo, la giornata non sembra cos fredda. Non ci
sono suonatori di tamburi o musicisti di strada in giro
(probabilmente si stanno riprendendo dai festeggiamenti
per l'anno nuovo, come tutti), quindi la zona 
stranamente tranquilla. Nessuno si attarda nel parco...
tranne una persona.
Paul  in piedi vicino al monumento alla Vittoria, con
il suo giaccone invernale buono, quello che gli ha preso
la mamma. Deve avermi individuato prima che io vedessi
lui, perch non fa un gesto, non cambia espressione.
Invece raddrizza le spalle, come se si preparasse a
combattere.
Paul. Il mio cuore  diviso fra gioia, dolore e paura.
Gioia di vederlo ancora vivo. Dolore perch questo non 
lo stesso Paul che  morto in Russia, perch la sua sola
presenza mi ricorda che un Paul che amavo, e che mi amava,
 perduto per sempre. Paura perch ancora non
so che cosa sta succedendo. Non so se Paul mi sta salvando
o mi sta mettendo ancora pi in pericolo di quanto
gi non sia.
Non riesco a impormi di camminare,  come se fossi
ancorata al suolo. Ma Paul sta gi venendo verso di me,
accorciando la distanza che resta fra noi. A ogni passo
lo vedo pi chiaramente, e mi trovo a notare ogni particolare
che mi ricorda il Paul in Russia, e ogni dettaglio
che li rende differenti.
Lui parla per primo. Grazie per essere venuta. Per
esserti fidata di me.
Non mi sono ancora abituata a vederlo di nuovo vivo.
Come... come hai fatto ad andartene dalla Russia?
Azarenko mi ha restituito il Firebird prima della
battaglia. Ho fatto il salto poco dopo l'inizio del combattimento.
Paul sembra preoccupato, e capisco che vorrebbe
chiedermi dell'altra versione di s. Se  sopravvissuto.
Io non riesco a costringermi a parlare del Luogotenente
Markov. Crollerei, e non me lo posso permettere, non adesso.
Che cosa sta succedendo?
Ho preso una stanza in un ostello qui vicino. Theo
l'anno scorso mi aveva procurato un documento falso, e
l'ho usato per registrarmi. Ho pagato in contanti. Quindi
nemmeno Conley pu rintracciarmi. Domattina presto
prender il treno e andr in aeroporto. Ho un volo
per Quito.
Bene, ma non  assolutamente quello che avevo chiesto.
Quito  in Ecuador aggiunge lui.
Lo so dov' Quito! scatto, il che  tecnicamente vero,
dato che me lo ha appena detto lui. Intendevo, che cosa
sta succedendo fra te e Conley e tutto quanto. E non
dirmi di tornare a casa come una brava bambina. Se lo
fai un'altra volta, ti giuro...
Non lo rifar. Ma lo dice pi come una resa che come
una promessa. Avresti dovuto andare a casa quando
te l'ho detto la prima volta, ma ormai  troppo tardi.
Allora hai intenzione di spiegarmi, finalmente?
S. Paul alza gli occhi verso il cielo, come se avesse
paura di essere osservato.  anche vero che la Triad
possiede dei satelliti. Conley potrebbe spiarci dallo spazio,
se volesse.
Penso che la paranoia di Paul mi stia contagiando.
Vieni dice Paul. Andiamo all'ostello.
Ci andiamo insieme, camminando fianco a fianco,
senza dire una parola. Il Luogotenente Markov mi avrebbe
forse offerto il braccio; se pensava che nessuno ci
vedesse mi avrebbe preso la mano. Paul non lo fa.
Gran parte di quello che so degli ostelli mi viene da
Josie, che ha girato l'Europa in sacco a pelo un'estate, e
l'estate successiva  stata in Australia e Sudest asiatico.
Secondo lei, gli ostelli sono posti per chi vuole tutte
le scomodit del campeggio, ma senza la pace e la tranquillit;
comunque a lei piacciono, perch puoi incontrare
gente che viene da tutto il mondo. Infatti l'ingresso 
occupato da un gruppo di studenti svedesi che stanno
cercando di decidere qual  il momento migliore per visitare
Alcatraz. Paul paga i dieci dollari supplementari
per avere un ospite, e mi presenta come la sua fidanzata
in modo cos impacciato che mi chiedo se la signora
al bancone non mi creda una prostituta. In ogni caso
registra i dati del mio documento falso.
Gli ostelli hanno anche camere singole? chiedo
quando Paul chiude la porta alle nostre spalle.
A volte. Qui ne ho presa una perch sapevo di aver
bisogno di un po' di privacy per lavorare.
La stanza sembra l'interno di un supercomputer. Ha
connesso cinque portatili e un paio di macchinari che
non riconosco. Sugli schermi scorrono infinite istruzioni
di linguaggio in codice. Anche se la stanza  in penombra,
quasi priva di luce naturale, Paul non accende la
lampada, forse per evitare il riflesso sugli schermi, che
lampeggiano ogni volta che appare una nuova riga di
dati. Che cosa stai facendo?
Mi sto infiltrando nei server della Triad.
Credevo che l'avessi gi fatto. E infatti un tablet
appoggiato contro il muro salta fra le diverse immagini
delle telecamere di sicurezza all'interno degli uffici della
Triad.
Certi dati sono pi protetti. Se riesco a scoprirli prima
di lasciare il Paese, bene, altrimenti dovr fare delle
supposizioni.
A che proposito?
Paul non mi risponde direttamente, si toglie soltanto
il giaccone. Il Firebird spicca sul suo maglione nero.
Volevi delle risposte, allora cominciamo.
Mi siedo sul lato del letto che non  invaso dai computer.
Paul si siede a gambe incrociate sul pavimento, a
pochi centimetri da me: qui dentro non c' abbastanza
spazio per tenere le distanze. Il mio telefono vibra nella
tasca della gonna, cosa che, mi rendo conto, ha fatto per
tutto il tempo. Non me ne ero neanche accorta. Quando
lo guardo, ci sono una ventina di messaggi di Theo, a livelli
crescenti di panico. Dove sei Che cosa hai Questo
non  Paul La mia macchina Perch hai Meg Stai bene?
Con una smorfia lo metto sul silenzioso. Theo mi uccider
dico, poi penso meglio a dove pu essere Theo in
questo momento. Conley non gli farebbe del male, vero?
Quando mi sono precipitata fuori dalla Triad, non
mi sono neanche chiesta se lo stavo esponendo a un pericolo.
Probabilmente no risponde lui.
Probabilmente?
Le probabilit sono pi del cinquanta per cento.
Paul sembra pensare che questa affermazione sia molto
pi rassicurante di quanto  in realt. Per oggi  al sicuro.
Non ho visto nulla di inaspettato nelle telecamere
dopo che te ne sei andata. Theo  confuso, e Conley  furioso.
Mi ricordo del modo in cui Conley ha fatto finta di incontrarci
per caso, ma poi si  unito a noi, come se l'amministratore
delegato di un'immensa multinazionale
non avesse altro da fare nel giorno di Capodanno. Stava
cercando di sembrare disinvolto mentre ci seguiva verso
il laboratorio Undici, dove avrebbe fatto... che cosa?
Theo idolatra Wyatt Conley dice Paul. Ha cominciato
a rendersi conto che la situazione con la Triad 
ambigua, ma si rifiuta di riconoscere fino a che punto.
Che cosa intendi con "si rifiuta"?
Paul scuote la testa, ma con affetto. Theo ... ambizioso,
in senso buono. Crede nelle applicazioni concrete
del nostro lavoro, e vuole che tutti possano beneficiare e
trarre vantaggio dalle nostre scoperte. Lavorare con le
grandi aziende, convincere gente come Conley a darci
pi fondi, sono cose che io non sono in grado di fare.
Quando ci provo mi rendo ridicolo, come un orso da circo
che cerca di ballare.
Avete chiesto alla Triad di finanziare il lavoro di
mamma e pap?
In pratica, io sono rimasto l a guardare mentre
Theo lo faceva dice Paul. Lui parla con loro, e migliaia
di dollari del settore Ricerca e Sviluppo piovono su di
noi. Ma Theo non sta solo usando Conley e la Triad per
ottenere finanziamenti,  affascinato da loro. Crede in
Conley perch vuole crederci.
Anche se vorrei difendere Theo, lo conosco abbastanza
bene da capire che c' del vero nelle parole di Paul.
Lui continua: Theo non ti avrebbe mai portato a un
chilometro dalla Triad se avesse capito i veri progetti di
Conley. Vanno oltre lo spionaggio, arrivano alla coercizione,
forse ai rapimenti interdimensionali, e Conley 
solo all'inizio.
Siamo arrivati al punto in cui si capisce perch tutto
questo gira intorno a me? Perch finora non ha alcun
senso. Oppure  solo una cosa che mi hai detto per farmi
uscire dalla Triad?
Sulle scale si sentono delle risate, voci alte che parlano
in greco o portoghese, una lingua che mi sembra
quasi di riconoscere, ma non del tutto. Aspettiamo entrambi
che quei passi pesanti si allontanino gi per le
scale, come se qualsiasi parola che qualcuno potrebbe
sentire fosse pericolosa.
Infine, il silenzio. Paul incontra il mio sguardo e lo sostiene.
Non  solo una cosa che ti ho detto.  la verit.
Continua a non avere senso. Che cosa c'entro io con
tutto questo? Sono mamma e pap i geni dietro questa
tecnologia. Subito dopo ci siete tu e Theo. Io sono quella
che se ne sta seduta al tavolo arcobaleno a fare domande
stupide.
Smettila di dire che sei stupida. Non lo sei. Paul fa
un respiro profondo. Hai la tua intelligenza, il tuo valore.
Ma non  questo che voleva Conley da te.
Conley non mi conosce neanche.
No, ma conosce noi: i tuoi genitori, me e Theo. Ha bisogno
di poterci manipolare, di poterci controllare. C'
soltanto un modo per farlo. Non lo vedi, Marguerite?
Sei la sola persona che tutti e quattro amiamo.
Sento le mie guance infiammarsi. Ma ... questo ...
che cosa pu importare questo a Conley?
I lineamenti di Paul contrastano pi del solito nelle
luci intermittenti degli schermi intorno a noi: la sua
mascella squadrata, il suo sguardo indagatore. A questo
punto hai viaggiato in tre diverse dimensioni. Che
cosa hai notato sui viaggi interdimensionali? Sulla tua
reazione, la tua specifica reazione?
Mi ricordo le cose meglio di voi rispondo. Non ho
mai avuto bisogno di un promemoria.
Esatto. Io e Theo abbiamo bisogno di promemoria
per ricordarci chi siamo. Tu invece no. In qualsiasi dimensione
entri, mantieni il pieno controllo per tutto il
tempo. Ti rendi conto di quanto vale questo?
Mi tornano in mente i discorsi che i miei genitori facevano
ieri sera, e tutti i loro vaghi timori prendono
forma, circondandomi come una muraglia.
Paul inclina la testa, come per studiarmi. In questa
dimensione ho scoperto (o questo Paul ha scoperto) che
Conley sta gi mandando delle spie nelle altre dimensioni.
Hanno trovato dei modi per stabilizzarli pi a
lungo rispetto ai promemoria, per un giorno o due alla
volta, ma i loro metodi sono ancora imperfetti. Chiunque
viaggi in un'altra dimensione rimane vulnerabile.
Chiunque, tranne te.
Devono pur essercene altri protesto. Se posso farlo
io, ci sar altra gente in grado di farlo.
No. Nella nostra dimensione ci sei solo tu.
Non puoi saperlo! Pensaci un attimo! Forse Paul 
davvero paranoico. Mi aggrappo al letto con le mani,
cercando di controllare la frustrazione, e gli chiedo:
Quante probabilit possono esserci che l'unica persona
nella nostra dimensione in grado di viaggiare in questo
modo sia, per puro caso, proprio la figlia degli inventori
di questa tecnologia?.
Paul scuote la testa. Non  un caso.  una scelta deliberata.
 stato Conley a farti questo.
Farmi questo?
L'incidente. Quel giorno del "test di sovraccarico". Te
lo ricordi, vero?
Mi torna in mente, in modo ancora pi vivido di
quando  successo veramente. Quello strano macchinario
mandato dalla Triad, il modo in cui sia Paul che
Theo sembravano sconvolti dall'accaduto, la sensazione
di essere in grave pericolo... il modo in cui Paul mi ha
tenuto fra le braccia, come se mi avesse quasi perso...
Probabilmente vede dalla mia espressione che ho capito,
perch annuisce. Una perturbazione come quella
si pu creare una volta sola in ogni dimensione. Si pu
utilizzare per modificare una sola persona. Conley l'ha
programmata per modificare te.
C'era anche Josie.
Sar stata l'obiettivo di riserva. L'alternativa di
Conley, un'altra persona che poteva usare per manipolare
i tuoi genitori. Ma io credo che abbia sempre mirato
a te.
Perch a me? Ma non ho dimenticato quello che ha
detto Paul prima, sul fatto che sono l'unica persona amata
da tutti e quattro. Vuole usarmi contro di te. Vero?
Lui annuisce.
Destino e matematica. Posso arrivare a talmente tante
versioni diverse dei miei genitori, le persone che scoprono
i viaggi interdimensionali, quelle che Conley potr
controllare in qualsiasi universo, se vorr monopolizzare
la tecnologia. Anche se vorrei pensare che Conley
non mi pu obbligare a fare ci che vuole, so che potrebbe.
Dovrebbe soltanto minacciare qualcuno che amo.
Quale Conley sta facendo questo? Quello di questa
dimensione, o il nostro? chiedo.
Credo che questo Conley sia gi venuto diverse volte
nella nostra dimensione, negli ultimi tempi, probabilmente
 da mesi che lo sta facendo. Avrei detto che stava
usando la versione della nostra dimensione, ma mi
chiedo se non stiano lavorando insieme, in realt. Il
sorriso di Paul  debole e senza allegria. Una cospirazione
con un solo congiurato.
Mamma e pap mi avevano detto che in questa dimensione
lo spionaggio poteva essere gi cominciato,
ma non avevo ancora capito che la Triad stava spiando
noi. Rabbrividisco, e Paul sembra soffrire, come se si odiasse
per avermi dovuto spaventare. Ha cercato strenuamente
di mantenere il segreto, per non sconvolgermi.
E finalmente, finalmente, ci arrivo.
 per questo che hai sabotato i dati sussurro. Per
questo che hai rubato il Firebird. Sapevi che prima avessimo
avuto la tecnologia, prima Conley sarebbe venuto
a cercarmi.
Paul annuisce. Quando ho capito che cosa ti avevano
fatto, sapevo che ti avrebbero messo alla prova presto.
Pensavo... che se avessi preso l'unico Firebird funzionante,
rendendo difficile costruirne un altro, questo avrebbe
ritardato il test di mesi. Era un tempo che potevo
usare per cercare di arrivare a questa dimensione e
scoprire di pi sui loro piani, magari imparare qualcosa
di utile.
Allora perch siamo andati nelle altre dimensioni?
Lui sembra quasi sconfitto, le sue spalle larghe si incurvano
mentre si china in avanti. La sua testa mi sfiora
il ginocchio.
Erano... strade sbagliate. Dimensioni matematicamente
simili a questa. Gli universi pi vicini. All'inizio
pensavo che la dimensione giusta fosse quella di Londra,
quindi ero andato l ad affrontare Conley, ma poi
tu sei comparsa e lui non ti ha riconosciuto. Per quanto
riguarda la Russia, me ne sarei andato immediatamente
se Azarenko non mi avesse preso il Firebird.
Poi sei arrivato qui, e questo  il mondo che stavi
cercando.
Paul sembra cos stanco. Pensavo di avere una possibilit
di sabotarli dall'interno. Ma questo Paul aveva
capito che cosa stava succedendo, e aveva gi attaccato
la Triad per conto proprio. Penso che... che volesse proteggere
tutte le versioni di te. Ovunque.
Il che  esattamente quello che Paul stava cercando
di fare quando  cominciato tutto questo: cercava di impedire
che scoprissero di avermi trasformato nella spia
perfetta. Invece io mi sono precipitata al suo inseguimento,
perch ero arrabbiata, ignorante e sconvolta, e
ho finito per dimostrare proprio quello che lui voleva tenere
nascosto. Ho rovinato tutto quando ti ho inseguito,
vero?
Theo ha tenuto gli altri Firebird. Paul serra i pugni,
poi li rilassa, come se stesse ancora sforzandosi di accettare
che il suo piano  fallito. Avrei dovuto immaginare
che non se li sarebbe lasciati sfuggire. Quando vi
ho visto la prima volta a Londra, ho sospettato che
Theo... ma poi mi sono reso conto che stava cercando di
prendersi cura di te, senza sapere quali potevano essere
le conseguenze. Non avevo idea di che cosa era successo
a Henry.
Adesso mi  tutto molto pi chiaro, tranne quello che
 successo a pap, ma posso fare delle ipotesi. Probabilmente
aveva cominciato a capire che cosa stava combinando
Conley. Sapeva troppo, e Conley lo ha fatto assassinare.
Pap  morto da meno di un mese, e un paio d'ore fa
Conley  entrato in ascensore e mi ha sorriso. Mi fa venire
la nausea.
Perch non ce l'hai detto? gli chiedo.
Non volevo dire niente troppo presto, preferivo che
ognuno si comportasse normalmente. Ma ho predisposto
un messaggio in codice per Sophia, che le arrivasse
quarantotto ore dopo la mia partenza.
Se io e Theo avessimo aspettato un altro giorno, avremmo
capito tutto. Saresti potuto morire. Sei ancora
in pericolo.
Intendo sopravvivere, se sar possibile dice Paul,
molto seriamente.
Ma hai rischiato tutto.
Lui distoglie lo sguardo, poi con un chiaro sforzo di
volont si costringe a guardarmi dritto in faccia mentre
mi dice: Tu eri in pericolo, dovevo proteggerti con tutti
i mezzi. I suoi occhi cercano i miei. Il rischio non conta.
Tu sei l'unica cosa che conta.
Nessuno di noi due rompe il silenzio. Restiamo l, soli
nella luce fioca, nascosti dal resto del mondo.
Poi il mio telefono squilla.
Sobbalziamo entrambi, e Paul fa una risatina, cercando
di nascondere l'imbarazzo del momento. Ma a me
viene la pelle d'oca appena mi ricordo che avevo messo
il telefono su silenzioso. Nessuno dovrebbe potermi
chiamare.
Tiro fuori il telefono dalla tasca. La chiamata viene
da un numero sconosciuto.
Come circa il settantacinque per cento degli americani,
ho un cellulare Triad. Dico: Conley pu infiltrarsi
nei iPhone?.
Paul impallidisce appena si rende conto di cosa sta
succedendo. In teoria.
Non credo che sia solo una teoria. Il telefono continua
a squillare: dovrebbe essere partita la segreteria
ormai, ma  riuscito ad aggirare anche quella, evidentemente.
Non posso rispondere. Se rispondo, sapr dove
sono.
L'antenna del ripetitore avr gi individuato la tua
posizione. Paul guarda in direzione della porta, come
se la polizia potesse fare irruzione da un momento
all'altro. Forse lo far davvero. Avanti, rispondi.
C' l'assassino di mio padre al telefono. Che cosa vuole?
Purtroppo lo so gi: vuole soltanto me.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Sfioro il pulsante di risposta sullo schermo del telefono
e dico: Salve, Mr. Conley.
Marguerite dice lui, facendo l'amicone come negli
uffici della Triad. Al telefono sembra ancora pi giovane
che di persona: sembra un altro dei ricercatori dei
miei genitori, venuto a sedersi con noi al tavolo arcobaleno.
Il mio telefono ha il volume abbassato, ma sia io
che Paul ci avviciniamo per sentirlo sopra il ronzio dei
computer. Che sollievo avere finalmente tue notizie.
Presumo che avrai trovato il braccialetto della tua amica...
Questo mi fa infuriare. Se Conley fosse qui, gli pianterei
un pugno su quella faccia lentigginosa. Oh, andiamo.
Pensi di avere il diritto di accusare me di disonest?
Non sono io la gran bugiarda qui. Quindi piantala
con le stronzate e dimmi quello che hai da dire.
Paul mi lancia un'occhiata come dire, Per. Penso di
averlo colpito.
Bando alle stronzate, allora dice Conley, con lo stesso
tono amichevole. Tu sei una giovane donna di talento.
Penso che dobbiamo discutere l'uso migliore che potrai
fare di questo talento, in futuro.
Io non viagger per te. Non sar la tua spia.  tutto
quello che c' da dire.
Vedo che hai parlato con Mr. Markov.  l con te, adesso?
Io non rispondo, ma probabilmente  come se
glielo avessi confermato. Paul non parla, si limita a
stringere gli occhi. Conley continua: Se soltanto le cose
fossero cos semplici. Sei diventata una persona molto
importante in una posizione strategica. Ci significa
che assicurarsi i tuoi talenti  una delle massime priorit
della Triad Corporation.
Le vostre priorit non mi interessano ribatto.
Chi mi aiuta a raggiungere i miei obiettivi viene
sempre ricompensato, Marguerite. Potrei ricompensarti
pi generosamente di quanto tu possa immaginare.
I soldi non possono riscattare quello che hai fatto.
Mi si chiude la gola pensando a mio padre, annegato in
un fiume a un universo di distanza.
Io posso riscattare molte cose.
Paul si alza, lentamente. Mi rendo conto che si sta
preparando ad andarsene. Certo: se Conley sta tracciando
la nostra posizione, potrebbe mandare qui degli
uomini da un momento all'altro. Mi alzo anch'io, spostandomi
per permettergli di disconnettere i computer e
di ficcarli nel suo borsone.
Per coprire il rumore che fa, io ricomincio a parlare:
Questo  il momento in cui cominci a minacciare tutte
le altre persone care che ho?.
Intendi Theo Beck? Lui sta benissimo, al momento.
 un po' seccato per il furto della sua auto.  tornato
nel suo ufficio adesso, in attesa di un'auto aziendale che
lo riporti a casa.
La velata minaccia a Theo mi raggela. Paul si ferma
un attimo, spaventato quanto me per la sorte di Theo.
Ma poco dopo ricomincia a mettere via tutto: Non c'
quasi pi tempo.
Conley continua: Dobbiamo vederci, Marguerite. Devo
farti dei test per determinare l'esatta estensione del
tuo potenziale. Niente di doloroso, te lo prometto.
Le tue promesse non valgono molto dico.
Mi stai sottovalutando. Non mi succede spesso.
Sembra quasi divertito dalla novit. Accetta soltanto
di incontrarmi. Scegli un luogo neutrale. Pu venire anche
Paul, se ti  di conforto. Lasciami valutare quanto
vali per me, e poi contratteremo.
Ma come fa a non capire? Tu non hai niente che mi
possa interessare!
La voce di Conley si abbassa di un tono. Invece s. ho
qualcosa che ti interessa moltissimo.
C' qualcosa nel modo in cui lo dice che mi convince a
credergli.
Sta parlando di Theo? Guardo Paul, che ha gli occhi
spalancati. Sa a che cosa si riferisce Conley: qualsiasi
cosa sia,  importante.  vero.
La Porta del Drago a Chinatown gli dico.  il primo
punto di riferimento che mi viene in mente. Vediamoci
l fra un'ora. Devi venire di persona, da solo. Capito?
Un'ora da... adesso. Con queste parole chiudo la comunicazione.
Neanche gli hacker di Conley possono contrastare
il buon vecchio pulsante di spegnimento.
Paul mi sta fissando. Non puoi andare a incontrare
Conley.
Certo che no. Ma ho guadagnato un'ora di tempo.
Mentre lui  a Chinatown, possiamo arrivare all'aeroporto.
Il viso di Paul si illumina con un sorriso. Sei brava
come fuggiasca.
Ho fatto parecchia pratica.
Io e Paul siamo seduti uno accanto all'altra sulla metropolitana
veloce, con il suo gigantesco borsone come
un terzo passeggero pigiato accanto a noi. Manca mezz'ora
all'arrivo in aeroporto, non abbiamo molto tempo a
disposizione.
Eppure c' cos tanto da chiedere, da dire, che faccio
fatica a scegliere le parole.
Alla fine faccio la domanda pi semplice che mi viene
in mente: Perch l'Ecuador?.
 stato l'altro Paul a fare questo programma, non io.
Presumo che sia perch l'Ecuador non ha accordi di estradizione
con gli Stati Uniti.
Ma certo. Cancellare i dati dei miei genitori era una
cosa, ma quando Paul ha attaccato direttamente anche
la Triad ha commesso un crimine che non verr perdonato.
Il Paul di questa dimensione deve fuggire, e quindi
questo Paul lo sta aiutando a farlo. Ti lasci sempre
una via di fuga, vero?
Prima di mettersi nei guai,  utile chiedersi come se
ne potr uscire. Adesso restituisce il mio sguardo, i
suoi occhi grigi si sono scuriti per l'intensit dei suoi
sentimenti. Anche tu devi andartene da qui, Marguerite.
Wow. Vuoi che fugga con te in Ecuador?
Tu non verrai con me risponde lui semplicemente.
Anche se le mie intenzioni di precipitarmi in Sudamerica
erano pari a zero, il suo rifiuto cos brusco mi ferisce.
Dopo una pausa, Paul aggiunge: Intendevo... che devi
tornare a casa.
Stiamo entrambi andando a casa, giusto? Presumo
che Paul stia aspettando di saltare dopo aver portato
questa versione di Paul al sicuro in aeroporto.
Ma Paul esita nel rispondermi un secondo di troppo.
Dove vuoi andare adesso?
Non posso dirtelo.
Potrei strangolarlo. Tutti questi segreti ti sono serviti
a qualcosa finora? Perch non puoi fidarti di me?
Paul chiude gli occhi, come se gli stessi facendo venire
mal di testa. Non  una questione di fiducia in te.
E allora cosa? Io ho cercato di fidarmi di te... anche
quando tutti gli altri mi dicevano di non farlo...
Tu credevi che avessi ucciso Henry ribatte Paul.
Non ha tutti i torti.
Quello non conta. Conley ti ha incastrato, ha fatto
sembrare che tu avessi manomesso i freni di pap.
Paul scrolla le spalle. Pensa che non avrei dovuto cascarci,
e forse ha ragione.
Dico piano: Perdonami.
No, non ti scusare. Capisco che eri fuori di te. E Conley
pu essere convincente, quando vuole. Ma il corpo
di Paul  ancora in tensione. Se non  arrabbiato, allora
perch...?
Oh.
In Russia... Non so come dirlo, da dove cominciare.
Io e te... non so se ti ricordi tutto, oppure qualcosa...
Mi ricordo di aver fatto sesso.
Vorrei evitare il suo sguardo, ma quanto sarebbe ridicolo
fare la ritrosa adesso?
Paul sembra rendersi conto di essere stato ancora
una volta troppo brusco. Io, ehm, mi ricordo anche di
essere stato ferito. Lui  sopravvissuto?
No. Tu... lui...  morto fra le mie braccia.
Paul china la testa, come se sentisse questa perdita
con la mia stessa profondit. Forse  cos. Mi dispiace.
Mi si riempiono gli occhi di lacrime, ma cerco di trattenerle.
Lui aggiunge piano: So che  lui che amavi, non me.
Forse. Non lo so sussurro.
Lui fa un respiro profondo, quasi meravigliato. Mi
rendo conto che perfino un forse  pi di quanto Paul
abbia mai osato sperare. Tutto quello che ha fatto, tutto
quello che ha messo a rischio per me: Paul ha agito senza
avere la minima idea di essere ricambiato.
Marguerite...
Non so dove finisce lui e dove cominci tu.
Il treno rallenta arrivando alla fermata: a quanto pare
met degli abitanti di questa zona oggi  diretta all'aeroporto.
Mentre dozzine di persone ci si affollano intorno,
trascinando i loro bagagli, io e Paul ci chiudiamo
nel silenzio, incapaci di guardarci negli occhi.
Penso alla suoneria di Rachmaninov sul mio telefono.
Che cosa c' fra me e Paul, in questa dimensione? Dobbiamo
essere in una situazione molto simile, se la stessa
splendida sonata al pianoforte mi fa pensare a lui.
Se lui era disposto ancora una volta a rinunciare a tutto,
a rovinarsi la vita per cercare di proteggere il lavoro
dei miei genitori, e soprattutto me...
Il treno si rimette in moto, e tutti cominciano a parlare
o ad ascoltare la musica: in mezzo al chiacchiericcio
abbiamo di nuovo un po' di privacy. Alla fine Paul dice:
E Theo? Pensavo che fosse lui quello che... insomma,
pensavo che fosse lui.
Io voglio bene a Theo. Non posso negarlo, non posso ignorarlo.
Ma quali che siano i miei sentimenti per lui,
non sono quelli che provo per Theo. No. Non  Theo.
Io mi sono innamorata di un Paul. Mi sono innamorata
della sua anima immutabile. Questo significa che mi
sono innamorata di tutti i Paul, in qualunque posto si
trovino?
Paul si affretta a riempire il silenzio, inciampando
nelle parole, come se le avesse trattenute talmente a
lungo da non poter aspettare un altro minuto. So di
non essere... non sono mai stato... Abbassa lo sguardo
sulle sue mani grandi, appoggiate sul borsone. Non sono
bravo con le parole. Non so mai qual  la cosa giusta
da dire, perch con te... ogni volta che apro bocca sembra
che dica la cosa sbagliata.
Non dici sempre la cosa sbagliata.
Lui scuote leggermente la testa, con un sorriso sconsolato.
Io non sono il Paul della Russia. Non so parlare
come lui. Vorrei saperlo fare.
Non  questo che intendevo. Sarebbe tutto molto
pi semplice se fossi sicura di aver amato solo il Luogotenente
Markov. Ma quando mai l'amore  stato una cosa
semplice? Quella volta che mi hai guardato dipingere,
e mi hai detto che dipingevo sempre la verit... era
la cosa giusta. Proprio la cosa giusta.
Il sorriso di Paul si addolcisce, come se stesse iniziando
a crederci. Hai detto che non sai dove finisce il Luogotenente
Markov e dove comincio io.
Io annuisco e mi stringo nelle braccia, raggomitolandomi
sul sedile.
Mi ricordo di essere stato parte di lui. La sua voce 
bassa e dolce. Mi sento come se non riuscissi a sostenere
il suo sguardo, e insieme non potessi mai distogliere
gli occhi da lui. So che a tutti e due piaceva il tuo modo
di cercare la bellezza in ogni persona, in ogni momento.
Lui, come me, avrebbe voluto essere allegro come te, sicuro
delle sue parole. Entrambi sognavamo a occhi aperti
di poterti baciare contro un muro. Nessuno di noi
due pensava che avrebbe mai avuto una possibilit con
una persona incredibile come te. Avremmo tutti e due
fatto qualsiasi cosa, rinunciato a qualsiasi cosa, per tenerti
al sicuro.
A questo punto ho la vista offuscata dalle lacrime.
Paul deve essersene accorto, perch esita... come se si
sentisse in colpa per avermi sconvolto. Per continua il
discorso.
Io e il Luogotenente Markov non siamo la stessa persona
dice. Nessuno lo sa meglio di me. Ma non siamo
neanche completamente diversi. Ci che pi ci rendeva
simili era... era ci che provavamo per te.
Il treno sferraglia fermandosi al capolinea, l'aeroporto.
Tutti cominciano a tirare fuori i bagagli, e io mi asciugo
gli occhi, poi aiuto Paul a trasportare il suo borsone
fuori dalle porte. Invece di seguire il flusso della
folla, per, lui indugia sulla piattaforma male illuminata,
e so che lo fa perch vuole salutarmi da sola.
Appena le persone si sono spostate pi avanti, io dico:
Paul....
Ti amo.
Questo mi toglie il fiato. Non per la sorpresa, ormai lo
sapevo, lo sapevo per certo. Ma mi fa comunque l'effetto
di nuotare fra le rapide, di tuffarsi in una cascata, precipitare
nel vuoto nelle sue acque rombanti.
Lui continua, come se non si fidasse della mia reazione.
Mi dicevo che non importava se non sarei mai riuscito
a stare con te. Mi bastava il fatto di amarti. Quando
eri in pericolo, avevo bisogno che fossi al sicuro. Non
mi devi niente per questo. Non devi dire... fare finta
di...
Io allungo una mano e gli premo due dita sulla bocca.
Scombussolata come sono in questo momento, ho bisogno
di un contatto. Devo sapere.
Paul lascia uscire un respiro affannoso, come se fosse
stato colpito. Mi attira verso di s, prende il mio viso
con le sue mani enormi, come se fossi qualcosa di fragile
e delicato. Come una piccola colomba. Lentamente,
Paul avvicina il suo viso al mio, strofinando le labbra
sulla mia fronte, sulla guancia, all'angolo della mia bocca.
Respiro il profumo della sua pelle e gli prendo gli avambracci
con le mani, guidandolo gentilmente, molto
gentilmente, verso di me.
Ho sempre saputo, chiaramente, che Paul  un ragazzo
imponente, molto pi alto di me, eppure non mi ero
mai resa conto di come potesse avvolgermi con il suo
corpo. Come potesse raccogliermi qui nel buio e diventare
tutto il mio mondo.
Il suo primo bacio mi sfiora lo zigomo. Il suo tocco 
cos delicato, perfino incerto... ma il potere del sentimento
che lo sostiene mi avvince, mi lega molto pi
strettamente di quanto potrebbe mai fare la forza. Inclino
la testa all'indietro, e Paul risponde all'invito baciandomi
alla base della gola, poi trovando il punto dove il
mio sangue pulsa pi forte. Quando mi stringe al petto,
sento il suo cuore battere ugualmente forte. Siamo entrambi
cos spaventati, eppure nessuno di noi due vuole
staccarsi dall'altro.
Paul mi spinge all'indietro. Mi passa i denti lungo la
gola, il confine tagliente fra piacere e dolore mi fa gridare
un attimo prima che il suo bacio mi blocchi la voce.
Le nostre labbra si aprono. Sento la sua lingua sfiorare
la mia mentre i nostri respiri si mescolano. Il mondo si
sta capovolgendo. Mi aggrappo alla sua maglietta,
stringendo i pugni. Le sue grandi mani mi avvolgono alla
vita, e riesco solo a pensare che  tutto perfetto, assolutamente
perfetto, proprio come...
Come mi baciava l'altro Paul in Russia.
Questo dovrebbe rassicurarmi, invece sono inorridita.
L'uomo che amavo  morto due giorni fa, e adesso sono
fra le braccia di un altro... anche se non so nemmeno se
si possa considerare un altro...
Volto la testa, interrompendo il bacio. Fermati sussurro.
Ti prego, fermati.
Paul si blocca all'istante, anche se continua ad abbracciarmi.
Marguerite? Che cosa ho fatto di sbagliato?
Niente. Mi trema la voce. Mi sento infedele.  da
pazzi, ma io non... non posso.
Va bene. Va bene. Paul mi stringe a s, ma non con
passione. Invece mi accarezza la schiena, lentamente,
gentilmente, confortandomi mentre trattengo le lacrime
e penso al Paul che ho perso.
Lo sto tradendo in questo momento? Oppure sono una
stupida, perch l'uomo che amavo  praticamente resuscitato,
ma non riesco ad amarlo di nuovo?
Tu non sei pazza mormora Paul. Questa situazione...
 difficile capire che cosa pensare. Che cosa provare.
Io annuisco. Le sue labbra mi sfiorano i capelli, quasi
troppo lievemente per poterlo chiamare un bacio, e intanto
continua ad accarezzarmi la schiena. Poi sentiamo
il crepitio di una ricetrasmittente, il che significa
polizia.
Ci irrigidiamo nello stesso momento, aggrappandoci
l'uno all'altra mentre l'agente percorre la piattaforma.
Se anche ci ha visto baciarci, non d segno di averci riconosciuto.
 un semplice giro di ronda... spero. Non ci
stanno cercando. Perch dovrebbero?
Conley potrebbe aver costretto Theo a denunciare il
furto della macchina. Potrebbe anche aver dichiarato
che ti ho rapito. Qualsiasi cosa pur di averti di nuovo
sotto il suo controllo. A questo punto ormai avr capito
che non sei alla Porta del Drago.
Paul non ha tutti i torti. Non possiamo perdere altro
tempo. Dico: Questo Paul deve mettersi in salvo. Devi
andare.
Giusto. Okay. Lui esita ancora un momento. So che
vorrebbe baciarmi; io non so se voglio che lo faccia. Non
lo fa.
Per un attimo ci sistemiamo, io mi sposto i capelli
dalla faccia, Paul si mette a posto la maglietta. Ha un
baffo di rossetto rosa sulla guancia, allungo una mano
per pulirgliela col pollice. Lui mi guarda, sorride al contatto.
Ma il suo sorriso svanisce in fretta. Vai a casa mi
dice. Racconta a Sophia che cosa sta succedendo, e aspettami
l.
Ero cos scombussolata che mi sono quasi dimenticata
che mi sta ancora nascondendo qualcosa. Dir alla
mamma che cosa succede non appena lo sapr anch'io.
Dimmi dove stai andando.
Non ancora.
Ma hai trovato la dimensione giusta! Hai raccolto
tutte queste informazioni sulla Triad e su Conley! Che
altro c' da fare?
Mentre esaminavo le informazioni della Triad in
questa dimensione, ho trovato... qualcosa che devo verificare.
Per adesso fermiamoci qui.
Non credevo che si potesse passare dal baciare appassionatamente
una persona al volerle dare un colpo in
testa, fortissimo, nel giro di un minuto, eppure eccoci
qua. Mi stai ancora nascondendo qualcosa. Ancora.
Marguerite...
Basta con i segreti! Non so quanto le cose debbano
ancora peggiorare prima che tu lo capisca.
Ti prego, ascoltami. Paul mi prende la mano e si
china su di me: il suo sguardo non  quello di un ragazzo
in cerca di una scusa.  saldo, forte e sicuro di s in
modo quasi insopportabile. So di aver fatto degli errori,
tenendoti nascoste tante cose, ma stavolta  diverso.
Se adesso ti dico quali sono i miei sospetti, e poi si scopre
che mi ero sbagliato, sarebbe terribile. Anzi, ancora
peggio di cos. Sarebbe la sofferenza pi atroce che potrei
mai infliggerti.
Di che cosa sta parlando? Non riesco neanche a immaginarmelo.
Fino a che punto potranno arrivare i
crimini della Triad?
Le dita di Paul si stringono sulle mie. So che hai dovuto
accettare molte cose sulla fiducia. Non saprai mai
quanto sia importante per me che tu ti sia fidata cos
tanto. Che tu riesca ancora a credermi. Ma ho bisogno
che tu abbia fiducia ancora per un po'.
Non riesco neanche a cominciare a spiegargli quanto
sono stufa di rimanere all'oscuro di tante cose. Eppure,
nonostante tutto, gli credo.
Okay, va bene. D'accordo. Credergli non significa
per forza fare tutto quello che mi dice. Se  cos importante
non sei costretto a spiegarmi, per io vengo con
te.
Paul rigira la mia mano fra le proprie, mi sfiora il
palmo col pollice. Mi sentirei molto pi tranquillo se ti
sapessi al sicuro.
Qui non stiamo parlando di come ti senti tu, vorrei ribattere,
tuttavia so che Paul ne ha passate tante quanto
me nelle ultime settimane. Siamo tutti e due al limite,
ed  per questo che abbiamo bisogno l'uno dell'altra
per sostenerci e mantenere la lucidit. Wyatt Conley
mi sta dando la caccia attraverso le dimensioni, giusto?
Quindi vuol dire che sono pi al sicuro se sono con te.
Sei veramente testarda.
Credo che ti convenga cominciare ad abituartici.
Lui sorride, anche se non vorrebbe. Questa  un'espressione
che il Paul in Russia non aveva. Appartiene
solo al mio Paul, eppure sembra illuminarmi dall'interno.
Andiamo dice Paul. Io allungo la mano verso il mio
Firebird, ma lui mi ferma. Non ancora. Prima di saltare
entrer in aeroporto e prender la carta d'imbarco.
Altrimenti l'altro Paul potrebbe non capire in tempo
che cosa deve fare.
Okay. Aspetto cinque minuti?
Cinque minuti, poi seguimi.
Tanto vale che rimanga nella stazione della metropolitana.
Dopo aver trascinato questa versione di Marguerite
per tutta San Francisco, il minimo che posso fare 
facilitarle il ritorno a casa. Per un attimo penso di mandare
un messaggio a Theo per dirgli che cosa sta succedendo,
ma non  necessario: il suo Firebird gli segnaler
che io e Paul abbiamo fatto il salto, e lui di certo ci
seguir.
Quindi  tutto deciso. Eppure io e Paul restiamo ancora
un momento l al buio, sopraffatti dalla nostra
nuova conoscenza reciproca e dalla consapevolezza che
fra cinque minuti potremmo di nuovo essere a mezzo
mondo di distanza.
Paul sistema il suo borsone, i suoi occhi grigi cercano
i miei. Stai bene?
Diciamo che sto il meglio possibile, per il momento.
Solo... stai attento.
Lui annuisce. Anche questa piccola cosa, la mia raccomandazione
di stare attento, per lui  come un piccolo
faro, un motivo di speranza. Vorrei potergli dire che ha
ragione a sperare, vorrei poterlo sapere per certo.
Poi, Paul si volta e si allontana da me, va dritto verso
il corridoio che conduce in aeroporto. Per prima di svanire
dalla mia vista si gira a guardarmi un'ultima volta.
Ci ritroveremo, mi dico mentre sparisce. Lo facciamo sempre.
Prendo il Firebird in mano, contando i secondi che mancano prima di poter seguire Paul.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Questa volta, quando precipito nella nuova versione di
me stessa, mi sveglio: mi sento come se fossi appena
stata lanciata sul letto.
Mi tiro su appoggiandomi ai gomiti, intontita, per dare
un'occhiata in giro. Anche se questa stanza  molto
pi piccola di quella che ho a casa, la riconosco come
mia: ci sono opere d'arte appese alla parete pi vicina, e
sul comodino c' una sciarpa a colori vivaci che sembra
proprio una cosa che io mi comprerei.
Dev'essere il cuore della notte, a giudicare dal buio
che c' fuori dalla stanza. Quindi mi domando dove sono.
Il Firebird pu viaggiare fra le dimensioni, ma non
nel tempo. Dato che quando ho lasciato casa, in California,
era poco dopo pranzo, devo essere dall'altra parte
del pianeta, in un luogo dove  molto tardi, o molto presto.
Comunque i tre ritratti sulla parete sono pi che familiari:
mamma, pap e Josie mi guardano, dalle loro
tele. Finch sono con loro, questa dimensione  probabilmente un bel posto.
Per qui i ritratti sono differenti: la mamma ha i capelli
pi corti, e quelli di Josie sono raccolti. Pap sembra
pi determinato, meno distratto. E anche la mia
tecnica non  la stessa: gli strati di colore sono molto
pi spessi, l'effetto  pi impressionista. Sono diversi
sia dal mio stile fotorealistico che dagli schizzi delicati e
dettagliati della Granduchessa Margarita.
Passo un dito sul ritratto di Josie, sentendo sulla pelle
le irregolarit del colore asciutto.
La mia sveglia sul comodino si mette a suonare una
canzone pop che non riconosco. Mentre la spengo, aggrotto
la fronte vedendo che ore sono: le sette del mattino.
Pur essendo inverno, mi aspetterei di veder entrare
della luce dall'esterno a quest'ora. Poi mi ricordo la
Russia, e il fatto che San Pietroburgo riceveva solo
qualche ora di sole al giorno in dicembre. Anche qui viviamo
nel profondo nord?
Scivolo fuori dal letto e vado verso una delle finestre
buie, stranamente curve, sperando di capire qualcosa
sul mio nuovo ambiente. Quando guardo fuori, all'inizio
non vedo niente... e poi un banco di pesci tropicali mi
passa davanti.
Fuori  buio perch siamo sott'acqua.
Be', questa s che  una novit.
Casa mia si rivela essere la stazione oceanografica
Salacia, nel cuore del Mar dei Coralli. La Salacia  una
delle stazioni pi sofisticate del suo genere nel mondo,
motivo per cui  gestita dall'illustre oceanografo dottor
Henry Caine.
Dopo una rapida ricerca su Internet scopro che, in
questa dimensione, i livelli del mare sono saliti molto di
pi e molto pi velocemente che a casa: sono pi o meno
come nelle peggiori previsioni di ci che potrebbe accadere
da noi fra un secolo. Sar successo per un livello
maggiore di inquinamento? O per qualche altro fenomeno?
Strano a dirsi, i politici stanno ancora discutendo la
questione, su un pianeta in cui i continenti adesso sono
completamente diversi da quelli che conosco. Mentre loro
litigano sulle cause, l'umanit ha dovuto trovare
nuovi modi per sopravvivere. La grande maggioranza
della popolazione vive ancora sulla terraferma, anche
se a volte in nuove citt che non ci sono nella mia dimensione,
oppure in versioni semiacquatiche di quelle
vecchie (New York ora assomiglia di pi a Venezia). Ma
sempre pi gente si sta sistemando sull'acqua, in grandissime
navi organizzate come citt, o in stazioni scientifiche
come questa.
Qui l'oceanografia  la branca scientifica pi importante.
Come sta cambiando la vita nel mare, i livelli di
ferro, ossigeno e contaminanti nell'acqua, il comportamento
delle maree diventate imprevedibili e delle onde
anomale... sono queste le informazioni necessarie per
creare una nuova societ che deve imparare a essere,
almeno in parte, acquatica. Quindi, pap non ha mai
abbandonato l'oceanografia per dedicarsi alle ricerche
della mamma: qui anche la mamma ha studiato oceanografia.
Si sono incontrati perch entrambi facevano
parte dell'equipaggio di una nave da ricerca scientifica
(almeno secondo quello che dice questa versione di Wikipedia:
qui i miei genitori non sono famosi come a casa,
ma comunque le loro biografie sono su Internet).
Siamo alla Salacia da cinque anni ormai. Per me, questa
 casa.
Per in una stazione oceanografica nessuno ha tempo
da perdere, neanche i ragazzi. Tutti quelli che vivono
qui devono lavorare duro per far funzionare tutto, come
scopro quando il mio computer si illumina con L'ELENCO DEI COMPITI GIORNALIERI.
Per questo mi ritrovo ad arrampicarmi lungo uno dei
tunnel di manutenzione prima di colazione: devo uscire
per controllare manualmente i sensori eolici (qualsiasi
cosa questo significhi). Salgo nell'acqua che passa da
quasi nera ad azzurra trasparente, e poi alla luce del
sole. La vista dell'oceano che si stende fino all'orizzonte
in ogni direzione mi toglie il fiato. La qualit della luce
sulle onde cambia brillantezza e profondit a ogni istante,
e l'effetto  affascinante.
L'altra Marguerite si rende conto di quanto sia meraviglioso
tutto questo, anche se la circonda ogni giorno?
Sorrido pensando che deve saperlo, se abbiamo almeno
qualcosa in comune.
In jeans e maglietta esco sulla piattaforma di superficie,
fatta di metallo zigrinato per aumentare la tenuta
sul bagnato, come immagino sar quasi sempre. Tutto
profuma di salmastro e di sole. La brezza marina mi
scompiglia i capelli, e immediatamente capisco perch
la mamma e Josie qui si pettinano in modo diverso.
Mentre raccolgo in fretta i miei riccioli in una coda sbilenca,
sento una voce proveniente dall'altro lato della
piattaforma: Ce ne hai messo di tempo!.
Giro lo sguardo e vedo Josie, che sta strofinando via
le alghe da qualcosa che sta proprio a pelo d'acqua. Deve
essere qui gi da un po', ma so come gestire le frecciatine
di Josie, in qualunque universo. Le faccio un
grande sorriso, mostrandole il dito medio, poi comincio
a salire la scaletta di metallo fino ai sensori eolici.
Non amo le altezze. Non che abbia una fobia o roba
del genere, ma quando Paul parla delle sue arrampicate
non riesco mai a credere che qualcuno possa fare una
cosa del genere per divertimento. Quindi mentre procedo
lungo la scala ricordo a me stessa che, per questa
Marguerite, una salita di dodici metri non  niente di
speciale.
Hai degli scarponi con la punta di acciaio, con un carroarmato
cos profondo che potresti infilarci i pioli della
scala!, mi dico, cercando di tenermi allegra mentre vado
sempre pi in alto. Hai una cinghia di sicurezza che sei
sicura all'85% di aver allacciato correttamente! Non c'
nulla di cui preoccuparsi!
Almeno, la vista intorno a me migliora ogni pochi
gradini. La parte emersa della Salacia sembra un labirinto
per criceti fuori misura: enormi tubi di metallo e
tunnel collegati da varie piattaforme. Eppure, per questa
Marguerite,  casa.
Passando da un sensore all'altro devo concentrarmi
attentamente sulle istruzioni che ho letto nella mia camera:
in pratica mi sto assicurando che tutto sembri a
posto, e... mi pare che lo sia?
Anche tutto questo, per, non  sufficiente per far tacere
la paura dentro di me, le parole che continuo a ripetermi:
Me. La Triad vuole me.
Anche se le famiglie cenano nei loro alloggi, a quanto
pare la colazione e il pranzo vengono serviti in mensa.
Per questa  molto diversa da qualsiasi altra mensa io
abbia mai visto:  sott'acqua, ma vicino alla superficie,
con enormi finestre ad arco che fanno passare la luce
cangiante che filtra dal mare. Gli amici si salutano raggruppandosi
intorno ai vari tavoli rotondi e le famiglie
stanno insieme, compresi i bambini piccoli e anche alcuni
anziani. Per quanto questa sia una stazione scientifica
operativa, chiaramente  anche pensata per accogliere
persone comuni: met laboratorio e met villaggio.
Quando pap fa il suo ingresso, le persone non scattano
sull'attenti o salutano in modo formale: notano il capo,
ma continuano a sorridere. Lui si ferma a ogni tavolo
per informarsi sulle persone e su come si trovano. 
strano vederlo al comando, eppure non sono cos stupita
di vedere che  bravissimo in questo. Lo guardo attraverso
la stanza, con il mio vassoio in mano. Ormai ho
imparato a sopportare quella sensazione anomala e intensa
di sentire la sua mancanza anche se non  davvero
scomparso.
Buongiorno, Marguerite. La mamma mi d un bacio
sulla guancia mentre si siede al suo posto. Tutto bene?
Mi accorgo di essere rimasta ferma col mio vassoio
per diversi minuti. Oh. S, certo.
Mentre ci sediamo, Josie si unisce a noi e chiede alla
mamma: Che novit dal servizio meteorologico?.
Stasera cominceremo a ballare un po', ma il culmine
della tempesta non dovrebbe arrivare prima di domani
a pranzo. La mamma sorseggia il suo t, del tutto ignara
dell'enorme trigone che sta nuotando alle sue
spalle. Probabilmente ci possiamo aspettare anche un
blocco delle comunicazioni.
Josie fa una smorfia. Meno male che ho gi scaricato
i campionati di surf.
Perch non torniamo a terra, se sta arrivando una
tempesta pericolosa? Poi mi ricordo quello che ho letto
sulla Salacia in camera mia, e in particolare dove ci
troviamo. Le terre emerse pi vicine (Nuova Zelanda e
Papua Nuova Guinea) sono entrambe a diverse ore di
volo di distanza. Quindi dobbiamo affrontare le tempeste,
quando si presentano. La Salacia  costruita per
far fronte a questo genere di prove, presumo... spero.
Ma a giudicare da quello che ha detto la mamma, potremmo
rimanere isolati per ore, o perfino giorni.
Un attimo. Ho solo qualche ora per poter contattare il
mondo esterno?
Sapete, non ho fame dico, ficcandomi in bocca due
bocconi di toast. Torno in cabina per un po', va bene?
La mamma mi lancia una delle sue occhiate, quella
che significa E chiaro che stai combinando qualcosa, io
lo so e so che tu lo sai, ma per adesso ti lascio fare.
Sbrigati. Non dimenticare che oggi hai una prova importante.
Prova importante? Merda. A quanto pare nelle stazioni
scientifiche le vacanze scolastiche non sono molto
lunghe. Ma questo  l'ultimo dei miei problemi.
Con un ultimo sguardo a pap, esco dalla mensa e
torno al livello degli alloggi. Sono abbastanza sicura di
ricordarmi dove stiamo. Anche se mio padre  il capo,
qui, i nostri appartamenti sembrano esattamente come
tutti gli altri: stanze da letto minuscole e un soggiorno-
cucina che consente le minime comodit senza sprecare
un centimetro quadrato di spazio. Sinceramente, a parte
il fatto che si trova sott'acqua, la nostra casa qui
sembra del tutto ordinaria: nel frigo ci sono delle lattine
di Coca-Cola e le infradito di Josie sono accanto all'ingresso,
come sempre.
Prendo il mio tablet per cominciare le ricerche, poi mi
incanto a fissarlo: il logo  ConTech... era l'azienda di
Wyatt Conley nella dimensione di Londra. E a quanto
pare anche in questa. Quanto arriva lontano la sua influenza?
Certamente non fino al Mar dei Coralli. La morsa nel
mio petto si allenta un po' quando mi rendo conto che
Conley non pu arrivare a me facilmente, non qui.
 per questo che Paul ha scelto questa dimensione?
Perch  al sicuro da Conley? Qui gli scienziati hanno
concentrato tutti i loro sforzi sull'adattamento della vita
umana sopra e sotto l'acqua. Questo significa che la
mamma non ha inventato la tecnologia del Firebird,
quindi Conley non dovrebbe avere ragioni particolari
per venire qui di persona.
Ma questa risposta ha qualcosa di sbagliato.
Lo scopo di Paul rimane insopportabilmente oscuro.
Qualunque cosa lo abbia portato qui, in questa dimensione,
 qualcosa di talmente enorme che non ne pu
parlare.
Ho scelto di fidarmi di Paul, ma questo non mi rende
le cose pi semplici se non ho le risposte.
Finora la stazione Wi-Fi funziona ancora perfettamente.
Inserisco una ricerca per Paul Markov,'fisico...
poi la cancello e la sostituisco con Paul Markov, oceanografo.
In questo mondo,  questa la disciplina a cui si
saranno dedicate tutte le menti pi brillanti.
Risulta che Paul sta facendo il suo dottorato di ricerca
su una nave scientifica che raccoglie campioni nelle
acque pi profonde del Pacifico, ma non riesco a scoprire
esattamente dove. Potrebbe essere a un paio d'ore di
distanza, oppure dall'altra parte del mondo. Mando un
segnale al suo account sulla nave, ma non deve essere
davanti al computer in questo momento. Allora tocco lo
schermo per lasciare un videomessaggio. Ciao Paul, sono
io. Voglio dire, sono veramente io. Aggancio un pollice
sotto la catenina del mio Firebird, in modo che possa
vederla. Qui sono al sicuro, con la mia famiglia,
quindi... non devi preoccuparti per me. A quanto pare
anche tu stai bene. Per potrei non avere accesso a
Internet ancora per molto. Quando ricevi questo messaggio
chiamami, okay?
Spero che Paul abbia appena ricevuto un promemoria
quando lo vedr. Altrimenti rimarr decisamente confuso.
Scopro anche che Theo sta studiando in Australia, in
una citt portuale chiamata New Perth, che si trova a
circa trecento chilometri all'interno rispetto a dove si
trovava prima Perth. Gli mando un segnale, e anche se
per lui devono essere le prime ore del mattino, risponde
quasi immediatamente. La sua faccia compare sullo
schermo (capelli spettinati, barba lunga) e subito mi dice:
Mi hai rubato la macchina.
Buongiorno anche a te. Non riesco a trattenere un
sorriso.
Che cosa diavolo ti ha preso? Un attimo prima sto
dicendo a Conley quanto sei fantastica, e l'attimo dopo
te la stai svignando dal parcheggio. Theo ha l'aria parecchio
incazzata, e so che non  per la macchina.
Dimmi che non sei andata a incontrare Paul.
Sono andata a incontrare Paul.
Cristo.
Ti sbagliavi su di lui, Theo. Finalmente mi ha spiegato
che cosa sta succedendo davvero, con Conley e
con... non riesco a pronunciare la parola me. Dire ad
alta voce che sono io il vero obiettivo di Conley lo rende
troppo reale.  complicato. Sarebbe meglio se potessi
raccontarti tutto di persona. Pensi di poter arrivare
qui? Non  lontano.
Sono migliaia di chilometri, Meg. Dovresti ripassarti
un po' di geografia. Theo si appoggia all'indietro, battendo
la testa contro il muro. La sua maglietta stropicciata
ha di nuovo l'immagine dei Gears: i Beatles non
devono avercela fatta neanche in questa dimensione.
Comunque s, posso arrivare l. A quanto pare le stazioni
scientifiche e gli istituti oceanografici lavorano a
stretto contatto in questa dimensione. Se mando un
messaggio via radio e dico che ero su un volo o su una
nave da ricognizione e che ho bisogno di un alloggio
temporaneo, mi accetteranno. Ora tutto ci che devo fare
 trovare una missione di ricognizione.
Se c' qualcuno abbastanza intraprendente da organizzare
una cosa del genere, quello  Theo. Gli sorrido.
Fantastico.
Paul  l con te? mi chiede Theo seccamente.
No.  su una nave da ricerca. Questa  la prima
volta che io ho pi informazioni di Theo, e vedo che non
gli piace essere all'oscuro. Comunque non posso biasimarlo
per la sua ansia di ottenere risposte: anche se ho
accettato di fidarmi di Paul ancora per un po',  da un
pezzo che mi sono stufata di non sapere che cosa sta
succedendo.
Theo dice, pi gentilmente: Se ti chiama, o si fa vedere...
guarda, lo so che senti che Paul  innocente, ma
per favore potresti almeno esercitare una minima prudenza
fino al mio arrivo? Un sano scetticismo?.
Esattamente, che cosa pensi che Paul voglia fare adesso?
Se avesse voluto farmi del male, ha gi avuto la
sua occasione.
Ha gi fatto del male a tutti noi. Il modo in cui
Theo lo dice risveglia tutto il mio dolore per mio padre,
che diventa in qualche modo pi forte per il fatto che
viene condiviso. Allungo una mano per toccare il mio
tablet, e lui tocca il suo: sembra che le nostre dita si tocchino
attraverso lo schermo. Sto solo cercando di proteggerti.
Di prendermi cura di te. Perch non te ne rendi
conto? Vorrei riuscire a farti capire, per una volta.
Theo...
Lui non mi lascia finire. Va bene, Meg. A presto.
Lo schermo diventa nero e io rimango l per un po',
con le dita sul vetro, chiedendomi se ho spezzato il cuore
di Theo.
Vivo la giornata di questa Marguerite, che per fortuna
 abbastanza piacevole. Qui vado a scuola, ma invece
di una di quelle scuole immense, noiose e rigide che
ho visto in TV,  un gruppo di una cinquantina di ragazzi,
dai miei coetanei fino ai pi piccoli della scuola
materna, e l'atmosfera  molto informale e rilassata. La
prova importante si rivela essere un compito di francese:
per fortuna ho appena passato quasi tre settimane
in Russia a studiare Molire. Mentre scrivo in scioltezza
un paragrafo sul Tartuffe, penso, Ho preso in prestito
il corpo di questa Marguerite, ma almeno questa volta
la sto ripagando per il favore.
Penso a Paul. Il mio bisogno di sapere come sta, che
cosa sta facendo, perch  qui... mi brucia dentro, continuo,
come una torcia. Ogni volta che ho un minuto libero
controllo il mio account per vedere se mi ha richiamato.
Ma prima di pranzo le comunicazioni si interrompono,
quindi tutto quello che riesco a ottenere sono
schermate nere e crepiti.
Per cena abbiamo una roba al pollo confezionata sottovuoto
e delle verdure scongelate veramente fradice.
Quaggi probabilmente non c' niente di fresco, a parte
il pesce: a me andrebbe anche bene, ma immagino che
gli altri componenti della mia famiglia, dopo qualche
anno sulla Salacia, siano stufi marci di tutto questo.
A me comunque non importa nulla del pasto schifoso.
Siamo tutti riuniti: io e Josie, mamma e pap. Nella
mia dimensione lo davo per scontato, finch non mi 
stato portato via. Quindi non ho intenzione di ripetere
quello sbaglio: da ora in poi sono consapevole che ogni
minuto trascorso con pap potrebbe essere l'ultimo.
Siamo riusciti a recuperare solo met dei dati prima
che i collegamenti si interrompessero dice la mamma a
pap versandosi del t. E le previsioni continuano a
peggiorare.
Stiamo gi ondeggiando come un'amaca dice pap
allegramente.
 per questo che sei tu il capo qui. Josie scuote la
testa. Solo tu sei cos pazzo da amare le tempeste in
mare.
Lui sorride con autentico orgoglio. Per quanto riguarda
la pazzia, mi dichiaro colpevole.
Ora che lo dice, il pavimento si sta spostando leggermente:
mi rendo conto che la Salacia deve essere stata
costruita prevedendo un certo grado di oscillazione, in
modo da poter seguire le maree e le correnti invece di
esserne investita di continuo. In condizioni normali sarei
devastata dal mal di mare, ma questa Marguerite
deve essere assuefatta da anni.
Sei terribilmente silenziosa stasera mi dice la mamma.
Sei sicura di stare bene? Sei stata un po' strana
tutto il giorno. Mi passa il dorso della mano sulla fronte,
controllandomi la febbre come se avessi ancora cinque
anni.
Sto solo pensando, tutto qui. Mi manca la mia vera
madre, a casa. Mi sento un groppo in gola, ma riesco a
non perdere il controllo. Non voglio rovinare la serata.
Dopo mangiato, Josie mi chiede se voglio guardare il
campionato di surf con lei. Trovo molto difficile credere
che in questa dimensione me ne importi molto di pi di
quello sport di quanto me ne importi a casa (cio, assolutamente
niente), tuttavia qualsiasi distrazione  la
benvenuta. Cos mi siedo accanto a lei sul divano mentre
pap comincia a lavare i piatti, ma quando comincia
a canticchiare devo di nuovo trattenere la voglia di
piangere.
Josie mi scruta con gli occhi socchiusi: La mamma
ha ragione. Oggi sei pi stramba del solito.
Ha-ha. Mi tiro indietro i capelli e cerco di fare l'indifferente.
E poi mi ricordo la maglietta di Theo: i Gears.
La mia mente lavora in fretta, confrontando quello
che so delle diverse dimensioni.
I Beatles qui non sono mai esistiti. I Gears erano un
gruppo formato da Paul McCartney e George Harrison:
non c'era John Lennon. Ma  stato John Lennon a scrivere
In My Life per i Beatles. Ne sono sicura. Quella
canzone non esiste in questa dimensione.
Quindi perch pap la sta cantando?
Ripenso a ci che mi ha detto Paul a San Francisco.
Che aveva trovato la dimensione che stava spiando la
nostra, e dimostrato quali erano i piani di Conley. Per
non sarebbe tornato a casa con me perch adesso aveva
scoperto qualcos'altro, qualcosa di importante. Qualcosa
che non poteva dirmi, perch sarebbe stato troppo orribile
se si fosse sbagliato...
Quando si viaggia in una nuova dimensione, il corpo
diventa non pi osservabile. Quando sono partita da casa,
le autorit non avevano ancora tirato fuori dal fiume
il corpo di pap. Stavano ancora dragando: calando
reti sul fondo, mandando sommozzatori nella melma.
Non riuscivo neanche a pensarci, perch quelle immagini
erano troppo orribili. Ancora peggio era l'idea che la
mamma dovesse andare a identificare il corpo dopo che
era rimasto nel fiume per giorni, quando non avrebbe
pi avuto l'aspetto di pap, non avrebbe avuto pi nulla
di umano.
E se invece lui non fosse stato trascinato via dalla
corrente? E se il suo corpo semplicemente non fosse pi
osservabile, perch  stato rapito e portato in un'altra
dimensione?
E se pap non fosse morto?
E se fosse proprio qui?
Marguerite? Josie imita il gesto della mamma con
la mano sulla mia fronte. Hai veramente la testa da
un'altra parte.
Non mi sforzo neanche di trovare una scusa. Torno
subito.
Con il cuore in gola, vado nell'angolo cucina dove pap
sta finendo di lavare i piatti. Mi fa un sorriso gentile,
un po' distratto. Non dirmi che hai ancora fame.
Possiamo parlare?
Certo.
Non qui. Magari in corridoio.
Nonostante sia chiaramente confuso, dice: Va bene.
Nessuno fa caso alla nostra uscita: la mamma  in camera
da letto e Josie  di nuovo concentrata sul suo
computer. I corridoi della Salacia non sono particolarmente
intimi, ma a quest'ora sembra che molta gente
stia cenando, il che significa che io e mio padre siamo
soli. Gli unici testimoni sono i pesci che nuotano vicino
all'obl.
Pap non ha al collo un Firebird. Per, se  stato rapito,
qualcuno avrebbe potuto portarlo qui, farlo stabilizzare
in questa dimensione e poi abbandonarlo. Senza
il suo Firebird, pap non solo non avrebbe potuto tornare
a casa: non avrebbe potuto ricevere nessun promemoria.
Non avrebbe idea di chi . Mio padre sarebbe solo
una scintilla in questa versione del dottor Henry Caine,
una parte del suo subconscio.
La parte che potrebbe ancora cantare una canzone
dei Beatles.
Va tutto bene, tesoro? Pap incrocia le braccia.
Che cosa c'?
Ho bisogno che ti fidi di me per un minuto. La mia
voce ha cominciato a tremare. Okay?
A questo punto pap ha l'aria veramente preoccupata,
ma annuisce.
Io mi tolgo il Firebird dal collo e lo metto al suo. Lui
alza un sopracciglio, ma io lo ignoro, e invece seguo la
procedura per attivare un promemoria. Poi lo lascio cadere
sul suo petto, accorgendomi che sto trattenendo il
respiro...
Aaagh... dannazione! dice pap, afferrando il Fire-
bird mentre arretra inciampando. Ma poi si blocca. Prima
abbassa lentamente lo sguardo sul Firebird che ha
in mano, riconoscendolo, poi alza gli occhi su di me.
Marguerite? ansima. Oh, mio Dio.
Ha la stessa faccia, gli stessi occhi, ma io vedo la differenza.
Conosco mio padre.
Poi sto ridendo e piangendo allo stesso tempo, ma non
ha importanza, perch pap mi sta abbracciando, e siamo
insieme, e lui  vivo.
Adesso so perch Paul mi ha mandato qui.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Buon Dio. Pap si passa le mani nei capelli, totalmente
frastornato, come chiunque si svegli in un'altra dimensione.
Quanto tempo  passato?
Quasi un mese. Sar un mese il cinque gennaio,
quindi fra tre giorni.
Un mese perduto. No, non del tutto. Me lo ricordo,
ero cosciente... ma era una situazione molto strana,
Marguerite. Come capita a volte nei sogni, quando sei
contemporaneamente attore e spettatore degli eventi.
Non mi  mai venuto in mente di chiedermi dov'ero, o
perch.
Forse questo stato di sospensione  quello che provano
quasi tutti coloro che viaggiano fra le dimensioni.
Adesso ti ricordi dico, prendendogli la mano. E io ho
il Firebird, quindi posso farti ricordare tutte le volte che
ti serve.
Ora siamo seduti insieme nella mensa. A quest'ora
non c' nessuno, e la luce viene soprattutto dalle lampade
esterne, filtrata dalle finestre. Pi in l, nelle acque
scure, passa qualche pesce, ma le correnti sono diventate
violente adesso che il fronte della tempesta si avvicina.
Perfino i pesci si mettono al riparo. La mamma e
Josie devono aver capito che stiamo parlando di qualcosa
di confidenziale, anche se nessuno pu biasimarle
per non essere in grado di indovinare che cosa sia.
La mia povera Sophia. Pap chiude gli occhi, come
se soffrisse. E Josephine. Mio Dio.
Staranno bene non appena tornerai a casa. Un enorme
sorriso mi spunta in faccia. Casa. Posso portare
a casa pap.
Non so se voglio strozzare Paul e Theo o ringraziarli.
Entrambe le cose, credo.
Non arrabbiarti, pap. Sono stati cos decisi, e leali
verso di te, e mi hanno sempre protetto. Non mi ero mai
resa conto di quanto fossero fantastici fino a ora. Paul e
Theo ti vogliono molto bene. Vorrei dirgli quello che
proviamo io e Paul l'uno per l'altra, ma quello pu aspettare
finch saremo tornati tutti al nostro posto. 
stato Conley a rapirti?
No,  stato qualcun altro, qualcuno che non avevo
mai visto prima. Una donna... la sua voce si spegne, e
poi scuote la testa.  tutto piuttosto confuso, temo. Ero
andato all'universit in macchina, per scoprire che cosa
diavolo fosse successo ai nostri dati, e appena sono uscito
dalla macchina lei mi si  avvicinata. Mi ricordo di
aver pensato che doveva essere una nuova ricercatrice,
oppure una futura insegnante della facolt. Aveva qualcosa
di un po' troppo sofisticato, suppongo, per essere
una ricercatrice. Pap sospira. Subito dopo, ero ventimila
leghe sotto i mari. Ho conservato i miei ricordi per
qualche minuto, ma non avevo un Firebird. Quindi sapevo
che ero abbandonato in questa dimensione, forse
per sempre.  stato... difficile.
La sua espressione cambia in un modo che non vedevo
da quando  morta la nonna anni fa, e mi accorgo
che il ricordo di quel terrore impotente lo ha portato
sull'orlo delle lacrime. L'odio per Wyatt Conley mi divampa
dentro, e mi dico che ci occuperemo di lui al ritorno.
In questo momento ha il potere, ma  un potere
basato sul genio di mia madre e sul duro lavoro dei miei
genitori. Noi abbiamo Paul. Abbiamo Theo. E se sono io
l'arma letale... loro hanno me.
Contro tutti noi, uniti, Conley non ce la pu fare.
Pap dice: Era come essere stordito, o drogato. Ero
una parte di questa persona che ero io ma non ero io, e
non ero neanche abbastanza cosciente da ribellarmi.
Chiuso nella prigione perfetta. Fa un respiro profondo,
e quando mi guarda sorride. Finch la mia coraggiosa
figliola non  venuta a scovarmi.
Pensavo che non sarei mai stata cos felice di nuovo.
Adesso dobbiamo solo riportarti a casa.
Anche se pap sta ancora sorridendo, sento la sua tristezza.
Marguerite, ormai avrai fatto i conti. Siamo in
due, e tu hai un solo Firebird.
Per adesso dico. Tu ne hai costruito uno, quindi
puoi farne un altro. Quando Paul e Theo arriveranno
qui, ci aiuteranno.
Costruire un Firebird richiede mesi di lavoro... aspetta.
Hai detto che Paul e Theo stanno venendo qui?
Theo  gi in viaggio, e forse anche Paul, ma le comunicazioni
sono interrotte, cos al momento non ho
modo di saperlo.
Venire qui con una tempesta come questa in avvicinamento?
 follia. Pap sospira. Certo, anche saltare
da una dimensione all'altra per inseguire un morto 
folle. Sospettavo da tempo che fossero due pazzi, ma doverlo
constatare  comunque piuttosto inquietante.
Lo vedi? Andr tutto bene.
Pap mi scosta i capelli dal viso, come faceva quando
ero piccola e mi spettinavo giocando in cortile. Le risorse
per realizzare un Firebird sono state gi difficili da
reperire a casa. In questa dimensione potrebbe essere
impossibile ottenerle.
Impossibile? Poi mi rendo conto di che cosa vuol dire.
Uno dei metalli utilizzati per i Firebird si trova in
un'unica vallata in tutto il mondo, e anche gli altri componenti
sono rari e costosi. In questo mondo perfino
l'acqua desalinizzata  merce preziosa: gli Stati non
hanno pi libero accesso alle risorse. Recuperare quello
che ci serve potrebbe essere un compito molto difficile.
Se dovrai tornare indietro senza di me dice lui con
calma, dovrai dire a tua madre quanto la amo. E anche
a Josie. E poi devi metterle in guardia contro la Triad.
Se Conley  stato capace di questo,  capace di tutto.
Smettila. Ci inventeremo qualcosa, va bene? Vedrai.
Per tutta risposta, pap mi abbraccia di nuovo.
Mentre lo stringo forte, guardando il mare in tempesta
qui fuori, so che riporter a casa mio padre, a qualsiasi
costo.
Anche se dovr dargli il mio Firebird. Anche se dovessi
essere io a rimanere qui per sempre.
Quando rientriamo nei nostri alloggi, la serata diventa
piacevole come qualsiasi altra. La mamma non indaga
sulla chiacchierata da padre a figlia, e Josie  cos
assorbita dalle finali del campionato che non so neanche
se si  accorta che ci siamo allontanati. Io mi rannicchio
accanto a pap sul divano come facevo da piccola,
godendomi ancora la sensazione di averlo ritrovato.
Per continuo a rimuginare sulla situazione.
La Triad ha rapito pap. Ma perch? Per usarlo contro
mia madre? No, perch in quel caso le avrebbero
detto che cosa avevano fatto, invece di lasciarle credere
che suo marito fosse morto.
Allora... per usarlo contro di me? Se io e Theo non fossimo
partiti in quel momento, Wyatt Conley o qualcuno
della Triad sarebbe venuto da me per dirmi che se non
avessi viaggiato per loro e ubbidito ai loro ordini, mio
padre non sarebbe mai tornato a casa?
S. Lo avrebbero fatto.
Era tutto per arrivare a me. Tutta l'angoscia della
mamma e di Josie, il dolore inflitto a me e a Theo... era
tutto perch la Triad potesse controllarmi.
Non riesco ancora a farmi una ragione del fatto che ci
sono io al centro di tutto questo, dopo anni in cui ascoltavo
per met dall'altra parte della stanza mentre la
mamma, pap, Theo e Paul si scambiavano idee sulla
loro fenomenale scoperta tecnologica. Eppure a quanto
pare ci sono. Inoltre, non ho idea di come potr impedire
alla Triad di fare ancora soffrire le persone che amo,
o di cercare di controllarmi.
Ma se io ho un potere che la Triad vuole... significa
che ho un potere. E ho intenzione di usarlo.
Quando finalmente vado a letto, sono del tutto esausta.
Per non sono cos stanca da non notare la luce
lampeggiante che indica un messaggio ricevuto. Mi ci
butto a pesce, all'improvviso rinvigorita. Le comunicazioni
devono essere state ripristinate per qualche minuto,
abbastanza perch Paul riuscisse a raggiungermi.
Il messaggio, infatti,  di Paul, ma non  n video n
audio. Probabilmente avrei dovuto saperlo che non potevo
aspettarmi una lettera d'amore da un ragazzo che
si esprime pi con le sue azioni che a parole. Ha mandato
solo due parole, ma sono le uniche di cui avevo bisogno:
Sto arrivando.
Mettiti la divisa impermeabile mi dice la mamma la
mattina dopo, mentre cerco a tentoni di spegnere la
sveglia. La tempesta si  un po' calmata per il momento,
ma non di molto.
S, anche nelle condizioni pi infernali la manutenzione
giornaliera deve essere eseguita. La mia divisa
impermeabile si rivela essere un parka arancione fosforescente
e un paio di pantaloni di plastica, quindi sono
davvero supersexy. Mentre esco passando per la cucina,
pap mi passa accanto in soggiorno salutandomi solo
con un sorriso assonnato, senza nessun cenno alla serata
di ieri.
 di nuovo questo Henry Caine, e mio padre  solo un
barlume dentro di lui, un osservatore inconsapevole.
Posso portarlo indietro, ricordo a me stessa toccando
il profilo del Firebird contro il mio petto. In qualsiasi
momento io voglia, e presto per sempre.
Questo  quello che lei chiama un momento di calma
nella tempesta? dico a Josie mentre usciamo sulla
piattaforma.
Andiamo, ne hai viste di peggio! ride lei.
Veramente? Perch il tempo  tremendo. Folate di
vento, rese pi taglienti dal sale e dal mare, mi sbattono
addosso. La mia divisa impermeabile troppo larga
sbatte e schiocca nella burrasca, e il mio cappuccio scatta
indietro quasi all'istante. Un po' d'aria umida non ha
mai ucciso nessuno, ma il vento e l'acqua l'hanno resa
gelida, anche se qui siamo a met dell'estate. Sopra di
noi il cielo  grigio e incombente, le nuvole hanno una
specifica forma increspata che minaccia grossi guai.
Quindi mi lancio nei controlli di manutenzione, doppiamente
grata per l'imbragatura di sicurezza. In pochi
minuti sono di nuovo a terra diretta alla porta, quando
sento Josie gridare: Abbiamo dei rifugiati!.
Guardo nella sua direzione e vedo in lontananza l'elicottero
che si avvicina.
Josie raggiunge un gruppetto di altre persone per approntare
la pista di atterraggio. Io no. Questa  una situazione
in cui non intendo cavarmela bluffando: c'
gente che ha bisogno d'aiuto, non di me che mando tutto
all'aria. Per osservo gli altri che si preparano ad assicurare
l'elicottero al ponte non appena atterrer.
Le pale del rotore agitano ancora di pi l'aria mentre
sto l in piedi, stringendo gli occhi nella pioggia. Tutto
intorno, l'oceano si  scurito, diventando color acciaio.
Appena l'elicottero tocca terra, tutti scattano, fissandolo
ai cavi prima ancora che il rotore abbia smesso di girare.
Io vado verso la porta dal lato del pilota per aiutarlo
a scendere. Nell'attimo in cui la apro, quello alza le
mani e dice: Non date la colpa a me, d'accordo? Questo
tizio ha insistito che mi avrebbe pagato il triplo. Cosa
che far meglio a fare subito.
Ho intenzione di farlo, amico, rilassati. Theo si
sporge davanti a lui e mi sorride. Sai, dovremmo veramente
smetterla di vederci cos.
Dieci minuti dopo, anche se il mio stomaco brontola
per la fame, sono ancora sulla pista di atterraggio con
Theo, a rovesciargli addosso tutto quello che ho scoperto.
Theo, intanto, sta ancora cercando di discutere.
Ti stai immaginando le cose. A questo punto, chiunque
lo farebbe:  stato il mese pi assurdo della tua vita
mi dice mentre stiamo seduti su una delle basse
panche di plastica che corrono fra gli armadietti degli equipaggiamenti.
Io lo so bene, perch  stato anche il
mese pi assurdo della mia vita, e per quanto volessi
bene a Henry, non era mio padre.
Per quanto tu gli voglia bene. Non riesco a smettere
di sorridere. Al tempo presente. Pap  proprio qui.
Theo sospira nella salvietta che sta usando per asciugarsi
i capelli e la faccia. Non ti rendi conto che tutto
ci che ti ha detto Paul  esattamente quello che volevi
sentirti dire?
Io piego la testa per studiarlo meglio. Non mi ero
mai resa conto di quanto fossi cinico.
Lui vorrebbe controbattere, ma  proprio qui che arriva
mio padre, che inchioda Theo con il suo sguardo pi
tagliente. Mi dicono che abbiamo dei rifugiati inizia.
Ma quello che mi interessa di pi  sapere esattamente
come mai uno di questi rifugiati conosce mia figlia.
Scusami in anticipo dico a pap alzandomi in piedi
e facendogli scivolare il Firebird al collo. Pochi scatti,
un promemoria che gli fa dire qualche parolaccia per il
dolore, e...
Theo! Pap ride forte, poi subito tocca la catenina
del Firebird di Theo, visibile sotto la tuta di volo. Mio
Dio, Theo. Dovr veramente ucciderti per aver portato
con te Marguerite. Che cosa diavolo avevi in mente? Ma
prima vieni qui, figliolo.
Mentre pap lo abbraccia, gli occhi di Theo si spalancano.
Santa merda borbotta. Wow. Wow.
Te l'avevo detto. Non posso evitare di mettermi a ridere.
Theo risponde all'abbraccio di pap, stringendolo ancora
pi forte. Henry. Sono felice che tu stia bene. Tu
non sai... non puoi sapere quanto.
Pap gli d una pacca sulla spalla, immagino perch
in questo modo entrambi possano sentirsi pi maschi
dopo l'abbraccio. Prima dicevo sul serio. Sei in guai seri
per aver trascinato Marguerite in questa situazione.
Ma a quanto pare mia figlia  una viaggiatrice pi audace
di quanto pensassi.
Vorrei protestare che non  stato Theo a trascinarmi:
in base a quello che ormai ho capito sui veri obiettivi
della Triad, e sulle mie capacit, so che prima o poi sarei
stata coinvolta. Ma ci sono questioni pi urgenti.
Adesso Theo deve solo capire come costruire un altro
Firebird. Hai ricostruito gli altri, quindi dovresti essere
in grado di metterne insieme uno con mezzi di fortuna,
giusto, Theo?
Probabilmente. Forse. Wow. Ci devo pensare. L'espressione
di Theo  completamente frastornata, come
se fosse stato investito da un camion. Non posso biasimarlo.
Ci vorr un po' prima che io sia in grado di dire
qualcosa di pi coerente di wow.
Riposati per qualche minuto. Riprendi fiato. Pap
scruta il vetro rinforzato nella porta che d sulla pista
di atterraggio. Sembra che la forza della tempesta stia
concedendo un po' di tregua. Abbiamo avuto notizie di
un altro paio di rifugiati, che arriveranno via mare: dovremmo
essere in grado di accoglierli. Chi lo sa? Magari
uno di loro  Paul. Sarebbe bello essere di nuovo tutti
insieme. Fa un lieve sorriso, e io sento che la sua gioia
rispecchia la mia.
Quando pap torna a comandare la stazione scientifica,
io e Theo siamo di nuovo soli. Non riesco a resistere:
Te l'avevo detto.
 vero. Me l'avevi detto. Ma dovevo vedere con i miei
occhi. Scuote lentamente la testa. Non riesco a credere
che Paul... che aveva capito tutto.
Nemmeno io. Quando torneremo a casa, dovremo ricominciare
da capo con la Triad. Poi penso a quanto 
spietato Conley, alla gravit del rischio che sto chiedendo
a Theo di correre. So che  pericoloso sfidarli. Non
vorrei mai che ti succedesse qualcosa di brutto. Non sei
obbligato...
Tu ti preoccupi per me? La voce di Theo si spezza
sull'ultima parola. Hai appena scoperto che ti danno la
caccia in varie dimensioni e cerchi ancora di proteggere
me!
Dobbiamo tutti proteggerci a vicenda, vorrei dire, ma
Theo si  alzato in piedi e mi prende fra le braccia.
Smettila, okay? dice abbracciandomi forte. Sei tu
che hai bisogno di protezione. Non perdere tempo a preoccuparti
per me.
Ci separiamo, e Theo fa un sorriso un po' imbarazzato,
che su di lui  praticamente inaudito.
Prima che io possa parlare, per, qualcun altro entra
nella stanza. Non mi ricordo chi sia questo tizio, neanche
se l'ho gi incontrato ieri, ma la sua divisa  molto
simile a quella di mio padre, e si comporta con una certa
autorit. Miss Caine, abbiamo bisogno di lei al settore
sommergibili. Qualcuno deve uscire a recuperare
l'argano caduto.
La mamma ne stava parlando stamattina: durante la
notte un argano si  staccato da una delle gru pi alte,
colpita dal vento. Ora  sul fondo dell'oceano, sulla
sporgenza non-cos-orrendamente-profonda su cui si
trova la Salacia, ma le correnti pi forti suscitate dalla
tempesta potrebbero spingerlo verso una fossa oceanica
nelle vicinanze.
Quindi che cosa ci si aspetta esattamente da me? Settore
sommergibili? Che cosa significa?
Poi spalanco gli occhi, quando capisco che un sommergibile
 un veicolo che opera sott'acqua. Un sottomarino.
Sono un pilota di sottomarini?
E una navetta a due posti dice il tizio a Theo. Dai
suoi dati risulta che anche lei  un pilota certificato.
Vuole andare con lei? Rendersi utile intanto che si trova
qui?
Certo dice Theo lentamente. Assolutamente. S.
Sono... molto bravo a... ehm, pilotare sottomarini.
L'uomo ci guarda con aria stranita, ma dice soltanto:
Ponte quattro prima di allontanarsi. Allora Theo si
volta verso di me e dice silenziosamente Oh, merda.
Dovremmo pilotare un sottomarino? No. Neanche
per sogno.
In realt io ho fatto qualche simulazione mentre venivo
qui. Il Theo di questa dimensione ne aveva comunque
un sacco sul suo computer...
Theo, no.
Lui mi fa il suo migliore sguardo da cucciolo abbandonato
(e credetemi, lo fa veramente bene) ma alla fine
dice: Sei una guastafeste.
Non possiamo.
E allora che cosa facciamo?
Io mi passo una mano nei capelli bagnati. Allora...
andiamo al ponte quattro, e...
E cosa? Diciamo che c' qualche problema con il sottomarino?
Si accorgerebbero che  tutto a posto e che abbiamo
mentito. Poi chiamiamo mio padre da l. Mander
gi qualcun altro.
Troviamo il ponte quattro abbastanza facilmente. Il
sottomarino non  un'enorme macchina nucleare tipo
Caccia a ottobre rosso:  piccolo e ovale, con pareti bianche
e lucide e comandi con touchscreen neri come un
iPhone. Al di l della cupola di vetro trasparente sul
davanti c' un'infinita distesa di acqua blu scuro.
Guarda qui dice Theo studiando i controlli. Proprio
come nel simulatore. Voglio dire, esattamente come
quello.
Theo...
Lui alza le spalle, ma la sua faccia  illuminata dalla
sua tipica espressione da ragazzaccio. Ci ho giocato per
ore mentre venivo qui. E meglio di qualsiasi videogame.
Poi Theo tamburella con le mani sullo schienale di
uno dei sedili. Non capita spesso di giocare a un videogame
nella realt...
No. Oh, no. Non pensarci neanche.
Dai! So quello che faccio!
Perch hai giocato con un simulatore?
Perch ho accumulato almeno sette ore di pratica, e
perch dovremmo soltanto fare ottocento metri e poi
tornare indietro. E perch sarebbe assolutamente, legittimamente,
eternamente favoloso. Nel profondo del tuo
cuore sai che sto dicendo la verit.
Per quanto sia difficile poter fare qualcosa di eternamente
favoloso, non  un buon motivo per buttarsi su
un sottomarino. Ma c' qualcosa sotto l'entusiasmo di
Theo, una malinconia che tradisce una tristezza profonda.
Ha fatto cos tanto per me in questo viaggio. Ha rischiato
la sua vita per aiutare mio padre. In cambio non
chiede altro che qualche minuto di divertimento. Non 
molto, no?
Se in qualunque momento hai il minimo dubbio su
quello che stai facendo, torniamo indietro all'istante
dico nel tono pi severo che mi riesce. Per non posso
impedirmi di ridere quando Theo comincia a battere a
un ritmo forsennato sul sedile, per festeggiare.
Quindi, cinque minuti dopo siamo pronti a partire: e
devo ammettere che sembra davvero capace di guidare
questo affare. Sto per sganciare gli ormeggi dice. Sei
pronta?
Io annuisco. Allora lui abbassa la leva sul pannello di
controllo che sgancia il sommergibile dalla Salacia. Per
un attimo andiamo alla deriva, e poi lui mette i motori
al minimo, con una spinta appena sufficiente per farci
uscire dal ponte sottomarino.
Il fronte del sommergibile  fatto di vetro ultraresistente,
il che significa che abbiamo una perfetta vista
panoramica dell'oceano davanti a noi. In questo momento
vediamo una distesa di sabbia bianca, qualche
ramo di corallo a ventaglio che spunta dalle rocce qua e
l, e il blu infinito. Io e Theo siamo seduti fianco a fianco
nello scomparto anteriore, ma i portelli a tenuta stagna
dietro di noi non sono chiusi: lui mi ha spiegato che
visto che nessuno deve immergersi durante questa missione,
non c'era bisogno di sigillare il settore posteriore.
Questa  una buona cosa, perch altrimenti l'ambiente
sarebbe un po' troppo intimo. Nei sottomarini non si
pu sprecare spazio, quindi le nostre gambe si toccano.
Stamattina ho infilato solo una canotta nera e un paio
di leggins sotto la tuta impermeabile, quindi questo 
tutto quello che ho addosso ora. Per quanto Theo abbia
una semplice maglietta bianca,  ancora un po' umida
per la pioggia. Lui non  grosso come Paul, quindi a volte
mi dimentico quanto sia muscoloso. In questo momento
 impossibile non pensarci.
Io dico solo: Mmh, come facciamo a cercare l'argano
che dovremmo recuperare?.
Attivando il sonar. La mano di Theo si muove sicura
sul pannello di controllo, come se non avesse fatto altro
da secoli.
La striscia verde del sonar si attiva, e io scruto lo
schermo, cercando di capire quali forme corrispondono
a delle semplici rocce, e quale potrebbe invece essere
l'attrezzo che stiamo cercando. Potrebbe essere l? Indico
la forma che ho individuato. Theo fa lo stesso. Le
nostre mani si sfiorano, e non credo che sia stato un caso.
S dice Theo. Non guarda verso di me, il suo profilo
si staglia contro lo sfondo blu. Merita un tentativo.
Quindi fa avanzare il sottomarino, portandoci a velocit
media. Mentre scivoliamo nel buio, con i fari che illuminano
l'acqua intorno a noi, lo guardo di sottecchi:
sembra che Theo faccia fatica a trovare le parole. Vorr
scusarsi per aver dubitato di Paul? Oppure cercher di
nuovo di baciarmi?
Devi essere... Mi manca la voce, perch non so bene
che cosa dire. E bello sapere che Paul  sempre stato in
buona fede, vero?
Certo. Naturalmente. Theo apre la bocca per aggiungere
qualcosa, poi la richiude. Sembra essere molto
pi tormentato da questa scoperta di quanto avrei mai
potuto pensare.
Proprio in questo momento, pap irrompe nella ricetrasmittente.
Che cosa diavolo state facendo voi due in
un sommergibile?
Ce la stiamo cavando benissimo risponde Theo. E
ci divertiamo un mondo. Ammettilo: sei invidioso.
Sono preoccupato. Anche invidioso, s, ma siamo a
circa il quindici per cento di invidia contro l'ottantacinque
per cento di preoccupazione. Come sta andando l
fuori?
Finora bene rispondo io, guardando verso l'altoparlante
sul soffitto. Pensiamo di aver individuato l'argano.
Ottimo. Allora abbasser il livello di preoccupazione
al cinquanta per cento. Sentite, abbiamo appena ricevuto
un segnale da una delle imbarcazioni dei rifugiati.
Ho pensato di mettervi in collegamento. Riesco a sentire
il sorriso nella sua voce. Ci sentiamo dopo.
Poi ci sono dei ronzii, mentre la prima chiamata viene
sostituita da quella nuova, e sento una voce profonda
che dice: Marguerite?.
 come un fuoco d'artificio che esplode. Paul. Ce
l'hai fatta.
Quasi. Dovrei attraccare entro dieci minuti.
Hai parlato con pap?
S. Grazie a Dio era qui. Dai dati della Triad sospettavo
che ci fosse... ma non ero sicuro, non finch non gli
ho parlato.
Adesso costruiremo un altro Firebird e andremo a
casa. Sto sorridendo all'altoparlante come se potessi
vedere Paul al suo posto, eppure tutta la mia gioia non
mi fa dimenticare che non siamo soli. C' anche Theo.
Ehi, fratellino dice Theo con un'espressione triste.
A quanto pare sei sempre stato un passo avanti a noi.
Avrei dovuto venire subito da te.  impossibile evitare
di immaginarsi la faccia di Paul mentre dice queste
parole: seria e pentita. Non avevo idea di quello che
avrebbero fatto a Henry, altrimenti te lo avrei detto.
Acqua passata. Poi Theo guarda in su, verso il luccichio
lontano della superficie dell'oceano sopra di noi e
aggiunge: Il gioco di parole  involontario.
Non riesco ancora a credere che Paul ce l'abbia fatta
a raggiungerci. Dov'eri? gli chiedo. Sei partito subito,
o hai avuto bisogno di un promemoria?
Mi sono diretto da te appena arrivato qui. Non ho
pi bisogno dei promemoria dice Paul.
Non ne hai bisogno? dico corrugando la fronte. Accanto
a me, Theo si raddrizza sul sedile.
Nell'ultima dimensione che abbiamo visitato, la
Triad ha sviluppato un mezzo per permettere alle sue
spie di mantenere il controllo per tutta la durata dei loro
viaggi.  una droga:  dannosa, e a volte difficile da
trovare, quindi non  una soluzione definitiva, ma funziona
a piccole dosi dice Paul. Si pu ottenere mescolando
ingredienti comuni, facilmente reperibili in quasi
ogni dimensione. La chiamano il grimaldello.  un liquido
iniettabile, ha questo colore verde brillante...
Paul continua a parlare. Non sento pi quello che dice.
Lentamente abbasso lo sguardo verso Theo, che mi
sta fissando dritto negli occhi. Non dice niente: sa che io
so. Il grimaldello. Il liquido verde che ho visto Theo iniettarsi
a Londra.  la stessa droga.
Theo non farebbe mai...
No. Il mio Theo non lo farebbe.
Ma questo non  il mio Theo.
Il grimaldello causa allucinazioni e forti dolori, ma
permette di mantenere il controllo per giorni. Sapevo
che avrei dovuto usarlo per raggiungerti. Paul continua
a parlare nella radio, senza sapere che pur sentendo
la sua voce, non la stiamo ascoltando.
Io guardo in faccia Theo, che sostiene il mio sguardo,
e in lui vedo vergogna, ma anche sollievo. Come se pensasse,
Finalmente lo sa.
Tutto di me si ribella. Theo non lo farebbe mai. Non
farebbe mai la spia per la Triad, non farebbe mai del
male alla mia famiglia. Non farebbe mai del male a me.
Il mio Theo non lo farebbe mai, di certo. Ma questo
non  il mio Theo, e non lo  da molto tempo.
Fin da prima che questo viaggio cominciasse...
Mentre Theo mi salta addosso, sto gi gridando:
Paul,  Theo!  Theo la spia!. Ma Theo interrompe la
comunicazione abbassando la leva con un gomito e mi
spinge contro la parete. Io cerco di spingerlo via, ma il
sottomarino  cos piccolo che sono rannicchiata sotto di
lui, non riesco a trovare un punto d'appoggio.
Puoi... solo... ascoltarmi? Okay? Theo lotta per tenermi
gi, mi blocca con gli avambracci. I suoi occhi castani
hanno un'espressione implorante, anche se mi sta
schiacciando col suo peso. Per favore. Non voglio farti
del male.
Sei sempre stato tu! E per questo che avevi i Firebird.
Ma certo, non ha tenuto i prototipi per ripararli:
questo altro Theo, che viene dalla dimensione dove la
Triad  un passo avanti a noi, ha potuto utilizzare quei
componenti per ricreare la propria tecnologia superiore.
Hai manomesso la macchina di pap e hai incastrato
Paul per l'omicidio.
Mi dichiaro colpevole, Meg.
Gli sibilo in faccia: Smettila di chiamarmi cos!.
Theo mi sbatte fuori dal mio sedile, e crolliamo sul
pavimento del sottomarino. Sento che si sta inclinando
verso il basso, finiremo per andare a insabbiarci, ma
non riesco a togliermelo di dosso. Mi blocca le gambe
con le ginocchia, mi tiene le mani sul pavimento di metallo.
Hai intenzione di continuare a ribellarti o mi vuoi ascoltare?
ansima con voce tagliente, come se fosse lui a
essere sconvolto. Posso spiegarti.
Non credo proprio.
Theo mi schiaccia pi forte, il suo viso a pochi centimetri
dal mio. Sono arrivato nella tua dimensione tre
mesi fa. Sapevamo che i tuoi genitori erano sul punto di
arrivare alla svolta: per quanto ne sappiamo, siete solo
la seconda dimensione che si possa vagamente paragonare
alla nostra per lo sviluppo della tecnologia. Ci significava
che avevamo bisogno di un'alleanza strategica.
Tre mesi fa  quando Theo ha cominciato a fare uso di
droghe, a sparire per ore di seguito, a chiamarmi Meg...
a comportarsi in modo diverso sotto tutti gli aspetti. Come
ho fatto a non accorgermene? Anche se cerco di divincolarmi,
non riesco quasi a muovermi.  questo il
vostro concetto... di... alleanza?
Ogni alleanza deve avere un capo. L'espressione di
Theo sembra davvero pi triste che arrabbiata. Cos
come ogni guerra deve avere un generale.
Guerra? Ma ti ascolti quando parli? Due dimensioni
non possono... entrare in guerra! E pura follia.
In passato si pensava che l'invenzione dell'aeroplano
avrebbe reso la guerra impossibile. Sai, chi avrebbe pi
potuto spostare le truppe in segreto, quando sarebbe
stato possibile controllarle dall'alto? Poi qualcuno ha
pensato di mettere le bombe sugli aerei, e tutto  cambiato.
Qualunque sia la tecnologia inventata dall'umanit,
le persone si rivoltano l'una contro l'altra.  solo
questione di tempo. Se non siamo noi a cominciare la
battaglia, lo far un'altra dimensione, e potrebbe essere
molto peggiore di noi.
Mi ricordo il discorso di Conley a Londra, su come la
guerra si evolve con noi. Questo mi blocca per un attimo.
Non sono meno furiosa con Theo, ma l'idea di cosa
potrebbe esserci l fuori... qualcuno che ci osserva, e aspetta
il momento migliore per colpire...
Theo annuisce, ora improvvisamente speranzoso.
Capisci adesso, vero? Dobbiamo allearci. Dobbiamo
prenderci il potere, prima che ce lo portino via.
Nessuno vi sta minacciando. Mi fanno male i polsi:
la sua presa  pi stretta di un paio di manette. Siete
voi che siete partiti all'attacco. Non fingere che non sia
cos.
Lui continua a parlare come se non mi avesse neanche
sentito. Quando sono arrivato, all'inizio dovevo solo
rallentare un po' i tuoi genitori, per farci guadagnare
un po' di vantaggio, ma era gi troppo tardi. Quello che
potevo fare era creare un viaggiatore. Un viaggiatore
perfetto. Si pu fare una sola volta in ogni dimensione,
sai. Nella nostra  Conley. Per la tua dimensione, ha
scelto te, fra tutte le persone del mondo.
Wow. Mi sento davvero speciale. Gli sputo la mia risposta,
letteralmente: le nostre facce sono vicinissime.
Adesso il sottomarino sta ondeggiando, senza timone,
dal vetro vedo la mezzaluna di sabbia bianca inclinarsi.
Quindi gli hai permesso di rapire pap?
Paul stava per rovinare tutto. Loro hanno preso
Henry, e io... lo sai, ho guidato la sua macchina fino al
fiume, ho manomesso i freni, mi sono assicurato che cadesse
dall'argine. Se la macchina fosse caduta in acqua,
voi non vi sareste aspettati di trovare subito il corpo, se
mai aveste sperato di trovarlo. Serviva solo a guadagnare
tempo per la Triad.
Ma certo. Theo  sempre stato quello appassionato di
meccanica. Perch non ho capito che sarebbe stato l'indiziato
pi logico per la manomissione dei freni? Mi
hai lasciato credere che pap fosse morto. La mamma lo
crede ancora, e anche Josie. Non ti sei mai chiesto che
cosa ci stavi facendo?
Andiamo, andiamo, ascoltami, va bene? Non capisci
quanto potere ti viene da questo?  una grandissima
opportunit, devi solo decidere di sfruttarla. Theo
scuote la testa, nei suoi occhi ci sono autentiche lacrime.
Odiavo mentirti. Mentire a tutti voi. Quello che
provo io per te non  solo quello che prova il tuo Theo, lo
sai? Sembrava che non avessi possibilit con te nella
mia dimensione, e quando ho capito che avrei potuto avere
una seconda possibilit, non volevo certo sprecarla.
Per non ne ho abusato. Sai bene che non l'ho fatto. A
Londra, mi sono tirato indietro. Volevo che fossi tu a
prendere le tue decisioni. Ho detto, Quando saremo entrambi
noi stessi, ti ricordi?
Gi, ti meriti una medaglia.
Giuro su Dio, se potessi tirarti fuori da questo casino,
lo farei. Ma non posso, Marguerite. Non posso. L'unico
modo in cui posso salvarti  farti capire come devi
giocartela.
Giocartela? Non  un gioco, Theo! Tu avresti ucciso
Paul. A questo punto sono sull'orlo delle lacrime, come
Theo, solo che le mie sono lacrime di rabbia.
Ho sempre avuto intenzione di dirtelo, alla fine. Che
cosa credi che sarebbe successo al laboratorio Undici?
Che cosa ti avrebbe detto Conley se lo avessi incontrato
alla Porta del Drago? Ti avremmo detto la verit, tutta
la verit, ti avremmo fatto capire che potevi riportare a
casa Henry sano e salvo. Conley voleva farti entrare
nella squadra! Non capisci? La mossa vincente qui  unirti
a lui. Unirti a noi. Se vieni con noi, nessuno ti far
pi del male. Mai pi. Passerei il resto della vita ad assicurarmene,
Meg. Te lo prometto.
Vuoi dire che avevate intenzione di ricattarmi tenendo
mio padre in ostaggio. Sono sul punto di urlarglielo in
faccia, cercando di farlo rinsavire dalle sue illusioni su
Conley... ma poi il sottomarino si sposta pi violentemente
sotto di noi, all'improvviso vedo solo sabbia. Grido
appena prima della collisione.
Il sottomarino si arena, sento lo stridore delle eliche
che si rompono contro la roccia. Rotoliamo pi volte, io
e Theo continuiamo a rimbalzare uno sull'altra e ad allontanarci
di nuovo, una dozzina di piccoli scontri che
sembrano tutti causare ferite. Io riesco ad aggrapparmi
al mio sedile mentre il sottomarino scivola oltre il bordo
della fossa, e cominciamo a rotolare nel blu infinito.
Theo prima mi ha detto che questo sommergibile pu
sopportare una profondit massima di circa 450 metri.
Oltre questa soglia, la pressione dell'acqua ci schiaccer
come una lattina in un pugno.
Merda. Theo si sostiene a una parete, poi si spinge
in avanti verso il pannello di controllo. Cerca di far ripartire
le eliche, ma il tremendo scricchiolio che fanno
ci dice che non funzionano. L'indicatore dice 200 metri...
250... 300...
Mi lancio di nuovo al mio posto, cercando di ignorare
questo tremendo oscillare e grattare che ci sta portando
sempre pi gi, nel buio. Che cosa facciamo?
Cerchiamo di tenere duro. Con mani tremanti e piene
di lividi, Theo attiva la tenaglia di recupero, che scivola
fuori, cercando un appiglio.
Io e Theo sediamo uno accanto all'altra, senza parole,
ascoltando il metallo che rimbalza contro la roccia. La
nostra caduta non rallenta. Proprio quando la mia paura
sta per trasformarsi in panico, la tenaglia trova uno
sperone o una roccia sporgente e si aggancia. Ci fermiamo
con uno scossone, poi restiamo l appesi, a dondolare.
Per il momento siamo al sicuro, ma sappiamo entrambi
che la tenaglia potrebbe essersi agganciata a
qualcosa di molto fragile. In qualsiasi momento il peso
del sottomarino potrebbe romperlo e farci di nuovo precipitare
in basso, verso la morte.
Okay dice Theo, facendo un respiro profondo. Riapre
il contatto radio. Salacia? Salacia, qui ... che cosa,
il Sommergibile Uno? Siamo Theo e Marguerite. Passo.
Nessuna risposta, neanche il ronzio della statica: siamo
troppo in profondit perch le comunicazioni possano
funzionare.
Lui si passa una mano nei capelli. Allora dobbiamo
restare calmi e capire come...
Io sbatto la testa di Theo sul pannello dei comandi,
pi forte che posso.
Nella frazione di secondo in cui  stordito, lo afferro
alla gola, spingendolo come aveva fatto prima con me.
Non siamo alleati. Lo dico digrignando i denti. Non
lo saremo mai. Dillo pure a Conley.
Theo  pi forte di me: mi spinge via, e io barcollo all'indietro.
Prima che possa raggiungermi, per, mi porto
dall'altra parte del divisorio e premo il bottone che separa
i comparti del sottomarino. Le porte a tenuta stagna
si chiudono di scatto, separandomi da Theo: lui davanti
con il pannello di controllo ormai inservibile, e io
dietro con l'attrezzatura subacquea.
Per fortuna la serratura  indicata chiaramente. Mi
assicuro che sia chiusa, che ci tenga separati.
Marguerite? La faccia di Theo appare nella feritoia
di vetro ultraresistente sulla porta. Che cosa diavolo
credi di fare?
Andarmene di qui.
Perch un'altra cosa chiaramente indicata in questo
scomparto  la NAVETTA DI SALVATAGGIO.
C' un piccolo passaggio circolare in cui posso scivolare
senza problemi: dall'altra parte mi aspetta una minuscola
sfera scura in cui dovr appallottolarmi. Come
far per l'aria? Come far a tornare in superficie? Presumo
che una cosa del genere debba essere del tutto automatizzata,
anche se non amo fare supposizioni a trecento
metri di profondit. Comunque entrarci  la mia
unica alternativa. Prima o poi Theo riuscir a forzare
quella serratura. Probabilmente prima. Quindi me ne
devo andare.
Non puoi risalire da sola da questa profondit dice
Theo ad alta voce attraverso il vetro. Non suicidarti solo
per allontanarti da me, d'accordo? Non voglio farti
del male.
Adesso me ne vado da qui e torno a casa ripeto, avvicinandomi
di pi alla porta dove sta lui. E porter anche mio padre.
Poi sbatto il palmo sul vetro e guardo gli occhi di
Theo spalancarsi quando vede che cosa ho in mano: il
suo Firebird. Quello che gli ho strappato mentre lottavamo.
Quello che lui voleva usare per uscire da qui, e
quello che riporter mio padre al posto che gli compete.
Ti prego, non farmi questo. Theo  sbiancato. Bene.
Pensavi che questa dimensione andasse bene per abbandonarci
pap gli dico mentre vado verso il passaggio
alla navetta di salvataggio. Spero che anche il tuo
soggiorno sia piacevole.
Marguerite!
Poi scivolo nella navetta e le parole di Theo mi arrivano
attutite, non riesco pi a capire esattamente che
cosa stia dicendo.
In questo momento sono molto pi in pericolo di lui.
Questo sottomarino sembra ancora intatto: anche se
non  in grado di muoversi,  a tenuta stagna e pressurizzato.
 vero che Theo  bloccato l, ma una squadra
della Salacia arriver al pi presto. Per quanto pap
possa arrabbiarsi quando capir la verit su Theo, non
lascerebbe mai morire qualcuno.
E io? Io mi sto lanciando nell'ambiente ostile fuori dal
sottomarino, nel buio gelido e pesante.
Ma se rimango qui, Theo alla fine riuscir a oltrepassare
quella porta. Mi riprender il Firebird, e io e pap
saremo di nuovo in balia delle macchinazioni di Wyatt
Conley.
Non posso permetterlo.
Tremando, spingo il comando giallo che dice Preparazione
Lancio.
Dai lati del portello escono dei dischi rotanti che mi
sigillano completamente all'interno. Sento dei colpi lontani,
probabilmente  Theo che si lancia contro la porta
in un ultimo, disperato tentativo di attirare la mia attenzione,
ma mi rifiuto di guardare.
Qui non ci sono ampie vetrate, solo una strisciolina
trasparente che mi permette giusto di vedere quanto 
minaccioso l fuori. Non c' nulla vicino a noi, assolutamente
nulla, tranne la profondit del precipizio. Ma
questa  la mia unica possibilit. Faccio un respiro profondo,
metto la mano sul comando rosso che dice Lancio
Finale, e lo premo.
Immediatamente le tenaglie metalliche scattano e
sbattono, e poi la navetta cade nell'oceano.
All'inizio sono terrorizzata. Sto precipitando! Precipiter
fino al fondale... ma poi un motore si avvia e mi
spinge in alto. Alla fine mi sembra una liberazione. Per
quanto qui dentro possa essere buio e stretto, sono libera.
A questa profondit  troppo buio per vedere la superficie
dell'acqua. Forse ci riuscirei in una giornata di
sole, ma la tempesta lass blocca la gi poca luce che
potrebbe penetrare fin qui. L'unica fonte luminosa  la
vernice fluorescente all'interno della navetta... ma non
 molto, solo qualche linea sui pannelli di controllo. Probabilmente
avrei dovuto portare con me una torcia, o
qualcosa del genere. Dovr ricordarmelo la prossima
volta, mi dico, ma non  divertente.
Ci sar sicuramente un impianto di riscaldamento, o
delle coperte isolanti che non ho trovato. So solo che
questo gelo non pu essere sicuro. Sono circondata da
metallo e acqua a una temperatura che supera lo zero
solo di poco, il che significa che qui dentro fa gi cos
freddo che sto tremando. Divento sempre pi maldestra
via via che i miei arti cominciano a diventare insensibili.
Un altro fattore che non avevo considerato  la mia
stanchezza. Io e Theo ci siamo appena picchiati a vicenda,
il tutto dopo una mattinata che per me  cominciata
con un'arrampicata sulla stazione meteorologica nel bel
mezzo di una tempesta di vento.  importante che resti
sveglia, per capire come chiamare i soccorsi una volta
riemersa, ma il freddo e la fatica sono difficili da combattere.
L'adrenalina pu sostenermi solo per un po',
ma sono decisa a fare in modo che basti.
Puoi farcela, penso, ma  un pensiero disperato e poco
realistico, perfino per me. Sono certa che la navetta  sicura.
Sarai in superficie fra pochissimo, non pu mancare
molto.
Oh, Dio, quanto manca? Quanto?
E poi, luminosa come un'alba, la luce filtra sott'acqua,
inondando l'unica finestrella che mi permette di
vedere l'oceano sopra di me.
I fari mi illuminano completamente, sono cos potenti
che devo girare la testa e stringere gli occhi. Mentre si
avvicinano, distinguo una forma dietro le luci:  un sottomarino,
ma non uno di quelli della Salacia. Il che significa
che il pilota pu essere solo una persona.
Lentamente, dalla mia visione offuscata dell'ambiente
sopra di me emerge la pancia bianca del sottomarino
che si abbassa sulla navetta di salvataggio:  come
guardare il cielo. Un'apertura a forma di falce si allarga
sopra di me come una luna scura. La navetta viene risucchiata
in alto, nel ponte immersioni del sottomarino.
Il portello si richiude, e l'acqua viene pompata fuori: il
livello scende di minuto in minuto mentre la navetta si
appoggia al pavimento.
Mi sento cos pesante. Cos stanca. Ma riesco a rimanere
sveglia, perfino a stare calma, nonostante lo stordimento
e la nausea che riconosco come potenziali sintomi
di malattia da decompressione.
L'acqua defluisce dalla navetta, rimangono solo dei
rivoletti sul pavimento. Dalla mia postazione rannicchiata
dentro la navicella, guardo l'indicatore di pressione
sulla parete che emette una luce lampeggiante
rossa, poi rossa fissa, infine verde.
Premo il comando verde che dice Apertura Porte: le
spirali di metallo si riaprono e posso spalancare il portello
della navetta con una spinta. Mi affloscio sulla
maglia metallica bagnata sul pavimento come un pesce
all'amo, debole e tremante. Mentre inghiotto un respiro
profondo, sento aprirsi le porte scorrevoli vicino a me.
Mi giro per vedere Paul che corre verso di me, con qualcosa
di argenteo fra le mani.
Marguerite mi sussurra assicurandomi una mascherina
su naso e bocca. Sei al sicuro, va bene? Sei al
sicuro. Devi solo inspirare ed espirare, pi profondamente
che puoi. Tutto quello che posso fare  annuire,
e respirare.
Dopo un paio di inspirazioni, mi sento un po' meglio.
Il che significa che sto di merda, ma non pi come se
stessi per svenire. Che cos' questa roba?
Non parlare dice Paul spiegando una coperta isolante
lucida e coprendomi, avvolgendomela intorno alle
spalle, alle gambe. Stai inalando una speciale miscela
gassosa studiata per contrastare la malattia da decompressione.
Molto avanzata. Inventata dalla brillante oceanografa
Sophia Kovalenka.
Era ovvio che la mamma sarebbe diventata un genio
dell'oceanografia tanto quanto lo era della fisica. Era
ovvio. Non posso trattenere un sorriso dietro la maschera.
Paul  seduto sul pavimento bagnato accanto a me,
abbastanza vicino da sollevarmi la testa per appoggiarla
sul suo ginocchio. Le sue mani mi riscaldano, sfregandomi
le gambe e le braccia gelate, anche mentre si
china a baciarmi la fronte.
Non ero sicuro che fossi tu mormora. Avrebbe potuto
esserci Theo nella navetta... e ho pensato, se l'ha
lasciata laggi, se le ha fatto del male, se l'ha abbandonata...
No.  lui che  stato abbandonato. Cerco di guardarlo
negli occhi meglio che posso, con la mascherina
argentea sulla faccia. Ho preso il Firebird di Theo. Significa
che pap pu tornare a casa.
Mio Dio. Poi Paul si china su di me e mi prende fra
le braccia, come se volesse proteggermi dal mondo intero.
Chiudo gli occhi e, nonostante tutto, penso che non
mi sono mai sentita cos al sicuro.
Risaliamo nell'acqua finch intorno a noi l'ambiente
diventa di nuovo blu, e la mascherina non  pi necessaria.
Paul smette di occuparsi di me solo per ormeggiare
il suo sottomarino: uno dei modelli pi grossi, progettati
per le lunghe distanze, che si trovano solo sulle navi
di ricerca pi grandi.
Possiamo andare a casa sussurro.
Pochi minuti fa ero esausta e terrorizzata, ora sono al
caldo e al sicuro fra le braccia di Paul. Potrei quasi addormentarmi
qui, con la testa sul suo petto robusto.
Sento i suoi muscoli che si flettono mentre manovra i
controlli direzionali: mi piace che piloti il sottomarino
senza lasciarmi andare.
Abbiamo vinto continuo.
La battaglia. Non la guerra.
So che la Triad verr di nuovo a cercarmi. Me ne
rendo conto. E credono di potermi manipolare. Sono
vulnerabile di fronte a loro: finch ci saranno al mondo
persone che amo, sar cos. Ma vulnerabile non  lo
stesso che indifesa. Se ne accorgeranno.
Paul sorride. Quando sono venuti a cercarti... la
Triad non sapeva in che cosa si stava cacciando.
Rivolge la sua attenzione ai comandi mentre completiamo
l'ormeggio. Le tenaglie meccaniche si agganciano
al suo sottomarino con un solido schiocco metallico, e
sento il ronzio della camera stagna della stazione scientifica
che si allinea alla nostra. Paul mi passa un braccio
sotto le ginocchia e si alza tenendomi in braccio, portandomi
verso l'uscita.
Quando le porte si aprono scivolando, Josie  in piedi
dall'altro lato per controllare gli ultimi rifugiati. Sobbalza
nel vedermi. Marguerite?
Ci siamo schiantati le dico. Theo  ancora l fuori.
Sono risalita da sola per i primi sessanta metri, Paul mi
ha recuperato da l.
Santo cielo. Hai distrutto il sommergibile? Josie si
mette le mani sui fianchi. E di preciso, quanti ragazzi
si presenteranno oggi a farti visita?
Penso che sia un po' frastornata dice Paul a Josie,
mentre mi aiuta gentilmente a rimettermi in piedi. In
ogni caso, le farebbero bene una bevanda calda e un bel
po' di riposo. E so che Marguerite vorr vedere suo padre.
Io dico: Ti sento, sai. Ma Paul potrebbe aver ragione
sul fatto che sono frastornata. Sono sopraffatta, fisicamente,
emotivamente, sotto tutti gli aspetti. In questo
momento vorrei solo rifugiarmi fra le braccia di Paul.
Prendo la mano di Josie e mi lascio aiutare a salire il
gradino. Lei mi guida fino a una delle panche e poi dice:
Tu non vieni?.
No risponde Paul.
Paul? Guardo verso di lui.  l in piedi nel suo sottomarino,
la maglietta e i pantaloni striati d'acqua, il
Firebird al collo. Mi guarda in contemplazione, come se
volesse imprimersi la mia immagine nella memoria.
Che cosa vuoi fare?
La tempesta  molto violenta. Theo  in un sommergibile
fuori uso appeso sopra il bordo della fossa. Non
posso lasciarlo l.
Josie si gira verso di me. Aspetta un attimo, che cosa?
Vi siete schiantati nella fossa?
Io la ignoro. Se  pericoloso per lui,  pericoloso per
te.  lui che ha cominciato.
Il Theo che ci spiava ha cominciato concorda Paul.
Ma il Theo di questa dimensione non ci ha fatto niente.
Non merita di morire per i peccati di un altro. E poi... 
Theo.
Ha ragione. Tanto che mi fa vergognare. Non avrei
dovuto lasciarlo laggi.
Hai lasciato l quel ragazzo? Apposta? A questo
punto Josie  fuori di s.
Paul fa un passo verso di me, un'espressione intensa
negli occhi grigi. Hai fatto quello che dovevi, per salvare
tuo padre e te stessa. Non incolparti per una situazione
in cui ti ha messo qualcun altro. Ma io devo salvare
Theo, se posso.
Dovevi proprio mollarmi ancora una volta in questo
viaggio, eh?
Marguerite...
Ma io non posso sopportarlo pi a lungo. Vai, e torna
tutto intero, o giuro su Dio che ti prender a calci in culo.
Paul mi sfiora il viso, passando il pollice sulle mie
labbra ancora bagnate, come un bacio. Poi torna nel sottomarino.
Tocca con la mano un comando sulla parete, e
le porte scorrevoli si richiudono.
Quando mi giro verso Josie, mi sta fissando come se
avessi due teste. Dice con molta calma: Voglio sapere,
mi dici che cosa sta succedendo?.
No.
Lei sbuffa, gonfiando le guance per la frustrazione,
ma poi torna subito al punto. Dobbiamo liberare la camera stagna. Andiamo.
Pochi minuti dopo, sono affacciata a una delle finestre dei livelli inferiori, e guardo il sottomarino bianco di Paul che svanisce nelle acque torbide. Premo i palmi contro il vetro freddo.
Marguerite? giro la testa e vedo pap venire verso di me, la preoccupazione incisa in ogni ruga del suo viso.
Josie  fuori di s. Mi ha raccontato quello che  successo, o quello che crede sia successo, ma la sua storia non ha molto senso. Stai bene?
Non riesco a capire se si ricorda chi  o no, ma non importa.
Sto benissimo. Ripesco il Firebird e glielo metto in mano. Andiamo a casa.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Apro gli occhi.
Questa volta nessuna sensazione di sforzo, nessun attimo di stordimento. Invece,  come se mi fossi appisolata per un attimo, e poi risvegliata dolcemente.
Lentamente, mi guardo intorno. Qui  scesa la notte, ma da poco: il margine occidentale del cielo  ancora di un azzurro pallido, lievemente tinto di rosa all'orizzonte.
Sono seduta sui gradini della nostra veranda, con il mio vestito di pizzo e il maglione di mio padre addosso, il Firebird stretto fra le due mani. In altre parole, sono esattamente nella stessa posizione in cui ero quando sono partita un mese fa.
Sono a casa sussurro. A casa.
Mi arrampico rapida sui gradini e vado verso le porte scorrevoli. Come sempre, la mamma non le ha chiuse a chiave, cos corro dentro. La vista della mia casa mi riempie di una felicit quasi delirante: pile di carte! Equazioni sui muri! Le piante della mamma!
Perfino il tavolo arcobaleno... e, seduta sul divano, la mamma, che esclama: Marguerite!.
Mamma! Corro da lei, ma lei mi intercetta a met strada. Mi stringe cos forte fra le braccia che mi rendo conto di nuovo di quanto devo averla fatta penare in queste ultime settimane. Mi dispiace tanto, mamma, ma ce l'ho fatta. Ce l'abbiamo fatta.
Sei al sicuro? Stai bene? Il suo viso  bagnato di lacrime mentre mi scosta i capelli dalla faccia. Ma non hai fatto del male a Paul, vero? Abbiamo decodificato il suo messaggio poche ore dopo aver ricevuto il vostro...
Oh, mio Dio, sei tornata! Josie si fionda fuori dalla cucina e mi placca facendomi cadere sul divano.
Dovr ucciderti per il modo in cui ci hai fatto spaventare.
Ma prima di tutto devo dirti che ti voglio bene, piccola peste completamente pazza.
Anch'io ti voglio bene rispondo, e la abbraccio stretta. Ma dobbiamo parlare di tante cose.
La Triad dice la mamma, e il suo sorriso si spegne, ma solo un po'. Lo sappiamo. Ma adesso non importa, tesoro, l'importante  che tu sia a casa e al sicuro.
Lo sapete? Ma come... la mia voce si spegne mentre una terza persona arriva dal corridoio. Theo.
Cerca di sorridermi, ma non ci riesce molto bene.
Bentornata.
All'inizio l'unica emozione che sento  il terrore. Mi ha seguito fin qui, in qualche modo  riuscito a uscire dal sottomarino e mi ha seguito fin qui... e poi capisco che cosa significa davvero la sua presenza. Il ragazzo qui davanti a me, con la sua maglietta Mumford & Sons e i pantaloni cargo  il mio Theo, quello di cui la Triad ha preso il controllo mesi fa in modo che la loro spia potesse agire al suo posto. Questo Theo non avrebbe mai fatto niente di tutto questo a me o a qualcuno della mia famiglia.
Questo lo so. Ne sono convinta. Eppure  difficile farlo accettare al mio cuore.
Sai la verit, allora. Te lo leggo in faccia. Theo fa una smorfia. Non avevi mai avuto paura di me.
Io rispondo in tutta fretta: Non mi fai paura.  soltanto che... non  cos facile accettarlo.  vero, so che cosa  successo.
Ti ha fatto del male? La voce di Theo si spezza.
Se quel figlio di puttana ti ha fatto del male...
No gli dico, quasi sinceramente.
E Paul? Sta bene? In questo momento, vedendo che Theo  tanto preoccupato per Paul quanto lo era per me, mi ricordo dell'affetto che li lega, e che anche adesso, in un'altra dimensione, Paul sta rischiando la sua vita per salvare un Theo che non conosce, insieme a un Theo che ha cercato di ucciderlo.
Paul sta benissimo. Torner presto rispondo. Josie fa un sospiro di sollievo, e vedo la tensione nelle spalle di Theo rilassarsi un poco.
La mamma interviene: Theo  venuto da noi non appena la spia della Triad se ne  andata. Ci ha raccontato tutto. Ma a quel punto era troppo tardi: tu eri sparita, e sapevamo che la Triad poteva raggiungerti e noi no, quindi non c'era niente che potessimo fare, o addirittura dire, senza metterti in pericolo. Abbiamo lavorato per tutto il tempo ai nostri Firebird, sperando di poterti seguire, ma  un processo molto lungo.
L'ultimo mese  stato un inferno. Sembra invecchiata molto pi di quattro settimane, mentre lo dice.
Ma adesso sei qui. Sei tornata a casa.
Mi divincolo dall'abbraccio di Josie, sorridendo di nuovo. E adesso dobbiamo andare. Tutti quanti, in questo preciso istante.
Andare dove? dice la mamma, accigliandosi.
Non ha capito. Nessuno di loro ha capito. Nessuno di loro sa ancora la notizia migliore di tutte.
All'universit. Prendo la mano della mamma per attutire il colpo, e li guardo negli occhi uno per uno prima di dire: Dobbiamo andare a prendere pap.
Nonostante tutto quello che ho passato nelle ultime due ore, sono l'unica abbastanza calma da poter guidare.
Cos, manovro la Volkswagen argentata di Josie per le strade sulle colline. Nel sedile di dietro, la mamma e Josie alternano lacrime di gioia e terribili momenti di dubbio. Sono ancora sopraffatte, hanno paura di crederci.
Theo  nel sedile accanto al mio, fissa la strada con espressione severa. Nessuno di noi ha detto niente da quando siamo saliti in auto. Credo che nessuno abbia idea di che cosa dire.
Poi mi accorgo che ho bisogno di sapere una cosa: Come  stato essere, sai... controllato?.
Anche se non mi guarda, si rilassa un po'. All'inizio  stato solo come avere dei vuoti, dei blackout, roba del genere. Pensavo che forse stavo lavorando troppo sul progetto Firebird, perdendo troppe ore di sonno, cose cos. Non l'ho detto a Henry o Sophia, perch pensavo che mi avrebbero detto di rallentare e che mi sarei perso qualcosa. Fa un sospiro. Se glielo avessi detto, magari uno di loro avrebbe capito che cosa stava succedendo.  stato molto stupido da parte mia.
Non potevi saperlo. Mi ritrovo a pensare a tutte le Marguerite che ho abitato. Al momento mi sembrava di fare delle scelte responsabili, o almeno che se avessi fatto degli errori, sarebbero stati gli stessi che avrebbero fatto quelle Marguerite al posto mio. Ma adesso che capisco il profondo senso di violazione che prova Theo, mi chiedo se non si sentano cos anche loro.
Dopo che lui ha cominciato a usare quella roba verde,  cambiato tutto. Sapevo quello che stava succedendo, ma era... lontano. Nebuloso. Sembrava come l'anestesia dal dentista, quando sei cosciente ma non senti il dolore. Poi se ne andava, tornava nella sua dimensione per, non so, fare rapporto. Appena mi riprendevo e mi sentivo di nuovo me stesso, ritornava.
Adesso mi ricordo che nella dimensione della Triad si era parlato dello stage troppo impegnativo di Theo con Conley. In realt Theo stava viaggiando fra le dimensioni come spia di Conley, e tornando indietro giusto il tempo di mantenere la sua copertura.
Alla fine Theo mi guarda, anche se c' molta esitazione nei suoi occhi. Quando quel figlio di puttana se ne  andato definitivamente, mi ricordavo solo le cose pi importanti: che avevano fatto qualcosa di terribile a Henry, che io avevo incastrato Paul per quello, e che volevano te. Volevano te fin dall'inizio, e non potevo neanche avvertirti. Abbiamo dovuto aspettare qui, senza sapere se ti avremmo mai pi rivisto.
Anche se comprendo il dolore nella sua voce, non posso permettere a Theo di prendersi tutta la colpa.
Adesso sono tornata. Okay? Devi smettere di preoccuparti del passato. Preoccupati del futuro, perch la Triad sicuramente continuer a provarci.
Oh, ci ho pensato alla Triad. Credimi, ci ho pensato parecchio. Hanno avuto la loro occasione di coglierci di sorpresa, e adesso  il loro turno di ricevere qualche sorpresa. Theo sta sorridendo, ma  il sorriso pi terrificante che abbia mai visto in vita mia. In questo momento non vorrei essere nei panni di Wyatt Conley.
Arriviamo al campus dell'universit. Nell'intervallo fra i due semestri  un posto molto tranquillo, quasi abbandonato: le auto nei parcheggi sono molte meno del solito, e in giro c' solo qualche studente straniero che cammina con aria desolata.
Con un colpo di acceleratore arrivo al laboratorio e mi infilo nel primo posto libero.
La Volkswagen di Josie  cos minuscola che probabilmente sembriamo un numero da circo mentre ci riversiamo fuori. Mi guardo intorno scrutando nell'oscurit, ma non vedo nessuno nelle vicinanze.
La mamma si mette davanti a me. Henry? Le trema la voce a dire di nuovo il suo nome. Henry?
Poi vedo quello che ha visto lei: la figura nell'ombra che corre verso di noi.
Sophie! urla pap buttandosi fra le braccia della mamma.
In qualche modo finiamo tutti a terra in un abbraccio di gruppo, tutti piangono e ridono e probabilmente sembriamo dei pazzi scatenati, ma non me ne importa proprio niente.
Eppure, nel profondo, ho ancora paura.
E Paul?
Mentre ci districhiamo e ci rimettiamo in piedi, la mamma bacia pap, e non intendo, tipo, un bacio normale, intendo dire che gli salta addosso. Mi ha sempre fatto piacere che i miei genitori si amassero cos tanto, ma non ho mai assistito a qualcosa di cos intimo.
Mentre giro la testa per concedere loro un po' di privacy, Josie fa una risatina. Va bene dice, asciugandosi le lacrime dal viso. Voi non c'eravate quella volta che li ho sorpresi a farlo. Un'autentica scena di orrore freudiano.
Hai visto i tuoi genitori al loro meglio mormora la mamma, prima che pap la zittisca con un altro bacio.
Continuate pure dice Josie ad alta voce. Accoppiatevi in pubblico. Stasera non ci faremo neanche caso.
Vi meritate di trasgredire qualche legge sulla pubblica decenza.
Io non riesco pi a resistere. Devo andare. Devo trovare Paul.
Theo annuisce lentamente. Vieni, ti porto l.
Attraversiamo insieme il campus buio, passiamo accanto a enormi edifici vuoti e arriviamo a un complesso di dormitori. Come Paul commentava spesso, hanno un aspetto davvero orrendo: grossi edifici sgraziati di calcestruzzo che vengono direttamente dalla peggiore architettura anni Settanta. Ma la serratura della porta d'ingresso  moderna: un grosso lettore nero che funziona con i tesserini d'accesso, di fronte al quale mi blocco.
Usiamo il mio dice Theo, pescando il suo tesserino universitario dal portafoglio. Una strisciata, e la serratura scatta, facendoci entrare.
Io e Theo saliamo insieme le due rampe di scale e percorriamo il corridoio fino alla porta di Paul. Aggrappandomi a un esile filo di speranza, busso e chiamo:
Paul?.
Nessuna risposta.
Cos restiamo l, nel corridoio, senza altro da fare che aspettare.
Hai detto che Paul  in pericolo perch sta salvando il mio gemello cattivo? Theo appoggia la schiena al muro, incrociando le braccia sul petto.
E l'altro te, l'oceanografo di quella dimensione.
Quello che  stato trascinato in questo affare contro la sua volont, come te.
Il mio fratellino dice Theo piano.
Sai che non ti lascerebbe mai nei guai.
S, lo so. Ma perfino la mia versione cattiva?
Mi prendo un momento per scegliere le parole, perch non  una cosa facile da accettare, e probabilmente  ancora pi difficile per uno che ha passato quello che ha passato Theo. La tua versione cattiva sei sempre tu dico nel modo pi gentile possibile. Era davvero convinto di aiutarmi. Non  un mostro.  solo una... versione di livello un po' inferiore.
Lui fa un sospiro. Se lo dici tu.
Poi restiamo in silenzio. Continuo a fissare la porta, cercando di far apparire Paul dall'altra parte, di fargliela aprire per me con la mia forza di volont. Non succede niente.
La tempesta stava peggiorando. E se il sottomarino di Paul non fosse riuscito ad attraccare? E se si fosse schiantato come abbiamo fatto io e Theo? Forse stanno annegando entrambi, in questo momento, o quell'immensa pressione li sta schiacciando...
Dimmi una cosa chiede Theo.
Non smetto di fissare la porta di Paul. Certo, va bene. Che cosa?
Quest'altro Theo ha rovinato l'occasione che avevo con te, vero?
Turbata, mi giro verso di lui. Mi sta facendo un sorriso storto.
Perch ho avuto un'occasione, vero? Laggi, per un momento? Avrei potuto giurarci. Ora alza le spalle.
Ma adesso sei qui a guardare la dannata porta di Paul nel modo in cui ho sempre desiderato che guardassi me.
Qualche mese fa, se Theo avesse detto qualcosa... la persona di cui mi sono innamorata sarebbe stata un'altra? Non lo so, non lo sapr mai.
Allora dico solo: Mi dispiace.
Anche a me. Ma se devo lasciare che sia un altro ad averti, almeno  lui. Theo fa un cenno verso la porta.
E all'interno della stanza, qualcosa si muove.
Io trattengo il respiro. Theo e io ci scambiamo un'occhiata, e poi chiamo ad alta voce: Paul? Paul, sei l?. Busso rapidamente. Sono io. Siamo...
La porta si apre, e il mio pugno finisce sul petto di Paul.
In quel primo istante, non riesco a parlare. Posso solo alzare lo sguardo su di lui, sul suo sorriso lento.
Mi butto fra le sue braccia. Paul mi abbraccia con forza, come se non volesse lasciarmi andare mai pi.
Lieti fine dappertutto, o quasi dice Theo arretrando di due passi. Me ne vado, ragazzi.
Theo? Paul non si stacca da me, ma lo guarda da sopra la mia spalla, solo di pochissimo meno felice di questa seconda riunione. Sei davvero tu?
Il solo e unico dice Theo. Diffidate delle imitazioni.
Anche se mi rendo conto che di questi tempi  pi facile a dirsi che a farsi. Sembra proprio tornato quello di prima, e non posso fare a meno di sorridere.
Paul allunga una mano verso Theo, che la prende in quella che  pi di una stretta: assomiglia a quegli antichi dipinti in cui gli eroi romani si giurano lealt, di morire al fianco uno dell'altro. Il loro legame  troppo solido per poter essere distrutto dai loro sentimenti per me, o dalla loro rivalit.
Theo per non pu fingere che non lo infastidisca vederci cos avvinghiati. Quando lascia la mano di Paul e fa qualche passo indietro, il suo sorriso  forzato.
Vado... vado a recuperare la buona dottoressa Kovalenka e il redivivo dottor Caine e la futura dottoressa Josephine per portarli qui. Presto tutta la compagnia sar riunita.
Io sussurro: Grazie, Theo.
Voi piccole pesti divertitevi dice lui, e poi si volta per andarsene.
Per un attimo lo guardiamo allontanarsi, ma poi Paul mi tira nella sua stanza e chiude la porta.
Appena lo fa, per, torno alla realt. Tutto ci che so di Paul, tutto ci che provo per lui, viene sommerso da un senso di incertezza. Dall'amore che provavo per il Luogotenente Markov, che giace morto in un altro universo.
Non dico una parola, ma Paul capisce. Fa un respiro profondo e si avvicina di un passo. Non sono io quello che amavi. Ne sono consapevole.
Come fai a saperlo se non lo so nemmeno io?
Lui scuote la testa, senza controbattere ma andando oltre. Qualcosa dentro di noi deve essere la stessa, Marguerite. Io so che entrambi proviamo le stesse cose per te. Dopo il modo in cui l'hai perduto, non mi aspetto che tu... che ti butti in qualcos'altro, che tu sia subito certa dei tuoi sentimenti. Ma vorrei che potessimo scoprire se quello che provavi... se non era solo per lui. Se qualcosa di quei sentimenti era per me.
Qualcosa c'era. Lo so, l'ho sempre saputo.
Paul dice: Mi darai una possibilit, Marguerite?.
Io sento un sorriso spuntarmi sul viso, illuminandomi dall'interno. Certo sussurro prendendogli la mano. Ma certo.
...
.
...
FINE.